L'Olimpo made in Hollywood
La costruzione di una cultura unica per tutta l'occidente sta mietendo negli ultimi anni una vittima illustre: l'antichità europea pagana.
Per conseguire questo scopo titanico il mezzo più efficace è naturalmente Hollywood dove si stanno moltiplicando i film che rivisitano in salsa stelle-e-strisce sia i fatti storici dell'europa antica che la sua mitologia.
Si pensi a pellicole, che come azione pura possono anche essere molto belle, come Scontro tra titani, 300, Thor, Troy.
Uno dopo l'altro cardini importanti della nostra cultura ancestrale sono stati rivisitati e presentati al pubblico per quello che non sono mai stati così da rendere miti e fatti storici più funzionali al quadro della situazione occidentale attuale.
La trasposizione cinematografica di questi eventi si risolverebbe in un innocuo tentativo di manipolazione se solo non fosse rivolta a un pubblico che, all'acriticità, aggiunge una totale ignoranza della versione originale di miti e fatti storici.
Per gran parte delle persone di oggi la battaglia delle Termopili non è quella raccontata da Erodoto nelle sue Storie e fedelmente ripresa, nelle ambientazioni e ricostruzioni dei personaggi a oltre duemila anni di distanza, da Valerio Massimo Manfredi, ma è il fac-simile di una rissa da bar ricostruito da Zack Snyder.
Accade così che personaggi o eroi austeri, severi, nei quali l'apollineo e il dionisiaco avevano trovato un perfetto equilibrio risultato di secoli di saggezza inseguita dai propri antenati, vengano proiettati sullo schermo come spacconi sfaccendati e viziati.
Anche l'immagine dei luoghi di queste vicende è ridicolmente manipolata. La glaciale Asgaard si ritrova una skyline degna di una futuristica New York ed è popolata da asiatici ed afroamericani (e non mi si dica che in questo l'influenza viene dai fumetti cui i film si ispirano perché questo sposterebbe l'accusa dalla pellicola ai giornaletti, ma il problema persisterebbe come era per Superman o l'Uomo Ragno).
Ma l'implicazione più grave è senza dubbio quella politica poiché la revisione dell'antichità europea propone un immaginario primitivo progenitore dell'Occidente attuale, monolitico e teso al bene, contrapposto suo malgrado ai malvagi che lo attaccano, il tutto anche a costo di forzature che ribaltano totalmente la realtà. E' il caso ad esempio di 300, film volutamente realizzato per evocare l'idea degli USA in lotta contro un Iran aggressore quando paradossalmente gli spartani della pellicola (benché inverosimili) così coesi dalla tradizione, dalle abitudini, dalla gioia del poco che possiedono, dovrebbero richiamare molto di più gli iraniani dell'oggi mentre il fantasmagorico esercito di Serse proposto da Snyder (a sua volta del tutto antistorico) è una miscuglio di violenti senza patria, di mille origini diverse, dai dubbi gusti sessuali, obbedienti ciecamente a un capo vanaglorioso, che nella realtà ricorda molto più i soldati americani che non i pasdaran persiani.
Questo breve discorso mostra come l'imperialismo occidentale che, non dimentichiamolo mai, non coincide con gli Stati Uniti ma in questa fase storica usa gli Stati Uniti come gendarme del momento, non si limita alla conquista del territorio, della cultura contemporanea o dell'informazione o della storia moderna. La sua longa manu arriva anche al passato più antico, quello più fragile che, quando non costituisce più un patrimonio comune, non si può difendere.





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