Libri: STORIE DI INTRIGHI, STRAGI, TRAFFICI ED “ESTREMISMI”
DI HS
comedonchisciotte.org
Se vi avanza tempo per andare in libreria vi consiglio umilmente un acquisto importante che non può essere mancato da chi intende approfondire la ricerca su un certo periodo della nostra storia che ancor oggi, nonostante gli anni trascorsi, grava sulle anime e sulle coscienze. “Il segreto di Piazza Fontana” scritto dal giornalista ANSA Paolo Cucchiarelli ed edito dalla casa editrice Ponte alle Grazie non è solamente un’indagine accurata e dettagliata di tutti gli sviluppi e i retroscena di quel crimine che, apparentemente, spazzò via l’innocenza dell’Italia repubblicana, ma toglie il velo da una realtà presentata finora e in più versioni in maniera opaca e opacizzata. Sarebbe veramente molto riduttivo ritenere il testo di Cucchiarelli l’ennesima incursione pamphlettistica nei “misteri” di piazza Fontana.
Il nostro paese non ha semplicemente inanellato una serie di “misteri” che per qualche sorta di sortilegio o per nefandezze che il Potere riserva ai suoi cittadini hanno impedito l’accertamento della verità, ma segreti di cui una pluralità di soggetti – e non solo fra coloro che si trastullavano o che flirtavano con il Potere – si è fatta custode anche per convenienza politica o per motivi inconfessabili magari non direttamente collegati alle vicende in oggetto. Nel finale della pellicola di Francesco Rosi sul Compromesso Storico e sulla “strategia della tensione” “Cadaveri eccellenti” un personaggio del PCI chiosa con una frase significativa “La verità non è sempre rivoluzionaria…”.
Tutto, insomma, fuorché la verità fra machiavellismi, sotterfugi, bassi intrighi, mezze verità, ambigue allusioni, silenzi omertosi e palesi bugie. Magari anche per motivi tutto sommato comprensibili e nobili… Così il segreto di piazza Fontana diviene il Segreto di una Repubblica dei segreti… Ma il discorso sui segreti di piazza Fontana possiamo estenderlo all’intera “strategia della tensione” e all’affaire Moro fino ad affondarlo nelle sue radici belliche che costituiscono il fragile fondamento di una democrazia monca oltre che concepita in un contesto territoriale contrassegnato da una limitata sovranità dettata dall’opzione filoamericana, filoalleata e filoatlantica. Quest’opera imprescindibile risulta d’altronde il lavoro “definitivo” di un giornalista già versato e specializzato nella “strategia della tensione” e degli “anni di piombo”, già coautore con lo studioso Aldo Giannuli di un’opera accuratissima e documentata sullo “Stato parallelo” ovverosia quei corpi “separati” e clandestini che hanno alimentato la “strategia della tensione” in Italia e massimo conoscitore della storia ancora per molti versi incompleta del servizio ultrasegreto Anello, struttura già attiva durante l’ultimo conflitto mondiale e presumibilmente fino ai primi anni Ottanta. Sull’argomento è stato scritto molto recentemente un libro edito da Chiarelettere dall’amica e collaboratrice di Paolo Cucchiarelli Stefania Limiti (“L’Anello della Repubblica – la scoperta di un nuovo servizio segreto dal fascismo alle Brigate Rosse”).
Il saggio monumentale – circa 700 pagine – mi offre il destro per poter trattare un argomento tanto interessante quanto inquietante a partire da Piazza Fontana per passare attraverso l’anarchico Pinelli, il commissario Calabresi, l’editore Feltrinelli, Lotta Continua, ecc…
Saltando ulteriori preamboli veniamo alla tesi esposta dall’autore sulla strage di piazza Fontana. Secondo Cucchiarelli sarebbero stati due gli ordigni esplosi nella Banca Nazionale dell’Agricoltura: la bomba dimostrativa e anarchica sarebbe stata “doppiata” da un ordigno mortale predisposto dai neofascisti di Ordine Nuovo. Si ricorderà che quel giorno sono scoppiati altri ordigni e altri sono rimasti esplosi a Milano e anche a Roma: i morti avrebbero dovuto essere molti di più per proiettare sul paese una cappa plumbea che avrebbe incoraggiato le avventure a destra. L’operazione si sarebbe fondata sul “doppiaggio” degli ordigni reso possibile dall’infiltrazione “nazimaoista” e fra gli anarchici predisposta a Roma dai neofascisti di Avanguardia Nazionale collegati ai “nazimaoisti” e al nord dai neonazisti veneti di Ordine Nuovo. I cardini dell’”infiltrazione” furono Mario Merlino, uomo del leader di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie, che dopo aver tentato di inserirsi nei gruppi maoisti e filocinesi aveva fondato assieme al ballerino anarchico Valpreda uno strano movimento neoanarchico oltranzista “22 Marzo” e Giovanni Ventura che era riuscito a imporsi come editore vicino alla Nuova Sinistra e alle sinistre extraparlamentari in generale pur essendo socio del neonazista e teorico “nazimaoista” della “disintegrazione del sistema”. Pietro Valpreda, che suo malgrado divenne il simbolo di una battaglia “ideologica” condotta per affermare la sua innocenza, avrebbe comunque collocato l’ordigno con intenzioni dimostrative, all’oscuro della trama che si stava delineando alle sue spalle. Certamente non un mostro ma neanche una vittima del tutto inconsapevole… In quel 1969 gli attentati dinamitardi e a base di esplosivo furono ideati e realizzati per lo più dai neofascisti e da elementi anarchici e in alcuni casi dal possibile concorso di entrambi. Un’altra novità che presenta il testo è l’inedita tesi su chi possa essere stato il famoso sosia di Pietro Valpreda. Questa parte dell’operazione doveva servire a concentrare l’attenzione sull’anarchico. Interpellato a proposito Vincenzo Vinciguerra, il militante di Ordine Nuovo reo confesso della strage di carabinieri a Peteano che squarciò il velo sulla GLADIO e su STAY BEHIND in generale, questi ha fatto il nome del “nazimaoista” Claudio Orsi, figura interessante di quel panorama. Nipote del gerarca fascista Italo Balbo Orsi aveva presieduto il movimento “Giovane Europa” , sezione italiana dell’organizzazione dell’ex Waffen SS Jean Thiriart che aveva fiancheggiato il movimento terrorista e colonialista OAS nella sua battaglia per impedire l’indipendenza dell’Algeria per poi teorizzare e praticare la “terza via” fra USA e URSS affidata all’alleanza fra estremisti di destra ed estremisti di sinistra. In Italia Orsi era stato fra i più attivi: a Ferrara era entrato in contatto con gli ambienti maoisti di cui era stato animatore e aveva fondato l’associazione Italia – Cina mentre i militanti che avevano lasciato la disciolta “Giovane Europa” avevano dato vita alla “nazimaoista” “Lotta di Popolo” (Hitler e Mao uniti nella lotta) che a Roma era animata dal braccio destro di Delle Chiaie Serafino di Luia ed era stata protagonista degli scontri di Valle Giulia ove universitari di estrema destra e di estrema sinistra avevano attaccato le forze dell’ordine. Successivamente nel 1973 costituirà l’associazione Italia – Libia con il concorso di Claudio Mutti e un certo numero di ex aderenti al partito della destra nazionale MSI per stabilire contatti con il regime libico del colonnello Gheddafi di cui si ammirava la commistione di nazionalismo, socialismo e anticolonialismo. Insomma parrebbe essere al cospetto di una più o meno ferrea alleanza anti imperialista fra nazionalisti, “nazimaoisti”, neoanarchici, maoisti e sostenitori del socialismo arabo o di rapporti tenuti in nome della comune lotta all’imperialismo e al regime borghese, ma le cose stanno veramente così ? O meglio, senza scendere nei particolari sulla buona fede dei singoli soggetti, si tratta di uno specchio fedele ed esclusivo dei fatti ? Come vedremo la verità, o almeno quel qualcosa che le si avvicina, è al contempo più semplice e più complicata… Stretto collaboratore e uomo di fiducia dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, l’editore che finanziava e cercava di unificare in unico fronte le nuove forze “rivoluzionarie” internazionali da quelle del maggio francese alla Nuova Sinistra tedesca fino ai castristi e alla guerriglia palestinese, era un certo Duse in contatto con i gruppi maoisti di Ferrara già ampiamente inquinati, come abbiamo avuto modo di vedere… Claudio Orsi, il “nazimaoista” animatore di ambienti maoisti ferraresi, conosceva bene Ventura, Freda e un certo conte Loredan su cui torneremo come torneremo su quelle che non sono solo semplici infiltrazioni ma sovrapposizioni, connubi, contiguità che facilitano anche le azioni provocatorie…
Come sottolineato non solo da Cucchiarelli il vero obiettivo delle indagini condotte negli ambienti anarchici e della sinistra extraparlamentare era proprio l’editore “rosso” in modo da poter screditare e colpire l’ultrasinistra e non solo. Nel mirino i coniugi Eliane Vincileone e Giovanni Corradini, anarchici e amici di Feltrinelli il quale, d’altronde, era in contatto con tutti gli ambienti “rivoluzionari” dai marxisti leninisti e maoisti agli anarchici. D’altronde inserirsi negli ambienti anarchici – come in quelli maoisti – non doveva essere così difficile data la frammentarietà e l’alta conflittualità interna. Il Sessantotto si era fatto strada anche fra i libertari ed era in atto un confronto serrato fra l’anima giovanilista e arrabbiata che guardava al Maggio francese e le generazioni più vecchie legate all’anarchismo più tradizionale.
Si comincia a comprendere perché ognuno si ostini a rinserrarsi nel riserbo e nella segretezza, ma andiamo avanti…
Gran parte del libro di Cucchiarelli viene dedicata all’analisi dell’esplosivo utilizzato per gli attentati del 12 dicembre 1969 e sulla provenienza. L’autore si concentra sulla pista di un traffico d’armi ed esplosivo di provenienza NATO ma anche dell’Est e in particolare dalla Jugoslavia. Per l’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura sarebbe stato utilizzato il Vitezit 30 esplosivo al plastico proveniente dalla Jugoslavia. Al centro il traffico e lo scambio di esplosivi fra i neofascisti italiani e gli ustascia croati, ovvero i nazifascisti della Croazia. I primi avrebbero ricevuto l’esplosivo al plastico citato in cambio di quello NATO. Tutto il materiale esplodente sarebbe stato interrato nei famosi depositi “naturali” – Nasco - della STAY BEHIND, la rete atlantica clandestina per la “guerra non ortodossa”, in cui sia i neofascisti italiani che gli ustascia sarebbero stati inseriti.
In effetti già nella famosa inchiesta della magistratura padovana sull’organizzazione eversiva, golpista e terroristica Rosa dei Venti imperniata soprattutto sulle dichiarazioni di uno strano sindacalista di destra in possesso del COSMIC, i Nulla Osta di massima segretezza della NATO, Roberto Cavallaro – il quale aveva avvalorato la tesi di una manipolazione ed eterodirezione di alcuni gruppi estremisti ed armati “neri”, “rossi” e “bianchi” nella “strategia della tensione”- si poteva intravedere l’ombra dei Nuclei di Difesa dello Stato, la “GLADIO” clandestina tutta impegnata sul fronte interno e al riparo grazie allo schermo della GLADIO ufficiale. Si può invece presumere che tanto i Nuclei di Difesa dello Stato quanto la GLADIO ufficiale facessero parte della rete STAY BEHIND utilizzando le stesse risorse e le stesse strutture. D’altronde alcune testimonianze parlano dell’organizzazione paramilitare di Ordine Nuovo come di una cellula STAY BEHIND. Siamo nel cuore del grande segreto che si voleva occultare con tutto il lavorio depistante dei servizi segreti intenti alla protezione del più delicato dei segreti militari. Inoltre i traffici di armi giustificati dal “terrore rosso” erano sicuramente lucrosi per molti dentro e fuori i servizi segreti. Svelarne i contorni avrebbe messo in discussioni interessi e profitti.
Gran parte dell’esplosivo militare movimentato nei traffici fra i neofascisti italiani e gli ustascia e utilizzato molto probabilmente negli attentati più sanguinosi della “strategia della tensione” (piazza Fontana, Brescia, Italicus, stazione di Bologna) proverrebbe dalla Germania e la direttrice stessa dei traffici sarebbe tedesca e riconducibile ai circoli neonazisti della Baviera. Nel suo diario il defunto uomo politico democristiano, più volte Ministro della Difesa e Ministro degli Interni e probabile fondatore della GLADIO italiana Paolo Emilio Taviani, politico a conoscenza di retroscena e segreti come pochi, aveva annotato che l’esplosivo utilizzato dai neofascisti per la strage di piazza Fontana sarebbe stato fornito da un agente nordamericano dei servizi segreti militari americani (US Army Intelligence Agency) “più potenti della stessa CIA”. Ciò si incastra perfettamente con gli elementi raccolti dall’inchiesta milanese del giudice Salvini sulla strage. Gran parte di quest’ultima era fondata sulle dichiarazioni dell’ex ordinovista Carlo Digilio che svelò l’esistenza di una rete dei servizi segreti militari americani di stanza alla base NATO di Verona, alle dipendenze del capitano David Carret dell’Esercito americano, e inserita in Ordine Nuovo del Triveneto. Ad avviso dello scrivente occorrerebbe approfondire il ruolo dei servizi segreti dell’Esercito americano sia per quel che riguarda il traffico d’armi ed esplosivi che per quel che concerne la STAY BEHIND, i suoi depositi e le sue strutture. Inoltre la base militare NATO di Verona entra anche nell’inchiesta sulla Rosa dei Venti che, se portata fino in fondo, avrebbe anticipato di una quindicina d’anni la rivelazione andeottiana di GLADIO e STAY BEHIND. In ugual misura andrebbe indagato l’eventuale ruolo della rete dell’ex ufficiale del controspionaggio della Germania nazista Reinhard Gehlen che già a guerra in corso avviò trattative con l’OSS – antesignana della CIA – e portò in dote agli americani i risultati del lavoro di spionaggio in territorio sovietico ove disponeva di un’efficiente apparato spionistico. Si è ipotizzato che Gehlen fosse il vero capo esecutivo della rete STAY BEHIND potendo mettere a disposizione i suoi agenti dietro le linee sovietiche. Secondo Cucchiarelli la celebre Aginter Press, l’agenzia internazionale fondata da membri dell’OAS come Yves Guerin Serac, impiantata nel Portogallo salazarista e fascista e dedita alle operazioni “sporche” di terrorismo e di provocazione non sarebbe stata altro che un’emanazione della rete Gehlen. In contatto con la destra radicale internazionale e con altri movimenti della destra non fascista, l’Aginter Press costituirebbe essa stessa un “segreto NATO”. Interfaccia fra la rete Gehlen e gli uomini dell’Aginter Press sarebbe stato il braccio destro di Guerin Serac, l’ex Waffen SS Robert Leroy già in contatto con l’ambasciata cinese a Berna – unica rappresentanza diplomatica di quel paese in Europa a quei tempi – e infiltrato negli ambienti maoisti e “rivoluzionari”. Una velina del SID, i servizi segreti militari, redatta si pure con intenti depistanti già il 16 dicembre 1969, a pochi giorni dalla strage di piazza Fontana, indicava in Guerin Serac e Robert Leroy, uomini dell’Aginter Press (la rete Gehlen non era citata) come mandanti dell’operazione terroristica con il concorso di Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino i due neofascisti di Alleanza Nazionale che abbiamo già incontrato attivi nell’opera di “inquinamento” degli anarchici. Dalla stessa Avanguardia Nazionale molti giovani neofascisti erano confluiti nella “nazimaoista” Lotta di Popolo”.
I rapporti di Gehlen con i servizi segreti dell’Esercito americano erano intensi dalla Seconda Guerra Mondiale. Pare che il suo uomo di collegamento in Italia fosse stato un certo Licio Gelli, il celebre futuro Gran Maestro della loggia massonica coperta Propaganda 2. Secondo lo stesso ineffabile ex “gladiatore” Cossiga, sulla base di confidenze ricevute da una fonte militare, oltre ad costituire un circolo dell’oltranzismo atlantico e anticomunista, la P2 sarebbe stata concepita in ambito NATO. Una loggia mista di militari e civil servants al servizio degli americani. L’ex Waffen SS Gelli sarebbe stato reclutato dai CIC, i Counter Intelligence Corps della V Armata americana, e avrebbe spiato al contempo i repubblichini della Repubblica di Salò – a cui aveva aderito – e i partigiani comunisti. D’altronde dopo aver dato la caccia ai nazisti e ai loro alleati i CIC li reclutarono e si giovarono ampiamente dei loro servizi come dimostrano i casi del boia di Lione Klaus Barbie e del boia delle Fosse Ardeatine Karl Hass. Ciò potrebbe dimostrare una certa connessione tra i servizi segreti dell’Esercito americano con i nazisti tedeschi ed italiani e con la rete Gehlen, connessione che può aver avuto un certo peso nella creazione della rete NATO della STAY BEHIND.
Il quartier generale della rete a Monaco di Baviera, città di grande importanza strategica nello scacchiere NATO e centro del neonazismo, potrebbe corroborare la tesi di un coinvolgimento rilevante nel traffico di armi ed esplosivi fra l’Italia nord orientale e la Jugoslavia.
Di sicuro a Monaco di Baviera aveva sede Radio Free Europe, la stazione radiofonica utilizzata per le operazioni di guerra psicologica sostenuta dalla rete Gehlen oltre che dalla americana CIA, che si proponeva come punto di riferimento delle opposizioni nell’Europa dell’Est. Vi avrebbe lavorato un certo Corrado Simioni…
Alla fine del 1971 viene scoperto un deposito Nasco riconducibile alla STAY BEHIND ad Aurisina in Friuli. La scoperta viene “ripetuta” nel febbraio dell’anno successivo e comincia a suscitare allarme anche perché è stato rimosso parecchio esplosivo che può essere stato utilizzato in attentati. E’ il famoso plastico utilizzato nella strage di piazza Fontana ? Fatto sta che all’interno della STAY BEHIND italiana si infiamma uno scontro ed una faida fra i Nuclei di Difesa dello Stato – la “GLADIO clandestina” – e la GLADIO ufficiale. Il 31 maggio del 1972 tre carabinieri cadono vittime di un’imboscata con autobomba ad opera di militanti e “soldati politici” di Ordine Nuovo.
L’Arma dei carabinieri, in particolare la Divisione Pastrengo ampiamente egemonizzata da ufficiali piduisti, gestisce alcuni depositi Nasco nelle caserme ed è il principale referente dei Nuclei di Difesa dello Stato che per la maggior parte hanno una formazione di estrema destra. Si è voluto lanciare un messaggio per avvertire i carabinieri di non scaricare propri “protetti” ? Ma soprattutto vi è veramente una distinzione così marcata fra i membri dei Nuclei di Difesa dello Stato e i “gladiatori” ? Domande a cui è molto arduo rispondere… Di sicuro in quel 1972 accadono molte cose oltre alla “scoperta” del Nasco di Aurisina e alla strage di Peteano. Fra queste l’apertura di una pista “nera” accanto a quella anarchica nell’inchiesta strage di piazza Fontana con la conseguente agitazione dei neofascisti, l’”incidente” occorso all’editore Feltrinelli, l’assassinio del commissario Calabresi e la fibrillazione interna al movimento Lotta Continua…
E’ necessario comprendere il contesto italiano ed europeo di quegli anni per addentrarsi maggiormente in questa ondata di violenza facendo un passettino indietro nel tempo. Alla fine degli anni Sessanta l’Alleanza Atlantica attraversava una fase di crisi accompagnata dal declino dell’immagine della superpotenza USA ingabbiata in una guerra mai dichiarata – quella del Vietnam – che rischiava di trascinare il colosso a stelle e strisce in un’avventura senza ritorno. In effetti, delineandosi meglio la sconfitta americana ad opera di una formazione guerrigliera impietosa e determinata nonostante la sproporzione delle forze, si erano moltiplicate anche negli USA le proteste e le contestazioni più o meno pacifiche e pacifiste contro il conflitto e le sue ragioni. In Europa il clima della politica internazionale si stava modificando. In Francia il generale De Gaulle aveva fatto ritirare le forze armate del suo paese dalla NATO e praticamente espulso la NATO da Parigi. Si trattava anche di una ritorsione contro la politica americana e contro l’appoggio offerto dalla CIA all’OAS che nel corso degli anni Sessanta ha condotto una sua guerra “privata” contro il generale,colpevole di aver trattato con l’FNL l’indipendenza dell’Algeria, tentando più volte di assassinarlo. Inoltre De Gaulle perseguiva una sua autonoma linea di politica internazionale “neutra” e avversa ai tentativi egemonici degli angloamericani sul continente e al processo di unificazione europea che allora risultava utile alla NATO in funzione antisovietica. Nella Germania federale veniva eletto Cancelliere per la prima volta dal Dopoguerra un socialdemocratico, quel Willy Brandt che aveva sostanzialmente depurato il suo partito del marxismo a Bad Godesberg facendosi promotore di una nuova dirittura politica socialista e socialdemocratica. Sul piano internazionale il leader tedesco traduceva la propria linea politica interna allargandola e puntando sulla “democratizzazione” dei paesi del Patto di Varsavia. Conseguentemente cercava di “aprire” alla Germania democratica dell’Est giovandosi anche della collaborazione dei comunisti e dei socialisti italiani interessati a questa svolta della SPD. Peraltro la Ostpolitik era seguita con interesse dal Vaticano sotto il papato di Paolo VI il quale a sua volta cercò una “pacifica convivenza” con i comunisti dei paesi dell’Europa dell’Est. Vi è da aggiungere che lo stesso Brandt aveva collaborato con la CIA e gli americani almeno per quella parte che tentava di intraprendere un’altra strada per arginare la superpotenza sovietica. D’altro canto l’intraprendenza di Brandt nella politica internazionale non poteva risultare gradita ai fanatici della “guerra fredda” e a coloro che sul confronto fra le superpotenze lucravano. Si ricordi poi che proprio il Cancelliere socialdemocratico aveva fatto dimettere il generale Gehlen dalla direzione dei servizi segreti e avviato un’epurazione che sostanzialmente colpiva proprio la rete teutonico americana.
In Italia con la crisi del centrosinistra organico nell’autunno del 1968 l’onorevole Aldo Moro lanciava la cosiddetta “strategia dell’attenzione” nei confronti del PCI per rilanciare in fondo il ruolo sia pure ridimensionato della DC. Si profilava l’ipotesi di una collaborazione governativa fra DC, PCI e la sinistra del PSI che naturalmente non poteva essere digerita da molti dentro e fuori l’Italia. Ovviamente non c’era solo allarme fra ambienti angloamericani, della NATO o anche israeliani per questa messa in discussione degli equilibri basati sulla tradizionale conventio ad excludendum nei confronti del PCI ma anche un rifiuto che tagliava trasversalmente l’arco della politica italiana dentro e fuori le istituzioni. Come osserva – credo giustamente – Cucchiarelli la “strategia della tensione” non sarebbe stata altro che l’opposizione illegale, violenta e terroristica alla “strategia dell’attenzione” morotea. Consisteva nel diffondere un clima di paura, di insicurezza e di disordine alimentati dal caos e dalla violenza per imprimere al sistema politico una decisa direzione di destra, filoamericana, filoatlantica e “presidenzialista”. Con evidenti complicità internazionali avrebbe coinvolto esponenti appartenenti a svariate forze come soprattutto l’MSI, la destra DC, il partito del Presidente Saragat il PSDI e forse anche la destra autonomista del PSI. La strategia delle bombe del 1969 si sarebbe giovata dell’apporto delle organizzazioni della destra radicale Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale a livello di esecuzione degli attentati mentre i “nazimaoisti” avrebbero funto da cerniera fra le organizzazioni neofasciste a cui appartenevano gli attentatori e gli ambienti neoanarchici e maoisti. L’intenzione era appunto quella di far ricadere la responsabilità dell’ondata terroristica unicamente sull’ultrasinistra probabilmente fino a lambire le sponde della sinistra istituzionale e partitica. Per il 12 dicembre era stata fissata l’ora X per le stragi che avrebbero dovuto determinare la proclamazione dello “stato di pericolo pubblico” ed il conseguente scioglimento del Parlamento con l’indizione di nuove elezioni politiche in un clima di generale riprovazione nei confronti della sinistra. L’atmosfera propizia per una decisa svolta di segno autoritario. Alla vigilia dell’Autunno Caldo di cui si sarebbe dovuto sfruttare le potenzialità “sovversive” era stata portata a termine la scissione del PSU – PSI e PSDI unificati – ad opera del Presidente della Repubblica italiana Giuseppe Saragat che aveva incassato l’appoggio e beneplacito dell’Amministrazione Nixon e di Kissinger. Oltre a questo importante sostegno i promotori anticomunisti di questo tentativo autoritario potevano contare su quello dei colonnelli greci, della rete Gehlen (Aginter Press) e sul gemellaggio fra neofascisti italiani e gli ustascia. Settori dei servizi segreti interni avrebbero provveduto a depistare e deviare e fra tutti fondamentale sarebbe stato il contributo dell’ANELLO, il servizio ultrasegreto legato agli americani e che aveva come referente politico l’onorevole Giulio Andreotti, e dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale che forse più di tutti si impegnò nella costruzione della “pista anarchica” delle stragi. I cardini “politici” dell’operazione erano invece Giuseppe Saragat e il Presidente del Consiglio, il democristiano Mariano Rumor.
Negli attentati di Milano e Roma qualcosa non ha funzionato… La tempistica non è stata perfetta e i morti sono stati troppo pochi per poter gettare il paese in quella spirale che avrebbe determinato la proclamazione dello “stato di pericolo pubblico”. Inoltre molto probabilmente lo schieramento degli “anticomunisti” non costituiva un aggregato sufficientemente coeso e in accordo sulle finalità della “strategia della tensione”. Si era e si è molto più semplicemente al cospetto di consorterie, fazioni e bande spesso in guerra e in lotta fra loro per estendere la propria sfera di dominio e di influenza. Ciò potrebbe valere anche in ambito internazionale… Negli anni successivi – e possiamo dire fino ad oggi – si è assistito alla feroce quanto non dichiarata competizione fra gruppi politici, militari, economici, industriali, finanziari, mafiosi, intellettuali e culturali i cui contorni spesso sfuggono con rimescolamenti di carte ed alleanze. Un ruolo niente affatto secondario negli sviluppi dell’operazione “12 dicembre” lo ha avuto proprio l’onorevole Moro, allora Ministro degli Esteri, il quale, di ritorno da un’ importante riunione del Consiglio d’Europa è venuto in possesso della famosa informativa del SID in cui venivano specificati i nomi degli autori degli attentati. Questo intervento è stato rivelato da un curioso personaggio, Fulvio Bellini, già partigiano comunista in contatto con i servizi segreti inglesi (SOE) durante la guerra e poi collaboratore per il giornale “Candido” diretto dall’ex repubblichino Giorgio Pisanò, uno degli uomini chiave dell’ANELLO.
Continua....................
Viva la Comune





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