Cinesi bersaglio delle rapine dei magrebini quella tassa silenziosa in nome del dio contante
9 gennaio 2012 - Attualità Commenta per primo!
Cinesi bersaglio delle rapine dei magrebini quella tassa silenziosa in nome del dio contante
Ora che gli assassini di Zhou e Joy hanno un’identità e un’etnia, il sangue di via Giovannoli svela l’anima profonda di questa storia. Frantuma la crosta di omertà che l’ha custodita fino a mercoledì scorso. È la storia di una comunità — quella cinese — che si fa “vittima perfetta” del carnefice — la comunità magrebina — che da tempo le ha rubato il “segreto” e le succhia l’anima. Un “segreto” che ha l’odore e il colore dei soldi. Un fiume di denaro contante, centinaia di migliaia di euro, che, ogni giorno, clandestinamente, viaggiano nelle borse, nelle valigie di finta pelle, nelle sacche, nelle tracolle dalle fantasie impossibili, di quell’umanità operosa, ermetica, silenziosa, che è la Grande Cina di Roma. Nella morte di Zhou e Joy, purtroppo, non c’è nulla di casuale. Non è l’esito di un risentimento inter-etnico, che pure conserva memoria dell’ormai antica transumanza verso il nulla del fondo della via Casilina e della via Prenestina di marocchini, tunisini, algerini, obbligati alla periferia dall’occupazione cinese di Piazza Vittorio, quella che per un ventennio era stata la loro casa e la loro bottega di spaccio, di piccola e grande illegalità. La morte di Zhou e Joy appare oggi come una di quelle maledizioni di cui non era in dubbio il “se”, ma solo il “quando” e il “chi” ne sarebbe stato vittima. Nel giugno di due anni fa, a Parigi, Belleville fu percorsa dalla più grande manifestazione mai organizzata dalla locale comunità cinese nella storia repubblicana. Ottomila e cinquecento, tra donne e uomini, gridarono la loro paura. Contro i magrebini: «Rubano. Danno fastidio alle nostre donne». Oggi, piazza Vittorio, il cuore di Chinatown, tace. Ma quel silenzio è una menzogna. Per scoprirlo è sufficiente spulciare l’eccellente lavoro di prevenzione e indagine del commissariato di pubblica sicurezza Equilino. Tra maggio e agosto scorsi, questo ufficio di “frontiera” a pochi metri da piazza Dante, ospitato in un edificio d’epoca scrostato di tre piani, senza benzina per le auto e costretto a riciclare la carta delle fotocopie, registra l’incredibile cifra di novanta arresti per rapina. Sono tutti magrebini. Le loro vittime, per il 90 per cento, sono cinesi. E nessuno di loro ha sporto denuncia. C’è di più. Il commissariato decide di censire, per la prima volta, le attività commerciali che insistono tra piazza Vittorio e il quadrilatero di strade che la chiude: via Statuto, via Emanuele Filiberto, via Conteverde, via Principe Eugenio, via Principe Amedeo. Ne viene fuori un numero importante: 600 tra jeanserie, bar, centri massaggi, alimentari, magazzini. In quattro chilometri quadrati, si raccoglie più o meno la struttura produttiva di una piccola città di provincia. Ebbene, a guardia di tanta ricchezza sono solo due guardie giurate, gli unici italiani stipendiati dalla comunità cinese. I magrebini sono i primi a capire quale straordinaria opportunità presenti questo immenso giacimento di ricchezza liquida. Sanno bene anche loro quello che, appena qualche mese fa, scopre un’indagine della Squadra mobile sui money transfer della zona. Che quei signori cinesi che si presentano allo sportello ed estraggono normalmente dalle loro borse centinaia di migliaia di euro e decine di fotocopie di passaporti con cui far risultare formalmente rispettata la soglia di invio di denaro all’estero (2mila euro), sono “uomini d’oro”. L’Esquilino, e con lui ormai il Pigneto, Torpignattara, un lungo tratto della Casilina e della Prenestina, sono un territorio di caccia libera a piccoli “banchieri di fatto” (come lo era Zhou), a donne (come lo era Lia) cariche di banconote (non c’è esercizio commerciale cinese che utilizzi la moneta elettronica), a Suv di fabbricazione tedesca che i cinesi comprano regolarmente in contanti. Stime appena abbozzate e del tutto empiriche, indicano che il contante che quotidianamente si muove lungo questo asse urbano che chiamiamo China Town superi abbondantemente il milione di euro. Una parte della torta è aggredita dai marocchini. Ma nessuno è in grado di quantificarne la consistenza. Perché a Chinatown le vittime di furto o rapina tacciono. Perché per la comunità, il costo materiale e sociale di questa piaga è infinitamente minore a quello di dover giustificare la storia del contante che si ha indosso e passa clandestinamente di mano. Come, con efficace franchezza, conferma un investigatore che lavora all’Esquilino: «Vi ricordate quando ci si chiedeva che fine facessero i cinesi che morivano in Italia? Ecco, oggi, il problema riguarda le rapine di cui sono vittime. Quanto denaro gli portano via i magrebini ogni giorno?». Già. Appena una settimana prima della morte di Zhou e Joy, a poche decine di metri da via Giovannoli, un commerciante cinese chiamò il pronto intervento denunciando una rapina. All’arrivo delle volanti, disse di essersi spiegato male. Di essere vittima solo della sua confusione. Era la tassa “magrebina” che andava in riscossione. Era la “maledizione” che, sette giorni dopo, si sarebbe portata via la vita di una bimba e di suo padre.
Roma, killer fotografato alla stazione sfuggito alla cattura, forse è a Milano
9 gennaio 2012 - Attualità Commenta per primo!
Roma, killer fotografato alla stazione sfuggito alla cattura, forse è a Milano
Sono due giovani marocchini gli assassini di Zhou Zeng e della figlioletta di 6 mesi Joy ricercati da cinque giorni. E la possibilità che uno dei due possa aver lasciato Roma è scritta in un fotogramma. Venerdì notte per un soffio il magrebino è sfuggito all’arresto: i carabinieri sono andati in quello che risultava essere il suo alloggio ma la casa era vuota. E neanche 48 ore dopo l’omicidio dei due orientali a Torpignattara, una telecamera della stazione Termini ha catturato il passaggio di un giovane – alto, magro, cappellino bianco in testa – molto simile al ricercato numero uno del delitto. Il ragazzo (identificato attraverso le impronte digitali e il cui riconoscimento ha consentito di individuare anche il complice) ha precedenti penali per ricettazione e rapina. Braccato dalle forze dell’ordine, avrebbe scelto di separarsi dall’altro marocchino (un incensurato, a quanto pare) nella fuga. Muoversi via terra era l’unica scelta possibile per sfuggire all’arresto, per questo l’identikit dei killer è stato diramato a tutte le polizie di frontiera. L’immagine dovrebbe essere stata confrontata più volte con il filmato che ha ripreso la fuga dei due banditi nordafricani subito dopo la sparatoria. Si tratta di un video che in maniera nitida ha mostrato il volto dei due marocchini quando hanno lasciato l’- Sh 300 al Prenestino utilizzato per scappare da via Giovannoli. L’ipotesi che da almeno due giorni l’assassino possa trovarsi al nord troverebbe conferma nella diramazione dell’intensificazione delle ricerche arrivata alle forze dell’ordine di Milano. Degli spostamenti del complice invece si sa ancora poco. Gli investigatori gli stanno facendo terra bruciata, smantellando accampamenti abusivi nel quadrante est della città – Torpignattara, Casilino, Quadraro – e controllando luoghi frequentati abitualmente dalla comunità nordafricana. Sembra che per l’identificazione di uno dei due killer siano state preziose le dichiarazioni di alcuni magrebini che frequentano il casolare abbandonato. «Ci vuole solo un po’ di fortuna, ormai siamo vicini alla cattura», continuano a ripetere con cauto ottimismo gli inquirenti sfiniti da un’indagine che si trascina da cinque giorni. La caccia all’uomo prosegue infatti senza un attimo di sosta dallo scorso mercoledì e la polizia ha già potenziato e rafforzato posti di blocco in tutta la città, in particolare negli scali ferroviari, ai caselli autostradali e nel porto di Civitavecchia. Sul fronte investigativo nei laboratori dei carabinieri del Ris si continuano a confrontare le impronte ritrovate sui caschi e sulla borsetta di Lia Zeng, con le tracce biologiche lasciate su una maglietta nera, abbandonata in un casale a due chilometri dall’omicidio dove è stato lasciato il bottino. Mentre a Torpignattara prosegue il via vai di residenti e stranieri davanti al portone di casa della piccola Joy.




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