di Antonio Caracciolo - 28/06/2009

Fonte: Civium Libertas [scheda fonte]



Ricevo un testo di Domenico Losurdo che circola su Facebook. Sulla base di precedenti
intese con l'amico Losurdo do ulteriore circolazione al suo testo con la sola
avvertenza filologica che non mi giunge direttamente da lui. Considerata la gravità
del momento ed il totale sbilanciamento della stampa nella direzione del colpo di
Stato, non frappongo altro indugio nel porre un argine per quanto possibile ad ognuno
di noi con i mezzi di cui dispone. Aggiungo con l'occasione di non essere intervenuto
con miei scritti sulla vicenda iraniana, per mancanza di informazione diretta
dall'Iran. Posso invece testimoniare qui dall'Italia quanto da anni siano smaccati
e sfacciati i tentativi di delegittimare un capo di governo ed uno stato che sono
certamente più democratici di quanto noi pretendiamo di essere. La parola
"democrazia" è stata ormai nei nostri paesi svuotata di senso e resa un mero vuoto
contenitore ideologico dove vi si può deporre di tutto. Il nostro sistema elettorale
con liste bloccate ed imposte, con lobbies trasversali che si trovano nell'uno e
nell'altro schieramento, senza nessuna possibilità di effettiva alternanza e
senza nessun reale potere decisionale dei corpo elettorale, che può anche starsene a
casa, nulla potendo cambiare sia che vada a votare sia che non ci vada, è quanto di più
vergognoso ed infame possa esistere! E qui vengono a parlare di brogli elettorali in
Iran, quando noi siamo vittima dei nostro brogli elettorali. Anzi, la stessa
Repubblica è nata molto probabilmente su un broglio, su una truffa, che qualche bello
spirito definì pure "truffa benedetta", che segnò il passaggio dalla Monarchia alla
Repubblica, la quale negli anni Novanta si dimostrò basata in larghissima misura sul
furto, sulla corruzione, sul ladrocinio.



Ricevo tramite Facebook e divulgo:


Oggetto: In Iran un tentativo di colpo di Stato filo-imperialista


Non c'è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo di Stato,
fomentato e appoggiato dall'esterno. Ovviamente, tentativi del genere possono
aver chances di successo solo in presenza di una consistente opposizione interna. E,
tuttavia, la sostanza del problema non cambia.

La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da«rivoluzioni
colorate», segue ormai uno schema ben consolidato:

1) Alla vigilia delle elezioni o immediatamente dopo il loro svolgimento una
gigantesca potenza di fuoco multimediale, digitale e persino telefonica bombarda
ossessivamente la tesi secondo cui a vincere è stata l'opposizione, che dunque viene
spinta a scendere in piazza per protestare contro i «brogli».

2) Il «colore» e le parole d'ordine delle manifestazioni sono state già programmate
da tempo; la «guerra psicologica» è stata già definita in tutti i suoi dettagli per
fare apparire l'opposizione filo-imperialista come «pacifica» espressione della
volontà popolare e per bollare come intrinsecamente fraudolente e violente le forze
di orientamento diverso e contrapposto.

3) La rivendicazione è quella dell'annullamento delle elezioni e della loro
ripetizione. Non sarà ritenuto valido nessun risultato che non sia avallato dai
giudici inappellabili che risiedono a Washington e a Bruxelles. E comunque, la
ripetizione della consultazione elettorale già di per sé è destinata a produrre un
rovesciamento del risultato precedente. Il blocco politico-sociale che aveva
espresso il vincitore considerato illegittimo a Washington e a Bruxelles tende a
sgretolarsi: appare ora privo di senso opporsi ai padroni del mondo, che già con
l'annullamento delle elezioni hanno dimostrato la loro onnipotenza;
donchisciottesco risulta ora tentare di opporsi alla corrente «irresistibile»
della storia. Donchisciottesco e anche pericoloso: come dimostra in particolare il
caso di Gaza, un risultato elettorale non gradito ai padroni del mondo spiana la
strada all'embargo, al blocco, ai bombardamenti terroristici, alla morte per
inedia o sotto il fosforo bianco. Su versante opposto i «democratici» legittimati e
benedetti da Washington e da Bruxelles, oltre a disporre della strapotenza
economica, multimediale, digitale e telefonica dell'Occidente, saranno
ulteriormente caricati dalla sensazione di muoversi in consonanza con le
aspirazioni dei padroni del mondo e con la corrente «irresistibile» della storia.

Ahmadinejad con Lula
Alla luce di queste considerazioni evidente è la miseria intellettuale e politica di
buona parte della «sinistra» italiana. Essa non presta nessuna attenzione ad
esempio alla presa di posizione del presidente brasiliano Lula: in base a quale
principio l'Occidente può pretendere di proclamare in modo inappellabile la
legittimità delle elezioni in Messico dell'anno scorso e l'illegittimità delle
elezioni di due settimane fa in Iran? Eppure anche nel primo caso il candidato
sconfitto denunciava brogli e nel far ciò dava voce a un sentimento largamente
diffuso nella popolazione, che infatti scendeva in piazza in manifestazioni non
meno massicce di quelle che si sono viste a Teheran. Ed è da aggiungere che in Messico il
margine di vantaggio del vincitore era assai risicato, al contrario di quello che si è
verificato in Iran...

Ahmadinejad con Evo Morales
Rinvio a altra occasione l'analisi complessiva della rivoluzione e situazione
iraniana. Ma una cosa intanto è chiara. Nel suo conformismo, una certa «sinistra»
crede di difendere la causa della democrazia: in realtà essa prende posizione a
favore di un ordinamento internazionale profondamente antidemocratico,
nell'ambito del quale le potenze oggi economicamente e militarmente più forti
avanzano la pretesa di decidere sovranamente della legittimità delle elezioni in
ogni angolo del mondo, nonché di condannare all'inferno dell'aggressione militare
e dello strangolamento economico quei popoli che esprimono preferenze elettorali
«sbagliate»: Gaza docet!