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    L’Italia è sotto “occupazione straniera”?



    Gianandrea Gaiani [nella foto], analista militare, è direttore del mensile telematico “Analisi Difesa” e collaboratore di varie testate: ha una sua rubrica su “Panorama” e scrive per “Il Sole 24 Ore”, “Il Foglio” e “Libero”. Recentemente il dottor Gaiani ha espresso posizioni molto dure sul nuovo governo italiano, sia in un editoriale di “Analisi Difesa” sia in una lettera a “Il Foglio”. Definito come un “governo di occupazione”, imposto all’Italia da potenze esterne, il gabinetto Monti, a giudizio del dott. Gaiani, si distinguerebbe per sudditanza e non starebbe facendo davvero gl’interessi dell’Italia, ma anzi danneggiandoli. Il con-direttore Daniele Scalea ha incontrato il dott. Gaiani per discutere con lui della sua forte presa di posizione.

    DS: Dottor Gaiani, pare di capire che, a suo giudizio, i paesi che avrebbero imposto questo “governo d’occupazione” all’Italia sarebbero Francia, Germania e USA. È corretto?
    GG: Per essere precisi, ritengono che siano state Parigi e Berlino a prendere la decisione. Washington si è limitata ad intervenire per salvaguardare i propri interessi: Obama, in un colloquio telefonico col presidente Napolitano, gli avrebbe suggerito i nomi cui affidare i dicasteri della Difesa e degli Esteri (evidentemente più cari agli USA), ossia rispettivamente quello del presidente del Comitato militare della NATO ammiraglio Di Paola e dell’ambasciatore a Washington Terzi di Sant’Agata.
    In sostanza, comunque, è avvenuto ciò che è avvenuto in Grecia: è stato imposto un “governo fantoccio”, che rende conto a potentati esterni anziché al popolo.
    Nei suoi interventi ha attirato l’attenzione su una questione inspiegabilmente passata sotto silenzio dai media: la richiesta dell’UE di abrogare le cosiddette “golden shares”. Ossia le quote e ben precisi poteri decisionali che lo Stato italiano mantiene nelle aziende strategiche privatizzate.
    È paradossale che l’UE, in una situazione descritta come di piena emergenza, non trovi di meglio da fare che occuparsi delle golden shares italiane. Tanto più che Francesi e Tedeschi hanno meccanismi simili per proteggere le loro aziende strategiche. A breve scade l’ultimatum lanciato dall’UE all’Italia: senza una legge che sostituisca le golden shares e fornisca una protezione da scalate esterne, il settore strategico italiano (Telecom, Finmeccanica, ENI, Enel, ma anche le banche) sarà acquisito dagli stranieri per due soldi, complici le cadute nelle contrattazioni borsistiche. Facciamo qualche esempio. Le banche italiane hanno oggi una capitalizzazione che supera di poco i 30 miliardi di euro, ma gestiscono una quantità di denaro che è cinque volte superiore. Eppure, acquistarle tutte assieme costerebbe meno che acquistare la sola BNP Paribas. Finmeccanica ha una capitalizzazione di 2 miliardi, ma possiede beni immobili che da soli valgono 4 miliardi. Francesi, Tedeschi, ma non solo, si preparano a comperare i pezzi pregiati della nostra industria, e lo faranno anche per eliminare dei rivali. In fondo, la guerra in Libia non è servita a togliere interessi strategici all’Italia, e rimpiazzarla nel paese nordafricano? Vi sono due modi per togliere di mezzo un rivale: soffiargli i contratti, come in Libia, oppure comprarlo, farlo passare sotto il proprio controllo, come rischia di succedere alle aziende italiane.
    Il negoziato per alleggerire i termini del rientro sul debito, chiesto dall’Italia all’UE, ci metterà di fronte ad un ricatto: svendere in cambio le nostre industrie pregiate. I due pesi e le due misure sono palesi: alla Germania è stato chiesto di eliminare dei provvedimenti che tutelano il suo settore automobilistico; non lo fa, eppure non riceve alcun ultimatum. Ben diverso è il trattamento riservato all’Italia, alla Grecia o all’Ungheria. Quest’ultima è stata costretta a rinunciare a leggi decise dai suoi rappresentanti eletti in cambio d’aiuti finanziari europei.
    Poche settimane prima della caduta del governo Berlusconi, si era parlato di un interessamento della Cina ad acquisire partecipazioni nell’industria strategica. Non è possibile che queste manovre siano state motivate anche dalla decisione di non permettere a Pechino di realizzare queste acquisizioni?
    Non credo, perché l’interesse cinese tende più verso i titoli di debito pubblico. È più semplice penetrare lì, che nel settore strategico.
    Alcuni critici hanno tacciato il gabinetto Monti d’essere un “governo dei banchieri”. Tuttavia, si è visto come le banche italiane siano state discriminate dall’UE, che ha richiesto una ricapitalizzazione in ragione dei titoli del Tesoro italiano posseduto da queste banche, risparmiando invece gl’istituti finanziari francesi e tedeschi pieni di “titoli tossici”. Insomma: se anche le banche sono “vittime”, chi sono i “complici” interni di questa “occupazione”? E se non ve ne sono, come ha potuto essere imposto all’Italia un “governo d’occupazione”, come lo definisce lei?
    Si è imposto grazie alla debolezza della politica. Ed a metodi di pressione dall’esterno che non necessariamente richiedono complicità interne. Berlusconi ha accelerato i tempi delle sue dimissioni dopo che un pesante attacco speculativo fece crollare il titolo Mediaset in borsa… E comunque, un governo delle banche non deve esserlo necessariamente di quelle italiane (che pure sono state favorite da numerosi provvedimenti). La stessa ricapitalizzazione chiesta dall’UE può aiutare gli stranieri ad entrare nelle banche italiane. Che sono particolarmente ghiotte perché contengono l’ingente risparmio delle famiglie italiane.
    Ma insomma, esistono settori “nazionali”, animati da senso dello Stato e – perché no? – sano patriottismo, che potrebbero reagire a tutto ciò?
    L’unico modo per reagire è far mancare il sostegno al Governo in Parlamento. Ma la politica non è in grado, perché non può fornire un’alternativa e comunque è lieta che ad aumentare le tasse sia un governo tecnico. Un “governo d’occupazione”, dico io, perché favorisce i competitori dell’Italia. Sono davvero “straordinarie”, come le ha definite la Merkel, le misure del gabinetto Monti: infatti ci garantiranno recessione ed inflazione allo stesso tempo. Togliere di mezzo una delle maggiori potenze economiche mondiali è nell’interesse di parecchi paesi.
    E dato che lei è prima di tutto un analista militare, veniamo ad una scottante questione che è salita all’onore delle cronache, proprio in rapporto alla politica d’austerità, negli ultimi giorni. Mi riferisco alla polemica relativa all’oneroso acquisto dei caccia multiruolo statunitensi “Joint Strike Fighter” F-35 da parte dell’Italia. Al di là degli argomenti antimilitaristi, da un punto di vista realista, quest’acquisizione conviene o non conviene?
    Il programma JSF avrebbe dovuto costare all’Italia, nei piani originari, 2 miliardi per lo sviluppo e 15 miliardi per l’acquisto di 131 aerei. Si tratta d’una cifra che è già oggetto di riesame: probabilmente ne compreremo solo un centinaio. In ogni caso, lo sviluppo dell’aereo è arrivato in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ed il conseguente aumento dei costi è difficile da quantificare. In Italia ufficialmente si prevede d’acquistare ciascun velivolo al costo unitario di 78 milioni di dollari. I canadesi, però, calcolano che ogni JSF costerà loro 146 milioni.
    Diciamo subito che gli aerei, dopo trent’anni, è normale vadano cambiati. Si può ovviamente decidere di cambiarli con meno mezzi, ed è già il nostro caso: i 131 F-35 daranno il cambio a 220-250 velivoli più vecchi. Ma all’Italia servono questi F-35? Servono se vogliamo continuare a bombardare in giro per il mondo a fianco dei nostri alleati. Quest’aereo sarà acquistato da altri paesi della NATO, e possederlo renderà le nostre forze integrabili con quelle alleate.
    In ogni caso, l’aereo è statunitense: noi abbiamo un ruolo di sub-fornitori, e dunque deboli ricadute industriali. Acquistando l’F-35, rinunciamo alla capacità di produrre da soli i nostri aerei, come con l’Eurofighter, o come fanno i Francesi con il Rafale. Rinunciamo a sviluppare la versione d’attacco al suolo dell’Eurofighter, su cui invece investiranno i Tedeschi. Ciò ci condanna a lavorare su prodotti nordamericani per molti anni a venire.
    I Francesi non riescono ad esportare il loro Rafale: esaurite le commesse interne, chiuderanno la catena di montaggio. Fra dieci anni in Occidente ci sarà una sola catena di montaggio: quella degli USA. Non è una scelta d’oggi: è stata presa nel 1996 e confermata nel 2002.
    Se vogliamo continuare a fare la guerra (anche contro i nostri interessi, come talvolta accade) ci servono questi aerei. Andrebbero bene anche gli Eurofighter, in realtà, a maggior ragione visto che i nostri avversari sono guerriglieri o eserciti scalcinati. La sofisticazione è però utile all’industria, perché permette d’acquisire tecnologia assieme agli aerei.
    Ma v’è infine un aspetto fondamentale di cui non si parla mai: gli F-35 costano molto, ma costa ancora più caro tenerli in linea. Il bilancio della Difesa sarà sempre più ridotto dai tagli finanziari: già oggi conta poco più dei soldi necessari a pagare gli stipendi. Dovremmo allora blindare i bilanci della Difesa per i prossimi 15-20 anni, o corriamo il rischio di ritrovarci con tanti moderni F-35, ma senza i soldi per fargli il pieno. Già succede in parte: la voce dell’esercizio è quella più colpita dai tagli. Se non garantiamo risorse alla Difesa, ha poco senso acquistare questi aerei. L’aeronautica italiana punta a mantenere una forza su due diversi velivoli, l’Eurofighter Typhoon per la difesa e l’F-35 per l’attacco. Anche la Gran Bretagna lo fa, ma ha molti più soldi di noi come del resto Francia e Germania che avranno invece un solo velivolo multiruolo.
    Nei suoi interventi ha ricordato che l’Italia ha una “sovranità limitata” da molti decenni: potremmo dire dal 1943. La domanda che mi pongo è: l’Italia può essere sovrana dentro la NATO? Ovvero bisogna trovare una nuova configurazione strategica, quale può essere una ristrutturazione dell’Alleanza Atlantica, o un trattato di sicurezza collettiva pan-europeo, quale quello promosso dai Russi negli ultimi anni?
    Durante la Guerra Fredda, anche se la nostra sovranità era limitata, gl’interessi dell’Italia (e dell’Europa) e degli USA convergevano. Oggi la situazione è mutata, come dimostra il caso libico. Gli USA negli ultimi mesi hanno sacrificato molti regimi arabi loro alleati per rimpiazzarli con nuovi regimi a loro volta non molto democratici. Persino l’Arabia Saudita si preoccupa, tanto da intervenire in Bahrayn prima che lo facessero gli USA. Siamo sicuri che il Mediterraneo dominato dall’islamismo sia nell’interesse europeo? Io credo di no. Invece può esserlo in quello degli USA, che sono più lontani, al di là dell’oceano.
    Bisogna rivalutare il ruolo italiano ed europeo rispetto ai nostri interessi. Gli USA hanno giocato un ruolo tutto sommato stabilizzatore fino a Bush, mentre ora ricoprono un ruolo palesemente destabilizzatore. L’Italia stessa è stata destabilizzata con la guerra di Libia. Berlusconi partecipò controvoglia all’intervento, inizialmente decidendo che i velivoli italiani non avrebbero lanciato bombe. Il venerdì di Pasqua Kerry, presidente della Commissione esteri del Senato statunitense, giunse in Italia per conferire privatamente con Berlusconi. La domenica successiva Obama telefonò a Berlusconi. Il giorno dopo, anche l’Italia diede il via ai bombardamenti. Questo significa avere sovranità limitata. Sovranità che oggi è proprio azzerata.
    Bisogna riflettere sulle alleanze. La Francia e la Gran Bretagna, in Libia, hanno fatto i loro interessi. Parigi ha scelto di tenere la propria flotta fuori dal controllo della NATO, perché alla testa di quest’ultima c’era un ammiraglio italiano. Il mondo è cambiato, bisogna riconoscerlo e guardare al nostro interesse nazionale. Oggi ci sono paesi pronti a tutto per un contratto petrolifero. Quando Sarkozy decise d’attaccare la Libia, gli aerei francesi sorvolarono l’Italia senza nemmeno chiederci il permesso. Questi sono competitori, non alleati.
    Lei è un “euro-scettico”, vero?
    L’Europa non c’è mai stata. Sono vent’anni che seguo guerre sul campo, e l’Europa non l’ho mai vista, se non nelle chiacchiere e nei regolamenti astrusi. Persino nei Balcani l’Europa si è dimostrata incapace, ed ha dovuto far intervenire la NATO. Non c’è un sentimento europeo. E l’Europa non è democratica: nessuno l’ha votata. Gli unici due referendum costituzionali li ha persi, per poi scavalcarli tramite il voto dei parlamenti. La verità è che oggi qualcuno sta riuscendo là dove non era riuscito Napoleone coi granatieri e Hitler coi panzer. Germania e Francia, con lo spread, stanno creando un impero.
    Berlino e Parigi riusciranno a mantenere congiuntamente questo “impero”? O alla fine si scontreranno per il potere?
    Oggi vi sono due assi in Europa. Il primo è quello franco-britannico sulla Difesa: lanciano progetti che poi si rifiutano di condividere col resto dell’UE. Il secondo è il direttorio economico franco-tedesco. Ma mentre gli USA prima realizzarono l’unione degli Stati tramite la guerra d’indipendenza e poi costruirono le istituzioni federali, noi europei prima abbiamo creato le istituzioni e la moneta unica, e poi stiamo pensando a costituire l’unione politica.
    Certo però che bisogna porsi il problema dell’alternativa all’Unione Europea. In questo mondo che viaggia verso il multipolarismo, in cui la tendenza evidente è all’integrazione regionale, come potrebbe l’Italia, da sola, sperare di conservare la sua sovranità, dovendo competere con grandi potenze semi-continentali o con possenti costruzioni integrate?
    Io voglio mantenere l’UE, perché ha alcune cose positive, come il libero scambio interno. Ma la Turchia, fuori dall’UE, sta costruendo un suo “impero”, grazie ad una classe politica che ha il coraggio di muoversi su scala regionale in maniera vincente.
    Ma lei, da esperto militare, saprà bene che non si possono guardare solo le cifre. Certo, come PIL nominale l’Italia è anche più forte della Turchia. Ma la Turchia ha una coesione morale, una vitalità popolare, un entusiasmo che mancano all’Italia, un paese declinante sotto molti punti di vista. Ecco perché ci servirebbe un’alternativa all’UE, se non vogliamo più restarvi o se dovesse crollare nostro malgrado. Dove trovarla? Forse proprio in un asse mediterraneo con la Turchia, per gestire ed arrangiare congiuntamente il nuovo volto del nostro mare?
    Non è necessario uscire dall’Europa ma mettere in discussione questo tipo d’Europa, puntando senza compromessi a garantire i nostri interessi nazionali specie nell’area mediterranea. Non possiamo diventare un lander sgangherato della Germania, o un “territorio d’Oltremare” francese. Ci manca purtroppo una classe politica capace di decisioni forti.



    L’Italia è sotto “occupazione straniera”?, Gianandrea Gaiani
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    Predefinito Rif: L’Italia è sotto “occupazione straniera”?

    Citazione Originariamente Scritto da Majorana Visualizza Messaggio
    L’Italia è sotto “occupazione straniera”?



    ......Io voglio mantenere l’UE, perché ha alcune cose positive, come il libero scambio interno. Ma la Turchia, fuori dall’UE, sta costruendo un suo “impero”, grazie ad una classe politica che ha il coraggio di muoversi su scala regionale in maniera vincente.
    Ma lei, da esperto militare, saprà bene che non si possono guardare solo le cifre. Certo, come PIL nominale l’Italia è anche più forte della Turchia. Ma la Turchia ha una coesione morale, una vitalità popolare, un entusiasmo che mancano all’Italia, un paese declinante sotto molti punti di vista. Ecco perché ci servirebbe un’alternativa all’UE, se non vogliamo più restarvi o se dovesse crollare nostro malgrado. Dove trovarla? Forse proprio in un asse mediterraneo con la Turchia, per gestire ed arrangiare congiuntamente il nuovo volto del nostro mare?
    Non è necessario uscire dall’Europa ma mettere in discussione questo tipo d’Europa, puntando senza compromessi a garantire i nostri interessi nazionali specie nell’area mediterranea. Non possiamo diventare un lander sgangherato della Germania, o un “territorio d’Oltremare” francese. Ci manca purtroppo una classe politica capace di decisioni forti.



    L’Italia è sotto “occupazione straniera”?, Gianandrea Gaiani
    Concordo, soprattutto nelle parti evidenziate in rosso. Sempre stato convinto che il Mediteraneo è il naturale campo d'azione per gli interessi vitali italiani e la prima urgenza per l'Italia sarebbe poter avere una nuova classe politica ( utopia...) in grado di difenderli, da sola o in concerto con altri paesi della stessa area che abbiano interessi simili. Certo con le attuali baldracche evirate di Dx e Sx autosodomizzatesi con la guerra alla Libia sarà certamente impossibile...
    MEDITERRANEUM MARE NOSTRUM...E affanculo crucchi, galli, anglosassoni e yankees!!!
    Ultima modifica di Kavalerists; 14-01-12 alle 00:30
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    Predefinito Rif: L’Italia è sotto “occupazione straniera”?

    Complici di quest' occupazione tutti quegli ambienti politici e culturali di sinistra e democristiani intenti a rimproverare gli italiani di avere molti difetti rispetto alle potenze occupanti. Dovrebbero essere buttati in mare. Creano disistima nell' italiano, che dovrebbe secondo loro, ben vedere l' influenza "civilizzatrice" di Germania, Francia, USA, Gran Bretagna, Israele, il rispetto delle leggi dell' Unione Europea che dovrebbe frenare l' affermarsi di dittature nel nostro paese e darci la dritta. Sinistra, democristiani e futuristi (di FLI!!!) sono morbi antinazionali da estirpare, la loro cultura va spazzata. Vogliono dirottare l' attenzione su Berlusconi, i suoi sodali e clienti buffoni inetti, sulla buzzurra Lega, sui vizi della classe politica e sulle mafie, però ben vedono Unione Europea e presidenti delle nazioni occupanti, sono comprensivi con i mercati, perchè in fondo è solo colpa di Berlusconi e dei politicanti italiani, come se Berlusconi e tutti quei teste di cazzo fossero stati in cima alla direzione dell' Italia contro la volonta di USA e UE! Che vadano a cagare, leccaculi di merda.
    Ultima modifica di Avanguardia; 14-01-12 alle 01:03

  4. #4
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    Predefinito Rif: L’Italia è sotto “occupazione straniera”?

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Concordo, soprattutto nelle parti evidenziate in rosso. Sempre stato convinto che il Mediteraneo è il naturale campo d'azione per gli interessi vitali italiani e la prima urgenza per l'Italia sarebbe poter avere una nuova classe politica ( utopia...) in grado di difenderli, da sola o in concerto con altri paesi della stessa area che abbiano interessi simili. Certo con le attuali baldracche evirate di Dx e Sx autosodomizzatesi con la guerra alla Libia sarà certamente impossibile...
    MEDITERRANEUM MARE NOSTRUM...E affanculo crucchi, galli, anglosassoni e yankees!!!
    Giuste osservazioni. Non esiste per l'Italia altra proiezione geopolitica che non sia nel Mediterraneo. E non una classe dirigente degna di questo nome e capace di avere le palle per affermare un minimo di sovranità nazionale. Oggettivamente siamo una colonia.

  5. #5
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    Predefinito Rif: L’Italia è sotto “occupazione straniera”?







    elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia

    Il meticoloso lavoro di ricerca è di A.B. Mariantoni,
    mentre la mappa e alcuni commenti sono tratti dal sito iraqlibero.at
    .
    Qui troverete invece un elenco delle basi militari USA in tutto il mondo.

    Qui troverete un articolo sulle novanta bombe atomiche che si trovano attualmente sul nostro territorio.

    Si consiglia la lettura degli articoli su "Armageddon: capire l'impero americano".













    Le sigle

    Usaf: aviazione

    Navy: marina

    Army: esercito

    Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]

    Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]




    Elenco per Regioni


    Trentino Alto Adige


    1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'Usaf.

    2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.


    Friuli Venezia Giulia


    3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell'Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell'aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest'ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell'Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara' appunto quest'ultima la principale base per l'offensiva aerea contro l'Iraq del nord, ma l'impiego degli aerei della 16th Air Force sara' pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

    4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

    5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

    6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell'Usaf.

    7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell'Us Army.

    8. Trieste. Base navale Usa.


    Veneto


    9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

    10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

    11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

    12. Longare [Vi]. Importante deposito d'armamenti.

    13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

    14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

    15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

    16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

    17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

    18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

    19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

    20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

    21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

    22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

    23. Venezia. Base navale Usa.

    24. Sant'Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

    25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

    26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

    27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.


    Lombardia


    28. Ghedi [Bs]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

    29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

    30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

    108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.


    Piemonte


    31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

    32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.


    Liguria


    33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

    34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

    35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di "occupazione di aree dello specchio d'acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]". Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].


    Emilia Romagna


    36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell'Usaf con copertura Nato.

    37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

    38. Parma. Deposito dell'Usaf con copertura Nato.

    39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

    40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l'attivazione di bombe nucleari.

    41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.


    Marche


    42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.


    Toscana


    43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e' stoccata una riserva strategica per l'esercito e l'aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell'US Army per l'appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell'Africa del Nord e la Turchia.

    44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

    45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'Usaf.

    46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell'Us Navy.

    47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

    48. Livorno. Base navale Usa.

    49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.


    Sardegna


    50. La Maddalena - Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana "Simon Lake".

    51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

    52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

    53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

    54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

    55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

    56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

    57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

    58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

    59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all'incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone "off limits": poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

    60. Cagliari. Base navale Usa.

    61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

    62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

    63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

    64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

    65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.


    Lazio


    66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

    67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

    68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

    69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell'Us Army.

    70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei "La Salle".

    71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.


    Campania


    72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

    73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

    74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

    76. Nisida [Na]. Base Us Army.

    77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell'Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

    78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell'Us Army.

    80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

    81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

    82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

    83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

    84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

    85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.


    Basilicata


    79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

    86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.


    Puglia


    87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

    88. Brindisi. Base navale Usa.

    89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

    90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

    91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

    92. Otranto. Stazione radar Usa.

    93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

    94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.


    Calabria


    95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

    96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.


    Sicilia


    98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell'Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l'una.

    99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell'aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

    102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'Usaf.

    103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

    104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

    105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

    107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

    111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

    112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

    113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d'ascolto e di comunicazioni Nsa.



    elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia
    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

 

 

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