
Originariamente Scritto da
edera rossa
Una delle critiche più diffuse, di cui abbiamo modo di prendere visione anche su Pir, nei confronti dell'Unità italiana è quella che in reltà vi sarebbe una storiografia ufficiale completamente asservita ( a chi poi va a capire) , mentre non viene dato spazio alla così detta storia storia vera , che sarebbe quella delle tante voci antiunitarie , dai filoborbonici ai nostalgici del Lombardo.Veneto, dai filolorena ( per la verità pochini), ai filopapalini ( il peggio non è mai morto) . Ebbene, mi chiedo che, fatte salve le iniziative dirette alle scuole, non è che si rischi di confermare l'idea che i fautori dell'unità italiana trovano il loro ambito sol onella ufficialità e non accettano la sfida con i veri, e per lo più presunti, storici "alternativi"- Non srebbe il caso che storicia nche importanti accettassero di scendere, con l loro mole di dati, in polemica diretta od indiretta con queste mezze verità che stanno devastando, ormai da parecchio tempo, l'idea che il cittadino medio ha del Risorgimento? E lo dico pur convinto , come noi repubblicni lo sappiamo da sempre, che la storia non è stata soltanto quella narrata dai cantori di casa savoia , una mistificazione che ci ha visto da sempre in prima fila a artire dai nostri Mazzinbi, Garibaldi e Cattaneo. Credo che sia però diverso dibattere su m odi con i quali la nostra Unità fu realizzata e contestare le ragioni stesse dell'Unità.
Credo dobbiamo difendere le ragioni di una Unità che si trovano ben chiare nello stesso Inno di Mameli. Gli uomini che fecero l'unità italiana erano ben consapevoli dei rischi delle divisioni ed era la storia passata ad insegnargliolo , oltre aud una visione europea che faceva capire come il "piccolo è bello " potesse valere , anchea llora, solo per alcune dererminate realtà. Ed inoltre non possiamo non osservare come i nostalgici dei piccoli stato preunitari ( spesso descritti in termini non corrispondenti a raltà) continuino ad immaginare una storia che, che senza la svolta unitaria impressa da democratici e liberali , sarebbe rimasta cristllizata senza che le grandi potenze non continuassero a fare il loro "grande gioco" su un paese che avrebbe finito per non potersi nemmeno scegliere chi avere per padrone. Ed i segni di quei movimenti volti a fare una "politica del carciofo" non piemontese , ma da parte di potenze estere erano , per chi sapeva vedere, già ben visibili.
Per questo credo che, in alterntiva od a fianco ai convegni preziosi per chi già conosce, sarebbe opportuno che uomini di studi scendesseroa nche nell'arrengo della polemica , che , a ben guardare, è poi l'arrengo della Stora.i