Torpignattara, ritrovato morto uno dei killer impiccato in un casolare in via Boccea - Roma - Repubblica.it
IL CASO
Torpignattara, ritrovato morto uno dei killer
impiccato in un casolare in via Boccea
Il giovane era ricercato insieme ad un altro marocchino per l'omicidio del commerciante cinese e della figlioletta di sei mesi, assassinato la sera del 4 gennaio
Zhou Zeng e sua figlia, Joy, di 6 mesi uccisi la sera del 4 gennaio a Torpignattara
Uno due marocchini che mercoledì 4 gennaio hanno ucciso Zhou Zeng e sua figlia, Joy, di 6 mesi è stato ritrovato cadavere a Roma. Il suo corpo impiccato, è stato scoperto in un casolare in via Boccea. Gli inquirenti hanno già eseguito il confronto con le impronte digitali del ricercato, ed il confronto è stato positivo.
Nei giorni scorsi la procura aveva emesso un decreto di fermo del pubblico ministero. Per giorni si è ipotizzato che i due si stessero spostando di continuo per non essere trovati.
Nel frattempo continuano le ricerche dell'altro latitante. Non sono molte le certezze su cui lavorano investigatori e magistrati. Il ritrovamento del cadavere Una c'è: non era la prima volta che la coppia di giovani magrebini rapinava. E non era la prima volta che si accaniva contro un cinese.
IL PRECEDENTE DI CINECITTÀ
Raccontano le carte delle forze di polizia e della procura di Roma, ma lo raccontano solo da poche ore (dopo un raffronto con le impronte digitali trovate mercoledì notte sulle tracce lasciate dopo il delitto), che i due killer avevano già colpito. Poco lontano da via Giovannoli, nello stesso quadrante di Roma. Succedeva all'incirca due mesi fa. Una rapina in strada, vittima, anche in quel caso, una donna cinese. L'avevano minacciata con un casco a consegnare loro il denaro. E poi erano fuggiti col bottino. La donna aveva sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri della compagnia Casilina. L'indagine non portò a molto se non a isolare le impronte dei due rapinatori, si erano lasciati dietro parecchie tracce. I loro dati vennero acquisti e registrati come succede per migliaia di piccoli crimini. Sembrava una rapina qualsiasi. Non lo era: oggi quelle impronte dicono che si tratta delle stesse persone. Rapinatori di professione a Cinecittà, diventati killer a Torpignattara.
LA PROVA DEL RIS
Sulla borsa di Lia Zeng, sui caschi e sulla maglietta nera che uno dei due indossava durante il duplice omicidio, i militari del Ris di Roma hanno trovato decine di tracce. Impronte, profili genetici, sangue. Tutti elementi che hanno permesso prima di identificare i due magrebini, poi di scavare nel loro passato. Ed è così che, tra le migliaia di fascicoli accatastati in procura, è spuntata l'impronta lasciata nella rapina di Cinecittà. Gli specialisti del Ris non hanno dubbi: sono gli stessi. I killer di Torpignattara avevano già colpito a novembre. E almeno un'altra dozzina di volte.
SEMPRE LA STESSA ZONA
Non si spostavano molto i due assassini a cui i carabinieri del nucleo investigativo di Roma danno la caccia, senza sosta, da una notte e cinque giorni. Il quadrante della città in cui si muovevano, che fosse per dormire o per "guadagnarsi da vivere", era sempre lo stesso. Quello in cui hanno rapinato la prima cinese. Quello in cui hanno tolto la vita a Joy e a Zhou. Quello in cui più volte, nel corso del tempo, sono stati fermati per controlli di vario genere. Cinecittà, Quadraro, Casilino, Torpignattara: negli ultimi due anni i loro affari non si sono mai mossi da lì, dalla parte orientale della capitale. Che fossero rapine, furti o rivendita degli oggetti che avevano rubato. E le vittime prescelte, molto spesso, erano gli orientali.
LA FUGA E GLI ERRORI
Sono tanti gli errori che hanno commesso i due marocchini. Negli attimi concitati dopo la rapina finita in tragedia, si sono mossi parecchio, lasciando, dietro a ogni spostamento, un dettaglio che portava a loro. Immortalati, più volte, dagli occhi elettronici che sorvegliano la città. Una telecamera li avrebbe ripresi mentre raggiungevano il casolare di via Gentile da Leonessa dove hanno abbandonato la borsa poi ritrovata con dentro 16mila euro. Un altro video li ritrae mentre lasciano il motorino, quello che ieri dagli inquirenti è stato definito "il famoso Sh300", in largo Preneste. Infine, 48 ore dopo l'omicidio, ancora una volta, uno dei due sarebbe stato immortalato alla stazione Termini. Un percorso di fotogrammi che ha aiutato i militari a capire i loro spostamenti.
(16 gennaio 2012)




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ostridicolo:
