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  1. #21
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
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    Va beh, questa è una sorta di damnatio memoriae... qui è proprio l'oblio a essere inteso quale forma di condanna... mentre chi vorrebbe esercitare il diritto al medesimo lo fa in quanto percepisce come tale appunto il ricordo colletttivo...
    A mio sommesso avviso, il c.d. diritto all'oblio creerebbe una sorta di monstrum, ovvero uno sdoppiamento della soggettività giuridica.
    In parole semplici, una ex attrice che volesse denunciare coloro che ne ricordano pubblicamente le sue preterite esibizioni ardite, di fatto andrebbe a chiedere, in sede di diritto, che le si attribuisca il diritto di opzione su due distinte soggettività confliggenti, quella passata dell'attrice disinibita contro quella attuale della morigerata signora di buona società.
    Per restare sul concreto, se un mio cliente, in età giovanile, era noto come cattivo pagatore, rivendico il diritto di poterlo sapere anche oggi che ne ha cinquanta e si è ravveduto, oppure se sto per acquistare una casa credo di aver diritto di sapere che il mio confinante trent'anni prima commise un omicidio che poi espiò in carcere.
    In definitiva, volersi sottrarre, in diritto, al continuum temporale della propria personalità e della propria responsabilità mi pare, a mio giudizio, una pretesa non meritevole di esser presa in considerazione.
    Ultima modifica di Ivan; 16-01-12 alle 20:35

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  2. #22
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Armi di distrazione di massa, I suppose
    comunque il problema penso stia nella percezione comune della prosecuzione di una forma di punizione sociale verso l'individuo, liberato da una pena scontata per intero ma percepita come troppo lieve, un'aggiunta, diciamo, di giustizia popolare, di marchio per additare un elemento ormai infetto e irrecuperabile. La questione è: il cittadino in genere si fida del processo rieducativo che viene posto in essere nel carcere? È la stessa minestra - cioè in termini di fine - del dibattito sulla pena di morte, in fondo: perdonare si o no successivamente alla pena scontata, a cosa serve mettere in carcere se poi all'uscita l'individuo si ritrova isolato socialmente e quindi ancora più spinto a un comportamento lesivo per se stesso e per gli altri? Che senso ha marchiare un individuo se la stessa società ne ha certificato la possibilità di tornare fuori senza che ci sia un ragionevole pericolo? Se si pensa questo tanto vale reintrodurre la pena di morte, perlomeno è un metodo meno ipocrita dell'omicidio sociale.
    E badate bene che è solo la televisione, proprio per il suo meccanismo di amplificazione a senso unico, con i vari programmi di approfondimento alla Bruno Vespa, la responsabile principale. Il web è vero che ricorda tutto, ma proprio per questo dimentica facilmente, se mi passate il paradosso.
    Dopo poco tempo una notizia è già vecchia, nessuno ne parla più, perché la notizia stessa non viene alimentata a meno che emergano nuovi risvolti. In tv rimasticano le stesse cose migliaia di volte, e quel che è peggio SI AMPLIFICANO notizie vecchie, ripetendo e ripetendo, fino a creare un'aspettativa morbosa nel pubblico che, è vero, a volte si insinua anche nel web, ma di cui il web non è responsabile, o almeno lo è in una percentuale risibile. Se tizio ha ucciso, poi si è fatto 20 anni di carcere, e infine un percorso riabilitativo per poi uscire, che senso ha additarlo? se si vuole fare questo, come ho detto, meglio tornare al tempo dei forconi, sarà più barbaro ma almeno, ripeto, più intellettualmente onesto. Oppure avere fiducia nel nostro sistema correttivo e magari porre un freno legislativo e/o deontologico verso certe porcate di programmi, passando a cose più utili. Ma dubito che succederà, la massa si sta esprimendo ormai.
    :giagia:
    Ultima modifica di ಠ_ಠ; 17-01-12 alle 00:33
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  3. #23
    La Vengeance
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Strangolatore di Dresda Visualizza Messaggio
    Con Edmund ho già discusso tempo addietro, al momento dell'arresto di Strauss-Kahn, ma non mi sembra che mi abbia spiegato il motivo per cui va bene la naturale diffusione di una notizia di arresto in un ambito più ristretto ma allo stesso tempo più rilevante per la persona coinvolta (familiari, amici, parenti, ambiente di lavoro e semplici conoscenti) o il fatto che chiunque possa leggere gli incartamenti che ti riguardano ed assistere in diretta al tuio processo, mentre sia degradante la diffusione a mezzo stampa della stessa notizia letta per lo più da pereftti sconosciuti. Come dire "fin quando mia moglie ed i miei figli sanno che sto al gabbio, mi va bene, ma se lo sa anche Giacomo l'ortolano, allora sì che mi arrabbio"
    Non solo, direi che per personaggi pubblici la diffusioni di notizie simili sia più che giustificata.
    Diciamo che mentre ti limiti ad accettare semplicemente la realtà e a constatare che non è materialmente possibile prevenire la libertà di opinione altrui, io metto in evidenza che il riportare una notizia già pubblica non ha alcun ulteriore effetto sulla reputazione di un individuo.
    E' evidente che non hai compreso nulla del discorso intorno alla custodia cautelare.
    Rispondo prima allo strangolatore del diritto.
    Poi entro nel merito del 3d proposto dall'amico Tomàs.

    Tanto per iniziare il discorso.
    La custodia cautelare estrema risponde ad alcune necessità giudiziarie tanto da essere definite dalla normativa "esigenze".

    Siamo nella fase preliminare di una indagine penale e quindi, ove le tre ipotesi riconducibili alla norma (art. 274 cpp) ed ivi tassativamente indicate, ricorressero, il pm deposita la richiesta ed il Gip provvede con ordinanza.
    Ma siamo nella fase magmatica di una indagine.
    Non siamo certo innanzi al giudizio.

    La tassatività della rispondenza tra la richiesta di applicazione della custodia cautelare in carcere e la presenza di almeno una delle tre ipotesi prospettare dalla norma è fondamentale e accerta una volta per tutte la gravità del provvedimento restrittivo della libertà di qualsiasi cittadino.

    Constatata la gravità del provvedimento assunto prima del giudizio per le note ragioni (pericolo di fuga-inquinamento delle prove- pericolo di reiterazione del reato) va da sè che il soggetto che subisce la privazione della libertà non perde affatto, oltre questa, il diritto ad essere un cittadino della repubblica in capo al quale sorgono diritti soggettivi diversi tutti egualmente esercitabili.

    Egli si trova in una situazione delicata sotto il profilo personale e sociale e questa circostanza, quella provocata dalla applicazione della custodia cautelare estrema, deve essere attenuata dalla opportuna valutazione che siamo davanti all'inizio di una investigazione che potrà consegnare risultati molto diversi.
    A maggior ragione laddove egli non abbia subito la privazione della libertà in conseguenza di una sentenza definitiva di condanna. Ed appunto questo è il caso di Struss Khan, ma anche quello di un qualsiasi Enzo Tortora.

    Ecco perchè io considero un abuso esporre all'attenzione dei media il volto di uno Strauss Khan spacciandolo per stupratore prima che venga riconosciuta giudizialmente la penale responsabilità in ordine alla imputazione che gli è stata contestata.

    La custodia cautelare in carcere non costituisce affatto una anticipazione della pena. Ci mancherebbe!
    Il codice ci dice esattamente l'opposto.
    Ultima modifica di Edmond Dantés; 17-01-12 alle 16:06
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  4. #24
    La Vengeance
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Comincio io, da buon nottambulo impenitente...

    In estrema sintesi...

    - Il diritto all'oblio può, a mio giudizio, essere invocato in linea di principio perché è indubbio che tale questione rimandi a un interesse giuridicamente rilevante... ma, a fronte di ciò, non può che trovare scarsissima applicazione pratica... Questo perché l'immensa e capillare diffusione delle banche dati - specialmente informatiche... e collocate anche presso siti stranieri, che dunque sfuggono e sfuggiranno sempre al controllo legislativo di una sola nazione - è un fenomeno incontrastabile... Cercare di combatterlo è come voler fermare la luce del sole con le reti... tale pretesa mi ricorda, mutatis mutandis, il comportamento delle grandi case discografiche che strepitano contro il download illegale dei brani, ottenendo appena una megamultona ogni chissà quanti milioni di canzoni scaricate... non hanno tutti i torti a invocare la tutela del diritto d'autore, ma la realtà - tecnologica, informatica e di riflesso sociale - ormai è quella e non si può cambiare...

    - Pensiamo a un fatto di cronaca, un delitto che ha grande impatto sull'opinione pubblica... un evento del genere trascende, per le sue implicazioni, la sfera soggettiva di reo e vittima e diventa parte della storia sociale e culturale d'Italia... dunque un singolo, per quanto coinvolto in prima persona, non può realisticamente pretendere di gestirlo e riportarlo entro margini in cui non rientrerà mai... Se, ad esempio, l'assassino di Pasolini intendesse esercitare questo diritto, teoricamente fiumi di bianchetto dovrebbero sommergere libri, enciclopedie, film, documentari, articoli di giornale... tale operazione potrebbe, meno astrattamente, essere limitata ai siti internet... ma, a parte la difficoltà a mio avviso insuperabile cui accennavo sopra circa l'allocazione delle notizie in spazi sottoposti ad altra legislazione, si incorrerebbe nel grottesco poiché un dato sarebbe disponibile ad esempio sulla Treccani e non su Wikipedia...

    - L'esercizio di un simile diritto, sempre in relazione a quanto detto prima, costituirebbe inoltre un serio ostacolo per la ricerca storica e non solo... Se, ripensando all'esempio precedente, Tizio volesse scrivere un nuovo saggio - magari revisionista - sull'uccisione di Pasolini, si troverebbe nella paradossale situazione di doverlo fare girando attorno al nome arcinoto del condannato senza poterlo citare... impensabile, pura utopia...

    - Alla luce di quanto detto sopra (e più ancora della grancassa mediatica che incornicia i grandi delitti ed episodi affini, con ore e ore di speciali televisivi protrattti per mesi sui quali non si può pretendere di passare poi la spugnetta come nulla fosse...) la "memoria" è ormai . ingiustamente e tristemente quanto vogliamo, ma è la realtà - una sorta di pena accessoria... di cui occorrebbe tener conto prima di compiere crimini o altri gesti socialmente biasimevoli...

    - Infine, per il momento mi fermo qui, il diritto all'oblio ha un che di paradossale... perché nel momento in cui lo si invoca, si fa tornare d'attualità quel che si voleva rimuovere... per intenderci, io quasi non ricordavo più che l'attrice suddetta avesse girato film porno... finché non mi ha rinfrescato la memoria lei, proprio chiedendo di essere dimenticata... Se dunque io avessi qualcosa da far scordare, spererei più nell'oblio ipso facto che in suo diritto formalmente configurato che, nella concretezza, serve piuttosto a suscitare baccano...

    La parola a Edmond e a chiunque vorrà esprimersi in proposito...
    Nell’esaminare l’origine giusnaturalistica del diritto all’oblio dobbiamo separare le due sfere del pensiero che hai acutamente individuato Tomàs e che si contrappongono: quella razionale relativa alla nozione di equilibrio che la giustizia deve possedere e quella irrazionale animata perlopiù dalla variegata catena dei mutevoli sentimenti umani soggetti al trascorrere del tempo.

    Il soggetto ritenuto responsabile di un crimine ha procurato un danno alla società ed è la società stessa che lo reclama in giudizio. E’ la società, unica titolare dell’accertamento della sua responsabilità e del giudizio, che lo condanna alla pena che gli sarà inflitta e che dovrà essere eseguita.
    Sopra a questo principio fondamentale del diritto positivo riposa la potestà punitiva dello Stato che, in questo modo, ripristina, per così dire, l’equilibrio danneggiato dal disordine provocato dal delitto al consorzio sociale.

    Scontata la pena in termini di sofferenza in ragione della privazione della libertà, colui che si è macchiato del crimine ha saldato il debito contratto con la società a causa del crimine tornando ad essere un cittadino qualsiasi. Dai problemi relativi alla complessa indagine inerente il rapporto tra il fatto criminoso e la sua coscienza, lo Stato e la Giustizia sono dispensati. Su questa terra non esistono pene eterne, esse sono riconducibili al concetto di Trascendenza e di Immanenza.
    La relazione tra quel fatto e la società dunque cessa per sempre.
    E’ in questo momento che sorge in capo a quel cittadino il diritto soggettivo ad essere dimenticato per quel suo “burrascoso passato”. Egli potrà esercitarlo.
    In astratto il tema si pone in questi termini.

    Altro invece è il sentimento, spesso rancoroso, che ognuno di noi nutre nei confronti del reo.
    Ovviamente non essendo vincolato al giudizio formale dello Stato, esso può essere coltivato ad libitum. Motivo per il quale, magari, Girolimoni, che fu oggetto di un clamoroso errore, rimase, nella coscienza collettiva il pedofilo che non era mai stato e Tortora il camorrista che meritava il carcere a vita anche se per quest’ultimo, la società, chiamata a pronunciarsi sopra un referendum, mitigò il suo tremendo pensiero. Ancora oggi, per qualcuno, la terrificante vicenda di Enzo Tortora, presenta qualche lato oscuro.

    Ancorché il cittadino abbia confessato il delitto, la nostra consapevolezza misurerà quell’uomo non sulla scorta di elementi razionali ma sotto la spinta emotiva del coacervo di sentimenti umani eccitati da sequenziali forme di risentimento, la cui origine vendicativa non renderebbe alcun servigio alla nobiltà funzionale del sentimento di Giustizia.

    Avere scontato la pena irrogata certamente non riabilita il reo all’occhio della altrui coscienza, ma lo restituisce alla vita di cittadino libero.

    Il diritto all’oblio al pari di quello al rispetto della privacy sono garantiti dal nostro ordinamento ed io penso sia giusto vengano scrupolosamente osservati.

    Questi i termini della questione osservata dal punto di vista astratto del diritto positivo.

    Ma Tomàs solleva una questione molto importante.
    Può applicarsi, una volta esercitato da chi ne è titolare, il diritto all'oblio alle pubblicazioni avvenute durante il tempo del "clamore" destato dai fatti cirminali di cui si è macchiato colui che oggi ha scontato la pena?

    No. Certamente non è pensabile.
    Facciamo l'esempio di Sofri.
    Sofri ha terminato ora di scontare la pena (non entriamo nel merito della questione perchè potrei per primo rilevare profonde fenditure che smaschererebbero talune perplessità al riguardo), ora è un qualsiasi cittadino della repubblica.
    Egli anche volendo invocare il diritto all'oblio (cosa che si guarderà bene dal fare) si scontrerebbe con la realtà di una congerie di pubblicazioni del passato anche più o meno recente, che lo mettono in relazione con la responsabilità di avere ucciso il commissario Calabresi.

    Dunque sarebbe pressoché impossibile far dimenticare il nome di Sofri collegandolo alla vicenda giudiziaria che lo ha reso protagonista.

    In astratto lui è titolare di quel diritto alla stessa stregua del signor Rossi, ma nella realtà il signor Rossi potrebbe, sempre in astratto, godere di una posizione più vantaggiosa al fine di raggiungere l'obbiettivo di essere dimenticato.

    Quindi le pubblicazioni restano e l'obbiettivo è mancato.

    Internet.
    Il discorso su internet è assolutamente diverso e ne comprenderemo la ragione appena posso rientrare per illustrare la posizione in maniera compiuta senza essere continuamente interrotto da telefoni e visite.

    Con calma torno sul tema parlando solo ed esclusivamente di internet posto in relazione al diritto all'oblio.
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  5. #25
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Ma, guarda, il discorso dell pena che non può essere d aeternum va connatirato con una naturale esigenza di protezione e informazione dei cittadini.

    La pena vera e propria non può essere ad aeternum, ma la condanna resta.

    Il cittadino ha il diritto di essere informato della condanna, anche dopo che questi ha scontato la pena.

    Faccio un esempio. Nessuno sapeva che il galeotto don Pierino Gelmini era stato in galera per svariati anni per assegni a vuoto, truffa e bancarotta fraudolenta. Nessuno sapeva dei suoi traffici in Vietnam del Sud. E nessuno sapeva che in galera era stato messo in isolamento perché si dava da fare con altri detenuti.

    Quando è scoppiato il caso delle denunce per abusi sessuali molti hanno gridato allo scandalo: "non è possibile, è un sant'uomo che ha salvato tanta gente dalla droga".

    Poi qualcuno ha tirato fuori le sue condanne, i traffici coi vertici militari del Vietnam del Sud, le sue gite in fuoriserie per Roma, alla ricerca di bei ragazzetti da rimorchiare, la sua vita da pascià col fratello, don Eligio Gelmini, confessore degli aitanti atleti negli anni '70.

    Domando: le vittime di don Gelmini sarebbero andate nella sua struttura se avessero saputo dei precedenti del prete galeotto?

    E noi, opinione pubblica, abbiamo un interesse a sapere perché 40 anni fa don Gelmini passò alcuni anni in galera? Avremmo la stessa opinione del prete galeotto se non sapessimo dei suoi trascorsi?
    Ultima modifica di ConteMax; 17-01-12 alle 17:07

  6. #26
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Edmond Dantés Visualizza Messaggio
    Egli si trova in una situazione delicata sotto il profilo personale e sociale e questa circostanza, quella provocata dalla applicazione della custodia cautelare estrema, deve essere attenuata dalla opportuna valutazione che siamo davanti all'inizio di una investigazione che potrà consegnare risultati molto diversi.
    A maggior ragione laddove egli non abbia subito la privazione della libertà in conseguenza di una sentenza definitiva di condanna. Ed appunto questo è il caso di Struss Khan, ma anche quello di un qualsiasi Enzo Tortora.

    Ecco perchè io considero un abuso esporre all'attenzione dei media il volto di uno Strauss Khan spacciandolo per stupratore prima che venga riconosciuta giudizialmente la penale responsabilità in ordine alla imputazione che gli è stata contestata.
    Va be, tutto questo per esprimere il solito punto di vista secondo cui in assenza di condanna non vanno riportate notizie per evitare di rovinare la reputazione.
    Il fatto è che nessuno ha detto che DSK era uno stupratore, ma che era stato arrestato perchè denunciato per stupro, vale a dire la verità. Se non l'avessimo saputo noi a livello pratico non sarebbe cambiato nulla, perchè al Fmi si sarebbero comunque chiesti perchè non andava al lavoro e in Francia i motivi per cui non si presentava alle primarie del suo partito...
    Sarebbe interessante poi notare che se si vuole distruggere la reputazione di qualcuno, non bisogna aspettare certo che uno vada in carcere. I festini di Berlusconi ne sono una prova, i giornali scanadalistici non fanno che invadere la privacy altrui, chi ha fatto sapere che Scajola aveva una casa pagata a sua insaputa è un gran katifone etc etc.
    Insomma, stiamo parlando di aria fritta perchè non si può limitare la libertà di espressione, fermo restando che esistono delle leggi a tutela della reputazione di ognuno.
    Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?

  7. #27
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Nei giorni scorsi, in separata sede, si è sviluppato un breve ma intenso scambio di opinioni tra legulei - cioè tra me e lo stimato amico Edmond Dantés - a proposito del "diritto all'oblio"...

    Con tale espressione si allude a una problematica relativamente recente emersa e dibattuta a vario titolo nel mondo giuridico e che comincia a farsi strada - in Italia e in altre naziopni - a livello giurisprudenziale e legislativo...

    In virtù di tale diritto, colui che ad esempio si è macchiato di crimini per i quali ha scontato interamente la pena o che ha tenuto comportamenti pubblici e per qualche motivo riprorevoli (rammento il caso di un'ex pornostar che, invocando in modo esplicito questa figura, chiese tempo addietro che le sue pellicole hard non circolassero più) potrebbe ottenere che determinate notizie non siano più reiteramente diffuse, a meno che tornino di attualità per altra e nuova ragione...

    Discutendo con Edmond, sono emerse opinioni almeno parzialmente antitetiche... sicché sarebbe nostro desiderio ridiscuterne qui in pubblico, anche per raccogliere pareri e opinioni di altri forumisti...
    Il cd. diritto all'oblio, a mio modestissimo parere, potrebbe essere seriamente considerato, tenendo però presente due aspetti.
    Sotto il profilo teorico, tale diritto potrebbe eventualmente essere riconosciuto non in caso di pena scontata (aspetto penalisco), ma ANCHE del concreto risarcimento del danno cagionato dalla propria condotta (aspetto civilistico). Aver scontato una pena, infatti, non significa aver riparato quanto in precedenza guastato.
    Per quanto riguarda l'aspetto pratico, considerate le vostre giuste osservazioni di fronte a soggetti la cui immagine di fatto è di dominio pubblico, anzichè parlare di diritto all'oblio per occultare la propria condotta penalmente rilevante, potrebbe prevedersi l'obbligo di integrare le notizie riportate sull'argomento con il riferimento anche alla pena scontata ed all'avvenuto risarcimento del danno.
    Saluti

    P.S. Il caso Sofri qui casca come il cacio sui maccheroni

    L'ANNUNCIO
    Sofri libero, fine pena dopo 22 anni
    L'ex leader di LC detenuto per l'omicidio del commissario Calabresi. «Come sto? A modo mio, ma non parlo»


    MILANO - Adriano Sofri da oggi è un uomo libero. A 22 anni dalla prima condanna, che lo ha visto imputato e poi condannato definitivamente, con Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, l'ex leader di Lotta Continua ha terminato di pagare il suo conto con la giustizia. Da sempre dichiaratosi estraneo alla vicenda, Sofri da anni era agli arresti domiciliari per motivi di salute e beneficiava di permessi per uscire. Nel 2005, infatti, l'improvvisa rottura dell'esofago lo aveva costretto a subire diversi interventi chirurgici: per questo aveva goduto della sospensione della pena e poi della detenzione domiciliare nella sua casa all'Impruneta, nei pressi di Firenze. «Come sto? Sto a modo mio ha risposto ai cronisti che erano andati a suonare alla sua porta _, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno ma solo per offrirvi un caffè, mi spiace».

    Adriano Sofri è libero, ha scontato la pena


    IL PROCESSO - Con il fine pena di Sofri si chiude una delle più complesse vicende giudiziarie degli ultimi decenni, un processo durato 12 anni, passato attraverso ben 14 sentenze: mai concessa (nè richiesta dal condannato) la grazia, al centro di numerosi dibattiti politici di questi anni. Il primo arresto di Sofri avviene nel 1988, a ben 16 anni dai fatti contestati (Calabresi viene assassinato il 17 maggio del 1972), a seguito delle confessioni del pentito Salvatore Marino, ex militante di Lotta Continua. Marino chiama in causa Sofri, Bompressi e Pietrostefani, sostiene di essere stato lui a guidare la macchina servita per l'attentato, mentre, a suo dire, a uccidere il commissario fu Bompressi. La responsabilità di Pietrostefani e Sofri, invece, secondo la ricostruzione di Marino, sarebbe di «ordine morale», ossia quella di «mandatari». Versione sempre negata dagli imputati, condannati in via definitiva a 22 anni di reclusione, senza mai ottenere la revisione del procedimento. Sofri ha scontato la sua pena, Bompressi ha ottenuto la grazia nel 2006, mentre Pietrostefani è latitante in Francia nel 2002.

    Redazione Online
    16 gennaio 2012 (modifica il 17 gennaio 2012)
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Fonte: Sofri libero, fine pena dopo 22 anni - Corriere della Sera

  8. #28
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Edmond Dantés Visualizza Messaggio
    Facciamo l'esempio di Sofri.
    Sofri ha terminato ora di scontare la pena (non entriamo nel merito della questione perchè potrei per primo rilevare profonde fenditure che smaschererebbero talune perplessità al riguardo), ora è un qualsiasi cittadino della repubblica.
    Egli anche volendo invocare il diritto all'oblio (cosa che si guarderà bene dal fare) si scontrerebbe con la realtà di una congerie di pubblicazioni del passato anche più o meno recente, che lo mettono in relazione con la responsabilità di avere ucciso il commissario Calabresi.

    Dunque sarebbe pressoché impossibile far dimenticare il nome di Sofri collegandolo alla vicenda giudiziaria che lo ha reso protagonista.

    In astratto lui è titolare di quel diritto alla stessa stregua del signor Rossi, ma nella realtà il signor Rossi potrebbe, sempre in astratto, godere di una posizione più vantaggiosa al fine di raggiungere l'obbiettivo di essere dimenticato.

    Quindi le pubblicazioni restano e l'obbiettivo è mancato.
    Caro Edmond, se stanotte Adriano Sofri volesse esercitare il diritto all'oblio e domattina o fra dieci anni io volessi scrivere un saggio o un articolo sull'omicidio Calabresi, secondo te cosa dovrei fare?

    - Non accennare alla condanna (quindi tanto varrebbe non scrivere nulla, essendo impossibile e insensato raccontare una vicenda del genere monca del suo epilogo giudiziario)?

    - Scrivere che è stato condannato un tizio X?

    - Scrivere che è stato condannato il signor A. S.?

    - Altro?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 18-01-12 alle 01:01
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  9. #29
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Caro Edmond, se stanotte Adriano Sofri volesse esercitare il diritto all'oblio e domattina o fra dieci anni io volessi scrivere un saggio o un articolo sull'omicidio Calabresi, secondo te cosa dovrei fare?

    - Non accennare alla condanna (quindi tanto varrebbe non scrivere nulla, essendo impossibile e insensato raccontare una vicenda del genere monca del suo epilogo giudiziario)?

    - Scrivere che è stato condannato un tizio X?

    - Scrivere che è stato condannato il signor A. S.?

    - Altro?
    La soluzione (semplice) te l'ha data Eusebio, che da lassù sempre ti protegge

  10. #30
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    Predefinito Rif: Intorno al "diritto all'oblio"...

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Caro Edmond, se stanotte Adriano Sofri volesse esercitare il diritto all'oblio e domattina o fra dieci anni io volessi scrivere un saggio o un articolo sull'omicidio Calabresi, secondo te cosa dovrei fare?

    - Non accennare alla condanna (quindi tanto varrebbe non scrivere nulla, essendo impossibile e insensato raccontare una vicenda del genere monca del suo epilogo giudiziario)?

    - Scrivere che è stato condannato un tizio X?

    - Scrivere che è stato condannato il signor A. S.?

    - Altro?
    Tomás la questione secondo me è di differenziare tra caso e caso.
    Basta che ti fai questa domanda: chi era Sofri?
    Se un avvenimento riguarda da vicino la politica e la storia d'Italia il diritto all'oblio non esiste di per se, proprio per la natura dell'avvenimento e dei personaggi coinvolti. Vorrei discernere tra diritto all'oblio per fatti non socialmente rilevanti a pena conclusa e fatti per cui per forza maggiore si deve e si dovrà parlare, perché ci riguardano tutti.
    Come dire, di una Franzoni o di uno Scattone o un altro pinco pallino che ha compiuto un reato che non interessa in maniera strutturale la società e ha finito di scontare la sua pena, nessuno dovrebbe più occuparsene a livello mediatico, perché si tratta di cose prive di interesse per la società.
    Magari si potrà scrivere di ciò nell'ambito dei testi specifici di criminologia per un delitto particolarmente efferato o per una modalità insolita di omicidio, ma un giornale o un telegiornale non possono farsi i soldi scrivendo magari tra 20 anni "La Franzoni liberata dice che andrà a fare la gelataia" o che lo Scattone (come è successo) è andato a lavorare nel liceo di Marta Russo, montando il succitato omicidio sociale, quando tutto è nell'alveo della legge e il soggetto che ha saldato il debito con la società non sta compiendo altri reati.
    Altra cosa sono personaggi che per la società sono motivo di interesse generale per la natura stessa delle loro azioni o del loro ruolo nella società: un politico, un attivista che compie un'azione dimostrativa o un omicidio a sfondo politico, un membro rilevante di un'organizzazione mafiosa o organizzazione criminale a dir si voglia, un criminale comune che entra in contatto con realtà politiche socialmente di interesse per tutti, insomma tutto ciò che realmente ci dovrebbe interessare perché tocca le basi della società: e qui un Riina, un Vallanzasca, un Mesina, un Sofri, un Buscetta o un Mangano non possono sperare nel diritto all'oblio, perché la loro storia riguarda tutti noi, mentre se Mario Rossi ha ucciso Maria Rossi gettandola in un tritacarne industriale, una volta uscito di galera non dovrebbe fregare a nessuno tranne che ai familiari della vittima, perché ha pagato ciò che la società prevede. Casomai si dovrebbe accertare se chi viene messo fuori non è più pericoloso per gli altri.
    Ultima modifica di ಠ_ಠ; 18-01-12 alle 12:29
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