“Strano disprezzo per la specie umana quello di destinare anticipatamente la morte o la vita dell’uomo al semplice passatempo di uno spettacolo!”. Così Madame de Stael nel XIX secolo, in occasione di una visita all’Urbe, rifletteva sulle antiche rovine del Colosseo e sui sanguinari spettacoli gladiatori che si tenevano al suo interno per compiacere le masse plebee del popolo romano. Ma se in età imperiale, l’Anfiteatro Flavio era la celebre “location” di cruenti giochi gladiatori, una recente scoperta archeologica lega invece queste antiche rovine ad un contesto ben diverso in epoca medievale. Costruito nell’area al limite orientale del Foro Romano, per volontà dell’Imperatore Vespasiano nel 72 d.C., e inaugurato nell’80 d.C., sotto Tito, l’Anfiteatro Flavio fu concepito come luogo di divertimento per il popolo, diventando l’arena di sanguinosi scontri tra gladiatori. Ma con il crollo dell’Impero Romano e l’avvento del Cristianesimo, la struttura del Colosseo fu adibita a funzioni assai diverse.
Da quanto emerge dagli scavi eseguiti dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma congiuntamente con l’Università Roma 3, durante il periodo Alto Medievale, gli ambienti del Colosseo furono riutilizzati come abitazioni, tabernae, magazzini e botteghe artigiane. In particolare, gli scavi archeologici effettuati sul decimo cuneo dell’area meridionale, hanno rivelato i resti di un focolare, parti di muro e una porzione di superficie calpestabile datata al XII secolo. Tali strutture sono state interpretate dagli archeologi come i resti di un’abitazione. Inoltre, nel fondo del cuneo è stato portato alla luce un calcatorium, risalente al XIII secolo. Lo strumento, legato alla produzione del vino in epoca medievale, è una sorta di doppia vasca utilizzata per pigiare l’uva. In questo caso quindi, l’ambiente è stato interpretato come un’area destinata alla produzione del vino. In queste sezioni del Colosseo, assieme alle strutture portate alla luce, sono state ritrovate alcune medagliette votive, monete e frammenti di ceramica, che contribuiscono a datare gli ambienti in età alto-medievale.
Il professore Riccardo Santangeli Valenzani della cattedra di Archeologia urbana, che ha diretto l’equipe dei giovani studenti dell’Università Roma 3, nell’esecuzione degli scavi, ha spiegato: “Finora si sapeva di insediamenti medievali solo dai documenti come quelli conservati nell’Archivio di Santa Maria Nova, questa è la prima volta che troviamo in concreto qualcosa”, e in merito ai due ambienti rinvenuti afferma; “Emergono due tipologie di sfruttamento dei cunei: una abitativa nel XII secolo e la seconda nel XIII di un’attività lavorativa che era probabilmente di produzione di vino. Ce lo dice un calcatorium, la struttura per pigiare l’uva, che abbiamo trovato nella parte opposta al focolare. In più emerge quello che abbiamo sempre saputo, una attività di spoliazione dei marmi di travertino che è riferibile a due fosse di scavo laterali da cui è stato prelevato marmo”
A quanto pare queste nuove sezioni indagate saranno presto aperte al pubblico, stando a quanto afferma la direttrice del monumento, Rossella Rea: “I ritrovamenti diventeranno parte di un nuovo percorso visitabile che allestiremo alla fine degli scavi”.
Si fa quindi luce su una nuova pagina di storia che coinvolge il monumento simbolo della città eterna, in uno dei periodi più bui dell’Impero.
Fernanda Pica
Si fa luce sul Colosseo dei secoli bui




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