Ormai l'esito del processo più strano, più vergognoso, della nostra storia giudiziaria, non assume rilevanza alcuna. Non interessa neppure più, nessuna persona di mente libera, corretta. Si tratta di attendere la fine di una partita di calcio, segnata da continue interruzioni, per interventi arbitrali organizzati a favorire un esito preordinato. Gli spettatori di buon gusto, del buon giusto, non attendono neppure il fischio finale, vanno via prima. Rimangono i tifosi peggiori, quelli che vogliono vincere ad ogni costo, che si rendono pure conto che gli arbitri sono stati comprati, tanto sfacciata è ogni decisione, ogni punizione sempre contro, ogni rigore, tanti, troppi, indecenti, concessi ed inesistenti. Ma non hanno mai vinto quei tifosi, non lo hanno mai sopportato, ed ora pretendono la vittoria, la esigono, ad ogni costo. A loro interessa il risultato finale, da discutere al bar, da gridare nei cori, da sventolare nei cortei. Sono di quelle partite che screditano il calcio, che lo immiseriscono, che lo abbandonano allo scempio dei prepotenti, dei violenti. Sono di quelle partite che non hanno un risultato vero, che intristiscono tutto l'ambiente, che si preferisce affidare alla memoria labile, quella che si vergogna, per pudore.




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