Il decreto liberalizzazioni del governo Monti viene incontro a più o meno tutti i desiderata degli esponenti del Libero Mercato, industriale o finanziario che sia. In particolare, ai sogni delle compagnie petrolifere anglo-americane che, pur non avendo incassato l’aumento, da 5 a 12 miglia marine, del limite delle acque territoriali entro le quali poter effettuare le ricerche di giacimenti di idrocarburi, una iattura per un Paese a vocazione turistica come il nostro, potranno ben consolarsi con lo scorporo di Snam rete gas dall’Eni.
Una scissione che dovrà aversi entro sei mesi e alla quale anche la dirigenza dell’ente petrolifero pubblico, che fu di Enrico Mattei, negli ultimi giorni aveva dato l’idea di essersi rassegnato. L’Eni senza Snam è sicuramente più debole e non potrà consolare la considerazione che il gruppo incasserà non poche soldi dalla creazione di una struttura che, nelle intenzioni dei liberisti dovrebbe offrire i propri servizi a parità di condizioni a tutte le società che distribuiscono gas. Con un governo “atlantico” come l’attuale si avvierà così quel processo che alla fine registrerà la vendita-svendita della quota azionaria (30,32%) dell’Eni ancora sotto controllo pubblico, quello della Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal Tesoro. Non è un caso infatti che a manifestare tutta la sua soddisfazione per tale svolta sia stato il fondo di investimento statunitense Knight Winke (che ha aumentato in questi giorni la sua quota in Eni dall’1% all’1,5%) e che da tempo insisteva per la separazione societaria di Snam da Eni, parlando di vantaggi finanziari per gli azionisti, in termini di maggiori dividendi. Addirittura Knight Winke si è lamentata perché, a suo dire, nutre perplessità (sic) sui tempi di attuazione del provvedimento, con il rischio di eventuali manovre elusive da parte di chi (l’Eni ovviamente!) “vuole mantenere il vecchio status quo” evitando di confrontarsi con decisioni ormai (purtroppo diciamo noi) non rinviabili.
Negli altri settori interessati dal decreto, è stato previsto l’aumento del numero di farmacie e parafarmacie, una per ogni 3 mila abitanti, e con la possibilità per il governo di nominare un commissario se le Regioni fossero inadempienti nei quattro mesi dall’entrata in vigore del provvedimento. Per ogni farmaco prescritto ai pazienti, i medici nel compilare la ricetta dovranno prevederne uno alternativo. Si tratta in ogni caso, di una misura che farà soprattutto gli interessi delle case farmaceutiche in quanto trasformerà i cittadini da malati in consumatori.
Per andare incontro alle necessità della Ntv, la società ferroviaria di Montezemolo e Della Valle che opererà nell’Alta Velocità, è stato deciso di cancellare il contratto nazionale di categoria. Una scelta definita “grave” dalla Cgil. Nel settore dei mutui, se la banca ne condizionerà l’erogazione alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita, dovrà sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti società assicurative. Ma le banche potranno diventare socie degli studi legali per i quali si prevede la lenta e inesorabile trasformazione, sempre in stile english, da società di professionisti in società di capitali.
Infine una misura che a che fare con la libertà di informazione. Le edicole potranno vendere di tutto, praticando sconti sulla merce venduta. Allo stesso tempo i titolari delle edicole potranno rifiutare di vendere prodotti complementari forniti dagli editori e dai distributori ma anche giornali (sgraditi), con la scusa che si vendono poco e che non producono guadagni adeguati.
Il governo delle banche partorisce il suo mostro | Economia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale




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