Due verbi non propriamente nuovi ma ossessivamente ripetuti in questi giorni neri.
Il primo è il verbo "colpire".
Non c'è articolo di giornale che non ricorra a questo verbo per legittimare le angherie di questo governo di "tennici" vuoi per colpire i pensionati, rei di vivere molto dopo aver pagato troppo, vuoi per colpire i negozianti di Cortina, noti evasori.
Vanno colpiti i tassisti, colpevoli di qualcosa ma non si sa bene cosa, si colpiscono gli automobilisti, si devono colpire i farmacisti, i benzinai, pure i notai vanno colpiti ma con calma perché contano parecchio in Bella Italia e magari si turbano un po'.
Colpire. Sembra di vederlo, Mariello, appollaiato col suo Flobert alla finestra del suo ufficio di senatore a vita sparacchiare a casaccio ai passanti (e pure alle passere) e la sua segretaria col binocolo che conferma il centro: COLPITO!
L'altro è il verbo "tollerare".
Sono un paio di giorni che gira e viene ripetuto soprattutto da chi ritiene di comandare e vuol dare un'immagine di fermezza: "Comprendiamo le necessità di tizio o di caio ma non tollereremo ulteriori disagi", ecc.
Questi signori che si sono assunti il compito di "salvare l'italia" e di farla "crescere" non tollerano le proteste di chi manifesta i propri disagi. E siccome non tollerano alla fine minacciano.
E allora qua bisogna che ci mettiamo d'accordo, signori governanti... Bisogna stare attenti alle parole che si dicono, a come si dicono e al clima di intimidazione che si vuole inculcare nella gente.
Calma. egregi... Uno dei compiti dei governi è quello di non esacerbare le tensioni sociali ma, anzi, di contenerle e ricondurle alla ragione.
E quando accade che un generale in pensione dei Carabinieri solidarizza con i "forconi" e pure gli studenti medi scendono in strada al loro fianco allora qualcosa di strano e di pericoloso sta accadendo.
Non tollerare potrebbe rivelarsi pericoloso.
Calma...




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