Proclami napoleonici di Ugo-escort
presidente muro-di-gomma prende
fischi e umiliazioni ma ride sempre
Solo vaniloquio per “il mio popolo”
di Giorgio Melis
Qualcuno spieghi a Ugo Cappellacci che i cento giorni si riferiscono alla disfatta di Napoleone dalla fuga dall'Elba alla disfatta di Waterloo fino all'esilio a S.Elena. Non un'epopea a futura, risibile memoria. Come ha fatto il presidente-escort di Berlusconi per la Sardegna che domenica ha dissipato sull'amica Unione Sarda un grande spazio rimasto in bianco perché il nulla non si riesce neanche a stamparlo. Cappellacci si è prodotto in un soporifero vaniloquio sui presunti suoi massimi sistemi, esibendo una faccia di bronzo clamorosa: la sua qualità finora più evidente. È un formidabile incassatore, un muro di gomma senza uguali. Sommerge lettori e interlocutori di chiacchiere vagamente surreali, dribblando ogni riferimento alla realtà con ampollose frasi gonfie di niente o di retorica bolsa quanto sfuggente. Elude ogni richiamo al quotidiano, ha resettato tutti i fatti mirabolanti per i quali si era speso con finta serietà nella campagne elettorale issando Berlusconi sulle sue spalle inutilmente atletiche, politicamente cadenti oltre ogni dignità. L'ex assessore tecnico Carlo Mannoni ha gioco fin troppo facile a dimostrare, dati e fatti alla mano, che Cappellacci è un bugiardo patologico e recidivo come il suo mittente.
Dal proclama “al mio popolo” (io sono mio, comunque mai tuo: gli rispondono a muso duro tanti sardi) risulta che le magnifiche sorti e progressive della Sardegna sono in marcia trionfale: a futura memoria, nel deserto di un presente che ha finora dimostrato la conclamata (anche dalla maggioranza) incapacità ad alcunché di una Giunta che già si sta disfacendo. Non per volontà del presidente-escort ma dei forti azionisti di riferimento. Rimpasto o rimpastone, non decide niente lui: subisce. Regolare: a Cagliari come a Roma, dove è visto come un tappetino su cui possono pulirsi le scarpe ministri, sottosegretari e funzionari.
Niente di personale e neanche pregiudizi negativi su di lui. A dire il vero, c'erano aspettative discretamente favorevoli almeno sul piano personale. Ma quando uno che da La Maddalena a Sassari, a Nuoro e nel Sulcis, ovunque vada incassa fischi e contestazioni dure, motivate, inoppugnabili ma fa finta di niente, si deterge gli sputacchi immateriali e si stura le orecchie rintronate per continuare a parlare d'altro emettendo bollicine gassose, beh si capisce la disperazione che già dilaga anche nelle file del centrodestra. Siamo al sottovuoto spinto con annunci generici e inconcludenti, negando tutto - soprattutto l'evidenza - dei provvedimenti specifici annunciati a febbraio, dispersi in Libia e scomparsi dall'orizzonte presidenziale. Stremato dallo sforzo per la fulminea, indilazionabile decisione di cambiare lo stemma della Regione per far dispetto a Soru che aveva sanato la singolarità di un'autonomia bicefala anche nei gonfaloni, Cappellacci è caduto prostrato nell'inazione, con meritato riposo in feste mondane a Roma (esibendo avventurosamente i quattro mori su torta) e prossime attese inutili nelle anticamere ministeriali. Soprattutto, così si sottrarre all'inaudito “assedio” cui è sottoposto alla Regione da parte di fastidiosi postulanti che non lo lasciano lavorare e remano contro. Insomma, ha diritto alla par condicio: Renato Soru non ha avuto un momento di disturbo in quasi cinque anni, non è stato assaltato e strattonato, nessuna dimostrazione a gettone contro, stampa e tv sempre osannanti, nessuno ha cercato di bruciargli la casa con lui e la famiglia dentro dopo la guerriglia urbana preceduta dalla sfilata delle bandiere dei partiti di destra con i loro leader in testa.
Ma oltre questo e la sportività dimostrata mentre veniva subissato di insulti e letteralmente cacciato sotto protezione da La Maddalena, è straordinariamente confortante il richiamo impunemente transitato sul quotidiano Forza-Unione con cui Cappellacci rivendica la difesa della "nostra identità di popolo e nazione”. Apprendiamo dunque, preoccupati per i toni apocalittici, che il presidente-escort scriverà a Brunetta “per affermare che il rispetto dei nostri diritti storici è imprescrittibile per il raggiungimento di una effettiva giustizia sociale, per lo sviluppo e per garantire il diritto alla prosperità e alla pace del popolo sardo”. Obama non avrebbe saputo dire di più e meglio. Temiamo che Brunetta, benché “energumeno tascabile” come l'aveva improvvidamente definito D'Alema, sia terrorizzato e vada facendosi ancor più piccino per sfuggire all'ira funesta di Cappellacci. Non si scherza con lui: autonomia, sovranità e dignità della Sardegna sono “imprescrittibili” e uber alles. Ne sa qualcosa Berlusconi. L'ira funesta del suo presidente indigeno e pure abbronzato gli si è scatenata contro, lucidandogli con la lingua, fino a farlo brillare il cuoio delle scarpe: aveva osato spostare il G8 da La Maddalena senza neppure avvertire l'attendente. Il quale, naturalmente, ha continuato a sorridere secondo slogan sgridando il Cavaliere: “Com'è umano lei, meno male che Silvio c'è”.
Dopo questo e cento altri precedenti come i giorni di vuoto di governo, siamo rassicurati sulla fantautonomia che il bardo del “mio popolo” difenderà all'estremo: “dovranno passare sul mio corpo”. A Roma è già pronto un vecchio bulldozer per spianarlo benché nella capitale si presenti con lo spessore di una sogliola.
Molti, moltissimi italiani in numero crescente e con tasso depressivo in aumento sono imbarazzati a vedersi rappresentare da Berlusconi nel G8, che a questo punto lasciamo volentieri a L'Aquila (a Roma) come ha deciso il Cavaliere-magliaro. Noi sardi abbiamo un problema analogo con il presidente-palafreniere, allarmati che non faccia sciocchezze e si lasci tentare da violenze patriottiche alla Braveheart per la sovranità e indipendenza della Sardegna. Già abbiamo Maninchedda che sul suo sito esalta l'atto con cui la Danimarca ha riconosciuto la parità di governo con la Groenlandia (56 mila abitanti esquimesi). Fulgida, esaltante conquista che potrebbe spingere anche la Sardegna sulla scia di un'omologa indipendenza. Una salvifica exit strategy Cappellacci-Maninchedda potrebbe portarci alla rivolta contro Roma padrona: i due si apprestano a sbarcarvi all'assalto da un aereo partito e arrivato vuoto.
http://www.altravoce.net/2009/06/30/escort.html