Rif: Cittadinanza immigrati
Una soluzione di buon senso
LA CITTADINANZA AGLI IMMIGRATI?
Non sappiamo se l'Europa verrà sottoposta nei prossimi anni a migrazioni bibliche a seguito della «primavera araba» che senza dubbio ha rotto le dighe che sinora la frenavano. Il fatto è che l'esplosione demografica dell'Africa è già avviata; e siccome gli affamati non cercano la salvezza tra altri affamati, è piuttosto ovvio che un numero sempre crescente di povera (poverissima) gente cercherà la salvezza in Europa.
È un problema, questo, che sinora abbiamo affrontato in chiave ideologica (di razzismo o no), che è un modo di renderlo insolubile o comunque mal risolto. Ma due giorni fa Beppe Grillo lo ha inopinatamente risollevato. Tanto vale, allora, ricominciare a pensarci. E avrei un'idea, una proposta.
Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accomodano una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell'Occidente sono più che mai rifiutati.
Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia, oppure, dopo qualche anno, chi risiede in Italia?
Questa è stata, finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall'argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza. Ma non è così. Le tasse pagano i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce e che non paga, o meglio che paga, appunto, pagando le tasse.
E vengo alla mia idea. Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi del ius soli (diventi cittadino di dove nasci) oppure del ius sanguinis (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Vorrei proporre un terzo principio: la concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita (senza fastidiosi e inutili rinnovi). In attesa di scoprire quanti saremo, se li possiamo assorbire o meno, questa formula dà tempo e non fa danno. Certo, se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l'espulsione è automatica (senza entrare nel ginepraio, spesso allucinante, della nostra giurisprudenza).
Insisto: l'inestimabile vantaggio di questa formula è che dà tempo. Quanti saremo? Quale sarà il punto di saturazione invalicabile? L'unica privazione di questo status è il diritto di voto; il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro). Se così fosse, è proprio quel che io raccomanderei di impedire.
Giovanni Sartori
Una soluzione di buon senso - Corriere della Sera
Rif: Cittadinanza immigrati
sono d’accordo che chi nasce qua deve avere la cittadinanza ma oltre che nascere qua deve anche crescere e quindi vivere qua….comunque so che già adesso chi nasce qua una volta compiuti i 18 anni puo’ decidere se vuole anche la cittadinanza italiana…e anche se uno non nasce qua dopo un tot di anni che ha vissuto qui puo’ chiedere la cittadinanza se vuole…io ad esempio sono qua da quando ho 4 anni e intorno ai 20 anni ho chiesto ed ottenuto la cittadinanza senza nessun problema…ad essere sincera l’ho presa solo per non rompermi ogni volta ad andare in Questura a rinnovare il permesso (si è vero che esiste il permesso a tempo indeterminato ma non puoi viaggiare dove vuoi), ma ci sono anche stranieri che lo chiedono perché magari si sentono italiani..
Rif: Cittadinanza immigrati
Rif: Cittadinanza immigrati
Citazione:
Originariamente Scritto da
Albanotta
sono d’accordo che chi nasce qua deve avere la cittadinanza ma oltre che nascere qua deve anche crescere e quindi vivere qua….comunque so che già adesso chi nasce qua una volta compiuti i 18 anni puo’ decidere se vuole anche la cittadinanza italiana…e anche se uno non nasce qua dopo un tot di anni che ha vissuto qui puo’ chiedere la cittadinanza se vuole…io ad esempio sono qua da quando ho 4 anni e intorno ai 20 anni ho chiesto ed ottenuto la cittadinanza senza nessun problema…ad essere sincera l’ho presa solo per non rompermi ogni volta ad andare in Questura a rinnovare il permesso (si è vero che esiste il permesso a tempo indeterminato ma non puoi viaggiare dove vuoi), ma ci sono anche stranieri che lo chiedono perché magari si sentono italiani..
Infatti, non credo che l'attuale Legge che regola le modalità di acquisto delle cittadinanza italiana sia una legge restrittiva ... anzi .. tutt'altro ... quindi è un falso problema ....