Abbiamo una situazione sociale di estrema oggettiva gravità. Una sorta di guerra, neppure tanto metaforica, perchè dichiarataci con intenzioni distruttive, di conquista, di colonizzazione. Le armi non sono le classiche, non fucili o carri armati, ma qualcosa che è la modernissima bomba atomica: l'Economia. Combattere questo tipo di guerra esige una raffinata preparazione tecnica, capacità produttiva, commerciale, inventiva, altrimenti si perde, si diventa poveri, e, poveri, si perde dignità ed autonomia nazionale. Ma come in tutte le guerre, un elemento appare imprescindibile e assolutamente da esercitare: l'unione.
Unione di tutto il popolo che, dimentico di ogni tipo di dissapore, rinunciando a reciproche rivalse, mettendo da parte ogni inutile rancore, si disponesse contro il vero nemico, che viene da fuori, che è l'invasore.
Avviene che qualcuno si prodighi per concertare una strategia comune, chiama a raccolta fazioni opposte, e proponga la concertazione delle rispettive idee, capacità, potenzialità. E avviene che troppi rifiutino sprezzanti ogni tentativo di cooperazione, senza neppure volersi minimamente soffermare a valutare, soppesare, distinguere. Questi "troppi" sono gli "irrecuperabili".
A questi, ideologicamente istruiti, esercitati a combattere a testa bassa, è stato indicato il nemico, i nemici, e, loro, questo vedono come fine da perseguire. Non amano, non avvezzi, esercitare capacità critica individuale, cambiare bersaglio, organizzarsi diversamente, risultando troppo impegnativo, e mortificante. Vivrebbero, il bersaglio diverso, come una sconfitta, una meta non raggiunta. Non è utile, nell'occasione, specificare appartenenze, militanze, insistenze. E' opportuno indicare di questi la loro dannosità, decisiva, determinante nel pregiudicare ogni possibile resistenza al nemico, ogni speranza di buon esito. Ottusa testardaggine la loro, che arriva a farli compiacere del loro rifiuto ad ogni tipo di collaborazione, di lotta comune, sentendosi già mezzi vincitori solo con quel rifiuto che, sanno, potrà provocare danno all'odiato di sempre. Il danno conseguente anche per loro lo sopportano, stoicamente, per quello fatto patire ai compatrioti diversamente pensanti. E così il danno sarà generale e persistente, per questione di irrecuperabilità...




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