Torino, incubo Tbc tra gli studenti di Medicina: cinque malati e 25 positivi - Corriere della Sera

La procura del capoluogo piemontese ha acquisito tutte le cartelle cliniche
Torino, incubo Tbc tra gli studenti
di Medicina: cinque malati e 25 positivi
L'inchiesta partita da una studentessa infetta

MILANO - Corso di laurea in medicina a Torino. Studenti del IV anno, canale A, tirocinanti nei reparti ospedalieri delle Molinette. Centosessantatre studenti in tutto. Tra di loro cinque malati di tubercolosi e al momento 25 positivi (18,12%) al batterio della tbc, pur non avendo contratto la malattia, test su circa 137 studenti controllati. In tutto, compresi i malati, quasi un terzo i contagiati. Numeri da Terzo Mondo. Il quinto caso è stato scoperto ora, una giovane malata asintomatica. Ma forse questi numeri sarebbero rimasti nell’ombra, con il rischio di allargare contagio e malattia tra studenti e studenti, studenti e malati ricoverati, medici e infermieri delle corsie dell’ospedale Molinette.

LA LENTE DELLA PROCURA - Sotto controllo ora anche gli studenti del canale B e, per ordine della Procura, acquisite tutte le cartelle cliniche dei pazienti con cui sono venuti a contatto i tirocinanti. Il preside della Facoltà di medicina, Ezio Ghigo, e la presidente del corso di laurea di medicina interna, Rossana Cavallo, sono stati iscritti nel registro degli indagati per tre ipotesi di reato: disastro colposo (che significa mettere in pericolo l’incolumità di un numero indeterminato di persone), lesione personale e colposa, epidemia colposa. Almeno due di questi reati prevedono fino a 5 anni di reclusione.

L'INCHIESTA - L’inchiesta era partita dopo che lo scorso ottobre una studentessa del canale A del corso di medicina interna che svolgeva il tirocinio all’ospedale Molinette era stata ricoverata all’ospedale per malattie infettive Amedeo di Savoia per aver contratto la tubercolosi. La giovane ventiduenne era arrivata a tossire sangue, come avveniva nei secoli scorsi quando il “mal sottile” mieteva vittime in Europa. Un passo indietro nelle storia. La Procura di Torino aveva poi scoperto altri quattro casi che si erano verificati nell'ultimo anno e mezzo tra i compagni di corso della ragazza. Il primo nel 2009. Nei giorni scorsi il procuratore Raffaele Guariniello ha, inoltre ricevuto la querela congiunta della studentessa ricoverata all’Amedeo di Savoia, dei suoi familiari e del fidanzato. Tutti costretti a sottoporsi alla profilassi con antibiotici per evitare il contagio. Almeno sei mesi. Mentre per i malati la cura deve andare avanti anche per 18-24 mesi. Con il rischio, seppur raro, di complicazioni al fegato. L’ultima studentessa ammalata, scoperta solo perché è partita l’inchiesta, ha una tubercolosi per ora asintomatica, ma già infettiva, ed ha avuto un altro tipo di complicazione: è allergica ai farmaci. Su 4 malati è stato possibile studiare il profilo del ceppo.

IL CEPPO - E’ lo stesso per tutti (Miru-Vntr 24). Ciò fa pensare ad un contagio di gruppo, del quale la Procura sta cercando l’origine. Intanto continuano i test sui 163 studenti del canale A di medicina interna: fino a oggi ne sono stati controllati 137, ne mancano 26 all’appello. Ed è partito uno screening anche sugli aspiranti medici del canale B, quelli senza casi di malattia: su 89 sottoposti a test, due sono risultati positivi (il 2,25 per cento, un dato considerato nella norma). Quali le responsabilità? La prima è che l’università ha «chiuso due occhi» nonostante le segnalazioni di studenti ammalatisi arrivate dalle Molinette. Grave. Gli studenti che frequentano le corsie sono da considerare lavoratori e come tali da sottoporre a controlli prima e durante il tirocinio. La seconda è che c’è un Dpr del 2001 che prevede la vaccinazione anti-Tbc per tutti gli studenti di medicina. Perché a rischio doppio: di ammalarsi frequentando i malati o, se infettati, di divenire contagiatori di ricoverati per altre patologie (anche immuno-depressi) non certo contenti di «accollarsi» mentre sono in ospedale per guarire anche la tubercolosi. Di questo Dpr l’università di Torino non ha mai tenuto conto. Terza responsabilità: l’obbligo di segnalare all’Asl i casi di malattie infettive.

LA "VERGOGNA" TBC - Senza l’inchiesta di queste tubercolosi non si sarebbe mai saputo nulla: Anche per la “vergogna” dei malati a far sapere in giro che hanno la Tbc. Come gli immigrati. La prima studentessa (di Cuneo) colpita nel 2010 si è infatti curata a Genova, quasi di nascosto. Quarta responsabilità: il corso è stato sospeso «sospeso» soltanto il 14 novembre, nonostante la segnalazione della Asl di fine ottobre, dopo la vicenda della studentessa ricoverata all’Amedeo di Savoia. E su Facebook si parlava da tempo della studentessa e di altri 2-3 contagiati in precedenza. Guariniello ha informato della situazione il ministero della Salute ed ha subito attivato un Osservatorio sulle malattie infettive. In pochi giorni sono stati individuati casi anche in due scuole materne, in un liceo, e alle Molinette stesse. Due dipendenti di una ditta che svolge pulizie all’interno dell’ospedale risultate positive. Non solo. Il tre dicembre è stato reso noto il caso di un infermiere del day hospital dell’Amedeo di Savoia colpito da una forma contagiosa della malattia.

L'INCUBAZIONE - E’ bene ricordare che il periodo di incubazione della tubercolosi può essere molto lungo: anche trent’anni. Il 5 per cento di chi è contagiato sviluppa la malattia entro due anni, un altro 5 per cento è destinato ad ammalarsi nel resto della vita. Dopo la trasmissione della malattia tra i tirocinanti di Medicina, era risultato positivo anche un medico dell’Endoscopia diagnostica del Maria Vittoria. Insomma basta indagare che i casi fioccano. C’è anche un altro problema. Possono degli studenti di medicina frequentare i reparti senza essere stati prima sottoposti a controlli per verificare la positività alla tbc o se si sono vaccinati per le principali malattie infettive? Assolutamente no. Negli Stati Uniti e nel resto d’Europa vengono vaccinati anche gli stranieri che frequentano per pochi mesi. A tutela loro e dei malati con i quali vengono in contatto. In Italia invece non si fa. E se gli aspiranti camici bianchi vengono formati così… quali medici diventeranno domani?

Mario Pappagallo2 gennaio 2012 | 205