
Originariamente Scritto da
Grifo
Con buona pace dei due "economisti internazionali" sono tutte cazzate.
Anche iersera al TG hanno dato questa versione falsa come Giuda per truffare l'opinione pubblica.
E dire che basta andarsi a leggere come stanno veramente le cose.
In Italia si può licenziare per:
- giusta causa (inadempienze del lavoratore, motivi disciplinari e così via (ad esempio fumare dove è propibito è motivo di licenziamento in tronco)
- giustificato motivo (sono i motivi sotto elencati)
Possono costituire casi di giustificato motivo oggettivo, sempre che non si rientri nella nozione di licenziamento collettivo:
- la chiusura dell'attività produttiva
- la soppressione del posto di lavoro
- introduzione di nuovi macchinari che necessitano di minori interventi umani
- affidamento di servizi ad imprese esterne
Licenziamento - Wikipedia
In particolare la "soppressione del posto di lavoro" si applica anche quando l'azienda deve procedere alla riduzione del personale per motivi economici, calo di commesse etc.
L'art. 18 della Legge 300 si limita a stabilire che in mancanza del "giustificato motivo" il lavoratore licenziato deve essere reintegrato nel posto di lavoro ed indennizzato per il danno subito con cinque mensilità.
E questo non vale per le imprese sotto i 15 dipendenti dove non c'è l'obbligo del reintegro.
CGIL Lombardia - Statuto dei Lavoratori - legge 300 del 20 maggio 1970
Quello che è vietato dalla legge è licenziare un lavoratore per poi assumere altri lavoratori (anche a termine) per coprire il posto di lavoro di quello licenziato. In questo caso il giudice ti condanna al reintegro e al risarcimento.
Allora perchè tutti questi strilli sull'Art. 18? (che ripeto non è neanche applicabile sul 90% delle imprese italiane, che sono sotto i 15 dipendenti)
Perchè il "reintegro" gli impedisce di licenziare un quarantenne a tempo indeterminato per assumere un altro con contratto precario.
E quindi se passa l'abolizione dell'art. 18 "chiunque", su tutto l'arco della vita lavorativa, potrà essere licenziato e sostituito "con un altro che costa di meno", senza che il licenziato possa appellarsi al magistrato del lavoro per chiedere che venga verificato il giustificato motivo.
Per cui in sostanza approdiamo non solo al precariato globale, ma pure a un sistema in cui al lavoratore dipendente è negato l'appello alla magistratura per far valere le proprie ragioni.
Al di la delle considerazioni etiche, dal punto di vista dell'economia generale è utile il precariato globale?
Evidentemente no, perchè:
- causerebbe un generale calo del potere di acquisto, e quindi ancora "recessione"
- metterebbe altri milioni di persone nella stessa condizione dei precari attuali, e quindi "economicamente incapienti", che non possono accendere un mutuo o chiedere un finanziamento, programmare su basi certe la loro vita etc.
Un ulteriore crollo del potere di acquisto delle famiglie dei lavoratori dipendenti (privati e pubblici, l'abolizione art. 18 serve anche a licenziare liberamente i dipendenti pubblici dei comparti in corso di privatizzazione) avrebbe impatto negativo sia sulla produzione che sul commercio, accelerando recessione e miseria che già viene sparsa a piene mani.
Vi sta bene il precariato globale? Vi sta bene essere "liberamente licenziati" per finire in mezzo alla strada? Vi sta bene regalare questo genere di futuro a figli e nipoti sicchè possano dire di aver speso la vita per ottimizzare i dividendi degli azionisti?
Fatevi due conti e in base a questi giudicate gli argomenti degli "economisti di fama internazionale".