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  1. #1
    Vedo la mano invisibile
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    Predefinito Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Aziende municipalizzate e società miste rappresentano oltre il 3% del Pil per un fatturato di 35 miliardi e 140.000 posti di lavoro. E' quindi un settore importante, che in molti casi gestisce beni comuni essenziali. Ma un settore troppo spesso saccheggiato dalla casta dei politici e dalle loro clientele. Perciò uno dei pochi aspetti positivi della proposta di legge Ronchi presentata l'anno scorso era il divieto di doppio incarico. Ma la norma non è più passata. Oggi c'è chi chiede il divieto di avere un ruolo direttivo in una municipalizzata non solo per chi abbia avuto incarichi elettivi ma per i suoi parenti fino al quarto grado. In modo da eliminare almeno il nepotismo se non proprio la clientela.
    Non è una cosa da poco: sono in ballo qualcosa come 38.000 poltrone!
    Ebbene nel decreto legge denominato "concorrenza e competitività" del nuovo governo un'altra delusione: non appare traccia di recupero di questa misura di incompatibilità! Una misura invece essenziale per restituire al settore una gestione qualificata e non farlo più diventare il luogo del commercio delle clientele o la riserva degli elefanti dei trombati della politica.

    I segreti della casta di Montecitorio: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche: la norma sull'incompatibilità è saltata ancora!
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  2. #2
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    vendere tutto ai privati. non possiamo permetterci di mantenere aziende pubbliche gestite solo da amici dei politici
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  3. #3
    Liberal
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    vendere tutto ai privati. non possiamo permetterci di mantenere aziende pubbliche gestite solo da amici dei politici
    :giagia::giagia:
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
    — Paul Krugman

  4. #4
    Vedo la mano invisibile
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    contestualmente alla privatizzazione bisogna anche liberalizzare ed eliminare le barriere di ingresso per i competitors, anche internazionali.
    Ultima modifica di -Duca-; 26-01-12 alle 20:43
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  5. #5
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Thread da appoggiare incondizionatamente.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Sarò controcorrente ma una norma che prevede l'impossibilità da parte dei parenti di quarto grado dei politici di accedere a posti pubblici è quanto di più illiberale esista, quindi hanno fatto bene a cestinarla.

    Poi è evidente che il problema si risolve alla radice tagliando via tutti gli enti superflui e liberalizzandone il settore così da attirare il privato. Ed è questa la strada da percorrere.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Sarò controcorrente ma una norma che prevede l'impossibilità da parte dei parenti di quarto grado dei politici di accedere a posti pubblici è quanto di più illiberale esista, quindi hanno fatto bene a cestinarla.

    Poi è evidente che il problema si risolve alla radice tagliando via tutti gli enti superflui e liberalizzandone il settore così da attirare il privato. Ed è questa la strada da percorrere.
    Chiaramente, io sono per lo smantellamento della partitocrazia. Non della politica, che è nobile e insostituibile. Della partitocrazia, con tutto il corollario di poltrone, prebende, ecc. ecc.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Io mi chiedo come facciano a tirar avanti in questo paese persone che non sono serve di nessuno, non devono far capo a nessun politico o banchiere o imprenditore o capobanda o che si voglia, non si adoperano per ottenere raccomandazioni ed altri salvacondotti disonesti... è un mistero, che tra l'altro lo stesso Calvino cercava di sviscerare quarant'anni fa. Forse abbiamo davvero bisogno delle riserve indiane.


    La coscienza a posto (Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti).


    C’era un paese che si reggeva sull’illecito.

    Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere.

    Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno parchè quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti.

    Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia.

    Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perchè per la propria morale interna, ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale, quindi, non escludeva una superiore legalità sostanziale.

    Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale.

    Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

    Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attività lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare.

    Poiché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita.

    La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziché il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

    Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili.

    In quei casi il sentimento dominante, anziché di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere.

    Così che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri.

    Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

    In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema.

    Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

    Così tutte le forme di illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto.

    Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

    Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici, né sociali, né religiosi, che non avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone.

    In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare.

    Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede.

    Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sè (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano parchè sapevano che il peggio è sempre più probabile.

    Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, così come in margine a tutte le società durate millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  9. #9
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    Ovviamente è colpa degli evasori che non pagano le tasse :giagia:


  10. #10
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    Predefinito Rif: Per la Casta 38.000 poltrone a disposizione nelle società pubbliche

    ricordate le altre privatizzazioni ? hanno privatizzato, sì ma la concorrenza non si è mai vista. che me ne frega se un bene dello stato (mi scappa da ridere : nostro) viene dato in concessione a un altro monopolista ?

 

 
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