I marò e i siluri di Finmeccanica
Il 25 marzo scorso, due civili indiani sono stati uccisi da alcuni soldati francesi all'aeroporto di Bangui, Repubblica Centrafricana. Hollande ha chiesto scusa ed è finita lì...
di Fabio Polese - Lo scorso 13 marzo l'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi aveva annunciato ufficialmente: “I marò restano in Italia, l’India ha violato il diritto internazionale”. Pochi giorni dopo il cambio di rotta, i fucilieri italiani rientrano in India e, lo stesso Terzi, rassegna le dimissioni dall'incarico di ministro.
La decisione di far rientrare i marò in India è stata presa, secondo le autorità italiane, da una garanzia da parte di Nuova Delhi affinché i due soldati non potessero essere condannati a morte.
Subito dopo la partenza dell'aereo con a bordo Massimiliano Latorre e Salvatore Giorone, Ashwani Kumar, ministro della Giustizia indiano, smentiva le garanzie sull'esito del processo: «Come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale?».
Di errori, in questa brutta storia, da parte delle autorità italiane ne sono stati commessi tanti, sin dall'inizio. L'odissea dei due marò inizia a febbraio del 2012 quando vengono accusati di aver ucciso, dalla petroliera Enrica Lexie dove svolgevano servizio di sorveglianza, due pescatori indiani - Selestian Valentine di 45 anni, e Ajesh Pinky di 22 anni - scambiandoli erroneamente per dei pirati. New Delhi ha subito sostenuto che l'incidente è avvenuto in acque territoriali indiane, l'Italia, invece, è convinta che sia avvenuto in acque internazionali. Allora, perchè la nave è stata fatta rientrare in India? Secondo la ricostruzione dei fatti, la Marina Italiana ha ordinato ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Ma il capitano, che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, ha assecondato le richieste delle autorità indiane.
L'Italia si è impegnata a non estradare nessuna persona verso quei Paesi che ancora applicano la pena di morte, fatta eccezione per i Paesi che assicurino una garanzia assoluta e non esclusivamente formale che la pena di morte non verrà utilizzata. Se è vero che non ci è dato sapere come siano avvenute queste rassicurazioni tra Italia ed India, possiamo dire per certo che le parole del ministro della Giustizia indiano non sono incoraggianti.
Nella decisione di far rientrare i marò in India, ci potrebbero essere dei collegamenti con le commesse Finmeccanica? Anche questo non possiamo saperlo con esattezza. Ci sarebbero, però, 300 milioni di dollari di appalto per la vendita di cento siluri alla Difesa indiana.
Intanto, il 25 marzo scorso, due civili indiani sono stati uccisi da alcuni soldati francesi che presidiavano l'aeroporto di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. «Gli indiani – scrive Fausto Biloslavo su “il Giornale” - si stavano dirigendo verso lo scalo. Nonostante i colpi sparati in aria come avvertimento la piccola colonna non si è fermata. I soldati francesi hanno aperto il fuoco compiendo una strage. Parigi ha ammesso l'errore promettendo un'inchiesta francese. Il presidente Hollande ha inviato le scuse al governo di Delhi. Il premier Singh ha chiesto il rispetto dell'incolumità dei 100 indiani presenti a Bangui». E nessuno, conclude Biloslavo, «ha arrestato o chiesto di processare i militari di Parigi, come è capitato ai nostri marò».
Per uno Stato dovrebbe essere di primario interesse garantire i diritti e la sicurezza dei propri cittadini, anche quando si trovano al di là dei confini nazionali. Questo non avviene quasi mai. Sono infatti più di 3mila - secondo gli ultimi dati della Farnesina - i nostri connazionali detenuti all’estero.
Il 10 agosto del 2012 è stato firmato a Roma un «Accordo bilaterale» tra Italia e India ed è entrato in vigore dal 30 ottobre che dovrebbe permettere il trasferimento delle persone già condannate nel Paese di origine. Se è pur vero che l'ultima parola spetta all'India, dovrà essere il governo italiano a richiederlo. E con decisione. Cosa che fino ad ora non ha fatto né con i due marò né con gli altri italiani detenuti negli angoli sperduti del mondo.
Ci sarà tempo poi, nel caso specifico dei marò, di chiarire il perchè i nostri soldati siano stati messi a disposizione di navi private.
I Maro' e i siluri di Finmeccanica




Rispondi Citando
