L'altro giorno non sapevo che cazzo fare, e mi son messo a scribacchiare al computer e ho fatto un microromanzo (da terminare) mettendo qualcuno del forum DR dentro.
Ci sono un po' di omissis perchè è solo una bozza ed errori grammaticali. Non avevo voglia di delirare da solo e quindi ve ne faccio partecipi.
Ditemi voi.
Quanto mi da fastidio il pigiama, Quanto mi urta e mi da dolore, mi sembra sempre cartavetrata sulla pelle rossastra che non riesce mai a cicatrizzarsi.
Meno delle lenzuola, ma lo sento bruciare in ogni dove, Ovunque è fuoco. Vorrei buttarmi ogni giorno in piscina con tanti cubetti di ghiaccio. Poi avrei freddo, un freddo che ti entra nel cervello,ma mi piacerebbe averla comunque la piscina. A farmi sentir freddo comunque contribuiscono le terminazioni nervose bruciate. Sopravvivo così. Caldo / Freddo , sudore e brivido.
Mi è andata bene.
Non sono un telegramma spedito a qualche parente, non sono una corona di fiori su un monumento. Non sono una lacrima pianta dalla fidanzata. Sono ancora io, o meglio IO. Protagonista del racconto della mia vita.
Chi sono ? Posso dirti che ero il bel sorriso dietro un uniforme blu all'ultima esercitazione della Regia Marina che hai visto al cinegiornale, col braccio teso a 90 gradi. Potevi farci il teorema di pitagora alla perfezione tra quell'angolo braccio - busto.
E voi ci credavate a quel braccio. Sono allo stesso tempo il risultato del vostro credo ed il vostro successivo ripensamento. Con metà del corpo bruciato come il pollo dimenticato in forno, senza quel braccio e senza una dozzina di dita tra mani e piedi.
Non chiedetemi se lo rifarei, ho fatto ciò che NON volevo , ma che mi è toccato e che dovevo, non chiedetemi mai se mi è piaciuto. Sono una bistecca bruciata tra tovaglie di lino, secondo voi mi è piaciuto?
Ho fatto ciò che mi hanno insegnato essere giusto. Qualcuno vive grazie a me, e campassi mille anni non potrei fare di meglio. Cercare di spegnere gli incendi prima che scoppiasse il deposito munizioni della mia nave è stato sicuramente più caldo di tutti i tanghi che sognavo tra le braccia di Luisa Ferida.
Ovvio che se qualcuno mi dicesse di campare mille anni così come sono, gli strapperei la gola a morsi. Eroico mi tocca esserlo a posteriori, ma cretino risparmiatemelo.
Qualcuno campa grazie a me, però.
Ecco questa soddisfazione ce l'ho. Ci son più persone che sforneranno un numero di pargoli di quanti ne avrei voluti mettere al mondo.
Qualcosa da fare in questo anno domini 1946 lo trovo. Spero solo quando mi dimetteranno, di non dover essere quello col carillon alla sagra che vi impietosisce per un po' di spiccioli. Ne abbiamo visti troppi dopo il '18 e la musica è stancante e monotona.
Finchè sua maestà o quello che verrà dopo mi tiene in ospedale, raccolgo questa elemosina meno indegna.
Ma non volevo parlare di me. Anzi odio parlare del sottoscritto. Odio perchè non voglio ricordare chi ero che va bene per i morti, ma voglio solo dimenticare me stesso, perchè sono sopravvissuto.
E' il motivo per cui voglio ricordare chi non c'è più, per chi è morto e per chi non c'è mai stato , per chi poteva morire ed è sopravvissuto con ignominia.
Parliamoci chiaro però. Chi è sopravvissuto è sempre andato avanti, però fatemi simpatizzare per chi voglio.
D'altronde scusatemi ma è vero. Che gusto c'è a pagare un notaio se non con l'obbligo "raccogli ciò che ti lascio , ma fallo pubblicare tra 66 anni"? 66 come poteva essere 55 o 77. Ma 66 suona meglio, come quel 666 dei cavalieri da qualche parte nella Bibbia.
Ma noi, l'Apocalisse l'abbiamo vista. Non l'abbiamo cercata , volevamo vivere con equità, ma comunque c'è caduta dal cielo. Amen vi dico, Amen come Dominus Vobiscum e come Ecce Agnus Dei con la stessa sacralità di un Sacerdote durante la Messa e vi aggiungo tutto l'incenso di questa terra.
L'abbiamo pagata assai cara quell'oscena ed inaccettabile richiesta. Pretendavamo il diritto ad un boccone di pane , pane in più per noi e per i figli che non potrò più avere.
Lunga in ospedale a far passare il tempo. Mi son stufato di toccare il culo ad infermiere che solo a vedermi rabbridiviscono. Mi son messo a cercare qualcosa per dare un senso a me stesso. I miei migliori amici sono adesso in qualche relitto arrugginito con sopra di loro a mo' di lapide solo l'oceano.
E a loro che lascio se non una lacrima che aggiunge solo acqua su acqua?
La mia famiglia ora fa parte delle fondamenta su cui ricostruiranno Treviso, dopo che il rullo compressore aereo americano ha deciso che era ora di fare un nuovo piano urbanistico e che quindicimila cadaveri avrebbero concimato per bene i giardinetti e parchi prossimi venturi.
Dai , meglio non pensarci troppo.
Mi devo inventare qualcosa.
Beh essere ricoverati a Vicenza, oltre a darmi la possibilità di avere vino a poco prezzo (proibito! dice il medico col distintivo del CNL, proibito come direbbe : verboten! come se fossi ancora il crucco che salutava col braccio teso due anni fa,ma lui ha giurato ad Ippocrate di salvar vite ed è per questo che sono qui, non ad Ipocrita come tanti altri che vedo circondarmi),ecco stare a Vicenza, lontano da casa e vicino a troppe montagne, mi lascia la possibilità di pensare a cosa è successo.
Leggo e mando lettere , raccolgo pezzi di vite altrui, ascolto vedove e sorelle e figlie, che mi vedono e piangono, mentre io ho solo fame e sete, fame di vita e sete di ricordi. Non i miei, i loro. Sono un vampiro astemio dal sangue ma come tutti quelli che si son tolti un vizio, lo deve compensare con una richiesta maggiore.
Ascolto la prima di loro. E' e sarà uguale a mille che vedrò. Non piango per loro solo perchè ho abbastanza per piangere me stesso. Sono anelli di catene, ascoltare, leggere di ognuno di loro mi fa venir voglia di conoscere il loro famigliare e mio (mancato) commilitone. In qualche maniera devo passare il tempo, no?
Arriva la prima donna vestita di nero. Tutte uguali nonnemadrisorellefidanzate. Mi racconta. E mi racconteranno ognuna di loro un pezzo di vita, ma non ho fretta di scrivere tutto in una volta , le sento tutte e mischio i loro racconti, in un'unica storia. Magari cambiano i nomi ma i fatti son quelli e permettetemi appunto di ricordare la guerra che abbiamo combattuto come i fatti che vedo e non come le persone la raccontano.
Cominciamo quindi dalla prima mamma. Le mamme son tutte uguali coi loro vestiti neri, ma appunto voglio ascoltare e se Dio vuole, ricordare.
Mi racconta di Giovanni, in quel di Milano. Giovanni il chierichetto che avrei potuto essere e avrei dovuto essere se a Dio mi fossi aperto meglio. Lascio i fatti a lei, ma le parole le metto io, son più bravo se non altro.
Quindi non è tanto il racconto che mi ha fatto, ma il racconto che voglio ricordare. Perciò almeno lo metto nell'ordine con cui voglio ricordare fatti e vite,legate una all'altra secondo piani che se non volessi essere per moda ateo , direi per pura ragione esser della Provvidenza.
Giovanni era un bel ragazzo della Milano con cui ci beavamo al cinegiornale. Milano operaia e proletaria e sansepolcrista, ma la stessa Milano di S. Carlo Borromeo e canti e cerimonie ambrosiane e la stessa Milano di chi aveva sfondato a livello economico e sospirava a metà e con stessa sofferenza tra l'Aida di Verdi e casa Savoia e la marcia di Radetsky e Cecco Beppe.
Milano una e trina, ma sempre Milano.
Ecco GIovanni è quello che sarei stato io se fossi nato a Milano. Giovanni veniva da una buona famiglia, nè ricca nè povera, una famiglia abbastanza bigotta che gli aveva insegnato il PaterAveGloria ancora prima di insegnargli EjaEjaAlalà, Senza troppa ostentazione per il fascismo, senza troppa ossessione per il comunismo. Ecco volevano che fosse una buona persona innanzitutto. E quindi un buon Cattolico. Una persona che se sa che piovono proietti d'artiglieria dal cielo , guarda in alto e chiede tutto a Gesù. Ma anche una persona di sensibilità che non da colpa a Dio del male, ma all'uomo.
Ecco Giovanni nel '41 aveva avuto sospetto che in Africa Settentrionale si stava vincendo si, ma che mancava ancora qualcosa per andare avanti, per arrivare a Suez. E pensò che quello che mancava per il salto decisivo fosse la sua presenza. Giovanni prova a entrare nel Battaglione Giovani Fascisti che sarebbe diventato carne trita a Bir el Gobi, ma Giovanni non è abbastanza fortunato per concimare le sabbie del deserto, non in quella occasione, almeno.
Giovanni con il sorriso di vent'anni e con l'iscrizione a giurisprudenza rompendo le scatole a tutti riesce alla fine a farsi mettere su un carrarmato in partenza per (località a retro El Alamein) nell'agosto del '42. Giovanni ha ingrassato il carrarmato M13 un'infinità di volte e ti può dire quante ore minuti e secondi ci vogliono per smontare ogni bullone. Ci ha sgobbato parecchio dentro e fuori in fase addestrativa, ma gli mancava ancora il baluginio dei colpi che rimbalzano sulla corazza tra mille scintille di fulmine e quel tac tac tac di grandine che ti rimbalza nel cervello quando la mitraglia la senti da bersaglio e non da tiratore.
Giovanni nel suo carro è fortunato. O sfortunato dipende da come la vediamo. E' solo cannoniere, ma già si immagina di bagnare i piedi a Suez e assieme a lui c'è Amerigo che con le sue placche d'argento nel cranio e le sue medaglie di reduce dell'Etiopia è al contempo il più folle e il più saggio nel carro. Ci sono altre persone, a portare avanti la scatola di sardine, ma per ora non mi interessano. Forse me le dimenticherò come tutti li han dimenticati , e non posso sempre essere anticonformista e fare ciò che altri non fanno. D'altronde se ci ricordassimo di tutti non ci sarebbero più militi ignoti che ci servono apposta per ricordare.
Potrebbe essere un bel romanzo quello incentrato solo su GIovanni, e sarebbe stato bello vivere la sua vita. Ma la sua vita non la vive nemmeno lui. E' solo un frammento d'Italia che viene ucciso da un frammento di Inghilterra. O meglio di acciaio inglese. Muore da ragazzino troppo adulto, proprio nel momento che il suo carro sta per stecchire un Matilda inglese che pesa il doppio. Muore senza dire una bella frase, senza gettare il cuore al di là dell'ostacolo. Muore come un fiore . Ma non come un fiore nel senso di giovinezza presto recisa, semplicemente muore esplodendo di mille tonalità di rosso papavero dentro la torretta. Però , cazzo, è rimasto stecchito quando il colpo che aveva sparato era ancora saettante tra una duna e l'altra e mentre Giovanni pittava di vermiglio sabbia e lamiere il colpo sparato alla fine tocca il Matilda. Non lo fa esplodere, il cupio dissolvi istantaneo non è un onore che tocca loro, ma lo scalfisce nel cingolo quel tanto che basta per fermarlo.
Amerigo sopravvive e si getta fuori dal cassonetto cingolato e si porta dietro sulla sahariana quell'odore da grigliata della sagra patronale fatto di cervella, olio bollente e vernice bruciata. Amerigo per ora è tornato a essere quel moccioso che a 6 anni osservava i fuochi dell'Epifania,rincretinito dai colpi quel tanto da riportarlo bambino.
Amerigo ha paura e le orecchie che buttano sangue dall'urlo di mille tuoni subito , sangue che si mischia con quello che lo ha verniciato ben bene di vermiglio e che non sa a quale dei suoi amici appartenga.
Amerigo è dietro una duna. E vede un tizio con la maglietta della GIL strappata e le mostrine della Divisione Pavia. Poi ne raccoglierà la piastrina ma per ora si domanda chi sia quello lì.
"Andatevene affanculo , ci avevate detto che la perfida Albione campava ancora due mesi, io son qua da due anni" Aurelio mitraglia tutto ciò mentre corre come un disperato con una molotov accesa in mano. La lancia. Ahia, mannaggia alla precisione del lancio, esplode su un lato ma la fiamma non avvolge il carro. Aurelio è così fortunato da trovare il cadavere di un bersagliere che è stato così sfortunato da averci lasciato la pelle, ma con ancora tre bombe a mano nelle giberne. Pesca il malloppo e si dirige ancora sul carro. Il carro senza farla troppa lunga, alla fine fa BUM. Peccato per Aurelio che è colposamente ed irresponsabilmente (voglio ricordarlo: volontariamente) vicino al carro ed è travolto dalle schegge. Credo che un giorno gli daranno una medaglia alla memoria. Credo che cambieranno le ultime frasi del morituro da "A stronzi di merda, viva l'Italia immortale che vi piscia in faccia" , ecco credo che mutileranno qualche aggettivo e parola da questa frase per renderla più memorabile. Mutilata la frase, mutilata anche la carogna di quello che era qualche istante prima il buon Aurelio
Amerigo va e raccoglie la piastrina.
Come abitudine, come se dovesse raccogliere uno spicciolo caduto da terra ad un passante.
Alla fine raccolgono Amerigo, sempre come abitudine, sempre come se fosse monetina a terra, quelli della Sanità.
Lo portano via via e via. Alla fine tutto il sangue che aveva addosso non è solo dei suoi sfortunati compagni , e non gli è andata poi così bene. Lo caricano sulla nave ospedale (inserire nome) , Beh alla sua nave gli è andata meglio che alla mia che la scortava. Anzi chi se lo ricorda, se l'ho scortata? Ho fatto avanti e indietro vorrei dire 100 volte nel Mediterraneo, ma son state solo 28, poi ho trovato gli incrociatori inglesi. Un cacciatorpediniere contro due incrociatori è come un gatto contro due lupi. Però a parte miao posso dire che la mia nave li ha graffiati bene. Poi i miracoli accadono solo delle volte, sennò sarebbero inflazionati e noi siamo colati a picco dopo aver lanciato e colpito con due siluri uno di loro. Mi piacerebbe ricordare il comandante come un'altera figura che affonda con ancora il timone tra le mani. Purtroppo è stato solo un troncone bruciato che galleggiava accanto a me. Ma eravamo un gatto contro due lupi, e il gatto ha attaccato per primo. Per coraggio, per disperazione, perchè il gatto non è solo un animale domestico.
Fatto sta che Amerigo arriva in Italia e va nell'ospedale militare di Roma. Grand guignol di macelleria di fanti alpini aviatori e tutto quello che volete. Amerigo siamo sinceri col lettore a cui voglio svelare subito qualcosa... Non è sopravvissuto. Fosse un romanzo qualcuno che sopravviveva lo dovevo inserire. Ci sarei io , ma lasciate perdere, preferirei essere morto. Però quella di Amerigo e degli altri è solo una delle tante storie d'Italia e cattivi e buoni non hanno nella vita il lieto fine o la giusta punizione, per quello c'è Dumas o Dickens.
Amerigo muore, ma non subito, dovrà aspettare ancora un paio di anni.
Amerigo è a letto, con due vertebre schiacciate un po' di ferramenta nel corpo sotto forma di schegge varie e soprattutto un timpano ridotto a gelatina. Beato lui che non ha bisogno di stordirsi di alcol per sentirsi ballare il mondo sotto ai piedi!
Amerigo era come me , non aveva nulla da fare se non mangiare qualche boccone di vita altrui. Tutti alla fine pensavano a scrivere alla fidanzata o a sognarla e non gli davano poi tanta retta. Mi scrive sua moglie (essì era meno solitario del previsto) che aveva conosciuto ricoverato nello stesso padiglione Leone. Leone, leone di nome e abbastanza di fatto. Bella vita romana , tra un cognac e un ballo, sotto gli occhi dello zio prete, che tra una cazziata ed un sorriso lo scrutava da sopra il breviario. Leone , quanti abbacchi ti sei mangiato ai Castelli, ed ora che hai lasciato metà del tuo intestino in Russia, cosa mangerai?Leone stava sul Don che non centra nulla col lavoro dello zio, è invece un termine geografico. Il Don è un fiume un bel po' più grande del Tevere. Scorre da (inserire) a (inserire) ed era il confine tra noi e loro. Brutt'affare uscire dalla buca per pisciare e beccarsi un T34 che Dio solo sa come ha attraversato con una chiatta (insieme a tanti altri mostri di metallo e mostriciattoli a due zampe) e ti viene verso la postazione.
Il coraggio come diceva un altro Don ma di nome Abbondio, se non ce l'hai non te lo puoi dare. Penso sia vero, ma penso che al contrario la follia anche se uno non ce l'ha nel sangue, da qualche parte comunque riesce a cavarla fuori. Non ho altri termini per Leone, che si nasconde insieme ad altri tre compari, a mo' di briganti che si atteggiano a sorci, in una buca con una grossa trave di ferro e appena passa il T34 gliela infila tra i cingoli e riesce a farli deragliare dalle ruote a binario. Sia chiaro , una bestia ferita è sempre una bestia con una bella dose di artigli e rabbia. Però azzoppata in qualche maniera si riesce a farla ragionare. Ci riesce l'artiglieria che gli lancia più confetti che nemmeno al matrimonio del Generale. Non si riesce invece a far ragionare il freddo. Quello anzi ti fa impazzire, e Leone alla fine da qualche parte lungo il Don impazzito carica alla baionetta da solo contro dieci. O stolto, ti credi Napoleone ad Austerlitz? Gli tirano una pistolettata in pancia e la pazzia si spegne di colpo, e di colpo viene creduto morto dagli stessi selvaggi che prima di andare oltre gli sputano addosso. Ecco, anche Leone era una moneta perduta lungo le rive della storia, ma non l'ha raccolto la Sanità come Amerigo. Semplicemente si è trascinato e ha lasciato un altro po' di intestino lungo la Russia , come Pollicino, chi avesse voluto poteva seguirlo e trovarlo. Arriva fino alle linee, e in qualche maniera rientra in Italia. Leone , leone, certo la pensione di invalido non è granchè come soddisfazione, ma cosa ti è servito arruolarti nella RSI poi? Una promessa è una promessa, d'accordo, e l'onore è cosa importante, ma se non con gli abbacchi, almeno ti potevi consolare coi semolini a casa tua dopo la guerra. Cretino, pensi che ti daranno una medaglia solo perchè han sputato sul tuo cadavere vicino a quello di Mussolini a Piazzale Loreto? Non sei nemmeno accanto a lui ,sei in terzo piano, nelle foto vedo solo una tua zampa.
Che hai fatto? Che ti devo dire? Che devo chiederti?
Era meglio tradire o perdere?
Mi stanno tirando tutte le cicatrici e il moncone di braccio mi fa sempre più male, perciò mi darò questa risposta un po più tardi, è la scusa che uso con quello della DC che mi ha mandato il ministero e che mi vuole chiedere se sono defascistizzato o meno. La posso usare anche se parlo di fascisti, no?
Leone aveva un amico, Luca detto Canaglia. Tanto era borghese uno, tanto era sanguigno l'altro. Bolognese, una garanzia. Che poi sia chiaro eran tanto diversi da essere uguali, sul limite estremo della vita che viene vissuta solo perchè così deve essere , senza mezze misure. Insomma altri italiani, di quelli come me. A volte penso che quelli che son morti in giro per il mondo negli ultimi anni, invece di seppellirli all'ossario (almeno i fortunati che hanno avuto questo privilegio) dovevano metterli sotto sale o sott'aceto. Mostrarli alle generazioni che verranno dopo di noi e dir loro "guardate che cretini". Che poi cretini non eravamo , abbiamo solo osato sperare che come italiani potessimo avere un boccone in più dalla storia e non le briciole o gli avanzi gettatici in testa da altri. Anzi, rettifico, siamo stati i più grandi cretini proprio per questo motivo.
Canaglia era una buona persona. Non me l'ha detto sua madre , anzi, ha detto che era una testa calda. Me l'ha descritto comunque come una delle tipologie di persone che se le hai sopra di te per via del grado, uno fa il suo dovere anche volentieri. E' una storia come tante. Mi sfugge come avesse conosciuto Leone, però lui invece che friggersi o congelarsi il cervello in Africa o in Russia era finito sui sommergibili. Siamo tutti pietanze sulla tavola della vita e chi doveva essere arrosto, chi sorbetto, evidentemente Canaglia era l'affogato all'amarena. Certo, ha avuto almeno la decenza di schiattare con l'uniforme da sergente della Regia Marina, ed il blu sul bianco del cadavere dona, ma perchè, ti domando, perchè hai voluto tentare di abbattere con la mitragliera sul ponte, quell'aereo che ti stava solo attaccando? Non potevi alzare le mani e dire "scusate, io non centro niente" ? Eh caro mio, se avessi saputo cosa sarebbe venuto dopo in Italia, ad alzare le mani e chiedere scusa ti avrebbero dato una patente di antifascista, che oggi vale più della tessera del pane. L'aereo inglese non l'hai abbattuto, anzi il pilota ti ha salutato con un bel motherfucker che non so cosa voglia dire, ma dubito sia la solita solfa degli inglesi cavallereschi e sportivi, però lo hai azzoppato quel tanto che serviva al tuo sommergibile per immergersi rapido ed invisibile rombo e motori e canzonette varie. Ti ha spappolato una gamba con una raffica di piombo londinese e sei finito fuoribordo ed il sommergibile doveva scegliere se rischiare 1000 tonnellate d'acciaio per 70 chili di carne. Sei tornato da dove siamo venuti. Nasciamo come Cristiani dall'acqua del Battesimo, non è strano concludere tutto in acqua. Tu non credevi in Dio con una ostinazione così coerente che alla fine eri il miglior cristiano di tutta la Marina.
Canzonette sui sommergibili ve ne erano tante, che poi canzonette di cosa, se non quell'osceno vibrare di ogni bullone sincronizzato agli stantuffi dei motori, mentre respiri una miscela di olio, sudore , scuregge e tracce d'aria? La guerra l'han fatta tantissime persone, l'han combattuta in veramente pochi e di quei pochi la maggior parte l'ha fatto in silenzio. E proprio perchè tu l'hai combattuta nell'estremo frastuono dei motori, forse il silenzio è consolazione che gradirai più di bercianti commemorazioni coi bambini che si scaccolano dalla noia.
Mi sto perdendo nell'immaginazione. Come so che il pilota inglese cavallerescamente ti ha salutato con un nobilissimo motherfucker?
Come so cosa pensavano Leone, Amerigo e gli altri visto che sono morti?
Non sono morto, non mi sto facendo suggerire nulla da S.Pietro, non sto sognando o immaginando. Posso solo dirvi che è così che è andata secondo me. Certo può essere andata in mille altri modi e vi racconteranno che ci siamo arresi ad ogni battaglia dopo dieci minuti, però se fosse vero non saremmo durati tre anni contro tutti. Se avessimo vinto, ognuna delle storie che vi racconto si sarebbe conclusa con un vincitore sorridente che torna a casa dalla bella o con un eroe che muore bello e sorridente col sole in faccia in mezzo al grano lucente. Ecco penso che avendo perso dopo aver combattuto molto , la risposta non possa essere bianco o nero su chi eravamo, ma tante sfumature di grigio, con vigliacchi che parlano a conti fatti e morti che tacciono più per pudore che per impossibilità fisica di ribattere.
Amerigo che è sotto qualche metro di terra in Istria, mi racconta per il tramite delle lettere alla moglie altre storie. Mi piace ascoltare quello che racconta sua moglie, perchè capendo le emozioni di lei, ho maggior contezza di chi fosse la persona che non leggendo le lettere scritte dal soldato. Amerigo è un fesso al cubo. Fesso una volta perchè è andato in Etiopia nel '36 e ci è tornato con metà del cranio lasciato sull'Amba Aradam. Fesso due volte perchè è l'unica persona di cui ho notizia che corrompe un medico militare non per restare a casa ma per andare in nord Africa nel '40. Fesso tre volte perchè a casa su un letto, a smaltire le fratture e ferite della seconda tournè in Africa pensa sia giusto andare a combattere per Mussolini,dopo che Badoglio aveva dato allo stesso tempo il rompete le righe e rompete il giuramento.
Oddio assieme a lui vanno in decine di migliaia come volontari, ma d'altronde la fessaggine è malattia endemica in questo paese. Ed io? Ennò cari miei, come dico a quello della DC che mi manda il ministero, a me stavano ancora cercando di assemblare i pezzi, come se il mio corpo fosse un puzzle, non fatemi domande, non fatemele solo perchè un domani vorrei mettere su famiglia. Ora sono il mostro di Frankenstein ma magari posso trovare la donna barbuta e mettere su un circo casalingo.
Amerigo insomma lascia la sua convalescenza portandosi sotto braccio la sua fessaggine al cubo e la vecchia sahariana lavata mille volte, ormai sbiancata ma con qualche chiazza marroncina del sangue di Giovanni e del resto del suo equipaggio , che sono miglior medaglia del pezzetto d'argento e quelli di bronzo che penzolano dal taschino. Io vorrei sperare che fosse stato così stupido solo per le bozze sul cranio e così spaccone solo perchè negli ultimi vent'anni un tizio si era affacciato sul balcone. Ma temo che fosse così perchè ci credeva.
Stupido e ancora speranzoso riguardo al futuro dell'umanità. Caro mio, se avessi aperto gli occhi un po' prima su chi è l'uomo, non avresti creduto ai partigiani che ti avevano detto che ti avrebbero risparmiato la vita se deponevi le armi. C'è quel tuo compagno di università che ti mise a rapporto perchè osasti venire ad un'adunata del sabato fascista con la barba lunga e ti schiaffeggiò perchè avevi chiesto se il cerchio di fuoco dovevi saltarlo prima o dopo i pasti. Lui l'8 settembre ha ricevuto l'illuminazione che il fascismo era una cosa sbagliata e dopo essersi coraggiosamente nascosto in cantina per un bel po' di mesi, il (inserire giorno presunta liberazione Napoli) ha eroicamente liberato la tua Napoli facendo da retroguardia ai tank americani, dopo che i tedeschi se ne erano andati.
Mi pare che sia giusto premiare l'eroismo con un posto in consiglio comunale. L'eroismo è gratuito sacrificio di se, ma per il resto al di là della gratuità offre la casa.
Ecco vedi lui è stato veramente intelligente ed è su simili intelligenze che costruiremo questa Italia nel '46.
Tu invece sei stato fesso ed alla fine se il fosforo sviluppa la memoria il piombo è la cura per chi vuole ricordare troppo.
Sono un po' stanco e la dattilografa (priviliegio da amputato) a cui detto tutto, la pago con la pensione che prima o poi prenderò.
Scherzo , se fosse così mi avrebbe già piantato la penna in un occhio. La pago con la rendita di quel piccolo pezzo di terra che ho vicino Latina. Ci lavora mio zio che è reduce più reduce di me, se non altro per anzianità. Alla fine ci ha lasciato solo un pezzo d'orecchio sull'Ortigara nel '17 , perchè era cretino anche lui e ha pensato che combattere per l'Italia fosse giusto sempre ed in ogni caso, mentre non gli avevano insegnato che di guerre per l'Italia ce ne sono di due tipi, quelle giuste e quelle sbagliate, sempre per l'Italia si badi, ma alcune fatte da buoni buoni e le altre da cattivi cattivi. Mio zio è il fratello di mio padre che evidentemente era un cretino come Amerigo, visto che è morto sul Carso nel '18 identicamente a lui e manco era partigiano. L'unico mio timore è se devo considerarmi fascista solo perchè quel pezzo di terra ce l'ha dato Mussolini, a noi come tante famiglie venete. Ecco quando arriverà quello della DC che era nel GUF mentre io ero in officina a imparare un lavoro glielo chiederò.
CONTINUA




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