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Rif: Corna!
Fin dai tempi più antichi, l'uomo ha associato la potenza fisica degli animali alla grandezza delle loro corna. Questa credenza si è trasformata poi in culto idolatrico degli animali dotati di corna, fino a considerarli vere e proprie divinità. Per secoli, guerrieri e insigni condottieri si fecero raffigurare con questi ornamenti sul capo, ritenuti simbolo di potenza, di forza e anche di discendenza divina.
Un esempio già citato è quello di Alessandro Magno, spesso rappresentato sulle monete con le corna, simbolo della sua discendenza divina da Giove Ammone.
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Rif: Corna!
Citazione:
Originariamente Scritto da
Silvia
Fin dai tempi più antichi, l'uomo ha associato la potenza fisica degli animali alla grandezza delle loro corna. Questa credenza si è trasformata poi in culto idolatrico degli animali dotati di corna, fino a considerarli vere e proprie divinità. Per secoli, guerrieri e insigni condottieri si fecero raffigurare con questi ornamenti sul capo, ritenuti simbolo di potenza, di forza e anche di discendenza divina.
Vichinghi...
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Samurai...
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Re: Rif: Corna!
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Una delle più arcaiche icone di Shiva Pashupati provenienti da Mohenjo-daro (2000 a.C.) rappresenta il Dio in postura yogica e la testa incoronata da corna taurine, in altre raffigurazioni antiche è invece munito di un solo corno (tra l'altro Aristotele e Ctesia riconducevano proprio in India la fonte della figura dell'unicorno).
"Veneriamo colui che unifica il forte e il debole, colui che turba e non è turbato, il toro Nandin con la sua gobba ed il suo corno che risplende"
(Linga Purana, I, 21, 25)
Il toro, Nandin è raffigurazione zoomorfa di Shiva (come i tori Api e Mnevi sono incarnazioni viventi di Osiride. In Elide si invocava Dioniso come toro danzante, a Olimpia era venerato sotto forma di toro e di serpente). In alcuni templi dedicati a Shiva vi è un toro al quale i fedeli toccano i testicoli (sorgente di vita e di gioia) per ottenere forza, benessere e protezione.
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Re: Rif: Corna!
Il corno riveste una simbologia esclusivamente lunare, con buona pace di Guenon...(cosa c'entrino le corna d'Ariete e quelle del Toro lo sa solo lui).
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Re: Rif: Corna!
E qua sbagli, forse le corna del toro legato al dionisismo, ma le corna sono prerogativa SOLARE!
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Re: Rif: Corna!
Citazione:
Originariamente Scritto da
sideros
E qua sbagli, forse le corna del toro legato al dionisismo, ma le corna sono prerogativa SOLARE!
Si è mai visto il Sole avere tra i suoi attributi il crescente lunare? :sofico:
Ma ragiona!
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Re: Rif: Corna!
Le corna del cervo (ramificate) rappresentano il solare come le corna di Mosè. Qua non serve il ragionamento, serve solo la lettura dei più grandi esoteristi e anche antropologi. L'avevo premesso il distinguo!
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Re: Corna!
Le corna sono la proiezione delle "radici solari" e in certi casi la forza del corpo lunare crescente, ma mai NERO! Pensa alle pratiche Miriamiche!
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Re: Corna!
Citazione:
Originariamente Scritto da
sideros
Le corna sono la proiezione delle "radici solari" e in certi casi la forza del corpo lunare crescente, ma mai NERO! Pensa alle pratiche Miriamiche!
Ma lascia perdere le corna di cervo! Il corno ha la forma arcuata del crescente lunare ed è illusorio che possa riferirsi ad un simbolo solare e quindi maschile. Il simbolo maschile ha sempre la forma del fallo eretto (la spada, l'obelisco, il campanile e quant'altro). E' ciò che svetta verso l'alto, verso il cielo che è mascolino e solare, non ciò che forma un arco curvandosi....è intuitivo anche per gl'ignari di simbologia.
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Re: Corna!
Per chiarire meglio l'opinione del Guénon, ecco il suo scritto sull'argomento. Tratto da : Symboles fondamentaux de la Science sacrée, traduzione di Francesco Zambon (René Guénon - Simboli della Scienza Sacra)
Il simbolismo delle corna
Nel suo studio sul celtismo, T. Basilide segnalava l'importanza di “Apollon Karneios” in quanto dio degli iperborei; il nome celtico
Belen è d'altronde identico ad “Ablun” o “Aplun”, divenuto presso i Greci “Apollon”. Ci proponiamo di tornare un giorno in modo
più completo sulla questione dell'Apollo iperboreo; per ora, ci limiteremo ad alcune considerazioni che riguardano più specificamente
il nome “Karneios”, come pure quello di Kronos con il quale è in stretto rapporto, giacché questi due nomi hanno la stessa radice
KRN, che esprime essenzialmente le idee di «potenza” e di «elevazione».
Nel senso di «elevazione», il nome Kronos conviene perfetta mente a Saturno, che corrisponde in effetti alla più elevata delle sfere
planetarie, il «settimo cielo” o il Satya-Loka della tradizione indù [Per i pitagorici, Kronos e Rhea rappresentavano rispettivamente il
Cielo e la Terra: l'idea di elevazione si ritrova dunque anche in questa corrispondenza. È solo per un'assimilazione fonetica tardiva che
i Greci identificarono Kronos o Saturno con Chronos, il Tempo, mentre in realtà le radici di questi due nomi sono diverse; pare che il
simbolo della falce sia stato trasferito allora dall'uno all'altro, ma ciò non rientra nel nostro argomento attuale]. Non si deve d'altronde
considerare Saturno unicamente, e neppure in primo luogo, una potenza malefica, come sembra si tenda a fare talvolta, perché non
bisogna dimenticare che egli è innanzitutto il reggente dell’»età dell'oro», cioè del Satya-Yuga o della prima fase del Manvantara, che
coincide precisamente con il periodo iperboreo, il che dimostra come non senza ragione Kronos sia identificato col dio degli iperborei
[Il mare che circondava l'isola di Ogigia, consacrata a Karneios o a Kronos, era chiamato mare di Crono (Plutarco, “De facie in orbe
Lunae”); Ogigia, chiamata da Omero l'«ombelico del Mondo» (rappresentato più tardi dall'Omphalos di Delfi), era del resto soltanto
un centro secondario, che aveva sostituito la Tule o Siria primitiva in un'epoca molto più vicina a noi del periodo iperboreo]. È
verosimile del resto che l'aspetto malefico risulti qui dalla scomparsa stessa di tale mondo iperboreo; in virtù di un analogo
«rivolgimento» ogni «Terra degli dèi», sede di un centro spirituale, diventa una «Terra dei Morti» quando il centro è scomparso. È
anche possibile che si sia in seguito attribuito di preferenza quest’aspetto al nome Kronos, mentre l'aspetto benefico rimaneva al
contrario legato al nome Karneios, per via dello sdoppiamento di questi nomi che in origine erano uno solo; ed è vero inoltre che il
simbolismo del sole presenta in se stesso i due aspetti opposti, vivificante e mortifero, produttore e distruttore, come abbiamo fatto
notare ultimamente a proposito delle armi che rappresentano il «raggio solare” [In greco, la forma stessa dei nome Apollon è assai
vicina a quella di Apollyon, il «distruttore» (cfr. Apocalisse, ix, 11)].
Karneios è il dio del Karn, cioè dell’“alto luogo» che simboleggia la Montagna sacra del Polo, ed era rappresentato presso i Celti sia
dal “tumulus”, sia dal “cairn” o mucchio di pietre che ne ha conservato il nome. La pietra è del resto spesso in rapporto diretto con il
culto di Apollo, come si vede in particolare dall’Omphalos di Delfi, e anche dal cubo di pietra che serviva da altare a Delo, e di cui
l'oracolo ordinò di raddoppiare il volume; ma, d'altra parte, la pietra aveva anche una relazione particolare con Kronos; si tratta di un
nuovo accostamento che possiamo indicare solo di sfuggita, poiché questo punto meriterebbe di essere trattato a parte [In genere si
attribuisce ai «betili», che sono assimilabili all'Omphalos, un significato «solare»; ma quest'ultimo si è probabilmente sovrapposto,
in un certo periodo, a un significato «polare» primitivo, e può darsi che sia stato così anche per Apollo. Notiamo inoltre che Apollo è
rappresentato come protettore delle sorgenti (il “Borvo” celtico gli fu a tal riguardo assimilato); e le sorgenti sono pure in relazione
con la montagna o con la pietra che ne è un equivalente nel simbolismo «polare»].
Nello stesso tempo, Karneios è anche, per il significato stesso del suo nome, il «dio potente» [Questo nome perciò corrisponde, in
ebraico, al nome divino Shaddai, che dev'essere più particolarmente il nome del Dio di Abramo; ora, anche fra Abramo e Kronos
esistono rapporti abbastanza notevoli]; e se la montagna è, sotto uno dei suoi aspetti, simbolo di potenza come pure di elevazione,
grazie all'idea di stabilità che vi è connessa, c'è un altro simbolo ancor più caratteristico da questo punto di vista, quello delle corna.
Ora, esisteva a Delo, oltre alla pietra cubica che abbiamo appena menzionato, un altro altare chiamato “Keraton”, interamente formato
di corna di buoi e di capre solidamente unite; è evidente che ciò si riferisce direttamente a Karneios, la cui relazione simbolica con gli animali cornuti ha anche lasciato tracce fino ai nostri giorni [In Bretagna, san Cornelio o Cornély, sostituito ad Apollon Karneios, è considerato il protettore delle bestie cornute; le considerazioni che facciamo qui permetteranno di capire come in realtà ciò sia molto più di quel semplice «gioco di parole» che taluni sarebbero forse tentati di vedervi].
Il nome stesso di corno si ricollega d'altronde in modo manifesto alla radice KRN, così come quello di corona, che è un'altra
espressione simbolica delle medesime idee, poiché le due parole (in latino “cornu” e “corona”) sono assai vicine [La parola greca
“Keraunos”, che designa il fulmine, sembra di fatto derivata anch'essa dalla medesima radice; osserviamo a tale proposito che il
fulmine colpisce di solito le vette, i luoghi o gli oggetti elevati; e bisogna anche tener conto dell'analogia del lampo con il raggio
luminoso sul quale dovremo tornare]. È fin troppo evidente che la corona è l'insegna del potere e il segno di un rango elevato perché
sia necessario insistervi; e troviamo un primo accostamento con le corna nel fatto che sia queste che quella sono poste sulla testa, il
che dà bene l'idea di un «vertice» [Nella tradizione ebraica, Kether o la «Corona» occupa il vertice dell'albero sefirotico]. Ma non è
tutto: la corona era originariamente un cerchio ornato di punte a forma di raggi; e le corna sono similmente considerate raffigurazioni
dei raggi luminosi [Si può trovarne un esempio particolarmente efficace nelle rappresentazioni di Mosè, perché si sa che le parvenze di
corna ch'egli porta sulla fronte altro non sono che raggi luminosi. Taluni, fra i quali Huet, vescovo di Avranches, hanno voluto
identificare Mosè con Dioniso, che è ugualmente raffigurato con le corna; ci sarebbero d'altronde altre relazioni curiose da esaminare,
ma questo ci porterebbe troppo lontano dal nostro tema], il che ci riconduce a certe considerazioni già fatte a proposito delle armi
simboliche. È chiarissimo, del resto, che le corna possono essere assimilate ad armi, anche nel senso più letterale, da cui deriva l'idea
di forza e di potenza che è stata loro attribuita sempre e dappertutto [La stessa assimilazione è naturalmente valida anche per altri
animali, come le zanne dell’elefante e del cinghiale, la cui forma appuntita è simile d'altronde alle corna. Aggiungiamo comunque che
la dualità delle corna (e anche delle zanne) impedisce l'applicazione del simbolismo «assiale»: esse si assimilano piuttosto, a tale
riguardo, alle due punte laterali del “trishula”; e per questo, inoltre, parliamo qui dei raggi luminosi in genere, e non del «Raggio
celeste» che è, dal duplice punto di vista macrocosmico e microcosmico, un equivalente dell”“Asse del Mondo»]. D'altra parte, i raggi
luminosi sono molto adatti a valere da attributi della potenza, sia essa, a seconda dei casi, sacerdotale o regale, cioè spirituale o
temporale, poiché essi la designano come un'emanazione o una delegazione della fonte stessa della luce, il che essa è infatti quando è
legittima.
Si potrebbero portare facilmente molteplici esempi, di assai diversa provenienza, delle corna impiegate come simboli di potenza; se
ne trovano in particolare nella Bibbia, e in modo ancor più speciale nell'Apocalisse [Bisogna osservare che qui l'idea non è più
soltanto quella di una potenza legittima, ma viene estesa a ogni potenza di qualsiasi genere, sia malefica sia benefica: ci sono le corna
dell'Agnello, ma anche le corna della Bestia]; ne citeremo un altro, tratto dalla tradizione araba, che designa Alessandro con il nome
di “El Iskandar dhul-qarnein”, cioè «dalle due corna» [La parola araba “qarn” è la stessa di «corno», giacché la radice KRN può
facilmente mutarsi in QRN, e anche in HRN, come nell'inglese “horn”. La parola “qarn” ha anche un altro significato, quello di «età»
o di “ciclo», e più spesso di «secolo»; questo duplice significato provoca talora un curioso equivoco, poiché alcuni credono che
l'epiteto “dhul-qarnein” applicato ad Alessandro voglia dire che egli visse due secoli], il che si interpreta di solito nel senso di un
duplice potere esteso sull'oriente e sull'Occidente [Sotto questo profilo, le due corna sono un equivalente delle due teste dell'aquila
araldica]. Questa interpretazione è perfettamente giusta, purché non se ne escluda un altro fatto che piuttosto la completa: Alessandro,
essendo stato dichiarato figlio di Ammone dall'oracolo di questo dio, prese come emblema i due corni di ariete che costituivano il
principale attributo di questi [Lo stesso Ammone era chiamato «Signore dal duplice corno» (Libro dei morti, cap. clxv)]; e tale
origine divina non faceva altro che legittimarlo quale successore degli antichi sovrani dell'Egitto, a cui essa veniva pure attribuita. Si
dice anche che egli si sia fatto rappresentare così sulle sue monete, cosa che del resto, agli occhi dei Greci, lo identificava piuttosto
con Dioniso, di cui evocava anche il ricordo con le sue conquiste, soprattutto con quella dell'India; e Dioniso era il figlio di Zeus, che
i Greci assimilavano ad Ammone; è possibile che quest'idea non sia stata estranea ad Alessandro stesso; tuttavia, Dioniso era
rappresentato di solito con corna non di ariete ma di toro, il che costituisce, dal punto di vista del simbolismo, una differenza assai
importante [È anche possibile che Alessandro abbia portato un elmo ornato di due corna; si sa che gli elmi cornuti erano in uso presso
molti popoli antichi. Presso gli Assiro-Babilonesi, la tiara cornuta era un attributo caratteristico delle divinità].
È qui il caso di osservare che le corna, nel loro uso simbolico, assumono due forme principali: quella delle corna di ariete, che è
propriamente «solare», e quella delle corna di toro, che è al contrario «lunare», richiamando d'altronde la forma stessa della mezzaluna
[A questa distinzione corrisponde quella delle due forme che gli alchimisti davano al segno del mercurio: la forma lunare viene riferita
al mercurio volgare, e la forma solare al mercurio dei saggi]. Si potrebbe anche, a tale proposito, riferirsi alle rispettive corrispondenze
dei due segni zodiacali dell'Ariete e del Toro; ma ciò darebbe luogo soprattutto, per via dell'applicazione che se ne potrebbe fare in
rapporto al predominio dell'una o dell'altra forma in diverse tradizioni, a considerazioni «cicliche” nelle quali ora non possiamo
pensare di addentrarci.
Per terminare questi cenni, segnaleremo ancora un accostamento, per certi aspetti, fra quelle armi animali che sono le corna e quelle
che si possono chiamare le armi vegetali, cioè le spine. C'è da notare, in tal senso, che molte fra le piante che svolgono un ruolo
simbolico importante sono spinose [Si possono fare gli esempi della rosa, del cardo, dell'acacia, dell'acanto, ecc.]; anche qui, le spine,
come le altre punte, evocano l'idea di un vertice o di un'elevazione, e possono anche, per lo meno in certi casi, esser prese per
raffigurare i raggi luminosi [Il simbolismo cristiano della corona di spine (che si dice siano spine di acacia) si ricollega così, in un
modo che taluni forse troveranno inatteso, ma non per questo meno reale cd esatto, alla corona di raggi di cui abbiamo parlato sopra.
C'è anche da notare che in varie regioni, i menhir sono designati con il nome di «spine» (donde, in Bretagna e altrove, nomi di luogo
come la Belle-Epine, Notre-Dame-de-l’-Epine, ecc.); ora, il simbolismo del menhir, come quello dell’obelisco e della colonna, si
riferisce al «raggio solare» e nello stesso tempo all` Asse del Mondo»]. Si vede dunque che il simbolismo è sempre perfettamente
coerente, e non potrebbe del resto non esserlo per il fatto stesso che non è il risultato di qualche convenzione più o meno artificiale,
ma al contrario è essenzialmente fondato sulla natura stessa delle cose.