Sono felice di apprendere che Silvio dice il falso mentre Prodi (sostenendo le stesse cose) no.
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Senz'altro vero. se parliamo di giudizio negativo però di opinioni ne spuntano a bizzeffe e non si deve neppure cercare molto. eccone una a caso, nemmeno troppo recente (e allora il "contagio" era ancora di là da venire):
Eccolo il peccato originale dell'euro: una moneta unica imposta ad economie troppo diverse. che in queste condizioni non potesse funzionare è una verità elementare intuita già in tempi non sospetti.Citazione:
Un decennio fa l’introduzione dell’euro, la valuta corrente di 16 dei 27 Paesi dell’Ue, fu una decisione politica, non monetaria. Quando venne introdotta la nuova moneta, nel 1999, il premio Nobel Milton Friedman scrisse al suo amico, l’economista italiano Antonio Martino: “Come sai, sono molto scettico sull’euro e molto dubbioso su sul suo futuro funzionamento. Tuttavia, sono meno pessimista di quanto lo fossi prima semplicemente perché non mi sarei mai aspettato che i vari Paesi avrebbero dimostrato di avere il tipo di disciplina che era richiesta per rientrare nell’euro”.
I problemi derivanti dalla recente crisi economica hanno avuto un effetto negativo sulla Grecia, uno dei paesi dell’Eurozona. Gli analisti dubitano che il governo di Atene sia capace o si sforzi di trovare una soluzione dei problemi finanziari che hanno colpito il Paese. Se non ce la farà, le altre 15 nazioni che adottano l’euro ne pagheranno le conseguenze, una ipotesi che non sembrano accettare piacevolmente. Thomas Mayer, chief economist della Deutsche Bank, la settimana scorsa è intervenuto per dare un avvertimento: "La situazione è più seria che mai, da quando è stato introdotto l’euro. (…) Se la situazione in Grecia dovesse prendere una piega negativa, l'Eurozona potrebbe crollare, o affrontare una considerevole inflazione”.
I problemi dell’euro influiscono sul mondo intero. La valuta UE non è stata introdotta a causa di considerazioni economiche, ma perché l’Unione Europea pretende di essere un autentico Stato e da uno Stato ci si aspetterebbe che abbia una singola valuta nazionale. Sperando di trasformarsi in una forza politica potente, l'Unione ha adottato l'euro come valuta corrente di circa 327 milione di persone, di modo che il suo potere economico attuale possa essere percepito come una prefigurazione del suo prossimo potere politico.
L'Eurozona rappresenta la seconda maggiore economia nel mondo. Durante lo scorso decennio, l’euro è diventato la seconda valuta di riserva dopo il dollaro. Con banconote e monete in circolazione per più di 790 miliardi di euro, l’euro ha superato la circolazione del dollaro. L’euro sembra essere molto forte, rispetto al dollaro, alla sterlina inglese e ad altre valute in drammatica caduta se paragonate ad esso – una delle cause dei problemi che sta vivendo la Grecia. Il turismo è uno dei settori trainanti dell’economia greca. Per i turisti che provengono dall’esterno della Eurozona, come americani e britannici, la Grecia è diventata una meta troppo cara per le vacanze. L’anno scorso, quando la crisi economica ha colpito anche l’Europa, e il numero di cittadini europei, come gli italiani, che erano soliti andare in Grecia, si è notevolmente ridotto, l’economia greca è collassata e il governo non è stato più in grado di coprire il debito pubblico del Paese.
Con la Grecia che si trova ad affrontare la bancarotta, le paure legate alla situazione finanziaria di Atene hanno condotto verso una svalutazione dell’euro. La scorsa settimana, i ministri delle finanze di Germania e Olanda – i due Paesi della Eurozona che prima dell’euro avevano la valuta più forte in Europa (il marco tedesco e il fiorino olandese) – hanno annunciate che non aiuteranno la Grecia a risolvere i suoi problemi. I sondaggi indicano che il 70% dei tedeschi è contrario a usare le proprie tasse per un “bailout” destinato ad altri Paesi. Malgrado la propaganda della UE secondo cui i cittadini europei condividerebbero un’identità nazionale comune, questo semplicemente non è vero. Come sottolineava un editoriale della edizione tedesca del Financial Times non più tardi del mese scorso: “La Spagna crede in ‘più Europa’. Non si può più essere certi che possiamo dire lo stesso della Germania”.
Anche l'economia tedesca è stata colpita dagli effetti negativi della crisi. L'anno scorso il PIL tedesco è sceso del 5 per cento, il più grande calo dal Dopoguerra, con una perdita del 15 per cento nelle esportazioni e del 20 per cento nella vendita di beni prodotti in Germania. I tedeschi non sono quindi pronti a risollevare, a proprie spese, Paesi come Grecia, Romania, Spagna, Portogallo e Irlanda dalla recessione. C’è inoltre molta rabbia verso i Greci da parte degli altri Paesi UE: sembra che per alcuni anni la Grecia abbia “coperto” le sue performance economiche negative presentando ufficialmente un quadro economico migliore rispetto a quello reale. Per questo la promessa del governo greco di ridurre il disavanzo di bilancio dal 12.7 per cento del PIL nel 2009 al 2.8 per cento nel 2012 è stata presa con scetticismo. Molti dubitano che il governo di Atene sarà abbastanza forte da resistere alle pressioni interne dei potenti sindacati contrari agli sforzi diretti verso un taglio radicale del deficit di cui c'è bisogno, mentre altri dubitano che i Greci eviteranno di manipolare nuovamente i dati economici.
La riluttanza ad aiutare i Greci è enorme all'interno di una Eurozona che attualmente si trova ad affrontare un tasso di disoccupazione del 10 per cento, il dato più elevato da quando 11 anni fa è stato introdotto l’euro. Secondo le regole della UE, comunque, tutti i 27 stati membri – e non solo i 16 che fanno parte dell’Unione – sono obbligati ad aiutare i Greci se l'UE deciderà di concedergli un prestito. L'articolo 122 del Trattato della Unione, che è entrato in vigore nel dicembre scorso, recita: “Quando uno stato membro è in difficoltà o è seriamente minacciato da difficoltà causate da disastri naturali o avvenimenti eccezionali fuori controllo, il Consiglio dei Ministri, su proposta della Commissione Europea, può assegnare, in determinate circostanze, l’assistenza finanziaria da parte dell’Unione”.
Questa decisione è presa tramite un voto di maggioranza. Di conseguenza la Gran Bretagna, che ha sempre rifiutato di aderire all’Eurozona, in teoria potrebbe essere costretta ad aiutare a salvare l'euro. La stampa britannica ha già segnalato che, se al fondo di salvataggio UE per la Grecia si abbinerà il disavanzo del bilancio greco, e l'UE decidesse che gli stati membri debbano contribuire ognuno secondo la propria parte al totale della economia UE, la Gran Bretagna potrebbe essere costretta a pagare un conto di 7 miliardi di sterline per il “bailout” della Grecia, o forse anche di più, se altri Paesi europei in via di bancarotta, come la Spagna, saranno esentati da questa contribuzione condivisa.
Gli euroscettici britannici temono che se la Grecia, che rappresenta 3 per cento del PIL della UE, riceverà un prestito, altri Paesi dell’area euro che affrontano difficoltà finanziarie (come Spagna, Portogallo e Italia) potrebbero esigere lo stesso trattamento. Questo, dicono, caricherebbe la Gran Bretagna di una “tassa” pari 50 miliardi di sterline per salvare una valuta in cui i Britannici non hanno mai creduto. Anche se l'opinione pubblica europea si oppone a al piano di “bailout” per i greci, Irwin Stelzer ha scritto recentemente sul Wall Street Journal di aspettarsi che i politici europei presentino un piano: “C’è così tanto capitale politico investito sull’euro dalla classe politica – ha scritto Stelzer – che persino la parsimoniosa cancelliera tedesca Angela Merkel alla fine vorrà contribuire con dei prestiti se necessario”.
Tuttavia ci sono indicazioni anche in senso opposto. I politici greci potrebbero ritenere che l'unico modo per scongiurare il malcontento sociale in patria potrebbe essere quello di abbandonare l'euro e ristabilire la loro propria valuta nazionale, la dracma greca. Questo permetterebbe al governo di Atene di svalutare la valuta corrente al fine di stimolare le esportazioni e lo sviluppo economico – una mossa politico-monetaria che ad Atene resta da giocarsi per rimanere nella Eurozona. Sembra che qualcuno che controlla l'euro, alla Banca Centrale Europea (Bce), sia favorevole a questa mossa.
Il 17 gennaio scorso, Ambrose Evans-Pritchard ha scritto sul “London Daily Telegraph” che al quartier generale della Bce a Francoforte si sta preparando il terreno legale per il break-up dall’euro. Tuttavia, un problema maggiore sembra essere quello per cui, una volta accettato l'euro, un Paese non possa liberarsene a meno di lasciare questa moneta tout court. “Questo è un avvertimento per la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda e la Spagna. Se falliranno nell'organizzare una politica di sostegno pubblico verso una austerità draconiana, rischiano di essere gettati nell'oblio islandese”. Oltre a Gran-Bretagna e Danimarca, due Paesi che hanno ottenuto l’opzione di non partecipare ai trattati della UE, tutti gli stati membri sono obbligati a entrare nell’eurozona oppure a “fissare” le loro valute ad esso. L'ex analista del FMI, Desmond Lachman, citato nel warning di CityAM, ha detto: “Ci sono tutte le possibilità per cui entro due o tre anni… lo status di stato membro della Grecia potrebbe interrompersi con un botto”.
Evans-Pritchard, tuttavia, segnala che il punto di vista dominante nei circoli finanziari londinesi sembra essere quello per cui “se alla fine sarà necessario un salvataggio (il bailout della Grecia), allora bisognerà trovare qualche forma di salvataggio…”. Questa è una scommessa, ha detto Evans-Pritchard, e Berlino farà “quello che già faceva per la Germania Est: sussidi per sempre. E’ sarà anche un giudizio sull’EMU (Economic and Monetary Union), se sia la moneta vincolante di una sacra solidarietà oppure semplicemente un sistema di tasso di cambi fissi come altri che lo hanno preceduto. Sarà la politica a deciderlo”.
Tutto ciò ci riporta a Milton Friedman: quando i politici decidono di regolare le questioni economiche e monetarie, i risultati di solito sono catastrofici.
Tratto da Hudson New York (Traduzione di Danilo Montefiori e Bernardino Ferrero)
http://www.loccidentale.it/articolo/...dracma.0085563
La colpa più grave di chi l'ha voluto ad ogni costo è aver preferito seguire le proprie utopie, sordo a tutti gli avvertimenti. coi risultati che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e conosciamo bene come il successo greco dell'euro dimostra. cavie, solo cavie, nient'altro.
Ma se l'ha detto proprio il caro Mr B poc'anzi che la bananezza è trasversale. e se lo dice lui che è un vate indiscusso in materia...Citazione:
E comunque, salvo eccezioni rare, non ho mai visto un equivalente prodiano di un banans.
mica vero....gli amici bananas hanno ancora molte frecce nella loro faretra...
http://www.youtube.com/watch?v=f3tOIoCo_jg
ma che frecce vuoi che abbiano?
io sento solo il battere (per il terrore) delle LORO dentiere per la paura che il fisco bussi alla loro porta...
ovunque il fisco controlli veramente, è uno sfacelo
http://notizie.virgilio.it/cronaca/b...ti_162502.html
Veramente tutti gli altri cittadini europei sono contentissimi del precedente governo italiano e del governo greco soprattutto. Dimenticarsi del perché non sono contenti dell'euro (cioè perché ci siamo pure noi dentro) secondo me è un tantinello sbagliato.
Io so che, ad un certo punto, la sinistra italiana, al pari dei propri ridicoli e tristi epigoni presenti su questo forum, si riscoprì improvvisamente sciovinista, razzista, identitaria, cattolicissima, controriformista, crociata e colonialista vedendo Berlusconi siglare un nuovo trattato di amicizia con la Libia di Gheddafi.
1) Il 60% degli elettori PDL del 2008 rivoterebbero il nano.
2) Non ci sono -che io sappia- sondaggi che simulano il consenso di Prodi come futuro candidato premier. Senza numeri sono chiacchiere da bar.
3) L'euro ha garantito all'Italia tassi di interesse per il rifinanziamento del debito come non ne aveva mai visti in epoca repubblicana. Abbiamo scialacquato negli anni 70-80 per poi soffire negli anni 90 quando ci è stato presentato parte del conto e ci si stava accorgendo che non era sostanibile. Poi siamo entrati nell'euro, ci è stata data una nuova occasione e l'unico intervallo in cui si è pensato ai conti pubblici è stato quello di Prodi e del compianto TPS.
4) Si.