Ho già scritto qualcosa su Sanremo, su Celentano in particolare. Il forum ha deciso di spostarlo in altra sezione, giudicato non "politico" l'oggetto trattato. Rispetto sinceramente le decisioni dei preposti al controllo degli interventi, anche quando, come in quel caso, non le condividessi.
Oggi torno sullo stesso tema, ritenendolo interessante molto, per le sue varie implicazioni, perchè si presta al confronto di pareri diversi, opposti. Mi auguro che, dopo il tipo di esibizione del detto "profeta" di ieri sera, non si voglia ancora ritenere "improprio" questo commento a detta esibizione.
L'intervento di Celentano propone riflessioni che possono far decadere a molto meno importante ogni diretto giudizio sul personaggio, che io, convintamente, riassumerei con due attributi, sciocco ed insulso.
Quello che, di più, mi piace proporre al confronto di quanti ritenessero di affrontarlo, è la sintesi di alcune considerazioni, domande, perplessità.
Anzitutto, è ancora motivato, nella sua ragione di essere, un festival presentato come "della canzone italiana" quando, lo stesso, mette in assoluta secondaria evidenza ed importanza le canzoni partecipanti alla gara? E' giusto mortificare,di fatto, artisti canori, autori, musicisti, i veri componenti "la canzone", tutti ridotti a comprimari sbiaditi di un monologo, oltretutto imbecillesco, di quello prescelto ad unico motivo di interesse del festival?
Rientra nelle regole della democrazia consentire a chiunque, a prescindere dal suo effettivo valore, di usare tanto "stranamente" un palcoscenico nazionale, con risonanza da eurovisione, per esprimere le sue "idee", articolare i suoi giudizi, pronunciare la sue condanne, gravissime che, per esempio, sempre in tema di libertà di pensiero e parola, invitano a "chiudere" due importanti giornali nazionali? (Da notare che il contesto, qui è la prepotenza, non è di un confronto politico, dove ognuno esprima il suo pensiero, ma il festival della canzone.)
Ma l'ultima problematica, preoccupate riflessioni: siamo veramente il popolo che gli spettatori del festival lascerebbero presupporre? Siamo dipendenti, per essere informati, illuminati, da tanta imbecillità travestita da profezia? Ma siamo veramente in tale innocenza di pensiero, da regalare applausi al primo furbone che ci argomenta "viva la mamma" e "abbasso i cattivi"? Ma siamo ridotti così? Siamo così delusi, confusi, amareggiati, da non saper più distinguere i veri modi per reagire, i veri problemi da affrontare, i giusti modi di risolverli? Abbiamo bisogno di sfogo, è vero, ma l'occasione deve darcela un tribuno fasullo, uno strapagato per sproloquiare, per usarci come esibizione del proprio potere, per soddisfacimento della sua smisurata vanità?
E' decoroso che il conduttore, un miserabile maggiordomo, un lacchè, ridottosi a tale per sua scelta, ci debba far vestire gli stessi suoi panni? Ma soprattutto, davvero siamo dosposti ad indossarli?
E tralasciamo la questione economica, che sarebbe, anche questa, questione morale. Di questo moralista fasullo, ci intristiscono altri aspetti, che ci permettono di non preoccuparci dei soldi, facendoci così sentire dei signori...almeno per questo...




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