Ieri avrei voluto dare qualche notizia in Aula dopo l’annuncio dell’imminente incontro tra la Sardegna, rappresentata dal Presidente della Regione e da una delegazione di parlamentari e consiglieri regionali, e Mario Monti. Purtroppo non c’è stato il tempo e allora lo faccio oggi.
Lo dico con grande tristezza: al Ministero dell’Economia quando arriva la delegazione sarda ridono. Perché? Perché non arriviamo preparati, questa è la verità. Pare (da notizie degli ambienti accademici e sindacali romani) che la Giunta stia chiudendo la vertenza sulle Entrate in un modo svantaggiosissimo per noi, e loro ridono. Do allora alcuni consigli, poi se ne faccia l’uso che si vuole.
Primo: il Ministero vuole rivedere la bozza di Norme di attuazione varate dal Consiglio regionale, perché dissente dal calcolo proposto sulle tasse sui giochi e sull’Ires. Bisogna non accettare: le norme sono quelle e punto, diversamente ricomincia l’iter e perdiamo almeno sei mesi. Inoltre, la rimodulazione del calcolo sull’Ires e sui giochi nasce (e qui si svela che cosa significa non avere un servizio studi tributari competitivo) da proiezioni sul gettito che la Sardegna non conosce, le quali rendono quelle due voci (soprattuto i giochi) più vantaggiose di quello che sembrano.
Secondo: Il governo tende a minimizzare il debito maturato nel biennio 2010 - 2011, che nei bilanci della Regione è iscritto per un valore di 1,6 miliardi. L’ipotesi governativa è riconoscerlo per una parte (mettiamo, andando bene, per il 50%) e però spalmarne l’erogazione (come avevano fatto con i 500 milioni di arretrati Iva riconosciuti alla Giunta Soru) in un tot (molto lungo) di anni. Se accadesse questo, noi avremmo un incremento cospicuo (di un miliardo circa) del disavanzo. Bisogna rifiutare la riduzione dell’ammontare del credito e comprimere massimo in un triennio l’erogazione del dovuto.
Terzo: il Governo deve cedere sul tema di chi calcola l’ammontare della compartecipazione. In ambienti governativi si dice che finché sarà la Ragionaeria dello Stato a calcolare la compartecipazione, ogni accordo è subordinato nei fatti alle politiche di cassa del Governo.
Quarto: la Giunta deve rifiutare di confrontarsi, come sta facendo adesso, col consulente dell’Ufficio Legislativo Finanze del Ministero dell’Economia, dott. Italo Volpe. Non è una questione di lana caprina: bisogna prima fare gli accordi politici tra rappresentanti delle istituzioni e poi attivare i tavoli tecnici. Se si fa, come si sta facendo, il contrario, si cade nella tela del ragno che nasconde le scelte politiche nel repertorio delle possibilità tecniche. Volpe deve incontrare il dott. Sardi e lo staff del Bilancio, magari rafforzato da qualche tributarista di rango.
Quinto: il Ministero si sta riservando la trattativa successiva sul Federalismo fiscale per scaricare sulla Sardegna, a saldi invariati, nuove funzioni, e quindi nuovi costi. Attenzione: non si può trattare solo su un tratto del percorso. Bisogna aver lucidamente davanti tutta la rotta. E mi pare, purtroppo, che così non sia.

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Poveri noi, non riusciamo neanche a far vlere i nostri diritti già riconosciuti iango: