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  1. #11
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Una considerazione finale devo farlo sui toni che spesso animano il nostro forum.
    Lo so, molti di noi sono incorreggibilmente duri, spigolosi, polemici, inopportuni, a volte caustici, io stesso mi inserisco in questo novero.
    Ma perchè lo siamo? Perchè una sete ci divora, è l'amore per la Chiesa che ci ci divora e ci incalza e l'idea che gente che pure è tanto vicina alla Verità cattolica, per un mero puntiglio settario, legato alla storia e alla disciplina della propria Congregazione, infici tutto o quasi, gettandosi tra le braccia di errori già condannati dalla Chiesa (come il gallicanesimo o l'antinfallibilismo), ci riempie di rabbia, amarezza, dolore...
    Personalmente non temo nè il disprezzo, nè l'odio, se li subisco per la causa santa della Chiesa e ripenso all'indicibile solitudine che MOnsignor Des Lauriers ha vissuto per la sua fedeltà al papato Romano e alla teologia romana (mentre Monsegneur trattava (!) con "Roma").
    Anzi sono molto contento di una cosa: quando sono arrivato in questo forum (e son giusto due anni), questa luogo telematico era anche luogo di mille tradizionalismi, variegati, incerti, velleitari e parolai, piagnoni e irrisoluti, vacuamente devozionali o semplicemente timidi e poco loquaci sui problemi centrali legati alla crisi della Chiesa.
    In meno di due anni questo forum è diventato un vero, reale, concreto forum sedevecantista e tesista: senza sbandate protestantiche, gnosticheggianti, terzaforziste, conservatrici Wojtyliane, anticlericali o meramente soggettivistico-emozionali.
    Un forum che non è il ripiegato luogo di lacrime sul "latte versato" ma è una finestra aperta e soleggiata su una realtà viva (la Sede è vacante ma la Chiesa è viva), in movimento, crescente, fatta di sudore, passione e fedeltà verso il cattolicesimo romano che non muore e non morirà mai.
    E molti dei forumisti che ho incontrato, anche grazie a questo forum, hanno scelto da che parte stare.
    Alcuni hanno scelto bene (per chi scrive), sono sedevacantisti convinti, sono tesisti appasionati e veraci e si sono confermati in questa scelta, altri hanno scelto strade sedepleniste e "conciliari" che certo non condividiamo ma umanamente rispettiamo. Anche in queste scelte non possiamo non notare il contributo che ha dato il nostro forum che, nel suo piccolo, come la spada evangelica, ha portato una divisione benefica, amica della chiarezza.

    Guelfo Nero (15 marzo 2004)

  2. #12
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    L'eletto al Papato che abbracci pienamente il Cattolicesimo, dovrà rigettare gli errori "conciliari".
    Rigettare significa realmente dire e dichiarare magisterialmente che ciò che è stato insegnato e fatto in questi quarant'anni era sbagliato, erroneo, eretico, non perchè il "concilio" sia stato male interpretato o male applicato ma perchè il "Concilio" (meglio l'assemblea) ha gravemente errato in materia di fede e ha poi creato tutte le condizioni per una rivoluzione sociale, ecclesiale, ideologica e comportamentale all'interno della Chiesa.
    é Impossibile ritornare allo status quo ante o meglio tornare ad una situazione di normalità senza traumi: c'è uno Scisma da sanare e da guarire, ergo responsabilità da individuare e sanzionare, anche retroattivamente.
    La mens di alcuni (tradizionalisti appunto) ha portato a cercare i precedenti nella storia della Chiesa.
    Si cerca il precedente per una tranquillitas conscientiae che può certamente bastare per un quieto tran tran sacramentale e paraecclesiale (chè le nostre non sono Chiese ma cappelle, spesso di emergenza, e questo deve essere chiaro a tutti, in ogni istante) ma che si rivela realmente un esiziale errore di interpretazione e in concreto, almeno oggettivo, un "delitto di lesa chiesa".
    Questa crisi è infatti SENZA PRECEDENTI, senza paragoni, non presenta appigli storici per trovare un modus operandi autenticamente cattolico.
    La storia della Chiesa NON ci può essere maestra in questo: non abbiamo una ribellione dell'episcopato ad un Papa magari incerto o ingannato o prigioniero, non documenti dubbi, incerti, oggetto di manomissioni o di contaminazioni di trascrizione, non una pluralità di pretendenti al papato con un papa legittimo e debole e altri illeggitimi, appoggiati da poteri secolari.
    Abbiamo dei "Papi" che hanno la piena apparenza di essere stati regolarmente eletti, che hanno la piena apparenza di esercitare la piena giurisdizione su ttuta la Chiesa (i teoreti del "papa malato e circuito" non hanno più materia a disposizione), abbiamo un' "episcopato", assiso sulle cattedre e fedele al "pontefice": eppure questi "papi", questi "vescovi" insegnano abitualmente (per habitus) l'errore, non si tratta di una svista di un istante, di un'espressione infelice in un discorso d'occasione, propalano ad ogni ora errori dottrinali, una prassi ecclesiale viziata, una liturgia adulterata, "riposizionano la chiesa" fuori da qualsiasi logica di cattolicità.
    Orbene questo è NUOVO, è UN FATTO nuovo; pensare di essere ai tempi di Papa Liberio è terribilmente contrario alla realtà dei FATTI, pensare di essere in un'epoca in cui i papi sono lontani mesi di viaggio, sono difficilmente contattabili, si affidano a nunzi o legati plenipotenziari per dirimere questioni complesse e spesso con esiti incerti, è assurdo.
    La Chiesa cattolica ha l'apparenza di essere nel XXI secolo, unita, informatizzata, di comunicare quotidianente i propri insegnamenti e ha un'unità di regime e di governo, inimmaginabile nei secoli passati.
    I "Papi" possiamo udirli e leggerli ogni giorno, aprendo il giornale, leggendo i siti e i documenti ufficiali.
    Solo che non insegnano cose cattoliche, anzi spesse volte insegnano dottrine acattoliche, massoniche, dannose per la salvezza eterna, già condannate in passato, ingiuriose alle orecchie pie, malesonanti, stimolanti all'eresia, tutte
    insieme e più volte, ed in più documenti ed in svariate occasioni.
    Questo, nella sua storia millenaria della nostra Santa Chiesa Cattolica, non è MAI accaduto.
    Se avete ragione voi, vuol dire che è la stessa struttura monarchica della Chiesa a venir meno, il Primato si fa evanescente, l'Infallibilità poco più che una decorazione floreale su un tavolo imbandito.
    Arriva un Papa nuovo e dice: "Scusate, ci eravamo sbagliati, i miei predecessori (tra cui un "beato", un futuro "santo subito" e magari ci scappa persino un Montini per il rotto dello zucchetto) hanno detto un gran mucchio di fesserie. Bravi voi della Fspx che avete resistito agli errori dei miei predecessori, ora inizio pure il processo di beatificazione di Monsignor Lefebvre...e prego... Monsignor Fellay...questo è il cappello Cardinalizio... e questo è per Lei, De Gallareta, e ce n'è anche uno per Tissier e anche per quel gran capoccione di Williamson, peccato non sia venuto...glielo mando per posta...e a proposito la messa nuova è davvero una gran porcheria, ora per celebrarla ci vorrà il permesso, si torna a San Pio V e abbattiamo tutti i tavoli per ricostruire gli altari".
    Questo racconto potrebbe somigliare lontanamente ai belli e commoventi, pure nella loro ingenuità, romanzi di don Pace, tipo "Pio XIV".
    Ingenui perchè prospettavano una fine della crisi della Chiesa per accomodamento, per "riaggiornamento"...ma, senza entrare nell'assurdita dottrinale di un tale comportamento, provate a pensare al contraccolpo definitivo che subirebbe la Chiesa cattolica, dal punto di vista della sua credibilità, della sua veridicità, della sua affidabilità, del suo ruolo sociale e storico.
    Quarant'anni a demolire, cambiare, maramaldeggiare e ora? Si torna indietro, scusate tanto, era una prova, ci eravamo sbagliati (d'altronde non è epoca di mea culpa? ne facciamo uno in più e poi basta).
    Se invece si dicesse che c'è stato uno Scisma del "Capo" (e questo non "inesistente", come recita certa pubblicistica Fspx) e dietro questo Scisma, c'è stato un cumulo di eresie ed errori, che la Chiesa per un quarantennio è entrata in coma e non ha parlato se non per bocca di apprendisti stregoni, abusivi, ladroni e mezzani, non sarebbe forse più chiaro?
    Se si mostrasse anche fisicamente che ci si vuole allontanare dall'errori, portando via i corpi dei vari Giovanni e Paolo dalla basilica Vaticana, non si getterebbe lontano il bubbone con tutti i suoi cagnotti? Non si direbbe una parola chiara e incontrovertibile su questi dolorosi anni?
    Questa è la difficoltà della Vostra posizione, non della nostra.
    La nostra prende atto di questa divisione, del fatto che, con un Papa vero, almeno i tre quarti della Cattolicità svaniranno nel protestantesimo o nel "neocattolicesimo" (che poi sono sinonimi), non la ignora, non la copre con una coperta, pesante e stretta, quindi doppiamente inutile.
    Il vero Magistero Pontificio è frutto della Fede, della Scrittura, della Tradizione, della voce unica del Magistero dei Concili e dei Papi, ma è frutto anche della esatta constatazione della REALTA'.
    Su questa, il Magistero lavora per indicare sempre alla Chiesa militante le vie della Salvezza: se questo Divin Magistero dovesse constatare che davvero per quarant'anni siamo stati in una situazione di vacanza della Sede apostolica, di privazione di autorità, i nefasti sarebbe certamente forti ma dolorosamente necessari.
    Scisma svelato, Scisma mezzo sanato (con ovviamente tutti gli strascichi diuturni che ne seguirebbero).
    L'affermare chiaramente che la Sede è stata vacante permetterebbe alla CHiesa di "ripartire" (non si era mai del tutto fermata) nel solco della propria Tradizione e nel pieno rispetto del Papato Romano, liberato dal tarlo del "pontificato materialiter".
    Quale agenda per un futuro Papa?
    Da un punto di vista magisteriale, un Papa potrebbe benissimo da solo (anche senza dover indire un nuovo concilio) rimettere ordine, dal punto di vista dottrinale, ai tanti nefasti degli ultimi trenta/quarant'anni.
    Utilizzando il magistero ordinario pontificio e se necessario lo straordinario, potrebbe dichiarare nullo il "vaticano II" e, ad esempio, condannare segnatamente le proposizioni eretiche o erronee contenute in alcuni suoi documenti (Lumen gentium, Dignitatis Humanae, Gaudium et spes, Nostra Aetate, Sacrosanctum concilium, Apostolicam Actuositatem...), dichiarare con pronunciamento solenne invalida la "messa di Paolo VI" e con un documento simile alla "Apostolicae curae" di Leone XIII dichiarare invalide le ordinazioni montiniane, riprocedendo alle ri-ordinazioni eventuali.
    Ovviamente potrebbe iniziare dei processi canonici per eresia e scisma capitale a carico di Montini, Wojtyla e forse anche per Roncalli: provate ad immaginare il forte impatto anche mediatico che potrebbe avere un simile atto pontificio.
    Potrebbe proclamare nuovi dogmi: Maria mediatrice di Tutte le Grazie, Maria Santissima Corredentrice, il dogma della Regalità sociale di Cristo oppure tramite encicliche riportare al centro dell'attenzione sociale la "questione ebraica" o la "questione massonica" o la condanna del "sinarchismo mondialista" o della democrazia laica.
    Ovvio che scriviamo il tutto per ipothesim e sempre rimettendo il tutto alle volontà di un vero Romano Pontefice.
    Se posso aggiungere una notazione personale, noto davvero, anche in persone preparate, un pregiudiziale e spiacevole "horror sedevacantismi" che a mio modesto avviso è più dovuto alla cattiva conoscenza dei problemi oppure una percezione routinaria della Crisi della Chiesa piuttosto che a una cattiva volontà.

    Guelfo Nero (27 dicembre 2005)

  3. #13
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Tutta la Milano cattolica, fedeli, clero, i grandi vescovi del passato, da Anatalone a Schuster, da Ambrogio a Carlo Borromeo, era moralmente presente intorno a quell'altare, a vedere Iddio che rinnovava incruentemente il sacrificio della Croce e scendeva sull'altare senza macchiarsi e lordarsi con gli odiosi nomi degli occupanti (in questo caso Ratzinger e Tettamanzi).
    Quale gaudio in cielo per una Messa cattolica in più, quale consolazione e tremore per noi, chiamati dalla Provvidenza ad assistere (certo indegnamente) alla ripetizione di questo miracolo.
    Don Giugni nell'omelia dedicata in gran parte ai delitti e alle miserie della "messa montiniana", ha ricordato il "misereor super turbam" del vangelo di quel giorno, associandolo al "misereor super sacrificium" di guerardiana memoria.
    Il popolo ha sete e fame della Messa non Cum come dell'aria e dell'acqua: privarlo di un così gran bene sarebbe sacerdotale mancanza, manomissione della Missio della Chiesa cattolica.

    Guelfo nero (9 luglio 2005)

  4. #14
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    COMPRENDO LA "COMPLICITà" DOMENICANA MA SAVONAROLA ERA UN ERETICO, NON UN SEDEVACANTISTA: LA TUA DOMANDA è COMUNQUE PIENAMENTE LECITA.
    ACCANTO AD ALCUNI MODERNISTI CHE SULL'ONDA DEI RECENTI "SMANTELLAMENTI" DOTTRINALI HANNO CHIESTO LA REVISIONE DELLA CONDANNA DI SAVONAROLA, CI SONO ANCHE DEI TRADIZIONALISTI (I SOLITI TRADIZIONALISTI...) CHE NELLA RICERCA DISPERATA DI UN PRECEDENTE DI
    RESISTENZA AL LEGITTIMO PONTEFICE TROVANO NELLA RIBELLIONE DEL SAVONAROLA A S.S ALESSANDRO VI UN NATURALE ALLEATO.
    IL TRADIZIONALISMO NON PUò VIVERE SENZA I PRECEDENTI (SIANO ESSI TEOLOGICI O STORICI), ANNASPA E MUORE SE NON TROVA NEL PASSATO QUALCOSA DI SIMILE CUI RICONDURRE L'ATTUALE CRISI SEGUITA AL "VATICANO II" O MEGLIO DI CUI IL "VATICANO II" è PRIMA MANIFESTAZIONE.
    CI PROVANO CON PAPA LIBERIO, CON PAPA ONORIO, CON PAPA GIOVANNI XXII, PERSINO CON STEFANO VII PER QUESTIONI DISCIPLINARI E ADDIRITTURA CON PAPA ALESSANDRO VI PER QUESTIONI MORALI (!!!!!!!!).
    IN REALTà CON PAPA ALESSANDRO VI L'IMPRESA è IMPOSSIBILE PER IL SEMPLICE FATTO CHE PAPA ALESSANDRO VI ERA REALMENTE PAPA E (NON SI SCANDALIZZINO I BENPENSANTI LAICISTI) CON UN MAGISTERO SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA CATTOLICO ED ESEMPLARE.
    ALESSANDRO VI è STATO, MALGRADO UN CERTO "FAMILISMO", UN BUON PAPA E NEI SUOI ATTI HA SEMPRE MOSTRATO DI VOLER OGGETTIVAMENTE IL BENE DELLA CHIESA CATTOLICA, DI CUI ERA SOVRANO PONTEFICE.
    NON è DETTO INFATTI CHE IL CONCLAVE SCELGA SEMPRE IL CANDIDATO PIù SANTO. LA CHIESA SCEGLIE PER IL PAPATO (ORDINARIAMENTE) IL CANDIDATO PIù ADATTO AI BISOGNI E ALLE CIRCOSTANZE: POTRà ESSERE UN POLITICO, UN UOMO D'ARMI, UNO STUDIOSO, UN MISTICO, UN UOMO CON GRANDI VIRTù O ANCHE CON ALCUNI DIFETTI.
    MA QUELL'UOMO è IL PAPA, IL VICARIO DI CRISTO IN TERRA, IL "DOLCE CRISTO IN TERRA", L'ORACOLO DI DIO: QUANDO L'ELETTO ACCETTA L'ELEZIONE, IN QUELL'ISTANTE DIO INFONDE LA FORMA DEL PAPATO CON LA PIENEZZA DELLA GIURISDIZIONE UNIVERSALE SU TUTTA LA CHIESA, CON L'INFALLIBILITà DEL MAGISTERO, CON LA REGALITà ANNESSA A QUELL'UFFICIO.
    DA QUELL'ISTANTE L'ELETTO DIVENTA IL SOVRANO PONTEFICE, RE DEI RE, SIGNORE DEI SIGNORI.
    LA CHIESA CATTOLICA, SEMPRE IMMACOLATA (GIOVA RICORDARLO IN QUESTI PERIODI DI INSENSATI "MEACULPA"), SPLENDIDA E DIVINA SPOSA DI NOSTRO SIGNORE, è PERò COMPOSTA DI UOMINI, RIGENERATI DAL BATTESIMO MA COMUNQUE "VIATORI" CHE AFFRONTANO IL VIAGGIO DELLA VITA CON CADUTE, SVIAMENTI, RITORNI, PECCATI E PENITENZE.
    A QUESTA CONDIZIONE IL PAPA, COME PERSONA PRIVATA, SOGGIACE COME GLI ALTRI: GODE DELL'INFALLIBILITà MA NON DELL'IMPECCABILITà.
    S.S. ALESSANDRO VI PERò, BISOGNA DIRLO, ALDILà DELLE SUE RIMARCHEVOLI MANCANZE, FU UN PAPA ALL'ALTEZZA DELLA SITUAZIONE: NON TROVERAI NULLA NEI SUOI DOCUMENTI CHE SIA CONTRARIO ALLA FEDE E AI BUONI COSTUMI (DI KAROL O GIOVAN BATTISTA SI POTRà DIRE LA STESSA COSA ?), FU UN PREPARATO CANONISTA, UN POLITICO ACCORTO, UN OTTIMO SOVRANO.
    PER ODIO POLITICO, MOLTI PENNIVENDOLI NE HANNO SCRITTO DAVVERO A TINTE FOSCHISSIME: SONO CALUNNIE. AD ESEMPIO, MONSIGNOR SORANZO, DOCENTE DI STORIA DELLA CHIESA ALL'UNIVERSITà CATTOLICA, AVEVA SMONTATO PEZZO PER PEZZO LA LEGGENDA DELLA RELAZIONE TRA GIULIA FARNESE ED IL PAPA.
    ALTRI STORICI, COME ORESTE FERRARA, OLMOS CANALDA E ALTRI NON SOLO DI AREA ISPAMICA HANNO CONTRIBUITO A SMEMBRARE LE LEGGENDE CHE ALEGGIAVANO ATTORNO A QUESTO PONTIFICATO, CERTAMENTE RINASCIMENTALE MA NON PER QUESTO MENO "PONTIFICALE".
    RIGUARDO SAVONAROLA CHE ORA SI CERCA DI "BEATIFICARE", IL GIUDIZIO STORICO NON PUò CHE ESSERE NEGATIVO.
    FRA' GIROLAMO SAVONAROLA, DA PREDICATORE in un crescendo visionario DIVENNE AGITATORE POLITICO, GLI ECCESSI DEI SUOI "PIAGNONI" MACCHIARONO DI SANGUE E DI DISORDINI L'INTERA FIRENZE, SUL FINIRE DEL QUATTROCENTO.
    AVER POI IMPUGNATO L'AUTORITà DI PAPA ALESSANDRO VI (ACCUSANDOLO PERSINO DI ESSERE L'ANTICRISTO) ED AVER APPELLATO AD UN CONCILIO NE FA UN ERETICO: SE EBBE DELL'INGEGNO, FU PERò MESCOLATO A FANTASIE, STRANEZZE, BIZZARRIE E SQUILIBRI DI OGNI TIPO.
    ERA ANIMATO DAL TIPICO PENITENZIALISMO QUATTROCENTESCO, APOCALITTICO ED INCLINE AD OGNI SORTA DI ECCESSI, CHE ANCORA IL CONCILIO DI TRENTO NON AVEVA BEN REGOLAMENTATO.
    AVERNE FATTO NELL'OTTOCENTO UN EROE DEL LIBERO PENSIERO O DELL'INDIPENDENZA ITALIANA è UNA SCIOCCHEZZA: PERSINO IL MODERATISSIMO PASTOR, NELLA SUA STORIA DELLA CHIESA, LO CONSIDERAVA UNO PSICOPATICO.
    IL SUO PROCESSO, ALLA PRESENZA DEL CARDINALE REMOLINS, LEGATO PONTIFICIO, FU LEGALE E LEGITTIMO: NON DOVREBBE SUBIRE REVISIONI.

    Guelfo Nero (6 aprile 2003)

  5. #15
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Antisemitismo in chiesa. Scomparso ? No, purtroppo»

    Riceviamo da una lettrice la lettera che di seguito pubblichiamo. Tre notizie, una cattiva, una buona, una "così così" sull'antisemitismo cattolico.

    1a notizia (cattiva): Cesenatico, lunedì 23 agosto, ore 18.45, messa feriale a S.Giuseppe, predica sul brano dell'evangelista Matteo in cui Gesù attacca scribi e farisei. Il prete anziano commenta che "da 2000 anni gli ebrei sono una spina nel fianco dell'umanità" (testuale) e che "come tutti sanno, la radice degli orrori del giorno d'oggi è il conflitto palestinese". Mi alzo con le gambe tremanti per la collera e esco. Ma lo aspetto sul sagrato, dove gli spiego il mio dolore per aver sentito parlare un sacerdote cristiano come un gerarca nazista. Vi risparmio le inaudite stupidaggini che ho dovuto ascoltare (e cui ho controbattuto), le scandalose contraddizioni con la dottrina ufficiale della Chiesa e le proteste fasulle di amicizia per gli ebrei.
    Perché l'ho fatto? Perché una certa chiesa deve sapere che il gregge non è sempre stupido e ciecamente ubbidiente.
    2a notizia (buona): la disputa viene seguita anche dal sacrestano, che interviene dicendo "Sarà meglio tenerceli buoni gli israeliani, perché se perdono loro, siamo finiti anche noi." Forse, penso, c'è speranza.
    3a notizia(così così): chiedo poi a un secondo sacerdote, presente alla messa, se condivide le posizioni del confratello. Mi risponde decisamente di no ed esprime il suo rammarico, ma ammette che nella Chiesa ci sono molte posizioni diverse riguardo alla 'questione ebraica'

    Cariddeo (6 ottobre 2004) IN MEMORIAM

  6. #16
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Caro direttore,

    ho letto sul n. 39 del "Domenicale" l'articolo di Guglielmo Piombini "Il Sillabo? Fu vera gloria" e vorrei fare in merito un paio di considerazioni.
    Davvero i libertarians sono ammiratori di Pio IX?
    Può bastare l'antistatalismo del Sillabo a fare di loro dei cattolici tradizionali o integrali?
    Mi sembra che Piombini svicoli quando si trova di fronte la fondamentale domanda sulla separazione tra Stato e Chiesa, che Pio IX condanna e che loro, i libertarians, vorrebbero assoluta. Alle corte: vogliono uno Stato cattolico, sul modello delle monarchie tradizionali del Medioevo (dello stesso Piombini ho letto il bel saggio sul Medioevo pubblicato da Facco), con tanto di Inquisizione, rigida censura sulla stampa, divieto di adulterio e bestemmia, ebrei nei ghetti? Mi piacerebbe tanto che fosse così, ma ho qualche dubbio in proposito.
    L'altra domanda riguarda la continuità, asserita da Luigi Negri (che, anche se non lo dice, è un prete), autore del saggio, e da legioni di altri seguaci di Giovanni Paolo II, e ribadita da Piombini come fosse una verità scontata, tra il magistero di Pio IX e quello attuale.
    Ma vogliamo scherzare? Anche un bambino appena appena preparato in catechismo capisce che l'esaltazione della libertà religiosa, caposaldo del Vaticano II e dell'attuale pontificato, fa a pugni con la condanna che della stessa libertà religiosa (= libertà di errare) fa Pio IX nella "Quanta cura", in linea con quanto affermato da Gregorio XVI nella "Mirari Vos" e con tutto il Magistero di diciannove secoli. Concetto di libertà religiosa che nasce in ambito sociniano, ossia di quell'eresia unitariana che nega la divinità di Cristo e la Trinità per ritornare a un monoteismo finalmente conciliabile con l'ebraismo e l'Islam.
    Ripeto: a chi volete darla a bere?
    Mentre prima del Vaticano II obiettivo dell'azione politica dei cattolici doveva essere la costruzione del Regno Sociale di Cristo, oggi viene essi ingiunto di partecipare alla costruzione dello stato "laico", considerato buono per definizione anche quando, come nel caso dell'Italia, diviene divorzista e abortista (nessuno dei firmatari democristiani della legge sull'aborto è stato scomunicato, come invece è toccato ai difensori della Tradizione).
    E davvero c'è continuità fra la definizione degli ebrei come"perfidi giudei" e quella di "fratelli maggiori"?
    Insomma con questo articolo date dei deficienti a Mons. Lefèbvre e a tutto il tradizionalismo europeo, che del Vaticano II ha fatto la pietra dello scandalo e l'obiettivo della propria battaglia. Per un settimanale "di destra" non c'è male. Ah, i tempi di Guareschi e di Buscaroli...


    Franco Damiani (13 ottobre 2004)

  7. #17
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Cari amici,

    Ricorre quest’anno il 50° anniversario della morte di Alcide De Gasperi. Da più parti si parla follemente di lui come di uno “statista” e di uno “statista cattolico”.
    Le iniziative celebrative, acritiche e strumentali, si vanno
    moltiplicando. Gli occupanti neomodernisti ha addirittura aperto il processo della sua "beatificazione" che ha suscitato
    perplessità, reazioni ed opposizioni anche in campo cattolico sedeplenista.
    Riteniamo opportuno “riprendere” un severo ma sereno saggio di Carlo Francesco D’Agostino, pubblicato ne “L’Alleanza Italiana” (Roma, n. 70, settembre 1954). Carlo Francesco D’Agostino, scomparso nel 1999, scrisse queste pagine un mese dopo la morte di Alcide De Gasperi per rendere testimonianza alla verità senza la quale la stessa Carità sarebbe ipocrisia.
    Questo saggio è stato recentemente ripubblicato dalla rivista "Instaurare Omnia in Christo" (ANNO XXXIII; numeri 1-2, Pag 23-28), pubblicata ad Udine.
    Aldilà di alcune valutazioni personali e discutibili dell'autore sul fascismo e sui Carignano (Savoia), si tratta di un saggio vigoroso e meditato: merito dunque all'autore che ci permette di commemorare, secondo i dettami del cattolicesimo integrale, lo "statista cattolica" nel cinquantesimo della morte.

    Guelfo Nero (rimaneggiando l'introduzione di Instaurare)

    DE GASPERI: UN ALFIERE DELL’ANTICRISTIANESIMO
    di Carlo Francesco D'Agostino

    La ostentata esaltazione che
    certa stampa ha fatto della figura
    dell’on. Degasperi come preteso
    statista cattolico, ci obbliga
    a ristabilire la verità, con precise
    e documentate contestazioni.
    Con questo non intendiamo indagare
    se e quanto Degasperi
    sia stato in buona fede, nella sua
    maschera - poiché tale e non altro
    era - di uomo politico cristiano:
    non usiamo mai affermare la
    buona o la mala fede di alcuno.
    Possiamo solo, e lo facciamo
    ben volentieri, riconoscere che
    grandissima parte di coloro che
    hanno appoggiato l’azione politica
    del Degasperi e del suo
    Partito sono stati presumibilmente
    in buona fede. Noi abbiamo
    sempre criticato, su questo
    giornale [“L’Alleanza Italiana”]
    e su altre pubblicazioni, alcune
    delle quali di una certa mole, l’opera
    del defunto capo della
    Democrazia Cristiana. Ci limitiamo
    dunque, per documentare
    la realtà agli ormai numerosi lettori,
    a riassumere i motivi principali
    delle passate nostre critiche.
    Lo faremo con una certa schematicità
    cronologica, e con concisi
    commenti che servano ad illuminare
    quale sola poteva e può
    essere una posizione politica basata
    sul Cattolicesimo.

    Fu solidale con il Fascismo

    1922: Degasperi alla Camera
    diede, a nome di oltre cento
    Deputati del Partito Popolare
    Italiano, pieno appoggio al
    Governo Fascista (di cui faceva
    parte anche l’on. Gronchi con altri
    Deputati del P.P.I.). Egli gli riconobbe:
    «volontà fattiva di governo
    ed il proposito e la forza di
    ristabilire la legge e la disciplina
    nel Paese... scopo che va assolutamente
    raggiunto se la boccheggiante
    Nazione deve essere
    salva»: questo disse dopo che
    Mussolini aveva ben precisato
    essere suo intendimento: «difendere
    e potenziare al massimo
    grado la rivoluzione delle
    Camicie Nere, inserendola intimamente
    come forza di sviluppo,
    di progresso e di equilibrio nella
    storia della Nazione» (Atti del
    Parlamento, vol. IX, 1922, pag.
    8390 ss.).
    Al lume dei principî cristiani era
    ben chiaro che un regime arrivato
    al potere con una serie di
    violenze delittuose, e che la sua
    impostazione confermava con
    l’arroganza del discorso presidenziale
    tenuto da Mussolini,
    non poteva presentare garanzie
    di sorta. Quel regime tendeva, in
    sostanza, a rinsaldare le posizioni
    dell’egemonia capitalistica
    di fronte al rivoluzionarismo socialistoide,
    da un lato, ed alla inefficienza degli uomini che, col
    Degasperi, avrebbero dovuto
    rappresentare la scuola politica
    Cattolica. Degasperi, accodando
    i Cattolici alla duplice sopraffazione,
    capitalistica e fascista, pose
    le chiare premesse di tutto il
    nefasto seguito della sua opera
    politica.
    Sull’Aventino si pose contro
    la legalità

    1924-25: Degasperi ed i
    Deputati del P.P.I. in significativa
    unione con i socialcomunisti
    abbandonarono il Parlamento,
    tentando di impostare una «questione
    morale» sul delitto
    Matteotti. Questo non era stato
    che uno dei tanti episodi di violenza
    dell’illegalismo fascista,
    che dal Degasperi aveva avuto
    il premio del voto favorevole al
    Governo Fascista ed all’amnistia.
    Dopo aver vantato, nel 1922:
    «liberi da ogni viltà - oggi, come
    ieri, come domani - per la sollecitudine
    delle nostre persone che
    sono poca cosa, forti dell’assenso
    che ci viene da chi liberamente
    ci diede il mandato, lo
    eserciteremo con serenità ed
    equilibrio, con la sola preoccupazione
    dei supremi interessi del
    paese» (loc. cit., pag. 8143).
    Degasperi ed i suoi compirono la
    viltà di astenersi dal loro dovere
    di parlamentari, con l’aggravante
    di non rinunciare al mandato,
    ed ordirono quella campagna di
    stampa sul delitto Matteotti che
    ebbe il chiaro carattere di un tentativo
    di violenza morale, sul terreno
    extraparlamentare, per vincere
    una battaglia politica condotta
    e perduta sull’unico terreno
    legittimo, quello parlamentare.
    Essi ricorsero ad un metodo
    strettamente anticostituzionale,
    tentando di ottenere da Sua
    Maestà il Re lo scioglimento della
    Camera appena eletta ed in
    cui si rifiutavano di combattere
    (ciò che invece continuò a fare
    l’on. Giolitti con pochi altri
    Deputati demoliberali). E questo
    mentre era in corso l’inchiesta
    giudiziaria, e mentre le responsabilità
    in ordine al delitto
    Matteotti non erano ancora chiarite.
    Uomini come Filippo Meda,
    Cavazzoni, Martire, Mattei
    Gentili, Carapelle ed altri, non
    vollero condividere la faziosità
    aventinistica del Degasperi, il
    quale poi, dopo il 1945, quando
    era universalmente riconosciuto
    esser stato un errore l’abbandono
    del Parlamento, ebbe ancora
    la temerarietà di qualificare «roccaforte
    della libertà» quell’aventinismo
    che aveva invece rappresentato
    l’abbandono della difesa
    della libertà stessa!

    Ordì una rivolta anticristiana

    1942: fallitogli il tentativo di
    espatriare ed estraniatosi, nei
    momenti più ardui, dal servizio
    del Paese, Degasperi rimase agganciato
    a quel Comitato
    Centrale Fascista che rappresentò
    una organizzazione illegale
    ed immorale, intima unione di
    massoni, marxisti, materialisti,
    atei, settari e ...democristiani, e
    che fu strumento tremendamente
    nefasto per sollevare l’opinione
    pubblica mondiale contro
    l’Italia cattolica, col pretesto
    del Fascismo. Degasperi ha
    confessato: «La Liberazione dal
    fascismo appariva ancora molto
    remota, e nessun partito, vecchio
    o nuovo, si era ancora costituito,
    quando nel Comitato Centrale
    Antifascista sorse l’idea di chiamarsi
    Democrazie Unite: democrazia
    liberale, democrazia socialista
    e...che cosa potevamo
    essere noi se non la democrazia
    cristiana?» (ved. Tradizione ed
    ideologia della D.C., ed. 1944 e
    ristampe, presso la D.C., Roma).
    Con questo dimostrava la mancanza
    di un pensiero Cristiano,
    il quale non si qualifica certo come
    una sottospecie dell’utopia
    democratica, condannata dalla
    Chiesa, che per di più per bocca
    di Leone XIII, nella Graves de
    communi, ha ingiunto: «non sia
    poi lecito dare un senso politico
    alla Democrazia Cristiana»!!
    Fattone, invece, proprio un
    Partito, il Degasperi, con l’animo
    pieno di «legittimo orgoglio» - come
    scrisse - mettendosi tra «coloro
    che erano passati attraverso
    il lungo periodo senza inflessioni
    e senza contaminazioni
    »...«ora che la vittoria contro il
    Fascismo appariva probabile» (e
    questa «vittoria» era la catastrofe
    politico-militare e morale della
    Patria!) partecipò alla firma del
    Patto da cui sorse il Comitato di
    Liberazione Nazionale. Ivanoe
    Bonomi, che lo promosse, così si
    esprime (Diario di un anno, ed.
    Garzanti): «L’antifascismo (era)
    un movimento sotterraneo a cui
    il declino militare dell’Asse dette
    nuovo vigore». Esso, a dire del
    Bonomi: «già da anni minava lo
    Stato totalitario e sentì che si avvicinava
    la sua ora e che era urgente
    stringere i contatti e cominciare
    l’azione. I tempi stringevano
    ed occorreva precisare le
    intese con convegni cui partecipò
    ugualmente fervido ed operoso
    Alcide Degasperi». Ebbene, prosegue
    Bonomi: «Fu in quelle riunioni
    che si tracciò un piano d’intesa,
    tradotto poi in un patto scritto,
    firmato da me, dal Casati, dal
    Ruini, dal Degasperi, dal Romita
    e anche da un comunista di nome
    oscuro ma interprete autorizzato
    dalla sua corrente. Quel
    patto impegnava i partiti ad una
    tregua politica nell’ora del trapasso
    e nel periodo successivo
    della ricostruzione, indicando
    come meta comune un regime
    democratico nel quale «tutti i poteri,
    e anche il più alto, derivassero
    dalla volontà popolare».
    La stampa filodemocristiana,
    anche quella che pretende avere
    carattere ufficiale «cattolico»,
    si è ben guardata dal mettere in
    luce questa sostanza vergognosa
    di tutta l’opera del
    Degasperi e del suo gruppo di
    dittatori del Partito
    Democristiano.
    Noi lo facemmo invece innumerevoli
    volte su questo giornale
    [“L’Alleanza Italiana”] - dagli
    esordi clandestini del 1944 - e nel
    volume «La illusione democristiana
    » scritto nel 1949, oltre che
    in precedenti pubblicazioni.
    Il «patto» firmato dal Degasperi
    era un patto di rivoluzione, impostato
    su principî mille volte solennemente
    condannati dalla
    Chiesa oltreché dalla ragione
    umana: ed era un patto che legalizzava
    e potenziava i Partiti
    più notoriamente anticattolici - dal
    comunista al Liberale - impegnando
    le forze cristiane ad una
    lunga tregua nei loro confronti fino
    a quando non si fosse realizzato
    un ideale anticristiano,
    quale è quello della rivoluzione
    demoliberale!
    Quale prova più evidente della
    mancanza assoluta di direttiva
    Cristiana nell’opera del
    Degasperi e del tragicissimo inganno
    da lui teso a quelli, per primi,
    che ignari di tutto questo hanno
    accettato la D.C. come il «partito
    dei Cattolici»?.

    Firmò leggi che comportano
    la Scomunica

    1946-47-53: perfettamente
    coerente alla impostazione demoliberale
    e laicista della
    Politica, Degasperi firma le varie
    Leggi elettorali (fatte e rifatte
    alla vigilia di ogni elezione per
    tentare di assicurar meglio il predominio
    democristiano), in cui è
    quell’art. 66, poi 71, che pone i limiti
    al Clero che «abusando della
    proprie attribuzioni e nell’esercizio
    di esse, si adoperi a costringere
    gli elettori a firmare una
    dichiarazione di presentazione di
    candidati od a vincolare i suffragi
    degli elettori a favore od in
    pregiudizio di determinate liste o
    di determinati candidati o ad indurli
    alla astensione», istituendo
    per tali ipotesi un reato, con gravi
    pene. Il Santo Padre, nel discorso
    ai Quaresimalisti di Roma
    del 17 marzo 1946 palesemente
    protestò per tale violazione
    della libertà della Chiesa inferta
    dal Governo democristiano: «Il
    sacerdote cattolico - disse il Papa
    - non può essere semplicemente
    equiparato ai pubblici ufficiali
    o agli investiti di un pubblico potere
    o funzione civile o militare»;
    la legge elettorale, infatti, con una
    medesima norma colpiva tali categorie
    ed il Clero: «Il Sacerdote
    è ministro della Chiesa ed ha una
    missione che si estende a tutta
    la cerchia dei doveri religiosi e
    morali dei fedeli...e può quindi
    essere obbligato a dare, sotto
    quell’aspetto, consigli o istruzioni
    riguardanti anche la vita pubblica.
    Ora è evidente che gli
    eventuali abusi di tale missione
    non possono per sé essere lasciati
    al giudizio dei poteri civili...
    ». Degasperi accusò il colpo,
    e nel discorso di Torino del 25
    marzo 1946 replicò ampiamente,
    e concluse col comodo ed
    ipocrita ripiego: «...so che se il
    Santo Padre ha in nome della
    Chiesa il diritto di stabilire le sue
    tesi ed Egli ha questo diritto per
    ragione che supera i partiti ed i
    momenti...saprà anche comprendere
    le difficoltà in cui gli uomini
    cattolici si battono e vincono
    e possono vincere solo fino
    ad un certo punto. È rimasta una
    piccola pizzicatura per il Clero.
    Ma credo che i sacerdoti non ne
    abbiano molta paura» (Il Popolo,
    26-3-1946).
    Comodo ripiego, perché significava
    ammettere in partenza che
    le norme della Chiesa (nella specie
    sanzionate perfino nel Codice
    di Diritto Canonico [allora vigente,
    n.d.r.], che al canone 1334
    commina la scomunica automatica
    contro coloro che varano leggi
    che offendono la libertà ed i diritti
    della Chiesa) varrebbero
    solo nei limiti in cui i «fedeli» hanno
    voglia di combattere per rispettarle.
    Ipocrita ripiego, perché invece
    il Degasperi fin dal 1944, combattendo
    contro il Centro Politico
    Italiano con l’opuscolo più sopra
    citato, si proclamava difensore
    della concezione dello «Stato
    moderno» assertore di una assoluta
    «uguaglianza giuridica» e
    lo faceva espressamente contro
    l’esigenza da noi posta di una impostazione
    Cristiana dello Stato.
    Non era dunque questione
    che gli uomini politici Cattolici
    possano combattere e vincere
    «solo fino ad un certo punto»: a
    parte che si è sempre saputo che
    il Cattolico, piuttosto che piegarsi
    a compromessi, resiste fino a cadere
    sotto i colpi del martirio,
    consapevole che il sangue dei
    Martiri è semenza di Cristiani, a
    parte questo stava in fatto che il
    Degasperi volendo servire la cosiddetta
    concezione «moderna»
    dello Stato, non era un combattente
    per il Cristianesimo, ma un
    alfiere dell’anticristianesimo, per
    la cui realizzazione politica si era
    impegnato ad unità d’azione coi
    più classici nemici del nome
    Cristiano.

    Rese ateo lo Stato Italiano

    1947: alla Costituente il Gruppo
    democristiano respinse la proposta
    dell’on. Lucifero di iniziare
    il testo della Costituzione con le
    parole: «Il Popolo Italiano, invocando
    l’assistenza di DIO, nel libero
    esercizio della propria sovranità...
    »: così la Costituzione
    rinnegò la sacra autorità di DIO;
    respinse la proposta dell’on.
    Patricolo, che un articolo precisasse:
    «La Religione Cattolica è
    la Religione ufficiale dello Stato
    Italiano» e così il nostro Stato rigettò
    ogni impostazione
    Cristiana; Degasperi sanzionò il
    tutto ricordando le assicurazioni
    da lui date «ai protestanti
    d’America» circa una «piena libertà,
    piena uguaglianza» che la
    Costituzione democristiana infatti
    accorda al Protestantesimo, cui
    ha concesso perfino l’uso della
    Radio per le trasmissioni di culto
    (pag. 2456 Atti della
    Costituente). Ed in realtà è libero
    e protetto in Italia ogni altro
    culto, e vi si diffondono.
    Così la concezione dello «Stato
    moderno» da Degasperi tenacemente
    perseguita era realizzata
    nella Legge fondamentale
    della Repubblica, e le conseguenze
    tutti le tocchiamo con
    mano. Lo sbandieramento di un
    Cristianesimo soltanto ipocrita
    doveva portarci rapidamente nel
    doloroso clima del putridume di
    «Capocotta» e della apologia dei
    traviamenti di Coppi fatta su quotidiani
    di proprietà di uomini della
    Democrazia Cristiana (ved.
    Voce della giustizia, n. 36 del 4-
    9-1954)! Una politica tutta legata
    all’affarismo e che, in nome di
    questo, chiude gli occhi ad ogni
    esigenza Morale: un rinunciatarismo
    impressionante che dopo
    aver elargito una Costituzione
    secondo il gusto del
    Protestantesimo anglosassone
    premia solennemente registi,
    come il Rossellini, la cui scandalosa
    condotta di profanatore
    del sacro tempio della unità famigliare
    aveva riempito le cronache
    di una stampa lasciata libera
    di corrompere, per cui si
    stan creando tutte le premesse
    per la introduzione del divorzio in
    Italia, già largamente reso possibile
    da tristi accomodamenti dei
    nostri Trattati internazionali e della
    nostra giurisprudenza.

    L’abominio di un malgoverno

    Questa, in sintesi, è stata l’opera
    di Degasperi. Dinanzi a tanti
    frutti di distruzione morale par
    quasi secondario ricordare le ingiustizie
    perpetrate con la legislazione
    di persecuzione contro
    gli ex fascisti; le immoralità compiute
    con le leggi di espropriazione
    terriera, fraudolentemente
    denominate «riforma agraria»; la
    distruzione progressiva del patrimonio
    immobiliare urbano come
    conseguenza del delittuoso
    regime delle locazioni; il danno
    recato all’agricoltura e le profonde
    violazioni di giustizia, conseguenti
    alla legislazione sui contratti
    agrari; il disordine e la somma
    di ingiustizie e sperequazioni,
    oltreché di corruzione, immensamente
    aggravatosi nel sistema
    tributario, in cui la legislazione
    degasperiana ha di
    gran lunga peggiorato i malanni
    da tempo esistenti; la mancata
    difesa del patrimonio boschivo,
    col conseguente continuo accrescersi
    dei disastri che produce;
    l’aggravamento della situazione
    nel campo della cultura con
    un regime scolastico, ora poi affidato
    ad un Ministro liberale,
    che, in uno al regime di stampa,
    sta riducendo la intellettualità italiana
    al bassissimo livello che
    ogni giorno paurosamente constatiamo.

    Il rigetto dei principi del
    Toniolo

    Tutto questo era e doveva essere
    il frutto dell’abbandono delle
    posizioni cui la scuola del
    Toniolo aveva tenuto ancorati -
    sulla scia degli Insegnamenti dei
    Papi - i Cattolici italiani.
    Degasperi, in quella che viene
    considerata la sua ultima lettera,
    e quasi un testamento spirituale
    (lettera a Fanfani del 9 agosto
    1954, ved. Eco di Bergamo, n.
    200), ha lasciato scritto: «Perché
    il Toniolo, nazionalmente parlando,
    ebbe efficacia così inadeguata?
    Perché i tempi e gli uomini
    non gli permisero di sfuggire
    alla alternativa guelfa - ghibellina,
    e così non uscì dallo storico
    steccato politico, benché ne
    fosse uscito da quello sociale. Il
    nostro sforzo più tardi, fu quello
    di sfuggire alla stretta. Non siamo
    riusciti spesso, ma ad un certo
    punto la D.C. divenne un movimento,
    un partito italiano, al disopra
    dello storico conflitto.
    Teniamolo a mente: non bisogna
    lasciarsi avvinghiare dalle spire
    dell’alternativa tradizionale».
    Fino all’ultimo, dunque,
    Degasperi ha giuocato all’ inganno,
    e speriamo che non se
    ne sia reso pieno conto.
    Giuseppe Toniolo non rimase
    affatto ancorato ad una «superata
    » alternativa. Egli semplicemente
    non volle piegarsi a quella
    concezione dello Stato che definì
    «disordine legale permanente
    delle democrazie cosidette
    liberali». (Toniolo, Concetto
    Cristiano di democrazia, ed.
    Coletti).
    Degasperi mostra di bellamente
    dimenticare questa
    profonda differenza tra l’indirizzo
    del Toniolo ed il suo.
    Ha dimenticato di aver scritto,
    come abbiamo ricordato, in polemica
    col Centro Politico
    Italiano: «Bisogna respingere
    qualsiasi tentazione di leggi eccezionali,
    di provvedimenti che
    escludano dal diritto comune o
    precludano da certe pubbliche
    funzioni chi sia alieno dal tradizionale
    spirito cattolico del
    Popolo Italiano. Nello Stato moderno
    l’uguaglianza giuridica e la
    ammissibilità agli impieghi è divenuta
    ormai una premessa indispensabile
    alla libera convivenza
    civile» (loc. cit.).
    Pertanto lo Stato democristiano
    deve lasciar aperto l’adito ai
    professori materialisti sulle cattedre
    di Filosofia, ai docenti liberali
    su quelle di Diritto, agli atei
    su quelle di Storia del
    Cristianesimo o delle religioni.
    Così di seguito.
    Non solo il Toniolo, ma il Papa
    e la Chiesa non si piegano a
    questo, come non ci si può piegare
    ogni cultore di filosofia naturale.
    Tardò solo di un anno, infatti, la
    risposta del Santo Padre: « Ben
    riflettendo alle conseguenze deleterie
    che una Costituzione la
    quale, abbandonando la pietra
    angolare della concezione cristiana della vita,
    tentasse di fondarsi
    sull’agnosticismo morale e
    religioso, porterebbe in seno alla
    Società, e nella sua labile storia,
    ogni Cattolico comprenderà
    facilmente come ora la questione
    che, a preferenza di ogni altra,
    deve attirare la sua attenzione
    e spronare la sua attività
    consiste nell’assicurare alla generazione
    presente ed alle future
    il bene di una Legge fondamentale
    dello Stato che non si
    opponga a sani principi religiosi,
    e morali, ma ne tragga piuttosto
    vigorosa ispirazione, e ne proclami
    e ne persegua sapientemente
    le finalità. Giovi a questo
    riguardo ricordare che non sempre
    la novità delle Leggi è fonte
    di salute per il Popolo: sovente
    invece la precipitosa ricerca di radicali
    innovazioni è indice di oblio
    della propria dignità e di facile resa
    ad estranei influssi e non a
    meditate idee. SAPPIANO
    DUNQUE I CATTOLICI ITALIANI
    CHE IL RIMANERE FEDELI
    ALLE MIGLIORI E PROVATE
    TRADIZIONI SPIRITUALI E
    GIURIDICHE NON VUOL DIRE
    ESSERE OSTILI ALLE TRASFORMAZIONI
    SOCIALI CHE
    MEGLIO RISPONDANO AL BENE
    COMUNE: e dicano alto al loro
    grande ed infelice Paese che
    il patto onde esso vuol essere
    condotto ad unità e stabilità, non
    può cementarsi né con odî né
    con egoismi di classi, sì bene
    con la mutua e cristiana carità
    che tutti i cittadini affratelli in reciproco
    aiuto, collaborazione e rispetto
    ».

    Respinse i moniti del Santo
    Padre

    Questo energico richiamo alle
    tradizioni, oltreché alla pacificazione,
    fu fatto da Pio XII nel suo
    autografo per la Settimana
    Sociale italiana del 1945.
    È vano che Degasperi tenti far
    credere che Toniolo non sapesse
    districarsi tra errate concezioni
    di «guelfismo» e «ghibellismo».
    Toniolo, invece, aveva voluto rimanere
    fedele alla tradizione razionale
    e Cattolica, e pertanto
    NON AVEVA VOLUTO PIEGARSI
    al Demoliberalismo con
    tanta leggerezza e demagogia
    imposto dalla Borghesia capitalistica.
    Degasperi ci si è piegato!
    Il suo tentativo di difesa, in polemica
    col Santo Padre, nel sopracitato
    discorso di Torino del 25
    marzo 1946, recò una confessione
    come la seguente:
    «Quando si è fatto il compromesso
    generale... abbiamo trattato
    anche l’art. 66 come oggetto
    di compromesso. Compromesso
    vuol dire che uno cede da una
    parte ed uno cede dall’altra». Egli
    ha ammesso dunque che, pur di
    mantenere l’alleanza con i Partiti
    anticattolici del Comitato di
    Liberazione Nazionale, e pur di
    realizzare (aggiungiamo noi) i
    suoi ideali di «Stato Moderno»,
    poteva barattare il rispetto di canoni
    fondamentali della Dottrina
    cristiana, difesi dal Diritto canonico.
    Con questo aveva ancora la temerarietà
    di invocare «l’aver
    combattuto per tanti anni per la
    causa delle libertà religiose». Ma
    quali «libertà religiose»? Quelle
    della propaganda protestantica e
    buddista, o quella della Religione
    vera?
    Il papa aveva invitato a non agire
    con «facile resa ad estranei influssi
    »: Degasperi ci ha confessato
    che perfino il nome del loro
    Partito - nome che vale una dottrina!
    - lo adottarono per influsso
    dei demosocialisti e dei demoliberali.
    Norme derivanti dai più sacrosanti
    principî, venivano barattate
    per un presunto «compromesso
    » per non rompere la perfetta
    intesa con coloro con cui si
    era pattuito di realizzare una rivoluzione
    demoliberale e quindi
    una Repubblica.
    L’invito alla pacificazione ebbe
    come risposta la moltiplicazione
    delle leggi di persecuzione contro
    gli antichi Fascisti.
    L’invito a bandire l’odio ebbe
    come riscontro l’odio diffuso e lasciato
    diffondere contro la legittima
    autorità dei Savoja, e perfino
    la spoliazione dei loro beni
    privati, che tuttora lo Stato degasperiano
    non consegna nemmeno
    in quella parte cui le
    Magistrature italiane lo hanno
    condannato.

    I travestimenti del «Nemico
    di Cristo»

    Questa è la triste realtà, che
    era nostro dovere ristabilire contro
    l’orrido tentativo di speculazione
    su una morte, in un regime
    che con tanta spietatezza perseguita
    coloro che vogliano commemorare
    altri Morti!!!
    Il Santo Padre ha parlato con
    molta fermezza nel discorso ai
    Cardinali il 24 dicembre 1944
    trattando della carità misericordiosa
    della Chiesa: «Un limite
    nondimeno, una barriera morale
    si rizza di fronte a questa carità
    misericordiosa, una barriera
    che la stessa carità non ha diritto
    di oltrepassare: la Verità».
    Ed egli aggiunse che «in un
    tempo in cui le parole libertà, indipendenza,
    democrazia non
    sono per alcune ispirazioni e tendenze
    di spirito che un mezzo
    per cui sopire la vigilanza di coloro,
    la cui fedeltà non si presterebbe
    mai scientificamente ad
    abbandonare o a mettere in pericolo
    il retaggio loro trasmesso
    da tutto il passato cristiano; in un
    (segue a pag. 28)
    pag. 28
    tempo in cui, più abilmente che
    mai, il nemico di Cristo e della
    Chiesa cerca, secondo la
    espressione dell’apostolo delle
    Genti, di travestirsi in Angelo di
    luce; in un tempo come questo,
    la Chiesa e il Pastore Supremo,
    responsabile della eredità del
    Signore, hanno più che mai il dovere
    di proclamare la Verità, di difenderla
    contro le insidie degli errori
    dominanti, senza rispetto
    umano e senza debolezza, di
    aprire gli occhi agli uomini di buona
    volontà, e segnatamente ai fedeli,
    sui pericoli di alcune moderne
    correnti, di acuire la perspicacia
    dei loro giudizi per discernere
    tempestivamente gli errori
    che investono un’apparenza
    di verità, affinché i Popoli non abbiano
    a sperimentare troppo
    tardi e a proprie spese l’amaro
    ammonimento del Profeta: Avete
    arato le empietà, avete mietuto
    la iniquità, vi siete nutriti dei frutti
    della menzogna».
    A questo ammonimento seguì
    la lettura del Messaggio Natalizio
    Pontificio sul problema della
    Democrazia, Messaggio che è
    tutta una condanna della concezione
    degasperiana e democristiana
    della Politica.
    Questo Messaggio, da noi più
    volte illustrato nei suoi passi salienti,
    non è MAI stato invocato -
    per quanto abbiamo potuto accertare
    - da Degasperi e dai suoi
    giornali a sostegno della loro
    azione politica.
    In più, il Messaggio è stato pubblicato
    con gravi falsificazioni, in
    senso filodemocristiano, su
    Riviste Diocesane e su pubblicazioni
    che tendono a sostenere
    il Partito dominante: né a noi
    è stato possibile, in genere, ottenere
    una rettifica di queste falsificazioni.
    Quali sono dunque gli «errori
    che rivestono una apparenza di
    verità», secondo il Sommo
    Pontefice? Forse solo l’errore del
    Comunismo che col suo materialismo
    brutale, con la sua
    aperta lotta contro la Religione,
    con le sue barriere di silenzio e
    feroci epurazioni, non mostra
    certo di presentarsi come un
    «Angelo di luce?».
    Noi non abbiamo mai mancato
    di richiamare l’attenzione di
    Chi deve vigilare, e le nostre due
    denunce al Santo Offizio, contro
    gli errori del Degasperi e dei suoi
    sostenitori, documentano un indirizzo
    ed un’azione precisa di
    cui purtroppo gli eventi succedutisi
    in questi anni hanno largamente
    dimostrato il fondamento.
    Siamo dispostissimi a lasciare
    un Morto, tutti i Morti, nella sperata
    pace: ma non possiamo deflettere
    contro rinnovati tentativi
    di «mettere in pericolo il retaggio
    trasmesso da tutto il passato
    Cristiano».

    (Postato il 20 agosto 2004)

  8. #18
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Ultima modifica di Guelfo Nero; 25-01-13 alle 19:07

  9. #19
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    GRAZIE

  10. #20
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    Una considerazione finale devo farlo sui toni che spesso animano il nostro forum.
    Lo so, molti di noi sono incorreggibilmente duri, spigolosi, polemici, inopportuni, a volte caustici, io stesso mi inserisco in questo novero.
    Ma perchè lo siamo? Perchè una sete ci divora, è l'amore per la Chiesa che ci ci divora e ci incalza e l'idea che gente che pure è tanto vicina alla Verità cattolica, per un mero puntiglio settario, legato alla storia e alla disciplina della propria Congregazione, infici tutto o quasi, gettandosi tra le braccia di errori già condannati dalla Chiesa (come il gallicanesimo o l'antinfallibilismo), ci riempie di rabbia, amarezza, dolore...
    Personalmente non temo nè il disprezzo, nè l'odio, se li subisco per la causa santa della Chiesa e ripenso all'indicibile solitudine che MOnsignor Des Lauriers ha vissuto per la sua fedeltà al papato Romano e alla teologia romana (mentre Monsegneur trattava (!) con "Roma").
    Anzi sono molto contento di una cosa: quando sono arrivato in questo forum (e son giusto due anni), questa luogo telematico era anche luogo di mille tradizionalismi, variegati, incerti, velleitari e parolai, piagnoni e irrisoluti, vacuamente devozionali o semplicemente timidi e poco loquaci sui problemi centrali legati alla crisi della Chiesa.
    In meno di due anni questo forum è diventato un vero, reale, concreto forum sedevecantista e tesista: senza sbandate protestantiche, gnosticheggianti, terzaforziste, conservatrici Wojtyliane, anticlericali o meramente soggettivistico-emozionali.
    Un forum che non è il ripiegato luogo di lacrime sul "latte versato" ma è una finestra aperta e soleggiata su una realtà viva (la Sede è vacante ma la Chiesa è viva), in movimento, crescente, fatta di sudore, passione e fedeltà verso il cattolicesimo romano che non muore e non morirà mai.
    E molti dei forumisti che ho incontrato, anche grazie a questo forum, hanno scelto da che parte stare.
    Alcuni hanno scelto bene (per chi scrive), sono sedevacantisti convinti, sono tesisti appasionati e veraci e si sono confermati in questa scelta, altri hanno scelto strade sedepleniste e "conciliari" che certo non condividiamo ma umanamente rispettiamo. Anche in queste scelte non possiamo non notare il contributo che ha dato il nostro forum che, nel suo piccolo, come la spada evangelica, ha portato una divisione benefica, amica della chiarezza.

    Guelfo Nero (15 marzo 2004)
    Grazie Tesista!

 

 
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