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  1. #241
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Decadentismo e cattolicesimo: le malizie di un lapidatore incallito dalla pessima mira




    di Luca Fumagalli

    Purtroppo, con grande sofferenza, affranto più che altro dalla noia del dover mettere da parte per qualche istante la bellezza della vita vera, mi trovo costretto a rispondere ad alcune accuse che sono state rivolte alla pagina culturale di Radio Spada, e quindi indirettamente a me, da don Francesco Ricossa durante due prediche domenicali tenute a Modena e Ferrara il 28 maggio 2017. Per sintetizzare, il sito di Radio Spada è accusato di prestare un po’ troppa attenzione agli scrittori cattolici del cosiddetto Decadentismo, autori che presentano una parabola biografica tutt’altro che encomiabile, contraddistinta anzi, nella maggioranza dei casi, da vizi indicibili. Sono citati alcuni aforismi considerati eterodossi e si fa esplicita menzione del mio saggio dedicato alla scrittore inglese Frederick Rolfe “Baron Corvo” e pubblicato per le Edizioni Radio Spada (Baron Corvo. Il viaggio sentimentale di Frederick Rolfe, 2017).

    Premetto che mi sarei astenuto più che volentieri dallo scrivere alcunché. Torno ora dal lavoro grato per aver trascorso l’ennesima mattinata entusiasmante a scuola con i miei alunni, con il cuore gonfio di gioia per i loro sorrisi, le loro domande e per la passione con cui affrontano ogni sfida. A casa ho ritrovato gli sguardi benevoli della mia famiglia, e la telefonata di un amico mi ha ricordato quanto sono fortunato ad avere accanto persone come lui, pronte a ogni cosa per il mio bene. Non ho dunque bisogno d’altro. Dio mi ha dato tutto questo – anche troppo – e mi basta, certamente non me lo merito. Poco importa quindi di quello che viene detto contro i miei scritti pubblici, me ne laverei volentieri le mani (e per una volta sarebbe la soluzione migliore). La vita è troppo breve per perderla in sciocchezze. Tocca però scomodarmi per spendere un paio di parole almeno in difesa di Radio Spada e dell’onorabilità delle persone con cui ho voluto dare il via a questo progetto.

    So benissimo che tutto quello che scriverò non servirà a nulla; contro il preconcetto dei lapidatori farisaici non vale argomento, ma almeno mi sia concesso un tentativo.

    Parto, per rispondere, da quello che è forse il più grande fraintendimento da parte di don Ricossa e che rivela la natura fortemente pregiudiziale della sua intera argomentazione. A un certo punto si fa riferimento a una frase di mons. Benson: «La luce si nasconde di preferenza fra le tenebre». Il reverendo vede in questo aforisma non so quale elucubrazione eterodossa, quando Benson, in realtà, intende parlare della Provvidenza divina: l’uomo il più delle volte trova Cristo, la luce, solo quando nella sua vita si addensano le tenebre, quando diviene improvvisamente consapevole della sua debolezza e della sua fragilità.

    Viene citato a sproposito per confondere le acque anche William Golding, «L’uomo produce il male come le api il miele», autore di cui mi sono occupato in un altro saggio (L’ombra delle mosche. Introduzione alla narrativa di William Golding, 2015). Golding era agnostico e pertanto con il cattolicesimo non ha mai avuto nulla a che spartire.

    Andiamo ora alla questione principale. Il Decadentismo, cosa risaputa, è un’epoca letteraria piena di contraddizioni. Per quanto riguarda la storia della Chiesa inglese è stato però un momento decisivo, certamente una “falsa partenza”, come lo definisce lo studioso Richard Griffiths, ma quelli furono anni in cui si convertirono a Roma un numero sorprendente di intellettuali. Quando ho parlato delle vite di questi scrittori, Baron Corvo in testa, non ho mai mancato di mettere in evidenza i molti errori commessi da ciascuno di loro. Quello che mi ha sempre colpito delle loro biografie, e che mi ha spinto a scriverne, è che a un certo punto, anche in vite tanto disordinate, è accaduto qualcosa di più forte e vero che ha permesso loro di compiere il passo decisivo verso il battesimo e la Chiesa di Roma. A volte si è trattato di un fuoco fatuo, a volte, come nel caso di Gray e dell’amico Raffalovich, è stato un cammino spirituale solido e duraturo.

    Per quanto concerne John Gray, in gioventù amante di Wilde, se i superiori lo hanno valutato a suo tempo degno del sacerdozio, chi siamo noi per giudicare? Che poi, divenuto parroco, avesse dei rapporti impropri con Raffalovich, come don Ricossa sembra suggerire, è cosa assolutamente falsa.

    Su Baron Corvo mi limito in questa sede a ribadire, come ho già avuto modo di fare nel saggio a lui dedicato e in alcuni brevi interventi pubblicati su YouTube, che in numerosi brani della sua brillante letteratura è testimoniata una fede cattolica integrale. Saltuariamente essa convive con trovate meno condivisibili, ma è comunque presente. Il suo saggio sui Borgia è solo una delle numerose prove che si potrebbero addurre a tal proposito.

    Ambiguità? Semplicemente omnia munda mundis. Non amo crocifiggere le persone ai loro peccati. Se gli errori degli uomini divengono criterio esclusivo con cui giudicare la realtà allora è la fine per tutto e tutti.

    Mi sono occupato a lungo del Decadentismo e, a Dio piacendo, continuerò a farlo, perché, volente o nolente, esso costituisce un passaggio fondamentale nella storia letteraria del cattolicesimo inglese (ambito di studi a cui dedico le mie energie ormai da anni). Ho approfondito e continuerò ad approfondire anche altri autori appartenenti a epoche diverse (Newman, Tolkien, Chesterton, Greene, Waugh, Belloc, Marshall, Burgess, Leslie, Wiseman ecc.) Preciso per i più scrupolosi che nessuna opera dei decadenti inglesi è mai stata messa all’Indice e che studiosi cattolici del passato hanno ottenuto spesso l’imprimatur quando trattavano simili questioni.

    Credo che il pentimento e il riscatto siano cose reali e non solo belle storie da leggere nei libri. Quando si affrontato tali temi, chi ha il vezzo di puntare l’indice contro il prossimo, pronto a coglierlo in fallo solo per far quadrare i suoi perversi e poco cristiani “teoremi” contro Radio Spada, mostra invece uno scetticismo alquanto strano. Pare quel buffo personaggio del romanzo Il miracolo di Padre Malachia che, pur credendo formalmente nei miracoli di Cristo narrati nei Vangeli, quando ne vedo uno con i propri occhi si fa vincere facilmente dall’incredulità più ottusa.

    Molto ancora potrei scrivere, ma mi fermo qui. Alzo le mani in segno di resa e taccio. Sono già stato giudicato e trovato colpevole: a che varrebbe sprecare altro tempo?

    PS – Non volendo limitare queste mie righe a una triste cronaca dell’ora presente, colgo l’occasione per ringraziare i tanti sacerdoti che mi sono vicini e che stimano il mio lavoro. Per tutti i figlioli prodighi che si aggirano su questa terra morta è consolante sapere che c’è sempre un padre che li aspetta a casa a braccia aperte, pronto a correggere, ma anche e soprattutto a perdonare.

  2. #242
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Orgogliosi di essere “la vergogna della Tradizione”



    di Piergiorgio Seveso

    Devo dire che mentre lo scrivere su Radio Spada mi entusiasma e mi ispira una prosa ardente e multiforme, lo scrivere di me su questo blog mi imbarazza e mi accora profondamente. Purtuttavia devo prendere la penna in mano per esprimere qualche riflessione sull’evento che mi ha colpito. Come alcuni di voi sapranno, ieri, un individuo isolato, dopo avermi richiesto un colloquio, ha insultato, tra gli altri, me e la vasta famiglia di Radio Spada, con un’aggressione fisica e verbale assai sgradevole e con sgangherate minacce. Quest’episodio trova la sua origine in un post sulla nostra pagina Facebook dove eravamo stati ingiuriati all’indomani della XII giornata di Cristo Re a Modena (peraltro da noi assai apprezzata per molti dei suoi contenuti) da uno dei partecipanti.

    A questo evento increscioso, avvenuto sotto la foto di un santo, avevamo risposto esponendo l’autore del post al giudizio della pubblica opinione. Ne sono venute polemiche sgradevoli ed esorbitanti, quanto era stato sgradevole ed esorbitante il fatto da cui si era partiti. Al di là di questa descrizione, credo sia quasi inutile dirvi che non ho patito alcunché di grave e sto benissimo. Quello che mi ha veramente stupito è stato il flusso incessante di amici e conoscenti che mi ha espresso, a vario titolo, affetto, solidarietà e stima.

    Gruppi studenteschi, amici del passato e del presente, mi hanno testimoniato, senza che mi aspettassi nulla, che il coltivare e custodire idee (e verità) forti, fortissime, quasi indicibili nel contesto di oggi, senza perdere però quel gusto per l’amichevole condivisione, per l’umana e gratuita e sincera “compassione”, lascia un segno indelebile che il tempo non cancella. Ringrazio inoltre chi ha operato in modo fattivo perché quest’episodio venisse immediatamente ridimensionato, tanto da renderne impossibile la reiterazione o l’amplificazione.

    Ringrazio last but non least il mio “aggressore”, verso il quale non nutro alcun rancore, che mi ha concesso, nella festa di Santa Margherita Maria Alacoque, di offrire al Sacro Cuore una piccola sofferenza e umiliazione in più a espiazione dei miei (molti) peccati personali e di quelli del triste mondo in cui viviamo oggi (privo anche della Somma autorità ecclesiale).

    So bene (e a ragion veduta) che questo incidente non sarebbe quasi certamente avvenuto se contro Radio Spada e contro le nostre persone non si fosse scatenata in questi ultimi anni, in ambienti cattolici tradizionalisti e integristi, un’indegna e inspiegabile campagna d’odio, una rancorosa e paranoica rincorsa alla delegittimazione personale, condita da false notizie, diffamazioni propalate a piene mani, pressioni su singoli e gruppi, esercitate attraverso mezzi leciti e illeciti (compresi i confessionali).

    Abbiamo assistito ad un’incommensurabile gazzarra, generatasi negli acquitrini dell’integrismo italiano, contro una giovane, coraggiosa e devota casa editrice, ad un crescendo disgustoso di polemiche e provocazioni che spesso si è ammantato di proclami teologici d’occasione (che nascondono le profonde debolezze del nostro mondo di fronte al Moloch modernista trionfante) e, in qualche caso, di velleitarie critiche letterarie.

    Di tutto questo si dovrà rendere conto a Dio e anche agli uomini, ogniqualvolta se ne presenterà l’occasione. Chi mi ingiuriava ieri diceva di noi che fossimo “la vergogna della Tradizione”. Ebbene ce ne gloriamo. La vita vera e reale, degna di essere vissuta è quella che si combatte per la più santa delle cause: quella della Verità cattolica e del cattolicesimo romano e noi la combattiamo opportune ed importune con gli strumenti che la Provvidenza ci ha dato: i nostri poveri ingegni, un blog, una casa editrice. Ci sono altri strumenti egualmente (e anche più) degni ma noi abbiamo scelto e costruito questi e nessuno, umanamente parlando, ce li potrà togliere. Grazie ancora.

  3. #243
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    2012 – 2021: Radio Spada, 9 anni di un blog cattolico integrale. Lettera di Piergiorgio Seveso ad amici e nemici

    di Piergiorgio Seveso, presidente (uscente) SQE di Radio Spada

    Mi ripeto spesso tra me e me che questi articoli celebrativi commemorativi del 14 giugno possono vantare una gran fortuna; di venir letti, condivisi da parecchi ma di venir bellamente ignorati da molti, come cosa trita, già vista, già metabolizzata.

    Il web ci ha abituato a tempi di reazione ahimè rapidissimi: la mente “localizza” e posiziona il pezzo appena intravisto in una scaffalatura dicotomica di solito molto semplice: giusto/sbagliato, bellissimo/spazzatura, utile/inutile, da leggere/da non leggere, amico/nemico e ben più che a volte si passa oltre, si trapassa verso nuove scipitezze o futilità, verso nuovi stimoli baluginanti, talvolta fatti di nulla.

    Lungi da me far inutili pose omiletiche sui social vecchi e nuovi: ripeto invece il mio convinto “hic manebimus optime” e me ne faccio ampiamente una ragione, ma ho anche la chiara convinzione di parlare tra intimi, amici e antipatizzanti che siano. Proprio questo parlare tra pochi, ben lungi dal farmi formulare ditirambi d’occasione, mi ispira una grande franchezza, a volte rude e sferzante (e ne sanno qualcosa “nani e ballerine” che portano ancora i segni del flagello di qualche anno fa), a volte benevola e traboccante di affetti.

    In questo nono anno di vita e secondo di pandemia, Radio Spada ha proseguito il suo cammino, la sua marcia con un ritmo incalzante, a tratti inarrestabile. Si tratta del frutto del lavoro e dell’impegno di molti che ringrazio e che ci ha permesso di donare al pubblico italiano (tanti) libri nuovi che spaziano dall’apologetica alla letteratura, dalla devozionalistica alla ricostruzione storica ed ecclesiale. Siccome però non siamo solo una casa editrice ma siamo anche anche un blog, non posso dimenticare che OGNI GIORNO ad un vasto pubblico di lettori volontari e volenterosi abbiamo fornito una ricca messe di materiali su cui formarsi, informarsi, crescere nella vita cristiana e (a volte anche) nel buon senso.

    Chi ce lo fa fare? Non certo gli interessi e le passioni umane, non certo la voglia di apparire ma semplicemente l’amor di Verità e la necessità di riempire un vuoto. Certemente quando siamo nati, questo deserto era vasto e sconfortante: mancava un blog di giovani laici cattolici, in mezzo ai cascami del rosseggiante tramonto ratzingheriano, in mezzo alle pose estetizzanti, ai cultori delle sintesi tra antico e nuovo, ai cantori di una “restaurazione” accomodante quanto falsa e omicida. Oggi certamente questo vuoto non è più tale: complice la chiarificatrice e livellatrice “rivoluzione bergogliana” vi è un grande fiorire di realtà, un gran rincorrersi di iniziative, di appuntamenti, di approfondimenti ed in moltissimi la consapevolezza è cresciuta e anche il desiderio di posizioni nette, risolute e irrevocabili. Ne siamo contenti, anzi plaudiamo a questo gran fervore d’opere: come ogni fase pionieristica, non mancano pressapochismi, confusione, contaminazione di generi (non sessuali) e di contenuti. E se questa “bagarre” tradizionalistica e integristica a volte ci suscita un convinto sorriso di compiacimento, a volte preoccupa per i parossismi unilaterali (spesso fomentati dalla virtualità), per le giustapposizione indebite di contenuti, per i carismatismi umani indebiti e a tratti grotteschi, per le inevitabili esagerazioni indotte dalla tragica complessità e drammaticità dei tempi che viviamo.

    Che farà Radio Spada in questo gran calderone? Forse vi sorprenderà la risposta: nulla che non abbia già fatto sinora. Continuerà a tenere al centro di tutto l’analisi della “rivoluzione conciliare”, della crisi dottrinale ed ecclesiale, fonte di ogni altra crisi, matrice di ogni sovversione e perversione dei cuori e delle menti. Lo farà senza primadonnismo, senza “ma noi c’eravamo prima o da prima”, senza stilare prescrittive o proscrittive liste di “buoni e cattivi”, senza infantili dossieraggi da salotto o da sala dei balocchi, senza portare un ulteriore contributo entropico all’ampia degenerazione del nostro mondo “resistente”: lo farà anche senza inseguire mode o personaggi del momento (beninteso dando spazio a tutto ciò che accade), senza masaniellismi inutili, senza attivismi sconclusionati e ossessivi, senza metterci pennacchi in testa che certamente attirerebbero consensi (e fatevelo dire da uno che di pennacchi se ne intende) ma che distrarrebbero dall’unum necessarium della nostra azione.

    Beninteso, faremo anche noi le nostre battaglie, faremo anche noi le nostre puntate polemiche, continueremo a combattere con forza e a tratti con virulenza, anche per i “vicoli e cunicoli” dell’integrismo contemporaneo, ma cercando, nei nostri limiti, di non perdere di vista la meta finale che è quella della restaurazione della Chiesa nella pienezza della propria Autorità, del proprio Ordine e della propria Missio e conseguentemente della società in cui viviamo.

    Lo dico sempre: sapete dove trovarci, bussate e troverete un clima caloroso e accogliente che vi accompagnerà nei tortuosi e a volte mefitici meandri della contemporaneità. Adveniat regnum tuum, adveniat per Mariam! Auguri a Radio Spada!

  4. #244
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    Predefinito Re: Prose cattoliche romane integrali

    Summorum pontificum: note a margine di un naufragio



    “Pensiamo che la medicina della Verità non possa essere disgiunta dalla benevolenza: per questo vi scriviamo oggi, chiedendo di riflettere sull’attualità ecclesiale e di scegliere la via stretta dell’affermazione della Verità cattolica tutta intera, senza infingimenti e senza manomissioni. Questa scelta comporta una SEPARAZIONE, una DISLOCAZIONE dei cattolici di oggi in piccoli gruppi che si sforzino e combattano per mantenere un cattolico e vandeano “RITORNO AL BOSCO”, nell’attesa di poter tornare nelle Chiese oggi occupate dal culto dell’Uomo e delle sue passioni piuttosto che dal Culto divino”.

    (Dalla “Lettera ai conservatori perplessi” pubblicata su Radio Spada il 23 ottobre 2015)

    di Piergiorgio Seveso, presidente SQE di Radio Spada

    Lo sapete, scrivo poco su Radio Spada per il semplice e ribadito motivo che la sua redazione è così ricca di talenti e di penne puntute che io posso aggiungere assai poco. Oltretutto la mia posizione teologica (da sempre sedevacantista) mi rende forse poco adatto a commentare, anche perché poco incline ad appassionarmi a queste “terre mediane”, a queste case costruite in mezzo al guado (e al fiume) ma in questi giorni “storici” debbo vergare almeno due righe di commento alla pubblicazione del documento “pontificio” “Traditionis custodes”, aggiungendomi alla saggia intervista al Guelfo Rosa già pubblicata su questo sito il 27 maggio 2021 cui vi rimando. Questi non sono certamente i momenti adatti per le ipocrisie, per le espressioni di circostanza da funerale, delle parole tutte uguali e tutte vuote che spesso si sentono pronunciare attorno ai feretri (siano esse tradizionalisti o modernisti). Radio Spada non è stata mai amica del c.d. “Summorum pontificum”, beninteso è stata sempre amica delle singole persone che erano nate o cresciute in quel mondo, ma non ha mai speso parole di elogio, di stima, di accettazione per questo documento bavaro del 2007. Un documento esiziale e funesto che ha cercato di mescolare, giustapporre, incardinare insieme in maniera subdola e intellettualistica e al contempo fantasiosa, il Sacro e il profano, il diavolo e l’acquasanta, il rito montiniano e la Messa romana, l’opera di mani umane e l’Opus Dei (e non riferisco certamente a quel club di privati fondato da un “santo” spagnolo). L’abbiamo combattuto senza mezzi termini, abbiamo cercato di fare capire ai lettori e ai cattolici ferventi o resistenti, perplessi, incerti che era né la scelta morale, né la strategia e nemmeno la tattica giusta quella di creare piccole cappelle laterali con la Messa romana all’interno della gelida, vuota e aberrante cattedrale modernistica, pregna di ammorbante pulito d’ammoniaca.. In fondo la nostra lettera ai “conservatori perplessi” ai tempi di “Amoris laetitia” era scritta proprio per loro, per questi nostri amici (e mai parola è scritta con maggiore convinzione) che sbagliavano (a fidarsi e a affidarsi) e forse per questo ancora più cari. Siccome non vivo in un mondo parallelo, fatto di ignavia autocefala e autoreferenziale, posso dirvi di aver incrociato sguardi, speranze, pensieri di molto di quel mondo giovanile che gravava intorno al c.d “Summorum pontificum”. Accanto alle pose (fortemente) estetizzanti di alcuni, all’ossequio formale e politico di altri, alla tracotanza insensata da “primi della classe” (partendo dal penultimo banco) di pochi, vi era in molti altri ancora la meraviglia sincera e grata di aver “scoperto” la Messa romana, di aver lambito (magari confusamente e a volte con palesi inserti eterodossi) un mondo di Verità e di Fede cattolica sino ad allora sconosciuto. Ora che la Storia, crudele e giustiziera, pone la parola fine a questa illusoria parentesi, a questo colossale inganno “sotto l’apparenza di bene”, ora che siamo accanto al cadavere sgozzato del “Summorum pontificum” portemmo dire legittiamente “abbiamo vinto”, potremmo ancor più legittimente metterci a danzare ma non riusciamo a provare la gioia pur legittima dell’aver avuto ragione, del veder spazzate via molte delle nebbie dell’equivoco. E non ci riusciamo anche perché vediamo, oltre al sincero dolore e allo stordimento di molti, nuovi rischi appalesarsi. Al popolino confuso e disperso del Summorum Pontificum, possono essere offerte nuove tisane ipnotiche dai volenterosi carnefici del cattolicesimo integrale. Quali? Anzitutto quella della cavillazione giuridica volta a salvaguardare la propria “confort zone” lisergico-liturgica. Si troverà sempre un “buon vescovo” disposto a farsi blandire o ammansire, pronto a tollerare benevolmente, a fornire il mazzo di chiavi di qualche chiesuola, a dischiudere qualche nuova “riserva indiana” magari più raccolta, magari più dimessa, magari più periferica ma, “Vivaddio, la Tradizione è ancora viva” e che lo spettacolo possa continuare, In secondo luogo quella tutta lagrimevole e sospirosa dell’accettazione supina degli eventi, lanciando al cielo ampi lai di “Fino a quando o Signore?” ma sostanzialmente senza combinar nulla: il tutto assistendo ogni domenica col fazzoletto in mano al teatro della morte di Tadeusz Kantor “Montini”. In terzo luogo quella, tutta teoretica (da teoreti da salotto con caminetto crepitante) e intellettualoide (che fa rimpiangere il “culturame” scelbiano) che suggerisce che in realtà non sia cambiato nulla, che il grande totem ratzingeriano sia rimasto inscaldito da così grande procella, dagli assalti, pugnale tra i denti, del bucaniere argentino. Nulla di più falso, di più ingannevole e anestetizzante. Pur non addentrandomi in analisi che compiranno sul “Motu proprio” redattori più dotti di me, è ben evidente che quello che prima era permesso e a suo modo incoraggiato (pur nell’ottica sincretista e relativista che abbiamo sempre stigmatizzato), oggi è puramente tollerato e solo in funzione pedagogica e riabilitativa per i fedeli, non ancora avvezzi al “Nuovo corso”. E’ quindi ora di prendere la bisaccia e partire, senza rimpianti, senza (troppi) timori, senza volgersi indietro per non essere trasformati in pietra, è ora di trasformarsi da Domini canes in Domini lupi, anche se questo può avere costi umani e personali molto elevati. Ovviamente grava su chi (sia esso laico ma ancor più religioso) debba accogliere i figli di questo naufragio un’enorme responsabilità: chi è stato tradito e ingannato ha diritto a non essere nuovamente “venduto”, ha diritto di ricevere non delle indigeste melasse pietistiche ma la Verità tutta intera, un’ecclesiologia cattolico romana, sanata e ri-sanata, dopo tanti anni di Sacrosanctum concilium, Dignitatis humanae e Lumen Gentium ma anche da tante dubbiezze antipapali e antiromane, propalate a piene mani in questi anni per giustificare riserve mentali, laissez faire pratici e strapuntini di mera sopravvivenza ecclesiale. Ha diritto anche a ricevere una liturgia purificata da ogni cascame riformistico bugniniano, da OGNI riduzionismo prodromico alla rivoluzione del 1969. Ha infine diritto a trovare amorevole accoglienza senza dover subire angherie contro i revenants e dover osservare il mesto spettacolo del neotribalismo tradizionalista e/o integrista, oggi abbastanza in voga. Radio Spada, senza tralignare dal suo specifico ambito, svolgerà, indomita, impavida e sprezzante di ogni cautelosità umana e di ogni critica malevola, il suo Proprium, il suo compito, la sua Missio. Statene certi.

 

 
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