È sparuto, ma combattivo il gruppo di fautori del repubblicanesimo in Gran Bretagna ( il sito di Republic.org). I numeri al momento sembrano implacabili, ma la convinzione è che le circostanze cambieranno presto. Anche nel Paese segnato dalla crisi che molti si apprestano a dipingere come affamato di icone rassicuranti. E quale simbolo più efficace di un cerimoniale magnifico e sontuoso, affinato da secoli di storia?
UN UFFICIO A LONDON BRIDGE. Il quartier generale dei contestatori è a London Bridge Road, praticamente a casa di Graham Smith, il 37enne che da più di un lustro fa il campaign manager tuttofare per Republic.org, la più grande (qualcuno dice l’unica) organizzazione nazionale repubblicana. A qualche centinaio di metri in linea d’aria, sull’altra sponda del Tamigi, frotte diligenti di turisti fanno la fila sotto il sole di una benevola primavera per ossevare da vicino i gioielli della Corona.



Intervista con Graham Smith:

DOMANDA. Non dirà che vogliono boicottarvi?
RISPOSTA. Avevamo già un’autorizzazione di massima. Ora invece la circoscrizione di Camden solleva problemi. Temono l’arrivo degli squatter. Ma la nostra sarà una festa pacifica, a Seven Dials (vicino al Covent Garden, ndr). E se non vogliono darci quella ribalta ne prenderemo un’altra. Siamo un Paese democratico, no?
D. Ci racconti della vostra associazione.
R. Esiste dal 1983. Per circa 20 anni ha fatto soprattutto lobbying e ha funzionato come gruppo di incontro per spiriti liberi. Poi dal 2005 abbiamo iniziato il salto di qualità, strutturandoci come movimento di opinione.
D. Quanti siete?
R. Siamo partiti da 300 membri, ora siamo a 14 mila supporter. Cresciuti del 50% da quando è stato annunciato il matrimonio.
D. Ci si può tesserare?
R. Chi simpatizza può registrarsi sul sito di Republic.org dove teniamo anche la lista dei supporter celebri: giornalisti come Julie Burchill o Nick Cohen, filosofi come Julian Baggini, il regista Ken Loach, lo scienziato Richard Dawkins. Anche un gruppo di parlamentari.
D. Programma alternativo per il 29 aprile?
R. Prima lo street party Not the Royal Wedding con cibo, musica e intrattenimento. La sera una festa di raccolta fondi a London Bridge, con la presenza di delegazioni repubblicane da altri stati: Spagna, Norvegia, Svezia. Cercheremo di coordinare le nostre strategie.
D. Perché la monarchia è un male?
R. Prima di tutto per la politica. Non abbiamo una costituzione scritta, ma un sistema che pressappoco è lo stesso di 300 anni fa. Quello che accade è che i poteri della regina vengono, per così dire, trasmessi al primo ministro: gli permettono di dichiarare guerra o firmare i trattati senza un voto del Parlamento.
D. Che cosa comporta la mancanza di una costituzione?
R. La mancanza di una Costituzione ci danneggia anche nell’immagine all'estero. Da un lato si vede che viviamo in una società moderna, multietnica e vibrante ma questo fatto è offuscato dalla presenza ingombrante della monarchia.
D. Non sarà anche una questione di soldi?
R. Il denaro è un aspetto, ma non il principale. È più un sintomo. La monarchia Windsor ci costa 180 milioni di sterline all’anno, fondi su cui non c’è rendiconto o alcuna forma di scrutinio pubblico.
D. Vi lamentate della faziosità dei media?
R. La stampa ha il diritto di essere parziale, e la maggior parte è monarchica, con l’eccezione del Guardian. La Bbc e le tv invece avrebbero il dovere di essere obiettivi. E noi ci siamo lamentati di questo.
D. Ma la Bbc ha un'ottima reputazione.
R. Per la sua obiettività, ma quando si tratta della cronache reali finisce per indulgere nella celebrazione più che nella cronaca. Pensiamo a questo matrimonio, celebrato come un affare da star.
D. Quale il problema?
R. Il sito web della Bbc sembra impostato dall’ufficio stampa di Buckingham Palace. L’ultimo scandalo che ha coinvolto il principe Andrea invece è passato in sordina. Tutta l’attenzione si concentra su affari come il vestito della sposa, quale dolce mangeranno e via discorrendo.
D. Sulle riviste raccontano già la favola di Kate figlia della middle England. Lei non si commuove neanche un po'?
R. Ovvio che stiano tentando di rappresentarla così. Kate Middleton è stata educata in scuole esclusive che costano in un anno più dello stipendio di molta gente. Dire che lei è “comune” suona offensivo : né lei né William sono più o meno comuni degli altri.
D. Ma vogliono offrire un'immagine diversa.
R. Certo stanno tentando di dipingere il ritratto della coppia modernizzatrice, di una nuova generazione che arriva.
D. Però?
R. Gente che ha una fortuna di miliardi di sterline non può essere realmente in contatto con l’uomo della strada. Penso che sia una fiction e molta gente non si lascerà abbindolare.
D. Sia realista: le vostre possibilità sono prossime allo zero.
R. Non vinceremo la battaglia entro il 29 aprile, ma prima o poi sì.
D. Che cosa vuol dire?
R. C’è molto meno interesse per questo evento di quanto i media non facciano credere.
D. Gli inglesi non sono interessati alle nozze del futuro re d'Inghilterra?
R. Ci sono state più prenotazioni per viaggi all’estero nel weekend del matrimonio di quanti turisti arriveranno. Un sondaggio dice che il 79% della gente non è interessata. Il prossimo weekend lanceremo Republican 2025.
D. Obiettivo?
R. Chiediamo ufficialmente che si celebri un referendum sulla monarchia entro il 2025.
D. Dopo il prossimo referendum sul sistema elettorale del 5 maggio uno sulla corona?
R. Se si guarda alla storia dei movimenti politici, le cose spesso succedono all’improvviso. Per molti anni si succedono campagne apparentemente sterili. E poi improvvisamente arrivano le svolte.
D. Allora faccia una previsione.
R. Nei prossimi dieci anni vedremo molti Paesi abbandonare la monarchia, e intanto Carlo si avvicina lentamente al trono.
D. Meglio lui o William?
R. Nessuno dei due. Il punto è che la gran parte dei cittadini preferisce William, ma se la regina morirà quando Carlo è ancora in vita sarà lui il re, non c’è storia.
D. Non potrebbe fare un passo indietro?
R. No, anche perché lui crede fermamente di essere stato scelto da Dio per servire il popolo britannico.
D. E se il Paese reclamerà William?
R. Il Palazzo dovrà rispondere: ci dispiace, il re è Carlo. Quello sarà un punto di svolta.
D. Un’altra occasione l’avete avuta con la morte di Diana. Poi arrivò lo spin doctor di Blair, Alastair Campbell e la definizione di «principessa del popolo» suggerita ad Elisabetta. Rimpianti?
R. Credo che sia stato un momento molto imbarazzante per la monarchia, e forse è per questo che se ne parla pochissimo ormai. Diana in un certo senso è una figura cancellata. Ma non credo che fosse un’esplosione di repubblicanesimo. Piuttosto una reazione emotiva alla freddezza della regina.
D. Non vi siete mai incontrati, con la regina Elisabetta?
R. Anni fa le mandai una lettera, per chiedere un incontro. Dopotutto anche nei Paesi scandinavi il re concede udienza ai suoi oppositori. Ma ricevetti una lettera del ciambellano: diceva che la regina è troppo occupata.
D. Se l'immagina un'Inghilterra senza i re, le regine, le trame, le rivalità, i gossip? Forse il popolo reclama la sua dose di favole.
R. Il problema con la monarchia è che tende a piegare la storia a suo uso e consumo. La storia inglese è anche quella di gente ordinaria che fa cose straordinarie.
D. Per esempio?
R. La democrazia liberale che abbiamo costruito è conseguenza delle lotte del popolo contro i monarchi assoluti. La grande storia spesso viene raccontata in termini di re e regine, ma questo oscura le vicende più importanti.
D. Ma la storia non è finita.
R. Esatto, tra cinquant’anni i nostri figli saranno fieri di quando il popolo britannico, civilmente e democraticamente avrà saputo liberarsi della monarchia.
D. Come vede la coppia di futuri sposi?
R. Non ho una opinione molto positiva. William è stato cresciuto in quell’ambiente in modo da assorbirne completamente i valori e lo stile. Ma se si fa un confronto con lo star system non mi paiono competitivi, sono piuttosto noiosi.
D. Suvvia, faccia loro un augurio.
R. Volentieri: abbiate una vita felice insieme, ma non date per certo che un giorno entrerete a Buckingham Palace con una corona in testa.