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    Predefinito Vecchi fantasmi Nord - Sud

    Monti: euro solido ma attenti ai vecchi fantasmi dell'Europa. Italia meno esposta al rischio greco - Il Sole 24 ORE
    ...
    La crisi dell'Eurozona, tuttavia, ha riportato a galla «vecchi fantasmi sui pregiudizi» all'interno del Vecchio Continente. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti durante l'intervista concessa a Margaret Warner per NewsHours prima di partire per gli Stati Uniti. «La crisi dell'Eurozona ha sicuramente rispolverato una buona dose di incomprensioni, ha fatto riemergere vecchi fantasmi su pregiudizi tra Nord e Sud Europa e molto reciproco risentimento», ha detto Monti, che il prossimo 9 e 10 febbraio sarà in visita prima a Washington (dove incontrerà il presidente Barack Obama) e poi a New York (dove tra l'altro incontrerà il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon).

    Secondo il presidente del Consiglio «è molto, molto importante che questo si tenga in grande considerazione per evitare che quello che era pensato per essere l'apice della costruzione europea - ovvero, la moneta unica - diventi un elemento di disgregazione attraverso un effetto psicologico negativo».
    ...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

    •   Alt 

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  2. #2
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Vecchi fantasmi Nord - Sud



    Nord ai nordici, sud ai sudici.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #3
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    Predefinito Re: Vecchi fantasmi Nord - Sud

    SALEMI, SGARBI SI DIMETTE E TORNA AL NORD
    di REDAZIONE

    Il Comune di Salemi, di cui è sindaco Vittorio Sgarbi, va sciolto per “infiltrazioni mafiose”. La proposta è contenuta nella relazione degli ispettori nominati dall’ex ministro Roberto Maroni dopo l’operazione su appalti e nomine nella sanità culminata con il sequestro di beni per 35 milioni riconducibile all’ex deputato regionale democristiano Giuseppe Giammarinaro.
    Sgarbi non ha atteso un attimo per far sentire la sua voce: “Mi sono dimesso da sindaco di Salemi. Grazie agli ispettori del ministero che hanno mostrato cose di cui non mi ero accorto”. Lo ha detto oggi all’Agenzia Ansa, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, dopo la notizia della proposta di scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose da parte degli ispettori del ministero dell’Interno. “Mi sentivo – ha aggiunto – in pericolo e me ne torno al Nord. Incontrerò il ministro Cancellieri alle 9 di mercoledì prossimo per riferire il mio compiacimento per questa scelta”.
    Sgarbi, tra il serio e l’ironico ringrazia di “esser stato tutelato”. Ancora: “Ero sotto scorta – ha raccontato alla stampa – e tutti vedevano quello che facevo. Penso che la Sicilia non abbia possibilità di fare qualcosa di nuovo, di ipotizzare un futuro diverso. Invito il consiglio comunale a dimettersi prima che i consiglieri vengano smobilitati, sarebbe una cosa non onorevole”.
    Ha concluso il critico d’arte: “Io ho creato il museo della mafia e ho portato Picasso, Rubens, Caravaggio stavo portando Van Gogh e hanno trovato infiltrazioni mafiose ignari delle infiltrazioni culturali. Non ho alternative devo ringraziarli…”.
    L’ex sindaco ha annullato anche la conferenza stampa prevista per domani e ha detto che la nomina di Giammarinaro a vicesindaco era una risposta alla notizia dei risultati dell’ispezione ministeriale.
    6 Febbraio 2012

    SALEMI, SGARBI SI DIMETTE E TORNA AL NORD | L'Indipendenza



    Politica
    06/02/2012 - IL CASO
    Salemi, Sgarbi dà le dimissioni
    "Troppi pericoli, ritorno al Nord"


    Vittorio Sgarbi, dopo la notizia della proposta di scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose da parte degli ispettori del ministero dell’Interno, ha annuncia le dimissioni via web
    Infiltrazioni mafiose al Comune siciliano, il critico d'arte lascia:
    "Non mi sentivo più al sicuro"
    palermo
    La prima reazione di Vittorio Sgarbi sembra avere il tono di una sfida: «Non mollo». Dopo qualche ora però ci ripensa e annuncia: «Mi dimetto. Lascio la Sicilia, dove sono in pericolo, e me ne torno al Nord». Finisce qui, a meno di sorprese, la sua esperienza di sindaco di Salemi. È una conclusione imprevista, maturata in viaggio tra Milano e Palermo e accelerata dalla notizia che la commissione di accesso agli atti del Comune, a suo tempo nominata dall’ex ministro Roberto Maroni, avrebbe ricostruito un contesto di infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Da qui la proposta, da qualche giorno sul tavolo del nuovo ministro Anna Maria Cancellieri, di scioglimento del Comune. Sono centinaia le pagine firmate dai tre ispettori - il vice prefetto Giuseppe Ranieri, un dirigente della polizia, un ufficiale dei carabinieri - che si sono mossi sulle tracce di un’indagine su appalti e nomine nella sanità culminata l’anno scorso con il sequestro di beni per 35 milioni all’ex deputato regionale dc Giuseppe Giammarinaro. Uscito indenne da un’indagine per mafia, Giammarinaro era stato lo sponsor politico di Sgarbi.

    Ma, oltre all’appoggio alla candidatura del critico d’arte, avrebbe anche aperto un canale di condizionamento della vita e delle scelte della sua giunta. Del rischio di infiltrazioni aveva parlato pure il fotografo Oliviero Toscani che era stato nominato da Sgarbi assessore ma poi si era dimesso e alla Dda di Palermo aveva spiegato: «Il contesto territoriale, che mi permetto di definire mafioso, non mi consentiva di operare nell’amministrazione comunale in maniera libera e autonoma». Sin dalle prime battute dell’indagine Sgarbi ha negato di essere stato condizionato dal sostegno di Giammarinaro e, prima di annunciare «con amarezza» le sue dimissioni, aveva addirittura deciso polemicamente di nominarlo vice sindaco, sospendendo il ’concorsò a suo tempo riservato a una donna. Ma l’idea di un braccio di ferro ha subito ceduto il passo alla scelta, dice lui definitiva, di farsi da parte. «Mi rendo conto - è la motivazione - che è impossibile fare qualcosa di nuovo e di ipotizzare un futuro diverso per la Sicilia. Sei ostacolato da forze occulte, che io non ho visto e gli ispettori sì. Quando le ho viste, come nel caso delle pale eoliche, sono corso a denunciarle. Prendo atto ora di essere una vittima. E dico che con la Sicilia ho chiuso».

    Lascerà cadere, quindi, le proposte di candidature a sindaco che gli erano arrivate da Cefalù, Agrigento e Scicli. E lascerà Salemi dove ha sperimentato una «valutazione difforme» rispetto a quella degli ispettori. «Le uniche infiltrazioni di cui mi sia mai accorto - sostiene - sono state di tipo culturale, e sono quelle di Rubens, Caravaggio e Cezanne». Lo ripete mentre si accinge a dare l’annuncio pubblico delle dimissioni al castello di Salemi dove presenta, ma a questo punto l’evento culturale diventa solo un pretesto, il suo ultimo libro «Piene di grazia».

    Salemi, Sgarbi dà le dimissioni "Troppi pericoli, ritorno al Nord" - LASTAMPA.it
    Ultima modifica di Eridano; 09-02-12 alle 20:46
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Vecchi fantasmi Nord - Sud

    lunedì 2 aprile 2012

    Il sindaco Lanzetta lascia dopo l’ennesima intimidazione. “Monasterace ingovernabile”

    di Giulia Fresca



    È ancora una volta la Calabria delle brutte notizie, di quelle a cui tutti sono abituati ed a cui nessuno fa più caso. Intimidazioni a sindaci, giornalisti, magistrati… a donne che diventano loro malgrado simbolo di una lotta senza voce. C’è voluta la sentenza all’ergastolo per gli assassini di Lea Garofalo per far sì che, dall’otto marzo scorso quando fu indicata come una delle tre donne a cui dedicare la mimosa, la sua foto ritornasse sui media. Eppure si tratta di una donna doppiamente coraggiosa che si è ribellata non soltanto al clan ma al suo stesso marito, difendendo la figlia Denise che all’emissione della sentenza ha avuto la forza di dire:«Giustizia è fatta!». Ma dove è davvero la Giustizia? Dove è lo Stato? Perché si deve arrivare alle sentenze per delle morti sciolte nell’acido quando il grido di quella donna, e di tante altre donne ed uomini si leva alto ma resta inascoltato?.
    È come il caso del sindaco di Monasterace, un centro di 3500 anime in provincia di Reggio Calabria, Maria Carmela Lanzetta, 57 anni che dopo ripetuti atti intimidatori ha deciso di dimettersi vista l’ingovernabilità del paese. Nove mesi fa le venne incendiata la farmacia gestita in pieno centro cittadino e qualche giorno fa l’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco contro la sua auto, parcheggiata sotto casa. «Quando succedono cose gravi come quelle successe a me in questi mesi, serve una pausa di riflessione, perché esprimere impressioni, alla fine si potrebbe essere smentiti. – ha dichiarato il sindaco in una intervista – Bisogna solo stare fermi, per cercare di capire il contesto e le motivazioni. Certo, è difficile,per un sindaco proiettato a lavorare su diversi fronti, capire la direzione di provenienza di certi gesti. Io penso soltanto di avere sempre amministrato con equità, badando di camminare sempre sulla strada della trasparenza e della legalità. Mi hanno distrutto l’anima, non posso continuare a combattere a mani nude. Mollo perché non sono nelle condizioni di svolgere la mia funzione di primo cittadino. Non solo e non tanto per le minacce e le intimidazioni, ma perché non ho gli strumenti per realizzare ciò che avevo in mente». Tra le dichiarazioni di solidarietà è ancora di una donna la voce che fa la differenza, quella di Angela Napoli, Componente della Commissione Parlamentare Antimafia che ha affermato come «la notizia delle dimissioni di Maria Carmela Lanzetta dalla carica di sindaco del comune di Monasterace, è ormai nota ed è seguita da numerosi attestati di solidarietà, alcuni sicuramente sinceri, altri di mera presenza istituzionale. Personalmente ritengo che gli attestati di solidarietà, anche se divulgati per non far sentire sola la persona che ha subito i vili attentati, servono a poco e fanno solo “sorridere” i criminali responsabili autori di tanta vile audacia. Serve ben altro in questa Calabria martoriata: indagini adeguate, controllo dello Stato, partecipazione attiva dei cittadini e rispetto della legalità. Occorre comprendere lo stato d’animo di una donna, Maria Carmela Lanzetta, nato dopo aver creduto di poter servire la propria Comunità ed aver ricevuto in cambio l’ennesimo gesto di violenza. Siamo certi che le responsabilità di quanto accaduto al Sindaco Maria Carmela Lanzetta siano solo da individuare nell’area prettamente criminale e non anche forse in quell’area che gestisce, in modo non omogeneo e con scarsa trasparenza, lo sviluppo del territorio calabrese?»
    Con questo interrogativo si comprende perché non è bastata la fiaccolata in sostegno del sindaco, organizzata dai suoi concittadini a farle cambiare idea e nemmeno gli attestati di solidarietà. Ciò che è difficile da cambiare in Calabria è la mentalità.«È terribile, chiunque messo sotto pressione così si sente debole, incapace. – ha detto la Lanzetta -Non c’è coraggio che tenga di fronte alle pallottole. Io voglio tutelare la famiglia. Il senso delle mie dimissioni sono dettate da motivazioni strettamente personali, né penso che esse debbano passare come una sconfitta dello Stato. La voce, per quanto mi riguarda, torna a i cittadini». Quali cittadini? Quali rappresentanti? Quale classe politica? È una ennesima sconfitta che riparte da un piccolo paese dove tutti si conoscono e che evidenzia quanto, nonostante gli sforzi di chi crede ancora che le cose possano cambiare, resistere comincia a non avere più alcun senso… e così facendo non si corre il rischio di essere un’altra Lea Garofalo.
    2 aprile 2012

    Fonte

    Il sindaco Lanzetta lascia dopo l’ennesima intimidazione. “Monasterace ingovernabile” - INFORMARMY.com

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    Predefinito Re: Vecchi fantasmi Nord - Sud

    Qualche giorno fa il fognaitaliota pidiellino piemontese Crosetto ha detto che in Calabria non è disposto adandarci, poiché la considera insicura e pericolosa. Insomma, benché non sia padanista ha detto la verità, quella che tutti i beoti padani conoscono e pensano; e quasi mai dicono.

    Non sono tardate le reazioni dei calafricani.

    Calabria: Scopelliti a Crosetto, sarebbe bene se venisse nel Mezzogiorno
    Politica

    Catanzaro, 2 apr. (Adnkronos) - Il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti ha replicato alle dichiarazioni del deputato Guido Crosetto sulla Calabria, rese durante la trasmissione Domenica In.

    ''Crosetto - ha dichiarato Scopelliti - non conosce la Calabria, lo ammette lui stesso evidenziando il rifiuto a voler scendere al Sud. Lo fa da piemontese che non conosce i nostri territori abituato al benessere della sua regione. Sarebbe meglio invece che facesse un viaggio nel Mezzogiorno per capire quanto sia difficile il ruolo degli amministratori locali, anche del suo partito, che ogni giorno con il loro impegno e il loro sacrificio cercano di costruire una Calabria diversa. Venendo al Sud - ha proseguito il governatore Scopelliti- Crosetto scoprira' che la stragrande maggioranza dei cittadini sono persone oneste che si guadagnano da vivere con dignita' e scoprira' che da noi esiste ancora la cultura dell'accoglienza e quel calore umano che purtroppo si sta perdendo nel resto del paese. Si accorgera' che in questa terra, come nel Piemonte, esiste una comunita' laboriosa presente anche in altre parti del mondo e che purtroppo una piccolissima minoranza tende a screditare con proprie azioni''.

    ''Lo invito - ha concluso - a venire in Calabria a rendersi conto della nefandezza che ha detto in televisione e per chiedere scusa alla mia terra''.

    02/04/2012

    Calabria: Scopelliti a Crosetto, sarebbe bene se venisse nel Mezzogiorno - - liberoquotidiano.it

    Scommettiamo che il beota si scuserà?

    Mi piacerebbe essere smentito.
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    Predefinito Re: Vecchi fantasmi Nord - Sud

    Monasterace
    Nuova intimidazione al sindaco Lanzetta
    Colpi di pistola contro la sua auto


    Ancora un atto intimidatorio contro il primo cittadino Maria Carmela Lanzetta. Ignoti hanno esploso diversi colpi di pistola contro l'auto, una FIat Panda, parcheggiata sotto l'abitazione della massima carica istituzionale cittadina. Lo scorso anno era stato appicato un incendio alla sua farmacia
    di FRANCESCO SORGIOVANNI

    Il sindaco Lanzetta


    MONASTERACE (RC) - Diversi colpi di pistola sono stati esplosi in nottata contro l’auto del sindaco di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta. La Fiat Panda del primo cittadino del centro dell’Alta Locride era parcheggiata, come al solito, sotto la sua abitazione, in Marina, sul corso principale del paese. Se n’è accorta la stessa Lanzetta, ieri, verso metà giornata, quando era già al lavoro presso il comune, a Monasterace superiore, anche per preparare la seduta del consiglio comunale aperto, già programmata per questa sera, sulla vertenza in atto delle operaie della Florinnova. Tre colpi sono andati a segno sulla carrozzeria dell’auto, danneggiandola all’altezza della fiancata destra, uno in particolare, che è andato a conficcarsi al centro dello sportello posteriore creando un grosso squarcio. Sul posto si sono immediatamente recati i carabinieri della stazione di Monasterace e quelli della compagnia di Roccella Jonica, al comando del capitano Marco Comparato. Gli specialisti della scientifica hanno effettuato i rilievi del caso, portandosi anche nei pressi del luogo dove l’auto era parcheggiata nel momento in cui è stata presa a pistolettate da parte di ignoti. E’ stato accertato che un colpo di pistola è andato a finire anche contro la saracinesca della farmacia, della quale il sindaco è titolare. L’atto intimidatorio pare sia successo prima di mezzanotte. C’è qualcuno che ha sentito un susseguirsi di spari, quattro o cinque colpi, tra le 22,30 e le 23 di mercoledì sera. Ma niente di più. Maria Carmela Lanzetta, nel pomeriggio si è recata presso la locale stazione dei carabinieri per sporgere la denuncia sull’accaduto. Non è la prima volta che si registra un episodio di violenza contro il sindaco. Lo scorso anno, a fine giugno, un incendio di tipo doloso ha distrutto quasi completamente la farmacia di proprietà, mettendo a rischio la stessa vita del sindaco e dell’intera famiglia, che dormivano al piano di sopra dello stesso stabile. E mentre proseguono fitte le indagini dei carabinieri, solidarietà bipartisan viene espressa al sindaco per l’ennesimo atto intimidatorio subito. Maria Carmela Lanzetta ha sostenuto di non avere “la minima idea” su chi possa essere stato a compiere l’azione intimidatrice, né il perché è stata fatta. Taglia corto e dice:”Sono molto dispiaciuta. Sicuramente vogliono che mi tiri da parte”.



    29 marzo 2012 19:20

    Nuova intimidazione al sindaco Lanzetta Colpi di pistola contro la sua auto - monasterace colpi di pistola sindaco - Il Quotidiano


    Scopelliti, questa è la tua Calabria.

    Tienitela.
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