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  • 2 Post By Strapaesano

Discussione: La filosofia perenne

  1. #1
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    Predefinito La filosofia perenne

    Ciao a tutti,

    mi è capitato di notare che meditando sul vangelo e sui testi sacri di altre religioni si trovano dei concetti soggiacenti i discorsi che ne vengono fatti...
    ho iniziato a farne una piccola lista, e recentemente sono entrato recentemente in contatto col concetto di "filosofia perenne"

    Da wikipedia:
    Il termine "philosophia perennis" fu usato per la prima volta da Agostino Steuco nel XVI secolo, nel suo libro intitolato De perenni philosophia libri X (1540). Fu poi ripreso dal matematico e filosofo tedesco Gottfried Leibniz, che lo usò per designare la filosofia eterna soggiacente e comune a tutte le religioni, ed in particolare la sua corrente mistica.
    La "philosophia perennis" è anche il concetto centrale della "Scuola tradizionalista", rappresentata da scrittori del XX secolo quali René Guénon, Frithjof Schuon e Ananda Coomaraswamy, e in Italia da Elémire Zolla.[1]
    Il termine fu popolarizzato da Aldous Huxley nel suo saggio La filosofia perenne, pubblicato nel 1945. La tesi principale del saggio è che, in ogni forma più o meno sviluppata di religione, si trovano correnti di pensiero puramente mistiche, che riconoscono una "Realtà divina consustanziale al mondo delle cose, delle vite e delle menti". La filosofia perenne viene anche definita come un approccio di tipo psicologico che scopre nell'anima qualcosa di simile alla Realtà divina, o addirittura di identico ad essa.
    L'opera si presenta sostanzialmente come una raccolta di citazioni, tratte da opere di varie epoche e culture, inserite in un commento dell'autore, che si premura di ampliare o chiarire gli argomenti trattati. Nel testo originale non vi sono indicazioni circa l'origine di ogni passo citato (l'autore si limita ad inserire una bibliografia alla fine del volume), ma la maggior parte delle fonti è stata individuata e riportata nell'edizione italiana.
    Devo ancora leggere il libro di Huxley, ma a me sembra molto interessante, se si cerca una qualche forma di "verità emergente", o un ordine insito nei pensieri filosofici. Che ne pensate?

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  2. #2
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    Predefinito Re: La filosofia perenne

    Ecco un'interessante articolo sul rapporto fra Cristianesimo e Filosofia Perenne:

    Cristianesimo e Filosofia Perenne
    Cenacolo "Alma Mater": Cristianesimo e Filosofia Perenne
    Dall'introduzione al testo: Conoscere la Verità: Cristianesimo e Filosofia Perenne (tratto da Terre Sommerse)

    INTRODUZIONE

    Esporre in una nuova chiave il patrimonio spirituale, filosofico e artistico della tradizione cristiana nella sua poderosa dimensione intellettuale - come anche considerare le sue possibilità future - questa, in sostanza, è l’intenzione di Conoscerete la Verità: Cristianesimo e Filosofia Perenne. Dietro di ciò sta la convinzione che uno dei principali fattori responsabili dell’attuale decadenza, della mancanza di vigore, e quindi della tragica crisi nella religione tradizionale è l’indifferenza, e persino il sospetto, che s’è evidenziato nei confronti della sua dimensione sapienzale, ovvero di quella ‘conoscitiva’. La religione in generale ha lo scopo di rivolgersi a tutti gli uomini senza distinzione, nella prospettiva di offrire loro i mezzi di salvezza, ma senza necessariamente offrire spiegazioni che riguardano la pura Verità e la fondamentale natura delle cose – e ciò nonostante che tali spiegazioni siano anche offerte, almeno simbolicamente, a coloro che hanno “occhi per vedere” e “orecchie per sentire.” Nel caso del cristianesimo, specialmente nella sua forma occidentale, tale perdita s’è evidenziata particolarmente dal periodo del cosiddetto ‘Rinascimento’ del XV° e XVI° secolo, una rivoluzione che di fatto non ha significato di rinascita, ma di morte di molte cose fondamentali, ovvero l’arte medievale - così com’è rappresentata, ad esempio, dalle abbazie romaniche, dalle cattedrali gotiche, dalle icone bizantine, ed anche da un capolavoro come la Divina Commedia - e soprattutto l’intangibile nocciolo spirituale di queste manifestazioni. Tale dimensione spirituale, o meglio intellettuale, dimensione che non va identificata con mera quantità informativa, abilità cerebrale, o erudizione libresca, dal momento che è assai più profonda, e comprende, di contro, dimensioni qualitative che coinvolgono l’intero essere umano, e non soltanto la sua capacità mentale. La saggezza schiarisce il pensiero dell’uomo e lo fa vivere bene, secondo la natura delle cose. Dal tempo in cui l’influenza e le introspezioni di saggi come Meister Eckhart (1260 - 1327) e Dante Alighieri (1265 - 1321) in Occidente, e San Gregorio Palamas (1296 - 1359) nell’Oriente cristiano, cominciarono a svanire, prese il sopravvento un tipo di fede sempre più emotiva e convenzionale, che ha portato a una prospettiva sentimentale che si trova a un livello ben inferiore delle capacità e delle necessità della mente umana. Nonostante la sua importanza nell’intero quadro delle cose, questa ‘fede sentimentale’ - ovvero questo ’fideismo’ - senza alcuna componente intellettuale, costituisce soltanto una parte dell’intero messaggio religioso del Cristianesimo. Troppo spesso, l’intelligenza è stata considerata come manifestazione d’orgoglio spirituale - o intellettuale - senza che si fosse compreso che ciò è una contraddizione in termini, dal momento che l’orgoglio è l’antitesi della spiritualità o dell’intellettualità. La vera intelligenza è caratterizzata dalla capacità di vedere le cose come sono davvero, e quindi da una implacabile oggettività, che va ad escludere proprio l’orgoglio. Oggigiorno, la maggior parte dei comuni argomenti avanzati a favore della religione, come ha già puntualizzato Frithjof Schuon (1907 - 1998), sono diventati “psicologicamente consunti”; considerazioni di ordine superiore sono state relegate in una sorta di limbo. Riguardo ciò, Ananda K. Coomaraswamy (1887 - 1947) ha osservato: “La religione oggi viene presentata in maniera così sentimentale che non c’è da meravigliarsi se il meglio delle nuove generazioni si ribella. La soluzione è ancora una volta quella di presentare la religione nella sua poderosa forma intellettuale.” Non c’è dubbio che di questi tempi un’indifferenza e persino un calcolato disdegno della religione sia ‘nell’aria,’ soprattutto tra le classi che fanno ‘cultura’ (giornalisti, accademici, scienziati, ‘celebrità’). Ciò non è soltanto dovuto al fatto che il tipico uomo moderno sia ignorante e non vuole saperne della religione - non ha alcuna sensibilità religiosa e nessun intuito per il sacro - ma anche perché la religione si è per tanto tempo presentata in maniera banale e superficiale che è ben lungi da poter essere chiamata ‘intellettualmente poderosa’. Se così non fosse, cosa potrebbe spiegare l’interesse mostrato da alcuni dei nostri contemporanei nelle religioni orientali e incresciosamente, nel cosiddetto movimento new-age? Parte di questo allontanamento dalla loro religione viene dalla disinformazione riguardante le più profonde e meravigliose dimensioni del Cristianesimo, cioè a dire, del contenuto intellettuale, delle pratiche spirituali e delle arti proprie ad esso. Se da un lato appare corretto rivolgersi all’uomo medio con argomenti sentimentali e morali - cioè a dire, con un approccio non intellettuale - rimane il fatto che ci sono ancor uomini e donne - e più forse di quanti potremmo pensare - che sono mossi da considerazioni di ordine superiore, e anche queste persone hanno bisogno di ricevere ‘cibo sostanzioso’. Inoltre, quando sono distanti, dal vero elemento spirituale,o ne sono del tutto privi, l’intelligenza finisce per esercitare un’influenza deleteria sulla società intera, come è più che ben dimostrato dalla maggior parte della cosiddetta ‘intellettualità’ occidentale del XX° secolo. Si potrebbe citare, ad esempio, l’indubbio appoggio che ha mostrato nei confronti del marxismo e delle teorie freudiane. Se la coppia ‘sentimentalismo-fideismo’ sembra essere la più adatta a influenzare la volontà dell’uomo medio, si dovrebbe tuttavia tenere a mente la coppia alquanto diversa ‘conoscenza-fede,’ poiché senza fede, l’intelligenza è incompleta e suscettibile all’errore. Se lasciata completamente a se stessa, l’intelligenza puramente cerebrale finisce per essere consumata in sterile agitazione mentale, senza utilità o finalità – come è abbondantemente provato dalla filosofia e dall’arte moderna. La fede agisce entro di noi come elemento stabilizzante; arricchisce e fortifica il discernimento. I due elementi della coppia ‘conoscenza-fede,’ non sono sempre stati considerati in contraddizione. La convinzione che i due siano necessariamente complementari era norma durante il Medioevo, e da allora è apparsa in modo intermittente. Ciò deve essere soprattutto nel concetto di ‘Filosofia Perenne’ – una prospettiva che, come indicheremo in seguito, è presente in Occidente da molti secoli. I saggi della presente antologia puntano proprio verso tale direzione; la religione è qui considerata soprattutto come conoscenza di un carattere sacro – non come ‘servizio sociale’ o come mero sistema etico. Gli autori qui presentati sostengono la visione che la dimensione intellettiva è centrale all’essere umano; la conoscenza, profondamente compresa, è il vero cuore dell’uomo. “Conoscere significa essere.” La specifica caratteristica di questa antologia è quindi che tratta primariamente l’aspetto sapienzale della religione. Il lettore non troverà in ciò nulla che faccia pensare ad un ‘nazionalismo religioso,’ a un formalismo privo di spirito, o ad espedienti intesi ad attrarre verso qualsiasi cosa che sia meno della centrale facoltà intellettuale dell’uomo. I saggi contenuti in Conoscerete la Verità: Cristianesimo e Filosofia Perennebhakti-marga, ossia ‘via di devozione’, accompagnata tuttavia da un elemento ‘intellettuale’ che la distingue in modo significativo dal misticismo ‘non-intellettuale’ di San Giovanni della Croce. Bisognerebbe notare comunque che tale elemento ‘intellettuale’ non era del tutto assente nel misticismo di un altro santo spagnolo all’incirca dello stesso periodo; stiamo parlando di Sant’Ignazio da Loyola (1491 - 1556). non sposano l’idea che la spiritualità cristiana nella sua interezza possa essere equiparata al misticismo volontaristico associato al grande santo carmelitano spagnolo San Giovanni della Croce (1542 - 1591). Pur essendo ben felici di riconoscere la sua indiscutibile santità, dobbiamo fare attenzione a non desumere che il suo approccio ‘non-intellettuale’ sia l’unica forma possibile di spiritualità cristiana. Ad esempio, le prospettive di San Francesco d’Assisi (1182 - 1226) e di San Bernardo di Chiaravalle (1542 - 1591) costituiscono una spiritualità di ordine più profondo e contemplativo. Questa spiritualità potrebbe essere comparata a ciò che nell’Induismo viene chiamato Il Cristianesimo possiede una dimensione profonda, in un certo qual modo sconosciuta, e si tratta della spiritualità sapienzale ovvero ‘gnostica’. Sebbene il termine ‘gnostico’ possa intimorire qualcuno, la realtà che sta a significare non deve essere confusa con l’eresia dello Gnosticismo che apparve durante i primi secoli dell’era cristiana. L’antico teologo mistico Clemente d’Alessandria (c. 150 - c. 215), nella sua Stromata (‘Miscellanea’), enfatizzò la distinzione tra gnosi autentica e spuria. Lo steso San Paolo, nella Epistola ai Romani (11: 33) fa riferimento alla gnosi come “conoscenza di Dio” (gnôsis tou Theou). Meister Eckhart, l’esoterista domenicano tedesco del Medioevo, assieme al poeta sapienzale Angelus Silesius (1624 - 1677) e all’antico teologo mistico Dionisio l’Aeropagita, (500? - 555?), sono tra i più noti rappresentanti di tale modalità spirituale. Nell’Oriente cristiano, si potrebbe dire che in un certo senso gli Esicasti di Grecia, Russia, Romania, etc. seguano un percorso simile. Il capitolo, ‘Caratteristiche di misticismo volontaristico’ tratta di quest’importante argomento in maniera dettagliata e magistrale. “Dio fece di Sé quel che siamo noi, per far sì che noi ci trasformassimo in ciò ch’è lui.” Quest’audace detto di Sant’Ireneo (c. 120 - c. 202) riassume lo specifico messaggio del Cristianesimo. Mostra l’intrinseco carattere ‘gnostico’ della religione, assieme alla sua caratteristica enfasi per le conseguenze pratiche ovvero ‘operative’. Conoscere in modo completo e totale significa realizzare quel che si conosce. Le parole dei santi mostrano anche che il Cristianesimo non può essere ridotto a semplice attività sociale, a sistema etico, o a una sequenza di eventi, e che il suo vero cuore sta nel puro Spirito. Il Cristianesimo nella sua essenza è un cammino spirituale che inizia da Dio e, attraverso l’uomo, ritorna a Dio; un cammino che conduce a ciò che indicano le parole di Sant’Ireneo, ovvero la deificatio. In tutte le grandi religioni del mondo, questa dimensione ha avuto nei secoli celebri portavoce; nel caso del Cristianesimo, alcuni dei suoi luminari sono stati or ora menzionati. Se ci è ora concesso un certo ‘salto storico’, andremo a presentare i nomi dei principali portavoce contemporanei di tale saggezza perenne. Dal momento ch’è stato all’inizio del XX° secolo che il filosofo francese René Guénon (1886 - 1951), seguito a ruota dal critico d’arte anglo-indiano Ananda Kentish Coomaraswamy, iniziò ad esporre i tesori della Filosofia Perenne nel mondo occidentale contemporaneo. Fu in Occidente infatti ad essere utilizzato per la prima volta il termine Philosophia Perennis, per l’esattezza da Augustin Steuco, nel XVI° secolo. Steuco era il capo bibliotecario del Vaticano e, influenzato da Platone, Aristotele, e Nicola da Cusa, percepì l’essenziale convergenza tra le teologie ebraica e cristiana, e la filosofia greca. Possiamo quindi capire come la nozione della Filosofia Perenne, sin dall’inizio, fosse collegata al Cristianesimo e all’Occidente. Fu nella seconda metà del XX° secolo che emerse il più grande espositore di questa ‘scuola di pensiero,’ ovvero lo studioso di metafisica svizzero-tedesco Frithjof Schuon. In tale sforzo, il suo più stretto collaboratore e amico fu lo storico dell’arte svizzero Titus Burckhardt (1908 - 1984). In verità, non si dovrebbe parlare di una ‘scuola di pensiero’, dal momento che in questo caso il pensiero non è altro che il mezzo con cui esprimere i concetti che vanno al di là del pensiero discorsivo, e che in realtà vengono ‘visti’ e contemplati dall’Intelletto. Tali filosofi, del lignaggio di Platone, sono meglio descritti come ‘visionari’ piuttosto che ‘pensatori’. A differenza dei filosofi post-Cartesiani e post-Kantiani, essi non cercano d’inventare e propagare un ‘sistema’ proprio, quanto d’esprimere piuttosto, in nuove forme, idee e ideali che sono esistiti ovunque e da sempre. Questi autori non hanno ‘inventato’ nulla; ma hanno portato un approccio che rinnova e rinvigorisce i diversi aspetti e le dimensioni della religione in generale e del Cristianesimo in particolare. René Guénon ha spiegato con straordinaria chiarezza il significato dei simboli nell’arte rituale, e nella cultura, mentre allo stesso tempo ha fatto una critica devastante del materialismo, del relativismo, e della pseudo-spiritualità, enfatizzando di contro la verità e la grandezza di ciò che egli definì la Tradizione Primordiale. Ananda Kentish Coomaraswamy, con la sua conoscenza enciclopedica del Vedanta, del Platonismo, e della Scolastica, puntualizzò la profonda convergenza delle tradizioni Greca, Cristiana e Orientale, specialmente nel campo della filosofia e dell’arte. Titus Burckhadt, da parte sua, operò una necessaria rivalutazione dell’arte sacra, e ne mostrò il patrimonio in tutto il suo splendore, specialmente nei manoscritti del Vangelo e nelle grandi cattedrali dell’Europa del Basso Medioevo, chiarendo anche le loro corrispondenze con le arti sacre di altre civiltà, come quella induista e quella islamica. Da lui è stato anche esposto il ruolo guida di figure come Dante, San Bernardo da Siena, e Santa Caterina da Siena nella comprensione del misticismo cristiano. Toccò poi a Frithjof Schuon, grazie al suo ‘sguardo d’aquila’, di rivalutare l’eredità cristiana nei suoi aspetti essenziali. Prendendo piena coscienza della sua specificità e particolarità, la pose chiaramente tra le religioni del mondo, e soprattutto in relazione con le altre due tradizioni monoteistiche, Giudaismo e Islam. L’idea di ‘unità trascendentale delle religioni’ è uno dei suoi principali contributi nel campo degli studi religiosi. Il profondo significato delle diverse branche del Cristianesimo, ovvero Cattolicesimo, Ortodossia e Protestantesimo, come anche quello di branche minori come la Chiesa Copta, è stato da lui spiegato brillantemente. Il ruolo organico giocato dalla ‘via della conoscenza sacra’ (gnosi) è stato chiaramente svolto in tutte queste considerazioni. Schuon smussò anche certe limitazioni nella prospettiva di Guénon riguardo al rapporto tra l’esoterico e l’essoterico nel Cristianesimo, dimostrando il carattere essenzialmente ‘esoterico’ ovvero ‘iniziatico’ dei dogmi e dei sacramenti. La centralità della preghiera, come principale canale di comunicazione tra il Divino e l’umano, è stato accentuato da Schuon in tutti i suoi scritti; egli ha descritto la preghiera nelle sue tre principali modalità: personale (individuale), canonica (collettiva), e giaculatoria (‘preghiera del cuore’). In fine, il posto d’onore nell’economia della pratica spirituale non è stato dimenticato: Schuon ha costantemente sottolineato la pratica dell’umiltà (vacare Deo), della carità, e della fedeltà alla verità come condizioni sine qua non della vita spirituale. La Filosofia Perenne non è una ‘invenzione’ di René Guénon o di Frithjof Schuon, ma essi ne sono gli espositori contemporanei. Guénon era un studioso di metafisica e professore di matematica; egli esponeva i principi universali col rigore e la schematizzazione di un matematico. Le sue principali opere furono scritte durante la prima metà del XX° secolo, e in esse manifestò un discernimento tale da evidenziare gli errori del positivismo, dell’occultismo, e dello spiritismo (o spiritualismo). Schuon era filosofo, poeta, e pittore. Ampliò il contributo pionieristico di Guénon nell’espandere ed applicare i principi universali alla vita sociale, alla morale, all’arte, alla cultura, e ai patrimoni delle diverse religioni del mondo. Le sue principali opere furono scritte nella seconda metà del XX° secolo, durante il pieno spiegamento della guerra lampo Marxista e Freudiana, e del relativismo nichilista e new age. Entrambi gli autori hanno mostrato che i semi della Filosofia Perenne vanno trovati nelle dimensioni contemplative delle religioni tradizionali: nell’Advaita Vedanta (non dualismo) dell’Induismo, nel Buddismo Zen, nella Kabbalah del Giudaismo, nell’Esicasmo della Chiesa Ortodossa, e nel Sufismo Islamico. Tracce di ciò vanno trovate ‘dietro i veli’ delle grandi Sacre Scritture, nelle introspezioni metafisiche del Vecchio e Nuovo Testamento, ad esempio nell’Ecclesiaste di Salomone e nel Vangelo di San Giovanni, come anche nelle introspezioni di grandi maestri spirituali attraverso i secoli. Come il lettore avrà modo di vedere, Conoscerete la Verità: Cristianesimo e Filosofia Perenne affronta il fenomeno cristiano sia al singolare che al plurale: al plurale, poiché viene considerato nella sua differente dimensione - metafisica, teologica, rituale, morale artistica, storica - e anche nel contesto del suo rapporto con altre religioni come la Danza del Sole e la Sacra Pipa dei Nativi d’America. Ognuna di queste religioni manifesta a modo suo le due dimensioni fondamentali, ossia quella essoterica (la legge esterna, la moralità, le convenzioni) e quella esoterica (ciò ch’è mistico, interiore, sapienzale). Essenzialmente coincidente con la dimensione interiore della religione l’esoterismo addita la via che porta a quel misterioso “Regno di Dio” che “è dentro di voi” (Luca, 17:21) di cui parla Cristo. Il Cristianesimo è anche affrontato al singolare, nella sua intrinseca universalità e nella specificità delle sue dottrine, dei riti, dell’arte e della cultura. I saggi qui inclusi indicano le analogie che esistono tra la via cristiana e i percorsi delle altre religioni, ed anche quegli elementi del Cristianesimo che denotano la Filosofia Perenne. Trattano di questioni cruciali come le basi metafisiche della fede cristiana, il significato dei sacramenti, le sue forme di preghiera, e la sue espressioni artistiche e culturali – e come queste forme artistiche contribuiscano all’illuminazione e alla salvezza dell’uomo. Sono anche inclusi i riferimenti alle vite e alle opere delle sue principali figure dei nostri giorni, senza dimenticare una incisiva e dettagliata critica alle tendenze prevalenti nel nostro desacralizzato mondo post-moderno. Dopo tutto, per migliaia di anni dopo il crollo della civililtà greco-romana, il Cristianesimo e la civiltà occidentale sono stati praticamente sinonimi. Tuttavia da quella rivoluzione che fu il Rinascimento, ed attraverso una lunga serie di successive rivoluzioni, l’ultima delle quali è stata il Concilio Vaticano II° nella seconda metà del XX° secolo (proprio il periodo in cui cominciarono ad apparire le opere ‘perennialiste’ di Frithjof Schuon), l’Occidente s’è separato sempre più radicalmente dalla sua origine cristiana e dalla sua matrice cristiana. Il divorzio è oggi quasi completo e irreversibile; il caos e l’instabilità generati dal materialismo e dal secolarismo del mondo moderno sono in fine penetrati nella cittadella della religione, con tragici risultati per l’intera società. Per non rimanere sommersi da questo caos, gli autori della presente antologia sono unanimi nel dire che la religione deve ritornare alla propria essenza di saggezza, a quella “Verità che vi renderà liberi” (Giovanni 82). Ed è proprio questo che fanno, discutendo profondamente e oggettivamente della religione, e mettendo a nostra disposizione le chiavi che ci permetteranno di amarla sinceramente, e di viverla “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, e con tutte le nostre forze” come recita il Vangelo (Marco 120).
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    Predefinito Re: La filosofia perenne

    Sanathana Dharma e Filosofia Perenne (R. Guenon)

    personalmente il libro di Huxley l'ho trovato dispersivo e non preciso, leggendolo bisogna tener presente che si rifaceva a correnti "teosofiche", sia chiaro che questa è solo una mia opinione, personalmente trovo molte incongruenze pure in F. Shuon.
    Ciò non toglie che poi ognuno si deve fare un'opinione personale sull'argomento.

    se leggi l'inglese qui c'è Religioperennis di Shuon
    Ultima modifica di zucchetta; 17-02-12 alle 01:39
    ci si rivede, forse.

 

 

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