Cosa ci ha guadagnato la Grecia?
di Maurizio Blondet - 14/02/2012
Fonte: rischiocalcolato
“Non cambiamo posizione, i responsabili greci lo sappiano”, ha detto
la Merkel. E’ la sua ultima parola. Se il governo greco non fa’ gli
ultimi tagli – e non può farli, perchè ha tagliato la carne dei greci
fino all’osso, e la rivolta travolge il governo stesso – la Grecia non
avrà l’ultimo pacchetto di “salvataggio” europeo-Fmi, i 130 miliardi
in sospeso. Ciò significa che il 20 marzo la Grecia farà bancarotta,
non potendo rinnovare i 14,5 miliardi di Buoni del Tesoro in scadenza.
La durezza inflessibile della Merkel ha un motivo: il fallimento greco
non è più una minaccia per la zona euro. I tre anni di negoziati e
austerità devastanti che il governo greco ha concesso ai suoi
creditori, nel vano tentativo di restare nell’euro, ha regalato ai
banchieri il tempo per liberarsi dei titoli del debito greco, e
divincolarsi dalla stretta del debitore: le banche straniere, si
calcola, hanno ridotto la loro esposizione del 60 per cento. Per il
resto, hanno già raggiunto un accordo di ristrutturazione tutto
sommato a loro favorevole.
Lo ha spiegato al Telegraph William Buiter, capo-economista di
Citigroup: “Ai primi di settembre ritenevamo che il costo dell’uscita
della Grecia sarebbe stato molto alto per il resto del mondo; oggi
pensiamo che il rischio sia molto minore perchè il contagio può essere
contenuto”. Anzi, per “il resto del mondo”, è diventato più alto il
rischio nel salvare la Grecia: secondo il FMI, il paese avrebbe
bisogno di iniezioni di 250 miliardi di dollari per i prossimi 10
anni. E tutto questo, per un paese che rappresenta solo il 2,5%
dell’economia dell’area euro. Vale la pena? No, per i banchieri
globali.
Ciò significa che i governanti greci si sono privati da sè dell’unica
arma (di ricatto) che avevano, ossia di trascinare con sè nella rovina
gli altri membri dell’euro-zona. E per nulla: la bancarotta era già
nei fatti da tre anni. Basti dire che l’ultimo pacchetto di
salvataggio offerto dai poteri forti, quei 130 miliardi, rappresentano
il 56% del Pil greco, un Pil che sta collassando. Quando mai quei 130
miliardi (un prestito, mica un regalo) avrebbero potuto essere
restituiti?
Adesso la Grecia viene comunque abbandonata a sè stessa e alla
bancarotta in catastrofe. E ci arriva, tagli dopo tagli alla spesa
pubblica, rigore dopo rigore, con un’economia distrutta, una
produzione industriale che è collassata, una popolazione ridotta alla
miseria e senza paracadute sociali, una disoccupazione passata dal
18,2 per cento ad ottobre al 20,9 a novembre (un aumento del 14 per
cento in un solo mese), capitali fuggiti all’estero per 60 miliardi
(il 20% del Pil), le sue banche svuotate dai depositi, un’esazione
fiscale atroce che però non riesce più a crescere perchè non c’è più
niente da tosare, una gioventù che fugge all’estero perchè il paese è
senza prospettive, il caos sociale insieme al caos finanziario.
Conclusione: la Grecia avrebbe fatto meglio a fallire prima. Tre anni
fa. Dare un calcio alla “Troika” e alle sue interessate terapie di
“risanamento”, rifiutare gli “aiuti” a caro interesse, e cessare i
pagamenti alle banche tedesche e francesi – subito, quando ancora
aveva un po’ di carne attaccata alle ossa. Avrebbe affrontato la
bancarotta, e il ritorno alla dracma, con qualche energia in più da
spendere nella stretta di cinghia che avrebbe preparato il rilancio.
Rilancio che sarebbe avvenuto sicuramente, dopo due o tre semestri,
con la riacquistata competitività: basti pensare che il turismo, che
conta per il 16% del Pil, avrebbe avuto una ripresa tumultuosa grazie
alla dracma debole. E così i noli navali, l’altro cespite nazionale.
La lezione dovrebbe servire anche per l’Italia, come per Spagna,
Portogallo e Irlanda. E’ inutile accettare rigori e austerità per
continuare a servire un debito impagabile. Il debito impagabile non
va’ pagato. Meglio accettare l’austerità auto-imposta dal default
sovrano, ugualmente tragica, ma che prepara al rilancio e alla
crescita, che insistere con tagli, svendita (privatizzazioni) e
austerità che non danno prospettive, e pagare il prezzo della perdita
di sovranità a vantaggio di un comitato di creditori e agenti
pignoratori sovrannazionali.
Nel tenebroso caos che la Grecia deve adesso affrontare da sola, c’è
un solo raggio di luce, ancorchè paradossale: ed è che la polizia
greca sta facendo causa comune con i rivoltosi, la cui protesta è
stata mandata a stroncare nella strade. Il maggior sindacato di
polizia ha emesso il seguente comunicato: “Rifiutiamo di metterci
contro i nostri genitori, fratelli , figli, contro i cittadini che
chiedono un cambiamento”.
Questo sì può cambiare le cose. Il popolo tosato e dissanguato, da
solo, non ha potere di cambiare le cose. Per un semplice fatto: non ha
armi, ha abbandonato le armi al stato che ha il monopolio della
violenza, ed è capaci di organizzarla contro i cittadini. Ma pensate
se la nostra polizia, pensate se i carabinieri rifiutassero di fare da
scorta ai nostri politicanti avidissimi, i colpevoli del nostro immane
debito pubblico, a questi parassiti che ci hanno portato alla rovina,
e poi hanno ceduto la sovranità che gli avevamo delegato ai “tecnici”,
ossia ai maestri della tosatura e del salasso per conto dei banchieri
e della Kommissione. Pensateci: chi ha le armi per cacciar via questi
parassiti miliardari dal governo e dal sottogoverno, per allontanarli
dai posti dove continuano ad intascarsi il maltolto e a succhiarci il
sangue? C’è da sognare.
La Grecia sta cominciando a diventare un esempio per noi, proprio adesso.




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