La situazione della Grecia è arrivata a un punto cruciale. Se il piano di austerità varato dal governo non venisse approvato dal Parlamento, le conseguenze per il paese ellenico sarebbero drammatiche: la bancarotta del governo, così come quella della banche, risulterebbe inevitabile.

La Grecia a un punto di non ritorno
Se il piano del governo greco per salvare il Paese dovesse fallire, il primo ministro Papademos ha dichiarato che ne seguirebbe la chiusura delle banche e degli uffici governativi. Nel concreto questo vuol dire che, dall'oggi al domani, i greci dovrebbero dire addio agli stipendi, ai salari e ai risparmi di una vita. Incalcolabili poi i danni per le aziende: moltissime imprese sarebbero costrette a dichiarare fallimento.

Debito pubblico esorbitante
La Germania, tramite il ministro Schauble, ha messo in luce che, se non ci saranno cambiamenti, il debito pubblico greco nel 2020 non sarà il 120% del Pil (come da previsione), ma il 146%, e cioè un livello del tutto insostenibile per chiunque. A quel punto la Grecia rischierebbe di dover definitivamente abbandonare l'Unione Europea, con conseguenze drammatiche per tutti.

Tra recessione e depressione
Nell'ultimo rapporto sulla situazione greca, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha sottolineato che la Grecia, a differenza dell'Italia, non è ancora riuscita a realizzare una seria politica di riforme strutturali. Anzi, le misure fin'ora adottate di restrizione della spesa e di aumento delle imposte non hanno avuto altro risultato che la deflazione. I prezzi al ribasso significano non solo recessione, ma anche vera e propria depressione economica.

Chi pagherà per la crisi ellenica?
Ristrutturare il debito greco, a livello internazionale, avrà conseguenze negative soprattutto per banche e assicurazioni. Per l'Italia il costo di quest'operazione dovrebbe essere di 20 miliardi di euro. Si può dire che l'esposizione dell'Italia sia globalmente limitata. Le stime riportate da Il Corriere della Sera parlano di circa 4,5 miliardi di dollari per le banche, che hanno già iniziato le necessarie svalutazioni, e di 7 miliardi con le assicurazioni. Cifre molto lontane dai quasi 50 miliardi di dollari di bond greci delle banche francesi. Meno anche dei 23 milardi in mano alle banche tedesche e dei 14 di quelle inglesi.

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