In passato avevo in mente due errori riguardo i sacramenti: il primo riguardo l’azione del ministro, il secondo riguardo l’azione di Dio in essi. Il primo riguardava il ritenere che i sacramenti fossero un’azione del sacerdote; il secondo invece che essi “costringessero” Dio a fare qualcosa. Questi due errori si superano in maniera differente tra loro, in quanto si tratta di due diversi ambiti. Per prima cosa, c’è da dire che un sacerdote non è un “santone” (e devo ringraziare il vescovo della mia diocesi per avermi portato questo esempio), ossia non ha un “potere” correlato alla sua persona a cui attinge per dare i sacramenti, quasi avesse a disposizione un Dio passivo dal cui contatto trae una certa “energia”. E’ un semplice ministro, ossia colui che amministra qualcosa di non suo. In ogni cosa relativa i sacramenti, Dio è attivo, mentre l’uomo riceve la Grazia, se è nella disposizione, e il sacerdote è il tramite della Grazia sacramentale, la quale però viene sempre da Dio. Nessuna magia, nessuna manipolazione di energie occulte, solo un Essere infinito e personale che conosce ed ama che dona sé stesso mediante mezzi umani per essere più vicini al nostro modo di ricevere, mediato da cose sensibili (la nostra conoscenza è mediata dall’esperienza sensibile, non so se nella totalità dei casi o nella quasi totalità). Il secondo problema era, nella formulazione che mi ero dato, in che senso Dio agisce nell’azione sacramentale, e qui ero influenzato dal concetto umano di azione, cioè ritenevo che ciò implicasse un mutamento di uno stato di quiete (insomma, Dio affaccendato sempre a donare la Grazia sacramentale o extrasacramentale). Questa seconda difficoltà è risolta in partenza con una definizione di Dio data dalla Bibbia, ossia quella di “Dio vivente”, agente nella storia, non quindi un motore immobile (letteralmente immobile) a cui tutto è attirato. Ero ancorato ad una metafisica fin troppo essenzialista, troppo fissa sull’immutabilità di Dio per vederne anche l’azione nella storia e nelle cose. Ricordo bene che in quel periodo chiesi ad un conoscente se l’atto divino di pensare introducesse delle modifiche in Dio, come avviene per gli uomini, domanda della quale in seguito mi accorsi essere del tutto mal posta e impropria. Il Signore è sì il primo motore, l’essere perfetto e immutabile, eccetera, ma non è solo questo, ma è un vivente, le cui azioni si snodano nel corso della storia della creazione, di tutto ciò che esiste. Venendo ai sacramenti, essi sono donati come mezzo per avvicinarsi a Lui, ossia sono comunicazioni della Sua essenza, e l’essenza non può mai venire meno. L’essenza di Dio è amore, e l’amore è dono continuo di sé, in maniera perfetta, e quindi non è uno “sforzo”, come se Dio fosse una sorta di Sisifo. Ciò va contro la sua onnipotenza, in quanto concepisce che trovi una sorta di resistenza esterna. E’ questo un errore monergista . Non è un caso che coloro i quali hanno rinunciato alla presenza di Dio nell’Eucarestia e ai sacramenti quali comunicazioni di Dio a noi siano caduti, per l’appunto, nel monergismo. Ciò è stato dovuto all’intento di dare maggiore risalto alla Potenza del Signore, ma togliendo il mezzo sensibile si è scavato una sorta di fossato tra Dio, che si rivela al singolo mediante un’azione del tutto spirituale, e il mondo, che non è più visto come qualcosa che possa rivelare una Presenza al singolo, che quindi si ritrova solo, nudo, di fronte all’Onnipotente. Tornando al punto focale della questione sollevata in apertura, c’è da aggiungere che l’amore non permette di restarsene “fermi” in un angolo, ma fa muovere sempre verso l’amato, verso il figlio, verso l’amico. In Dio tutto ciò è nell’essenza, e quindi non può esserci altro che una continua donazione di sé stesso, un venirci incontro, senza che ciò comporti uno sforzo da parte sua o un mutamento. Dio ci ha creati gratis.
L’azione nei sacramenti | Il pubblicano




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