Genova - Tornando da Bruxelles venerdì Ettore Morace, l’amministratore delegato della Compagnia italiana di navigazione (Cin), è stato piuttosto netto: «I segnali non sono positivi, se arriva la bocciatura, pazienza. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta. Peccato per Tirrenia perché era un’ottima opportunità per riportarla alla società di una volta».

Gli armatori della cordata che compone Cin (Grimaldi, Onorato e la Marinvest controllata da Aponte) stanno attraversando la “fase 2” dell’istruttoria dell’Antitrust europea, che si dovrà concludere entro il 4 di giugno. Negli ambienti Tirrenia le dichiarazioni del manager - che solitamente usa toni più soft - hanno suscitato più di una preoccupazione. «Noi - dice Morace al Secolo XIX - è chiaro che andiamo avanti fino alla fine. Certo ci sono molte domande, molte richieste sulle rotte operate dalle compagnie. Si dovranno studiare soluzioni alternative...». Quali? «Al momento non saprei dire, attendiamo la fine dell’istruttoria».

In effetti, alternative all’attuale operazione Tirrenia non sembrano essercene: se il 5 giugno l’istruttoria dell’Antitrust andasse male - negli stessi giorni terminano anche le garanzie fornite dalla Legge Marzano, sottolinea Alessandro Pico della Federmar - l’ex compagnia di Stato potrebbe camminare sulle proprie gambe fino a settembre. Terminati gli incassi estivi , il fallimento sarebbe difficilmente evitabile.

A quel punto, l’unica via d’uscita sarebbe la gara secondo le procedure richieste dall’Europa sulla base della legislazione in materia: che prevede, con la “liberalizzazione” della compagnia, la messa a gara delle singole rotte convenzionate. Se così fosse, si aprirebbe un consistente problema di occupazione, che poi è il motivo per cui il governo Berlusconi decise la vendita in blocco della compagnia, sperando che Bruxelles “chiudesse un occhio”: al momento sono circa 2.800 i dipendenti della Tirrenia protetti da una clausola sociale di tre anni prevista dalla convenzione, per la maggior parte provenienti dal Napoletano (a Genova sono circa 60). La clausola verrebbe meno in caso di gara per singole rotte: la corsa al ribasso permetterebbe infatti l’ingresso di compagnie straniere, che sarebbero meno incentivate a utilizzare personale del nostro Paese, anche se in base agli accordi sindacali il trattamento dei marittimi comunitari sulle rotte tra continente e isole deve essere pari a quello dei loro colleghi italiani.

All’inizio dell’istruttoria, lo studio Grimaldi, che assiste Cin a Bruxelles, propose come rimedio quello di offrire alcuni “slot” per i passeggeri di altre compagnie a bordo dello loro navi sulle rotte convenzionate, ma la proposta per ora pare non aver avuto successo.

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