PALERMO - La crisi economica sotto la lente della Corte dei conti Sicilia, regina degli sprechi. Una regione a statuto autonomo dove non si bada a spese. Alla faccia della crisi, in un anno si è passati da 18,2 a 21,1 miliardi di euro (+16%), ma il commento della Corte dei Conti regionale è amaro: «Spendiamo una considerevole mole di pubbliche risorse, ma siamo agli ultimi posti in Italia come qualità della vita e abbiamo la più alta percentuale di disoccupazione tra tutte le Regioni d'Italia, addirittura il doppio della media nazionale. Che fine fanno tutti questi soldi che escono dalle tasche dei cittadini?». Già, che fine fanno? Nel mirino della Corte dei Conti siciliana stavolta c'è l'organizzazione del lavoro della Regione stessa, alle cui dipendenze ci sono 13.896 impiegati, di cui ben 2111 sono dirigenti: 1 ogni 5,6 dipendenti. Nel resto di Italia, la media è di 1 ogni 50. Commento della Corte dei Conti: «Se nella Regione siciliana si attuasse lo stesso rapporto vigente nella burocrazia dello Stato, potrebbero bastare 237 dirigenti e dovrebbero essere posti in mobilità i restanti 1874». Un fiume di soldi se ne va per il debito pubblico regionale, che nel 2008 ha sfondato il tetto dei 5 miliardi di euro (+83%). Pagano 395 milioni di euro di interessi alle banche ogni anno. E la Corte dei Conti è particolarmente preoccupata per le operazioni spericolate sui derivati; inizialmente con la «Lehman Brothers» e poi, dopo il fallimento della banca americana, con la «Royal Bank of Scotland». Fino al 2007 queste operazioni avevano assicurato un guadagno; nel 2008, con il rovesciamento della situazione, si registra la prima perdita. «Differenziali negativi pari a 47,7 milioni di euro». Si suggerisce quindi un'attenzione continua per evitare pericolose ricadute sul bilancio pubblico. La formazione professionale dovrebbe aiutare i giovani a trovare lavoro. Nel 2008, la Regione ha attivato 2514 corsi con 31.918 iscritti, spesa complessiva 362 milioni di euro. Una montagna di soldi che produce un misero topolino. Secondo una verifica a campione, appena 1 studente per corso otterrà un lavoro. «Se si considera che ciascun corso costa in media 108 mila euro, ne discende che ciascun frequentante costa ai contribuenti 9.391 euro». Se poi si considera l'effettivo avviamento al lavoro, ogni successo costa ai contribuenti 72 mila euro. «Non so fino a che punto ne valga la pena», si domanda il procuratore generale Giovanni Coppola. Che avanza sospetti di clientelismo: i docenti non si sa con quali criteri vengano selezionati e non ci sono graduatorie. «A chi giovano i corsi di formazione professionale? Certamente giovano poco a chi li frequenta». La sanità siciliana, poi, è sotto esame da tempo. Cinquantamila dipendenti; nel 2008 la spesa è salita a 11,5 miliardi di euro. Ma è una sanità dai numeri record e dai risultati pessimi. Un miliardo di euro se ne va per le 1619 convenzioni esterne con ambulatori, laboratori, case di cura e centri di emodialisi. Eppure. «In Sicilia la speranza di vita è tra le più basse d'Italia. Siamo al primo posto assoluto come decessi per ictus». Emblematica la storia delle ambulanze. La Regione nel 2001 firma un contratto con la Croce Rossa per la gestione del soccorso. Da allora la spesa lievita a vista d'occhio. La Regione pagava per il servizio complessivamente 9 milioni di euro nel 2002; nel 2008 ha pagato 87,5 milioni di euro solo per il personale e i mezzi, escluse le spese generali. Qualche segnale di miglioramento è in arrivo. La Giunta Lombardo ha appena varato una riforma che taglia il numero delle Asi e elimina 2500 posti letto di troppo. E s'è finalmente cancellato uno scandalo. Il costo del vaccino per il papilloma virus in Sicilia costa ora 43 euro a dose anziché 106 come accadeva fino all'anno scorso. Ma la Corte dei Conti invita a vigilare sul boom delle ricette mediche: 53 milioni di prescrizioni nel 2008, dieci ricette all'anno per ciascun siciliano. «Bisogna fare attenzione alle medie - ironizza il magistrato - perché io, personalmente, l'anno scorso non ho usufruito di alcuna prescrizione e quindi qualcuno ne avrà avute 20».
(La Stampa )
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