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    Predefinito E' morto Fausto Gianfranceschi

    In morte di Gianfranceschi, intellettuale reazionario, legionario nero

    Se ne stanno andando uno per uno, la generazione degli adolescenti che perso l'appuntamento con Salò (o sfiorato appena imbucandosi da minorenni coraggiosi) hanno costituito la legione d'onore del primo neofascismo.
    Giano Accame, Enzo Erra, Fausto Gianfranceschi. "L'ultimo intellettuale reazionario", titola oggi il "Giornale" il pezzo di Marcello Veneziani, un suo allievo, un suo amico. Che racconta la sua ultima uscita pubblica: la presentazione di un libro dell'amatissima figlia (la più piccola, e ne ha persi altri due: e già solo questo particolare dà il segno di una vita tragica). Uno dei redattori di Imperium, uno dei condannati per la "Legione nera" (uno dei gruppi di fuoco collegati all'epopea dei Far, il primo gruppo clandestino del neofascismo), uno della stretta cerchia evoliana passato a un cattolicesimo intransigente, fondato nella Fede della Resurrezione. In dieci righe ne restituisce l'essenza uno dei miei tanti face-amici, un militante della generazione neofascista successiva, quelli diventati grandi nei tardi anni '60, che in Gianfranceschi hanno avuto un sicuro riferimento etico e intellettuale:

    Unanime il cordoglio del mondo neof per la scomparsa di Fausto Gianfranceschi…se ne ricordano le doti di intellettuale “contro”, ma egli non fu solo questo….seppe coniugare, nel migliore “stile”, azione e pensiero….così, una decina di giorni dopo (maggio 1951) aver curato la pubblicazione –insieme con Clemente Graziani- del primo numero di Imperium (rivista di fondamentale importanza nel variegato mondo del neof postbellico), viene arrestato (processo FAR, o, meglio "Legione Nera") per una serie di attentati compiuti nella capitale, ma non solo….è probabilmente colpevole, e in un primo momento ammette le sue responsabilità, senza coinvolgere nessun altro…poi, in sede dibattimentale, su suggerimento della difesa, ritratta e fornisce una singolare spiegazione: “Non esitai ad ammettere ciò che non avevo commesso, in quanto non me ne sentivo disonorato, dato che nel mio intimo condividevo gli scopi e le ragioni di quelle azioni”….inutile dire che i giudici non gli crederanno….1 anno e 11 mesi di carcere

    FascinAzione: In morte di Gianfranceschi, intellettuale reazionario, legionario nero

    Morto Fausto Gianfranceschi. Un intellettuale di destra tra politica e tradizionalismo

    Si è spento a 84 anni a Roma. Giornalista vicino al Msi, curò per anni la critica letteraria del Tempo. Tra i suoi libri più noti l'ironico e tagliente Stupidario della sinistra.

    Una vita da intellettuale "in direzione ostinata è contraria". E' morto a Roma, all'età di 84 anni, il giornalista e scrittore Fausto Gianfranceschi.

    La notizia è stata data dal parlamentare dell'Udc Enzo Carra attraverso il suo blog: "Fausto Gianfranceschi, un intellettuale di destra che non ha mai avuto ripensamenti, ha rappresentato nel modo più civile ed aperto una visione del mondo lontana dalla modernità. Di questa vedeva nel dettaglio i vizi e difetti senza coglierne pregi e progressi. Nella sua attività giornalistica e di scrittore è stato sempre guidato da un forte spiritualismo. È stato un mio compagno di lavoro per tanti anni ed un mio amico leale. Che riposi in pace".

    Un intellettuale di formazione tradizionalista, amico personale di Julius Evola, cresciuto negli ambienti della destra missina e nell'humus della cultura uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale, ma sempre aperto al confronto e al dibattito. Giornalista e scrittore per più di un ventennio si occupò di critica letteraria per Il Tempo, con un particolare occhio di riguardo per Dino Buzzati, al quale ha dedicato importanti studi. La sua ultima intervista, pubblicata dal quotidiano on line Il Sussidiario poche settimane fa, era dedicata al rapporto tra lo scrittore bellunese e la religione.

    Un intellettuale antimoderno, nel senso evoliano del termine, che ha sempre sondato la politica e l'attualità attraverso la lente della spiritualità. Senza mai perdere la tonalità dell'ironia che, qua e là, pungente emerge nei suoi scritti. Un aforismo per tutti: "L'uomo si adatta a tutto, anche ai propri simili".

    Morto Fausto Gianfranceschi Un intellettuale di destra tra politica e tradizionalismo - Cultura - ilGiornale.it
    Ultima modifica di Giò; 21-02-12 alle 00:19
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #2
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    E' morto Fausto Gianfranceschi, ultimo intellettuale reazionario

    E' morto ieri a Roma: aveva 84 anni. Uomo di destra senza ripensamenti, cattolico apostolico romano, fu un polemista vivace e fuori dal coro.

    di Marcello Veneziani - 20 febbraio 2012

    Fu una festa d’addio quella che facemmo poche settimane fa a Fausto Gianfranceschi, senza dirlo a nessuno, nemmeno tra noi. Si presentava un libro d’arte curato da sua figlia Michela e ci ritrovammo in tanti suoi amici in Biblioteca Casanatense per rivederlo e per salutarlo.

    Ci avevano detto che probabilmente sarebbe stata l’ultima sua apparizione pubblica, l’ultima volta che avremmo visto Fausto, e noi che lo sapevamo in lotta col male ormai da tanti anni, fingevamo di non crederci. Ma lasciammo cadere altri impegni, e con scuse improbabili, ci presentammo alla serata con quel sottinteso d’addio dissimulato dal piacere dell’evento. Fausto faceva gli onori di casa, con la affabile fierezza che lo distingueva, insieme a sua moglie e sua figlia, benché visibilmente provato. Sua moglie Rosetta mi fece sedere a fianco a lui, mentre ascoltava la sua figlia più piccola, a cui aveva dedicato un dolcissimo libro di padre maturo, L’Amore paterno, quando lei era bambina. Provai a condividere in quel momento i suoi pensieri di padre, la sua implicita cerimonia d’addio, il piacere di ascoltare sua figlia che illustrava con passione l’opera davanti a un bel pubblico. Alla fine lo salutai come si salutano gli amici a cui vuoi bene, evitando ogni solennità ma ben sapendo che difficilmente ci saremmo rivisti.
    La notte scorsa Fausto ha smesso di combattere la sua antica battaglia contro la morte. Cominciò quella lotta assai presto, più di trent’anni fa, scrivendo un libro, Svelare la morte, dedicato alla perdita di suo figlio Giovanni in un incidente stradale. Un testo sincero e coinvolgente contro il tabù della morte, nel nostro tempo ribattezzata scomparsa e rimossa dagli spazi pubblici e comunitari. Fausto combattè per tanti anni con coraggio e perfino con sfottente e cristiana ironia, una lotta estenuante contro la sua malattia. E di recente un altro doloroso e intenso libro aveva accompagnato la tragica perdita di un’altra sua figlia, Federica. Ma non vacillò mai la sua fede, nonostante gli agguati impietosi della vita.
    Uomo di destra, sanguigno e diretto, cattolico apostolico romano, non per modo di dire, «reazionario» come ebbe a definirsi in un libro recente, aveva curato per molti anni la gloriosa pagina culturale de Il Tempo diretto da Gianni Letta. Ha scritto saggi e romanzi, diresse per primo Intervento, la rivista fondata da Giovanni Volpe. Era stato da giovane un militante della destra rivoluzionaria e nostalgica, aveva patito il carcere per le sue idee contro il suo tempo, ma non cambiò mai idee. Polemista vivace, pubblicò anche un tagliente Stupidario della sinistra (1992). Gianfranceschi fu uno tra i primi miei riferimenti umani e culturali che conobbi sbarcando a Roma quand’ero ragazzo. Avevo recensito il suo Svelare la morte, un libro che andrebbe ripubblicato insieme all’Amore paterno, come un elogio sofferto e vero della famiglia. Nel saggio Il senso del corpo, Gianfranceschi concludeva con una limpida professione di fede nella resurrezione della carne. «L’umiliazione e la sofferenza fatali della mia carne prepareranno, io spero, la mia resurrezione». Così si è presentato ieri Fausto alla pietà del divino.

    E' morto Fausto Gianfranceschi, ultimo intellettuale reazionario - Cultura - ilGiornale.it

    Fausto Gianfranceschi un mese fa, quando rifiutò ogni accanimento medico, chiamò il parroco della Chiesa Nuova e gli disse di desiderare l'estrema unzione.

    Eppure, la malattia non aveva messo in scena l'ultimo atto.

    Nella sua casa, tra le librerie e i mobili e i quadri d'epoca, la pendola scandiva le ore e lo scrittore correggeva le bozze dell'ultimo libro, di aforismi. Squillava ogni tanto il telefono, qualche amico in visita, le voci care nelle stanze. Lo sapeva anche il parroco che la fine presto sarebbe sopraggiunta, ma ugualmente si stupì della richiesta, spoglia d'ogni patema. Però l'indomani andò ad amministrargli l'olio santo, a confessarlo e a comunicarlo. Poi lo scrittore e il prete si accomodarono e ripresero il filo dei discorsi che negli anni li avevano fatti amici. Il prete, un polacco, conosceva la Fede adamantina di Fausto e la straordinaria padronanza ch'egli aveva di sé e delle sue scelte, talvolta difficili da condividere ma sempre nette e sentite. Soprattutto, era un irriducibile avversario del "pensiero unico". Gli piaceva rovesciare i luoghi comuni, se del caso fino al paradosso. Tanti anni fa, al tempo del libro Svelare la morte, veleggiando tra il gotico e l'ironico prese di mira anche la "comare secca", sostenendo ch'ella più presto e più crudelmente, come per un'infrenabile eccitazione, colpisce chi più la teme: e che dunque non conviene secondare questa sua predilezione. Egli infatti non la secondò quando, diciassette anni orsono, gli diagnosticarono un microcitoma polmonare che lo avrebbe ucciso in cinque-sei mesi. Si lasciò curare, ma la sfidò continuando a fumare. E divenne un eccezionale caso clinico, che gli oncologi portarono in un congresso scientifico. Era felicemente poligrafo. Saggista (specialmente con l'iniziale L'uomo in allarme, poi con Teologia elettrica e con Il senso del corpo); narratore (il romanzo Giorgio Vinci psicologo vinse il Premio Napoli e fu terzo allo Strega); autore di pamphlet di grande e silenziato successo, come lo Stupidario della sinistra, puntuale raccolta di sciocchezze e sfondoni, che procurò nemici a Mondadori e divertì Alberto Burri; e autore, ancora, di due libri che raccolsero il suo più alto e puro sentimento, L'amore paterno e Federica, morte di una figlia, quest'ultimo del 2008 e dedicato a un rinnovato strazio: la scomparsa repentina d'una figlia quarantenne, dopo la tragica fine di un figlio poco più che ventenne, Gianni, avvenuta negli anni Settanta. Come una torre lo scrittore è svettato nel territorio culturale impropriamente detto "di destra". Però una torre senza ponte levatoio, e benvenuto il confronto: questo era Gianfranceschi, bell'uomo, dritto nella persona, tetragono e lieve al tempo stesso, molto somigliante al suo nome, che poteva evocare auspici marcianti al passo del Gattamelata. Irrideva i salutisti e i cultori del body-building, ma ancora oltre i sessant'anni praticava il surf. E da ultimo, quando era già in vista degli ottantaquattro anni e la salute veniva a mancargli, non aveva rinunciato alle sue passioni: i concerti, il teatro, le mostre e l'antiquariato al quale lo aveva iniziato il padre, anch'egli di quei signori romani innamorati delle cose belle: il padre che gli aveva fatto frequentare il "Massimo", dove c'era da misurarsi con la ratio studiorum dei gesuiti. Poi il suo cattolicesimo finì in ombra nei primi anni Cinquanta, quando anzitutto le letture e le frequentazioni del filosofo Julius Evola e di Massimo Scaligero, studioso di tradizioni orientali e seguace di Rudolf Steiner, offrirono orizzonti di rivalsa, sebbene metafisici e metastorici, a una fila di giovanissimi che "non avevano fatto in tempo a perdere la guerra" e che, come se avessero voluto perderla anch'essi, quasi in vista degli anni Cinquanta progettarono di passare all'azione. Venne poi l'impegno nel Movimento Sociale Italiano, con la fondazione di associazioni studentesche che raccolsero vasto seguito e che vinsero nelle elezioni universitarie in parecchi atenei. Ma la militanza sembrò arenarsi nelle secche della routine politica, e allora sopraggiunse l'impegno culturale. Gianfranceschi piacque all'antifascista Renato Angiolillo, che lo volle a Il Tempo (come volle nel '56 anche alcuni giornalisti che erano usciti dall'area comunista dopo l'invasione dell'Ungheria). E nel Tempo anni dopo succedette a Enrico Falqui e a Carlo Belli nella guida della famosa Terza Pagina, che tenne per oltre un ventennio. Anche sotto la direzione di Gianni Letta e fino al 1988, aprendola a personalità come Augusto Del Noce, Mario Praz, Ettore Paratore, Rodolfo Wilcock; e a giovani collaboratori, com'erano allora, tra gli altri, Franco Cardini, Paolo Isotta, Marcello Veneziani. Del Tempo restò per molti anni illustre collaboratore, finché si ripromise di dedicarsi soltanto ai libri. (Ma chi de Il Tempo lo frequentava, anche ultimamente lo trovava curioso della vita di redazione, che era stata in buona misura la sua vita).

    Il Tempo - Spettacoli - di Gino Agnese Fausto Gianfranceschi un mese fa, quando rifiutò ogni accanimento medico, chiamò il parroco della Chiesa Nuova e gli disse di desiderare l'estrema unzione.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #3
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    Che Dio lo accolga nel Regno dei Cieli.

    PRESENTE!
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #4
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Che Dio lo accolga nel Regno dei Cieli.

    PRESENTE!
    .
    "I sogni sono i nostri violini segreti"
    "Si j'avance, suivez moi. Si je recule, tuez moi. Si je meurs, vengez moi!"

  5. #5
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    PRESENTE!
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
    L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele

  6. #6
    Vi tengo d'occhio
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    pur non condividendo alcune sue posizioni troppo di "destra", riconosco in Gianfranceschi un uomo di statura culturale non comune. Il mio percorso politico è passato anche attraverso i suoi scritti, e di ciò non mi posso dimenticare. Onore a Lui.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  7. #7
    Cacciaguida
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    RIP

  8. #8
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    RIP

  9. #9
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    E' morto Fausto Gianfranceschi, ultimo intellettuale reazionario
    Perchè ogni qual volta muore qualcuno il coccodrillo ha per titolo "l'ultimo xxx"?
    Ultima modifica di Spetaktor; 22-02-12 alle 02:37

  10. #10
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    Lightbulb Re: E' morto Fausto Gianfranceschi

    E' il quinto anniversario - oggi Domenica 19 febbraio 2017 - della morte di Fausto Gianfranceschi...
    Riporto quanto avevo già scritto qui (
    Gianfranceschi, i fieri aforismi dell’ultimo reazionario) qualche giorno fa, il 15 febbraio 2017, in occasione dell'anniversario della sua nascita...
    Ricordiamo un buon reazionario o più semplicemente un buon uomo ed un buon cattolico: RIP...



    Fausto Gianfranceschi (Roma, 15 febbraio 1928 – Roma, 19 febbraio 2012…RIP…) oggi 15 febbraio 2017 - ricorrenza e Natale dei Santi Faustino e Giovita, fratelli Martiri - avrebbe compiuto 89 anni (riporto di mio pugno il suo pensiero al compimento del suo 80esimo compleanno: “15 febbraio 2008: oggi compio ottant’anni. È un’enormità.”, p. 157 del libro citato); giusto mercoledì scorso ho trovato gratis il suo bel libro «Aforismi del dissenso» e mi sono messo a leggerlo in questi giorni, davvero una bella raccolta di simpatici e a volte geniali aforismi reazionari…
    Cita qua e là Nicolás Gómez Dávila (1913 - 1994), Monaldo e Giacomo Leopardi, J. Evola, E. Cioran, Ernst Jünger e vari altri; certi suoi aforismi assomigliano parecchio proprio a quelli straordinariamente paradossali, graffianti e scintillanti del nobile colombiano…
    Ne consiglio la lettura:

    Fausto Gianfranceschi, Il reazionario, Antonio Pellicani editore, Roma 1996.
    Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, I libri del Borghese, Roma 2012.


    Più sotto potete leggere alcuni aforismi tratti dai due libri in questione, li ho trovati già in su internet sui siti e blog indicati, magari prossimamente ne trascriverò io altri che mi hanno impressionato particolarmente...
    Vorrei procurarmi anche «Lode della torre d’avorio» (Ares Edizioni) ed altri suoi scritti precedenti…
    Onore ad uno degli ultimi, se non proprio l’ultimo, che aveva il buon gusto ed il sano intelletto per definirsi ancora provocatoriamente reazionario!







    Gianfranceschi, i fieri aforismi dell’ultimo reazionario
    https://forum.termometropolitico.it/...azionario.html
    https://forum.termometropolitico.it/...ranceschi.html

    https://terrasantalibera.wordpress.c...e-reazionario/
    “Uomo di destra, sanguigno e diretto, cattolico apostolico romano, non per modo di dire, «reazionario» come ebbe a definirsi in un libro recente [...] Polemista vivace [...]” - Marcello Veneziani

    È morto Fausto Gianfranceschi, ultimo intellettuale reazionario

    Aforismario®: Fausto Gianfranceschi - Aforismi di un reazionario
    “La bontà è una virtù eroica; ma Satana cambia le carte in tavola, e la bontà diventa la maschera degli animi vili.”
    “La parola fiorisce nel silenzio.”
    “La qualità più importante non è l'intelligenza, è la bontà. Anche perché la bontà è intelligente.”
    “La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.”
    “L'educazione, il tatto nel trattare gli altri, non è ipocrisia, dissimulazione, inganno. In realtà la cortesia ha la sua origine e il suo conforto nella compassione signorile. Naturalmente non mancano l'ipocrisia, la dissimulazione, l'inganno; ma sono effetti collaterali.”
    “Non è necessario andare nel deserto, la solitudine della mente è già un atto di liberazione.”
    “Parla troppo di libertà chi non riesce nemmeno a liberarsi dal telecomando.”
    “Per sentirsi vivi bisogna dare un contributo creativo, anche minimo, alla Creazione.”
    “Se Dio non c'è, non è vero niente.”
    “Se io sono unico e irripetibile, l'egualitarismo è una menzogna. lo sono disuguale.”

    "Roma, una frazione di eternità." (Fausto Gianfranceschi)

    “Verdi, trans, drogati, sregolati invidiano la scimmia. Vorrebbero essere liberi come lei, nudi come lei, indecenti e spudorati come lei, irresponsabili come lei, panici come lei. Sognano di tornare là da dove credono di arrivare.”
    Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, 2012

    Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso - AFORISTICAMENTE
    ““Conosci te stesso”: mai sentenza è stata più difficile da eseguire. Quanto a conoscere gli altri, nessun oracolo prova nemmeno a suggerirtelo.”
    “Dio ha più risposte di quante domande hanno gli uomini: per questo sembra che non risponda.”
    “Con gli anni si imparano le potenti, misteriose qualità del silenzio. Gli altri parlano, tu taci e li domini.”
    “Parlare delle piccole cose è umiliante; né si può parlare delle grandi che sono ineffabili. Non resta che tacere.”

    Aforismario®: Reazionari - Aforismi, frasi e citazioni

    “Il passato che il reazionario loda non è epoca storica ma norma concreta. Quel che il reazionario ammira di altri secoli non è la loro realtà, sempre miserabile, ma la norma peculiare alla quale disobbedivano.
    Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92
    Il reazionario aspira a convincere le maggioranze, il democratico a corromperle con la promessa di beni altrui.
    Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92
    Il reazionario è l'istigatore di quell'insurrezione radicale contro la società moderna che la sinistra predica, ma che evita accuratamente nelle sue farse rivoluzionarie.
    Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92
    La provvidenza ha deciso di assegnare al democratico la vittoria e al reazionario la verità.
    Nicolás Gómez Dávila, ibidem
    Il progressista trionfa sempre, il reazionario ha sempre ragione. In politica avere ragione non consiste nell'occupare la scena, ma nell'annunciare fin dal primo atto i cadaveri del quinto.
    Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92
    L'uomo moderno non dà ascolto al reazionario non perché i suoi rimedi gli sembrino inadeguati, ma perché non li capisce.
    Nicolás Gómez Dávila, ibidem
    L'angoscia di fronte al tramonto della civiltà è afflizione reazionaria. Il democratico non può rimpiangere la scomparsa di ciò che ignora.
    Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92
    Il pensiero reazionario non assicura alcun successo ai suoi adepti, garantisce soltanto che non dicano sciocchezze.
    Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92
    Il pensiero reazionario è impotente e lucido.
    Nicolás Gómez Dávila, ibidem
    Il reazionario, oggi, è semplicemente un passeggero che naufraga con dignità.
    Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92
    Il reazionario simpatizza con il rivoluzionario di oggi perché lo vendica di quello di ieri.
    Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92
    Il reazionario diventa conservatore solo in epoche che hanno ancora qualcosa da conservare.
    Nicolás Gómez Dávila, Nuevos escolios a un texto implícito, 1986”

    “Il reazionario è sensibile alla vita più di ogni altro, perché non si nasconde come va a finire.
    Fausto Gianfranceschi, Il reazionario, 1996”
    “Sono un reazionario, non un passatista: il mio sguardo è rivolto al futuro. Le prospettive sono due: il degrado è così evidente che il timore di precipitare verso la catastrofe universale è un sentimento comune; eppure malgrado ciò gli ottimisti (e io sono tra questi) possono sperare che, arrivati al punto limite della crisi, si verifichi un'inversione provvidenziale della tendenza, e rifioriscano il vero, il buono e il bello. In ambedue i casi è onorevole la posizione di chi si oppone alla corrente sia per frenare minimamente la caduta, sia per affrettare la rinascita.
    Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, 2012”







    P. S. Oggi Domenica 19 febbraio 2017:
    DOMENICA DI SESSAGESIMA…




    Guéranger, L'anno liturgico - Domenica di Sessagesima
    http://www.unavoce-ve.it/pg-sess-dom.htm



    Sessagesima (Santa Messa) don Floriano
    https://www.youtube.com/watch?v=GVvfUF1-Oio
    Sessagesima (Omelia)
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    SANTA MESSA - domusmarcellefebvre110815
    Omelie IT - domusmarcellefebvre110815
    SEGUIRE LA S.MESSA - domusmarcellefebvre110815

    http://www.traditio.com/office/masstext.htm
    comunione spirituale




    San Gavino - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-gavino/
    “19 febbraio, San Gavino, Martire.
    “A Roma il natale di san Gabino, Prete e Martire, che fu fratello del beato Caio Papa, e, dopo essere stato da Diocleziano lungamente afflitto in prigione con catene, si guadagnò con una morte preziosa le gioie del cielo”.







    Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.
    Eterno Padre, intendo onorare san Barbàto Vescovo, illustre per santità, che convertì a Cristo i Longobardi ed il loro condottiero. Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo santo Vescovo, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa san Barbàto Vescovo possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.
    #sdgcdpr







    Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    Altare quasi pronto. Oratorio IMBC San Lorenzo Martire a Potenza. Sante MESSE: - domenica 19.2 ore 19,30 con confessioni un'ora prima; - lunedì 20.2 Messa ore 18,30 WWW.SODALITIUM.BIZ






    Radio Spada
    “19 FEBBRAIO 2017: DOMENICA DI SESSAGESIMA
    Noè e il diluvio.
    Nel corso di questa settimana la santa Chiesa ci presenta la storia di Noè e del diluvio universale.
    Nonostante i severi ammonimenti, Dio non era riuscito ad ottenere la fedeltà e la sottomissione dell'umanità e fu costretto ad infliggere un tremendo castigo a questo nuovo nemico. Trovato però un uomo giusto, farà ancora una volta nella sua persona alleanza con noi. Ma prima vuol far conoscere che è Sovrano e Padrone nel momento da lui stabilito; l'uomo che andava così fiero della sua esistenza, s'inabisserà sotto le rovine della sua dimora terrestre.
    A base degli insegnamenti della settimana, poniamo innanzi tutto alcuni brani dal libro del Genesi, estratti dall'Ufficio dell'odierno Mattutino.

    Dal libro del Genesi (Gen 6,5-13)
    Or Dio vedendo che la malizia degli uomini era grande sopra la terra e che ogni pensiero del loro cuore era di continuo al male, si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra, e, addolorato, nel profondo del cuore disse: "Sterminerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato: uomo e animali, rettili e uccelli del cielo; ché mi pento d'averli fatti". Ma Noè trovò grazia davanti al Signore.
    Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto e perfetto fra i suoi contemporanei, e camminò con Dio, e generò tre figliuoli: Sem, Cam e Iafet. Or la terra era corrotta davanti a Dio e ripiena d'iniquità. Ed avendo Dio veduto che la terra era corrotta (ogni carne infatti seguiva sulla terra la via della corruzione) disse a Noè: "Davanti a me è giunta la fine d'ogni vivente; siccome la terra per opera degli uomini è piena d'iniquità, io li sterminerò con la terra".


    La catastrofe che si scatenò allora sulla specie umana fu ancora una volta frutto del peccato; meno male che però fu trovato almeno un giusto, e per merito suo e della sua famiglia il mondo fu salvo dalla rovina totale.
    Degnatosi di rinnovare la sua alleanza, Dio lasciò ripopolare la terra, e i tre figli di Noè divennero i padri delle tre grandi razze umane che la abitano.
    È questo il mistero contenuto nell'Ufficiatura della presente settimana. Quella della Messa poi, figurata dalla precedente, è ancor più importante. Moralmente parlando, non è la terra sommersa da un diluvio di vizi e di errori? Allora si deve popolare di uomini timorosi di Dio, come Noè. È la parola di Dio, germe di vita, che fa nascere la nuova generazione e procrea i figli di cui parla il Discepolo prediletto, "i quali non da sangue, né da volere di carne né da voler di uomini, ma da Dio sono nati" (Gv 1,13).
    Sforziamoci d'entrare a far parte di questa famiglia, e se già vi apparteniamo, conserviamo gelosamente questa fortuna, perché ora è il tempo di salvarci dai marosi del diluvio e trovare un rifugio nell'arca della salvezza; è il tempo di divenire quella terra buona nella quale la semente fruttifica al cento per uno; e lo saremo, se ci mostreremo avidi della Parola di Dio che illumina le anime e le converte (Sal 18). Preoccupiamoci di fuggire l'ira ventura, affinché non abbiamo a perire insieme ai peccatori.

    M E S S A
    La Stazione è in Roma, nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura.
    Intorno alla tomba del Dottore delle genti, del propagatore della divina semenza, di colui che per la sua predicazione ha una grande paternità sui popoli, la Chiesa Romana oggi raduna i suoi fedeli, per significare che il Signore ha risparmiato la terra solo a patto che si riempia di veri credenti adoratori del Nome suo.
    L'Epistola è tratta da una Lettura del grande Apostolo, nella quale, costretto dai suoi nemici a difendersi per l'onore e il successo del suo ministero, c'insegna a quale prezzo gli uomini apostolici seminarono la divina Parola negli aridi campi del paganesimo, per operarvi la rigenerazione cristiana.

    EPISTOLA (2Cor 11,19-33; 12,1-9). - Fratelli: Voi, che siete saggi, li sopportate volentieri i pazzi; infatti, se uno vi asservisce, se vi spolpa, se vi ruba, se vi tratta con alterigia, se vi piglia a schiaffi, lo sopportate! Lo dico con vergogna, come chi è stato debole da questo lato; del resto, in qualunque altra cosa uno ardisca vantarsi (parlo da stolto) ardisco anch'io. Son essi Ebrei? Anch'io. Sono Israeliti? Anch'io. Son discendenti di Abramo? Anch'io. Sono ministri di Cristo? (Parlo da stolto) lo son più di loro: più di loro nelle fatiche, più di loro nelle carceri, molto più nelle battiture, e spesso mi son trovato nei pericoli di morte. Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio; ho passato una notte e un giorno nel profondo del mare. Spesso in viaggio, tra i pericoli dei fiumi, pericoli degli assassini, pericoli da parte dei miei connazionali, pericoli dei Gentili, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, pericoli in mare, pericoli dai falsi fratelli. Nella fatica, nella miseria, in continue vigilie, nella fame, nella sete, nei frequenti digiuni, nel freddo e nella nudità. Oltre a quello che mi vien dal di fuori, ho anche l'affanno quotidiano, la cura di tutte le Chiese. Chi è debole, senza che io ne soffra? Chi si scandalizza, senza che io ne arda? Se c'è bisogno di gloriarsi, mi glorierò di ciò che è proprio della mia debolezza. Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è benedetto nei secoli, sa ch'io non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto guardie intorno alla città dei Damasceni, per catturarmi, e da una finestra fui calato in una cesta lungo il muro e così scampai dalle sue mani. Se c'è bisogno di gloriarsi (veramente non sarebbe utile!) verrò alle visioni ed alle rivelazioni del Signore. Io conosco un uomo in Cristo, il quale quattordici anni fa (se fu col corpo o senza il corpo, non lo so, lo sa Dio) fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo (se col corpo, o fuori del corpo, non lo so, lo sa Dio) fu rapito in paradiso e udì parole arcane che non è lecito all'uomo di proferire. Riguardo a quest'uomo, potrei gloriarmi; ma riguardo a me non mi glorierò che della mia debolezza. Però, anche se volessi gloriarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, pel timore che qualcuno non mi stimi più di quello che vede in me o che sente da me. E affinché la grandezza delle rivelazioni non mi facesse insuperbire, m'è stato dato lo stimolo della mia carne, un angelo di satana che mi schiaffeggi. Tre volte ne pregai il Signore, perché lo allontanasse da me. Ed Egli mi ha detto: Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si fa meglio sentire nella debolezza. Volentieri adunque mi glorierò nelle mie infermità, affinché abiti in me la potenza di Cristo.

    VANGELO (Lc 8,4-15). - In quel tempo: radunandosi e accorrendo a Gesù dalle città gran folla, disse in parabola: Andò il seminatore a seminare la sua semenza e nel seminarla, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e la beccarono gli uccelli dell'aria; parte cadde sul sasso e, appena nata, si seccò, non avendo umore; parte cadde tra le spine, e queste, cresciute insieme, la soffocarono; parte poi cadde in buon terreno e, cresciuta, diede il centuplo. Ciò detto esclamò: Chi ha orecchie da intendere intenda. E i suoi discepoli gli chiesero che volesse mai dire questa parabola. Ed Egli rispose loro: A voi è concesso d'intendere il mistero del regno di Dio; ma a tutti gli altri parlo in parabole, affinché guardando non vedano, ed ascoltando non intendano. Ecco il significato della parabola: la semenza è la parola di Dio. Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore affinché non credano e non si salvino. E quelli sul sasso sono coloro che, udita la parola, l'accolgono con gioia; ma non hanno radice, e credon quindi per un certo tempo e poi al tempo della tentazione si tirano indietro. Seme caduto fra le spine sono coloro che hanno ascoltato, ma,coll'andare avanti, restano soffocati da cure, da ricchezze, e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturare. Seme poi caduto in buon terreno sono coloro che ritengono la parola ascoltata in un cuore buono e perfetto, e perseverando, portano frutto.

    Vigilanza e fedeltà.
    Con ragione san Gregorio Magno osserva che la parabola ora letta non ha bisogno di spiegazione, perché la stessa eterna Sapienza ce ne ha data la chiave. Perciò non ci resta che trar profitto da un insegnamento così prezioso ed accogliere in terra buona la semenza celeste che cade in noi.
    Quante volta finora l'abbiamo lasciata calpestare dai passanti, o carpire dagli uccelli dell'aria! Quant'altre volte è inaridita sulla gelida roccia del nostro cuore, o fu soffocata da spine funeste! Ascoltavamo la Parola, la trovavamo affascinante, e ciò bastava a farci star tranquilli. Spesso pure la ricevemmo con gioia e prontezza, ma non appena cominciava a germogliare in noi ne facevamo arrestare la crescita. Mentre d'ora in poi dobbiamo produrre frutti, perché tale è la virtù della semente gettata in noi, e dalla quale il divin Seminatore aspetta il cento per uno. Se la terra del nostro cuore è buona ed abbiamo cura di coltivarla usando i mezzi che la santa Chiesa ci offre, sarà abbondante la messe il giorno in cui il Signore, risorgendo vittorioso dal sepolcro, verrà ad unire i fedeli credenti agli splendori della sua Risurrezione.

    P R E G H I A M O
    O Dio, che vedi come non confidiamo nelle nostre azioni, concedici, propizio, d'essere difesi contro ogni avversità dalla protezione di san Paolo Dottore delle genti.

    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, pp. 439-442.”











    Ligue Saint Amédée


    “19 Février, Diocèse de Lausanne, Genève et Fribourg : Saint Boniface, Evêque et Confesseur († 1261)”






    “19 Février : Saint Conrad de Plaisance, Solitaire (1290-1351)”






    “19 Février : Saint Barbat, Évêque de Bénévent († 682)”





    “Sermon du Père Joseph-Marie pour Dimanche de la Sexagésime : combattre le péché (2016).
    http://prieure2bethleem.org/predica/...31_janvier.mp3










    Luca, Sursum Corda!

    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 
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