In morte di Gianfranceschi, intellettuale reazionario, legionario nero
Se ne stanno andando uno per uno, la generazione degli adolescenti che perso l'appuntamento con Salò (o sfiorato appena imbucandosi da minorenni coraggiosi) hanno costituito la legione d'onore del primo neofascismo.
Giano Accame, Enzo Erra, Fausto Gianfranceschi. "L'ultimo intellettuale reazionario", titola oggi il "Giornale" il pezzo di Marcello Veneziani, un suo allievo, un suo amico. Che racconta la sua ultima uscita pubblica: la presentazione di un libro dell'amatissima figlia (la più piccola, e ne ha persi altri due: e già solo questo particolare dà il segno di una vita tragica). Uno dei redattori di Imperium, uno dei condannati per la "Legione nera" (uno dei gruppi di fuoco collegati all'epopea dei Far, il primo gruppo clandestino del neofascismo), uno della stretta cerchia evoliana passato a un cattolicesimo intransigente, fondato nella Fede della Resurrezione. In dieci righe ne restituisce l'essenza uno dei miei tanti face-amici, un militante della generazione neofascista successiva, quelli diventati grandi nei tardi anni '60, che in Gianfranceschi hanno avuto un sicuro riferimento etico e intellettuale:
Unanime il cordoglio del mondo neof per la scomparsa di Fausto Gianfranceschi…se ne ricordano le doti di intellettuale “contro”, ma egli non fu solo questo….seppe coniugare, nel migliore “stile”, azione e pensiero….così, una decina di giorni dopo (maggio 1951) aver curato la pubblicazione –insieme con Clemente Graziani- del primo numero di Imperium (rivista di fondamentale importanza nel variegato mondo del neof postbellico), viene arrestato (processo FAR, o, meglio "Legione Nera") per una serie di attentati compiuti nella capitale, ma non solo….è probabilmente colpevole, e in un primo momento ammette le sue responsabilità, senza coinvolgere nessun altro…poi, in sede dibattimentale, su suggerimento della difesa, ritratta e fornisce una singolare spiegazione: “Non esitai ad ammettere ciò che non avevo commesso, in quanto non me ne sentivo disonorato, dato che nel mio intimo condividevo gli scopi e le ragioni di quelle azioni”….inutile dire che i giudici non gli crederanno….1 anno e 11 mesi di carcere
FascinAzione: In morte di Gianfranceschi, intellettuale reazionario, legionario nero
Morto Fausto Gianfranceschi. Un intellettuale di destra tra politica e tradizionalismo
Si è spento a 84 anni a Roma. Giornalista vicino al Msi, curò per anni la critica letteraria del Tempo. Tra i suoi libri più noti l'ironico e tagliente Stupidario della sinistra.
Una vita da intellettuale "in direzione ostinata è contraria". E' morto a Roma, all'età di 84 anni, il giornalista e scrittore Fausto Gianfranceschi.
La notizia è stata data dal parlamentare dell'Udc Enzo Carra attraverso il suo blog: "Fausto Gianfranceschi, un intellettuale di destra che non ha mai avuto ripensamenti, ha rappresentato nel modo più civile ed aperto una visione del mondo lontana dalla modernità. Di questa vedeva nel dettaglio i vizi e difetti senza coglierne pregi e progressi. Nella sua attività giornalistica e di scrittore è stato sempre guidato da un forte spiritualismo. È stato un mio compagno di lavoro per tanti anni ed un mio amico leale. Che riposi in pace".
Un intellettuale di formazione tradizionalista, amico personale di Julius Evola, cresciuto negli ambienti della destra missina e nell'humus della cultura uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale, ma sempre aperto al confronto e al dibattito. Giornalista e scrittore per più di un ventennio si occupò di critica letteraria per Il Tempo, con un particolare occhio di riguardo per Dino Buzzati, al quale ha dedicato importanti studi. La sua ultima intervista, pubblicata dal quotidiano on line Il Sussidiario poche settimane fa, era dedicata al rapporto tra lo scrittore bellunese e la religione.
Un intellettuale antimoderno, nel senso evoliano del termine, che ha sempre sondato la politica e l'attualità attraverso la lente della spiritualità. Senza mai perdere la tonalità dell'ironia che, qua e là, pungente emerge nei suoi scritti. Un aforismo per tutti: "L'uomo si adatta a tutto, anche ai propri simili".
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