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    Predefinito Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Lavoro, la trattativa non decolla
    Alessandro Cardulli, 02 febbraio 2012, 22:29



    Oggi secondo incontro tra il ministro del Welfare e la parti sociali. Si mantiene un clima di cauta diffidenza, soprattutto dopo l'uscita pubblica del ministro Fornero sull'articolo 18: se c'è l'accordo bene, altrimenti procederemo da soli. Intanto, esponenti del Partito democratico a convegno (presenti tra gli altri Damiano, Nerozzi, D'Antoni, Fassina) mandano segnali al governo: o c'è accordo con i sindacati o il Pd non voterà la riforma

    Poteva andare peggio. È questa in sintesi la valutazione dei sindacati a conclusione del secondo confronto con il ministro del Welfare, di fatto il primo dopo aver respinto le " linee guida" presentate da Elsa Fornero giorni fa. Perlomeno, di qualcosa si è discusso, anche se tutto resta nel vago. Una sola cosa sembra essere nella testa di Fornero, Passera, e di Marcegaglia che entra a far parte del coro, anche se sullo sfondo: cioè l'articolo 18, dal quale dipenderebbero le sorti dell'occupazione nel nostro Paese. Se lo si elimina arriva il bengodi. Il "poteva andar peggio" dei sindacati significa rinunciare alla speranza che il governo si renda conto della realtà delle cose, cessi di parlare per slogan o battute e entri nel merito dei problemi reali.


    Camusso: assenti due temi, sviluppo e crescita

    "Dobbiamo apprezzare, pur usando condizionali obbligatori" - afferma Susanna Camusso, segretario generale della Cgil - "l'intento del governo di voler lavorare per fare un accordo", ma "continuano a essere molto assenti" due temi, cioè l'aumento dei salari basato sul fisco, e non solo sulla produttività, e il tema dello sviluppo e della crescita. Affrontato anche il problema delle pensioni con il rischio per decine di migliaia di lavoratori di rimanere senza salario e senza pensioni. All'incontro, un convitato di pietra, Mario Monti, il quale ha preferito non presentarsi dopo l'intervento di ieri, quell'elogio al posto di lavoro mobile, medicina contro la monotonia. Un intervento che ha scavato un solco con il Pd, in particolare, ed ha visto la reazione dei sindacati, dei movimenti dei giovani, dei precari. Proprio a poche ore dalla conclusione dell'incontro poco lontano da palazzo Chigi, nella sede del Pd si svolgeva, quasi in parallelo, un convegno sul tema "Lavoro, precarietà, più diritti, più tutele, più occupazione". Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, Cesare Damiano, capogruppo democratico alla Commissione lavoro della Camera, parlamentari Pd come Nerozzi, D'Antoni, Madia, si sono fatti sentire, hanno inviato un preciso segnale al governo.

    Damiano: è finito il tempo delle battute

    Dice Damiano che il tempo delle battute è finito. "Nessuno - afferma - rivendica più il posto fisso per tutta la vita, tanto meno i giovani, ma nessuno può tollerare la precarietà e i bassi salari che caratterizzano oggi il mercato del lavoro. Al primo posto dobbiamo mettere risorse per la crescita, se vogliamo aumentare l'occupazione, e rendere più facili le assunzioni e non i licenziamenti: la proposta del ministro Fornero di consentire il licenziamento individuale per motivi economici, senza reintegrazione, non è accettabile". Rivolto alla Fornero, che continua a ripetere come un disco rotto che o c'è l'intesa o il governo decide per suo conto, ha ricordato che continuare a battere questo tasto, diventa una vera e propria provocazione.

    Fassina: gravissimo l'uso della parola "apartheid"

    Fassina ritiene gravissimo che Monti abbia usato la parola " apartheid", che" esisterebbe - a parere del premier - nel mondo del lavoro tra chi è già dentro e chi fa fatica a entrare. "Chi sarebbero i segregatori?", si è domandato il esponente del Pd. Monti - ha proseguito - è un grande esperto di mercato delle merci e della finanza ma non del mercato del lavoro. Ancora: se al Parlamento venisse presentato un provvedimento senza l'accordo dei sindacati si aprirebbero molti problemi". Nerozzi annuncia che se alla fine del confronto non ci sarà la firma dei sindacati lui non voterà a favore del testo che presenterà Monti, al quale consiglia di lasciare a Martone le brutte battute (come quella dei "giovani sfigati se si laureano dopo i 28 anni", ndr). D'Antoni pone un problema politico, "o c'è un accordo fra governo e parti sociali o il Pd non vota niente". Insomma il confronto fra parti sociali e governo si muove in parallelo con la vicenda politica del governo.

    Fornero: non vogliamo perdere ll treno della riforma

    Fornero, dopo aver ribadito che il governo andrà avanti anche senza accordo per concludere entro due o tre settimane per attuare la riforma del lavoro "perché non vuol perdere questo treno" ha annunciato un nuovo incontro fra una decina di giorni. Sulla riforma delle pensioni, incurante dei danni che provoca per decine di migliaia di lavoratori e della richiesta ferma dei sindacati, del Pd, di apportare le necessarie correzioni nel decreto Milleproroghe in discussione al Senato, dice "non si tocca, non voglio essere arrogante, ma ha determinato la riduzione dello spread". Qualche apertura sulle assunzioni di giovani. Ha parlato di un "contratto progressivamente stabilizzante" non chiudendo, ma neppure aprendo in merito alla proposta dei sindacati di "utilizzare" l'apprendistato. Sulla questione degli ammortizzatori sociali sembra venir meno il disegno di eliminare la cassa integrazione straordinaria. Ma la preferenza del governo è quella di trasformare la Cig in indennità di disoccupazione, tagliando il cordone ombelicale fra lavoratori e posto di lavoro. Al tavolo infine si dovrà discutere dell'articolo 18. Fornero ha tirato fuori una bizzarra ipotesi parlando di "flessibilità buona e flessibilità cattiva" ( in entrata e in uscita, ndr) nel tentativo di confondere le acque.


    Viene da Fassina, da Damiano, da numerosi interventi di professori, esperti di diritto del lavoro presenti al convegno del Pd un chiaro segnale: per creare occupazione occorre una politica che punti alla crescita." L'articolo 18 non c'entra niente - ammonisce Fassina - si dica la verità da parte di chi ne sostiene l'abolizione: si vuole indebolire il potere negoziale dei lavoratori, ridurre il costo del lavoro, un filone molto noto a Bruxelles e a Francoforte, una strada che sta portando a sbattere l'euro". Dai sindacati l'invito al governo a muoversi con cautela su questo delicato terreno.
    Bonanni, segretario generale Cisl, dice: "Spero che in tutti ci sia l'idea che sia sbagliato mettersi in testa di far cadere un simbolo. L'effetto sulla gente sarà devastante. Invitiamo il Governo a usare molta cautela, perché siamo in una fase delicata". Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti si chiede: "Ma si lavora per fare un accordo o solo per individuare soluzioni che poi il governo si riserva di valutare?". E sull'art.18: "Per licenziare ci vuole un giustificato motivo e l'onere della prova deve essere a carico dell'impresa. Altrimenti è un sopruso o una discriminazione". Camusso: "Il problema è l'occupazione non i licenziamenti" e rivolta al convitato di pietra, Monti, chiosa: "In Italia ci sarebbero tantissime persone felici di annoiarsi e tantissime che non possono perché stanno cercando un posto di lavoro. Bisognerebbe parlare con attenzione - aggiunge - perché spesso parliamo della disperazione di chi ha perso il lavoro o sta per perderlo. Più che usare delle battute bisognerebbe indicare a loro qual è la strada da prendere".

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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Fa piacere che anche Damiano concordi sul fatto che non esista più il posto fisso. Poi qua c'è un problema di visione complessiva. La riforma è incentrata sul dare la possibilità ai lavoratori di cambiare più spesso lavoro, ovvero di lavorare lì dove servono (anche per mezzo di una formazione continua) e in caso non trovino lavoro altrove andrebbero aiutati per mezzo di un assegno di disoccupazione (a determinate condizioni). Non si può obbligare un'impresa che non ne necessita a mantenere nel suo organico personale extra perchè questo pesa sui conti dell'impresa all'inverosimile e alla lunga, in un periodo come questo, fa in modo che l'impresa faccia debiti e chiuda lasciando per strada centinaia di lavoratori. Pertanto è necessario il giusto compromesso e i sindacati devono comprenderlo.

  3. #3
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Licenziare per ristrutturare il personale è GIA' possibile. E in questi discorsi sugli ammortizzatori sociali "alternativi" l'unica cosa chiara che ha detto Passera nei giorni scorsi è che non ci sono i soldi o che comunque hanno difficoltà a individuare i fondi.

    La flexsecurity in Italia non è sostenibile. Il discorso che fai, Frankie, rimarrà tutto sulla carta senza nessuna applicazione, siamo in recessione, il problema è come creare nuovi posti di lavoro, non come facilitare (ancora ?) i licenziamenti.
    Come fai a cambiare spesso lavoro se non ce n'è ?
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Io l'Apartheid lo vedo, e non ritengo affatto grave che il governo ne affermi l'esistenza, anzi. Dicendo apartheid si intende l'abisso di tutele esistenti tra chi, pur a volte spremuto fino all'osso e di certo non "privilegiato" nel senso aristocratico del termine, dispone comunque di una rete di protezione sociale e di tutele sindacali e chi è stato invisibile per anni sia per la politica che per i sindacati, senza potersi creare un progetto di vita e senza tutela alcuna, senza contributi o ferie pagate nè maòattie, senza potersi tesserare ai sindacati pena il licenziamento. Che ci sia una grossa separazione mi pare più che veritiero. Che poi chi sta meglio abbia aiutato per anni la generazione dei precari attraverso il cosiddetto welfare familiare è altrettanto vero ovviamente, ma ciò non toglie che la legislazione attuale del lavoro permetta l'esistenza di una classe di laforatori di serie B ( ma anche C). Per il resto, la posizione Pd mi sembra buona....ci vuole un disboscamento dei contratti precari e l'aumento del costo del lavoro a tempo determinato ( legato poi ad alte professionalità), il riconoscimento dei veri lavoratori dipendenti con limiti di reddito per evitare partite iva fasulle, un contratto unico d'inserimento con incentivi all'assunzione allo scadere dei tre anni e tutele crescenti a seconda dell'età ( ad esempio discriminazione presunta se si è licenziati dopo i 45 anni, in modo che si debba dimostrare i motivi economici del licenziamento). Poi riforma del processo di lavoro e una politica industriale come si deve per individuare le priorità e guidare lo sviluppo
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Io l'Apartheid lo vedo, e non ritengo affatto grave che il governo ne affermi l'esistenza, anzi. Dicendo apartheid si intende l'abisso di tutele esistenti tra chi, pur a volte spremuto fino all'osso e di certo non "privilegiato" nel senso aristocratico del termine, dispone comunque di una rete di protezione sociale e di tutele sindacali e chi è stato invisibile per anni sia per la politica che per i sindacati, senza potersi creare un progetto di vita e senza tutela alcuna, senza contributi o ferie pagate nè maòattie, senza potersi tesserare ai sindacati pena il licenziamento. Che ci sia una grossa separazione mi pare più che veritiero. Che poi chi sta meglio abbia aiutato per anni la generazione dei precari attraverso il cosiddetto welfare familiare è altrettanto vero ovviamente, ma ciò non toglie che la legislazione attuale del lavoro permetta l'esistenza di una classe di laforatori di serie B ( ma anche C). Per il resto, la posizione Pd mi sembra buona....ci vuole un disboscamento dei contratti precari e l'aumento del costo del lavoro a tempo determinato ( legato poi ad alte professionalità), il riconoscimento dei veri lavoratori dipendenti con limiti di reddito per evitare partite iva fasulle, un contratto unico d'inserimento con incentivi all'assunzione allo scadere dei tre anni e tutele crescenti a seconda dell'età ( ad esempio discriminazione presunta se si è licenziati dopo i 45 anni, in modo che si debba dimostrare i motivi economici del licenziamento). Poi riforma del processo di lavoro e una politica industriale come si deve per individuare le priorità e guidare lo sviluppo
    Peccato che il Pd aveva detto al governo di evitare di inserire l'articolo 18 nella discussione e invece... un conto è cosa dice il Pd un conto è cosa proporrà il Governo
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Citazione Originariamente Scritto da SteCompagno Visualizza Messaggio
    Peccato che il Pd aveva detto al governo di evitare di inserire l'articolo 18 nella discussione e invece... un conto è cosa dice il Pd un conto è cosa proporrà il Governo
    Non penso che si arriverà a modifiche sostanziali dell'art.18, sarebbe troppo rischioso per la tenuta del governo ( Bersani non le voterebbe mai). Se si parlasse dei tre anni iniziali del CUI ovviamente sarebbe un'altra storia.
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Non penso che si arriverà a modifiche sostanziali dell'art.18, sarebbe troppo rischioso per la tenuta del governo ( Bersani non le voterebbe mai). Se si parlasse dei tre anni iniziali del CUI ovviamente sarebbe un'altra storia.
    Anche quella non è un granchè, infatti i Sindacati sono ostili a quella proposta.
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Citazione Originariamente Scritto da SteCompagno Visualizza Messaggio
    Anche quella non è un granchè, infatti i Sindacati sono ostili a quella proposta.
    I sindacati lo saranno pure, a me invece pare buona...se si riesce a creare un sistema di incentivi, sgravi etc per le assunzioni in modo da evitare il licenziamento alla fine dei tre anni o quantomeno a diminuirlo. E' importante che questa riforma si faccia, poi ovviamente non bisogna prendersi pretesti per limitare la concertazione, ma da questo tavolo bisogna uscire con una riforma...è una questione di serietà e credibilità per tutti, governo e parti sociali.
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    Monti, linea dura: «Basta<br>con il buonismo sociale» - Italia - l'Unità

    ma non si vergogna ? che bel Premier che ci ha dato la Bce.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Lavoro, la trattativa non decolla e la sinistra PD mette i paletti

    una soluzione si troverà la flexsecurity senza la parte security è inacettabile che sia chiaro, detto questo l'art.18 è un feticcio oramai infatti ne godono sempre meno persone, non parliamo dei casi di applicazione

 

 
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