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Discussione: Tradizione

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    Predefinito Tradizione

    Articolo dell'associazione culturale "Il Solco": Il Solco



    La conoscenza è il centro di ogni forma di potere. Ogni civiltà della storia, e certamente anche delle epoche preistoriche, si è sempre basata su una organizzazione piramidale che vedeva al proprio vertice uomini dotati di comprensione del mondo manifesto e di quello invisibile. L’ateismo era sconosciuto agli antichi dei cinque continenti, ed il Sacro ordinava ogni momento dell’esistenza. Il contatto personale o collettivo con il sovramondo, il mondo invisibile ma reale, scandiva le stagioni della vita di ogni uomo, dalla nascita alla morte. Nel mondo indoeuropeo delle origini, prima che le migrazioni portassero all’allontanamento dalla patria primordiale, il contatto col divino era centrale ed essenziale allo svolgimento di ogni funzione pubblica e privata. Le lingue delle popolazioni di origine indoeuropea conservarono a lungo, e fino ai giorni nostri, il significato di questa unione tra la terra ed il cielo. Rito significa connessione, contatto, unione (latino “ritus”, sanscrito “rtà”). A lungo le popolazioni che presero vie diverse, e si diressero a migliaia di chilometri lontane tra loro, conservarono identità di costumi e di lingua rispetto ad un lontano passato comune, interrotto ormai da diverse migliaia di anni.

    Impressiona il conservatorismo degli indoeuropei di ogni latitudine, d’altronde George Dumezil definisce appunto i romani antichi “conservatori” in materia religiosa. Al latino Pater corrisponde il sanscrito Pitar, al latino Ignis (fuoco) corrisponde il sanscrito Agni. Questa invariabilità semantica e linguistica trova corrispondenza anche nei riti e nelle cerimonie. Basti citare il rito dell’equus october, celebrato al Campo di Marte alle Idi di ottobre, dove si sacrificava il cavallo più veloce di tutte le legioni. Questa cerimonia centrale del calendario romano trova identica descrizione nei testi sacri induisti e i sacerdoti maggiori dei due popoli, lontani diecimila chilometri e diecimila anni dalla separazione migratoria, si chiamarono Flamines e Brahamanes conservando l’evidente somiglianza con l’antica definizione di lingua iperborea Bhlagmen. Questi pochi esempi, per sostenere che per gli antichi il segreto della conoscenza, del potere, quale attributo di origine celeste finalizzato a mediare i rapporti tra la dimensione invisibile e quella terrena, era custodito soprattutto nell’invariabilità dei riti, delle parole magiche e rituali, nella perenne identicità delle formule e di quelle che poi furono definite “parole di passo”. A questa idea dell’esistenza avrebbero aderito tutte le popolazioni del cosmo, secondo la teoria della tradizione unica. Le differenze segnavano le diversità espressive ed attitudinali.

    Ogni razza o popolo ha una diversa composizione di elementi; ad una maggiore presenza di fuoco corrispondeva la preminenza dell’elemento marziale e guerriero, all’aria una propensione alla meditazione ed alla ascesi, e così via. La perennità, l’immutabilità, la inalterata ed inalterabile identità formale e sostanziale dei riti costituiva per gli antichi la garanzia della sopravvivenza del Kosmos e l’allontanamento del Kaos, da tenere a bada con una rigorosa attenzione liturgica e cerimoniale.

    Nei secoli, prima attraverso le religioni rivelate e mosaiche, poi attraverso le filosofie profane, ed infine attraverso le ideologie, il mondo tradizionale lasciò il passo a quello moderno attraverso formule chiamate progresso, evoluzione, emancipazione. Tutti coloro i quali furono costretti ad interrompere le antiche usanze, ed a tagliare i ponti con il mondo invisibile dei Padri, vissero da allora un’esistenza menomata e solo parzialmente risarcita da significati spirituali secolarizzati nelle religioni dominanti, quasi sempre di derivazione e sopravvivenza pagana ed arcaica.
    Dal tempo dello spegnimento del Fuoco di Vesta a Roma, o dalle conversioni forzate dei Sassoni da parte di Carlo Magno, fino agli ultimi pagani dell’anno mille in Scandinavia, gli uomini d’occidente arrancano e sopravvivono attraverso un’esistenza confusa fatta di deliri ed aneliti disordinati. Ogni forma di progresso, sempre più razionale e fredda, fino a diventare ideologia della tecnica e poi biotecnica, non portando in sé l’ordine del Kosmos è foriera di Kaos, disordine interiore, individuale e collettivo.

    Clonazione, traffico di organi, riproduzione artificiale, alterazioni alimentari, avvelenamento dell’ambiente, distruzione di specie animali e vegetali, costruzione di megalopoli con venti milioni di abitanti, disboscamenti feroci, perdita delle tradizioni popolari, uso diffuso di droghe e forme di dipendenza da alcool o farmaci e psicofarmaci, allontanamento da ogni forma di sacralità, sono il naturale compimento di un percorso, che parte dall’approdo delle religioni monoteistiche in Europa. La despiritualizzazione del mondo manifesto, con la concentrazione di ogni significato spirituale soltanto attorno alle figure celesti ed agli eventi storico sacrali che ne caratterizzarono l’avvento, portò allo svuotamento dei significati simbolici e profondi che fino ad allora aveva avuto il mondo naturale, quale rappresentazione panteistica e multiforme di un mondo invisibile. La dimensione religiosa dogmatica e fideistica, sulla quale si attestarono le varie forme di cristianesimo, sopravvisse grazie al substrato arcaico di forme cultuali precedenti, alle quali si diede nuova forma. Basti pensare al solstizio d’Inverno, Natalis Solis Invicti, che diventa il giorno della nascita di Gesù, o i riti Januari trasformati nel miracolo di un santo forse mai esistito.

    Non poteva durare a lungo la suggestione dogmatica cristiana, perché la visione fredda di una natura lontana e per certi versi nemica, insieme alla demonìa della conversione religiosa e la percezione delle altre civiltà come inferiori ed in alcuni casi animalesche, portava naturalmente a forme di positivismo e di percezione fredda dell’esistenza che furono i presupposti dell’illuminismo e di ogni altra forma di materialismo. L’unicità storica di questi eventi, così come descritti, sta nel fatto che sono accaduti diversamente da quanto è sempre avvenuto, dove ogni civiltà è sempre stata sostituita da un’altra: attraverso l’occupazione militare, l’influenza culturale, la migrazione. Quella che invece vediamo regolare le nostre esistenze, dopo il periodo ibrido costituito dal Medioevo, non è propriamente una civiltà, ma piuttosto una delimitazione spazio temporale volta al controllo delle coscienze, che non ha un obiettivo, una finalità, né per i singoli uomini, né per i popoli e gli Stati. Coloro i quali rappresentano i vertici delle istituzioni politiche, diversamente dal passato, appaiono subalterni e di secondo livello anche a chi non ha elevate cognizioni “dietrologiche”.
    Quella che domina la scena politica, culturale ed economica dal XVI secolo non è una civiltà, ma un piano di dominio che controlla e struttura la realtà secondo la necessità della maggior affermazione del dominio stesso e non secondo l’obiettivo di benessere e felicità personale e collettivo che le antiche civiltà ponevano al centro del loro intento.

    Per questi motivi l’uomo moderno guarda con grande suggestione ad espressioni dell’antichità, seppur mediate dal mezzo tecnico cinematografico e mediatico, e quanto più il contesto è incontaminato e primordiale e portatore di un risguardo critico della modernità, maggiore è il fascino e la suggestione, basti pensare al mondo dei nativi americani o agli ultimi samurai. E’ la commozione per un mondo perduto – non certo per un mondo mai esistito e fantasioso – che si accompagna tristemente all’idea che non potrà più tornare; idea instillata nelle nostre cellule cerebrali da chi fonda il suo potere sulla nostra perdita di speranza, sulla collocazione della realizzazione compiuta e piena della nostra esistenza nel passato remoto, al fianco di miti e sogni che oggi appaiono, o vengono fatti apparire utopici, infantili, impossibili da realizzare.

    Sotto il velo oscuro di questo mondo e delle sue devastazioni, per quanto difficile da immaginare, c’è la vita vera, lo splendore, la normalità, che attende di essere nuovamente svelata e vissuta da Uomini finalmente tornati tali, immuni da controlli psichici ed ipnotici, tornati Signori di se stessi e della propria vita. Il potere con il quale i Signori Oscuri del Sistema riescono a controllare la realtà è fondato esattamente sulle stesse premesse che abbiamo citato per gli antichi indoeuropei, con la differenza che loro non hanno dimenticato le tecniche evocative che danno agli uomini l’assistenza del mondo invisibile per il dominio terreno. Non stiamo parlando di una Razza o di un Popolo o di una Nazione. Il discorso della composizione di questo Ente che precede la realizzazione degli eventi, e dopo averli realizzati li domina, è molto più complesso, ma non è in questa sede che lo affronteremo.

    Fonte: Tradizione « Articoli « Il Solco
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  2. #2
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    Predefinito Re: Tradizione

    gli indoeuropei delle origini usavano fumare cannabis e bere sostanze inebrianti.

  3. #3
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    Predefinito Re: Tradizione

    Ciao Dimecan, non capisco se "gli indoeuropei delle origini usavano fumare cannabis e bere sostanze inebrianti." sia una tua semplice constatazione fine a se stessa, o se sia una specie di critica.
    E poi posso chiederti da che fonte hai attinto questa tua conoscenza?

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    Predefinito Re: Tradizione

    Dobbiamo comunque tenere sempre a freno le facile fughe in un passato arcaico dipingendo la modernità come il regno del caos e della distruzione. Prima di tutto dobbiamo chiederci: cos'è la modernità ? L'avvento dell'età moderna si ricollega ad un evento preciso: l'affermazione del metodo sperimentale galileiano. La scienza moderna è il più alto risultato spirituale della civiltà occidentale. Non si può prescindere da tale evento. Lo scienziato è un nuovo Prometeo, colui che porta all'umanità la fiaccola della conoscenza oggettiva del mondo naturale. E' uno stacco decisivo e definitivo rispetto a tutte le altre civiltà esistite sino ad allora. Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche ha permesso un rapidissimo progresso della tecnica. La tecnica è l'insieme degli strumenti con cui ci rapportiamo alla realtà, essa è un'estensione, un'elevazione a potenza delle nude capacità del nostro corpo. Se oggi il mondo è oggettivamente ad un passo dal tracollo, soprattutto la civiltà che ha dato origine al mondo moderno, è causa, da una parte, dell'ideologia dominante, il liberalismo (ideologia costruita su un paradigma economico che nega ogni legittimità ai legami etnico-culturali, e soprattutto nega all'uomo ciò che lo rende tale, la sua identità storica) dall'altra la manifesta difficoltà, per una civiltà che solo tre secoli fa derivava ancora tutta la sua energia da fonti naturali (animali per la terra, vento per il mare, fuoco per il calore), di superare indenne un mutamento di tale portata che ci ha condotti all'atomica, sulla luna, al genoma umano. Provate a dare un pistola carica in mano ad un bambino, è molto probabile che finirà per farsi del male ! Il male non sono la scienza e lo sviluppo tecnologico, ma l'arretratezza dello spirito umano rispetto alla sua attuale capacità di dominare il mondo naturale.

 

 

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