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  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da O-RATIO Visualizza Messaggio
    P.S.
    Quando parli di muro, mi viene in mente quello di Berlino che è stato buttato giù, e le mura Vaticane che sono ancora in piedi. :mmm:
    Parli del muro simbolo dello statalismo sovietico?

    Per la Chiesa il muro non è un simbolo l'ha capito pure la Nannini. :giagia:
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

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  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    A me piacciono solo gli atei rispetto allo stato, cioè gli anarchici, al massimo gli agnostici rispetto allo stato cioè quelli che non affermano con sicurezza che lo stato è meglio dell'anarchia.
    A me piacciono un po' tutti, anche quelli che vorrebbero uno stato imperiale cattolico, di solito sono i più divertenti. :sofico:
    Concedi alla ragione il privilegio di essere l'ultima pietra di paragone della verità. (Immanuel Kant)

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da O-RATIO Visualizza Messaggio
    A me piacciono un po' tutti, anche quelli che vorrebbero uno stato imperiale cattolico, di solito sono i più divertenti. :sofico:
    Vabbè, per quelli faccio un eccezione pure io.
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  4. #14
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    hefico:
    PER L'EUROPA NAZIONALE, CATTOLICA, REPUBBLICANA, POPOLARE
    Unica speranza per noi cittadini e lavoratori poveri è un vero governo di destra, che ripristini il potere di governo, riorganizzi l'economia, diffonda moralità, legge ed ordine. \o

  5. #15
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Parli del muro simbolo dello statalismo sovietico?

    Per la Chiesa il muro non è un simbolo l'ha capito pure la Nannini. :giagia:
    E con questo? Si tratta sempre di un muro che potrebbe venir giù un giorno o l'altro, no?
    Concedi alla ragione il privilegio di essere l'ultima pietra di paragone della verità. (Immanuel Kant)

  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Vabbè, per quelli faccio un eccezione pure io.
    Ogni tanto ci vuole qualche grassa risata.
    Concedi alla ragione il privilegio di essere l'ultima pietra di paragone della verità. (Immanuel Kant)

  7. #17
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da O-RATIO Visualizza Messaggio
    E con questo? Si tratta sempre di un muro che potrebbe venir giù un giorno o l'altro, no?
    No perché è appeso saldamente.
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  8. #18
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    calcolando che lo stato ha una natura antitradizionale e constatando che la Santa Chiesa pretendendo il crocifisso in luoghi pubblici avalla lo stato, la Santa Chiesa sta errando e tradendo in qualche sua parte la Dottrina.

    Ora forse ciò è inevitabile dato che il processo di degradazione non verrà arginato e stabilire che il crocifisso debba starci può avere una sua qualche ragione MA ad ogni modo ritenerlo giusto in sé manifesta come i cattolici stessi siano infinocchiati da "chi" li sta rosolando per bene programmando la sua prossima vittoria

  9. #19
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    ROMA - Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perchè sia un «suppellettile» o un «oggetto di culto», ma perchè «è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili» (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc...) che hanno un'origine religiosa, ma «che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato». Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, con un'importante e articolata sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme (Padova).
    SENTENZA - La donna aveva già fatto ricorso al Tar del Veneto che prima di darle torto aveva sollevato una questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. I giudici della Consulta, nel dicembre del 2004, avevano dichiarato inammissibile la questione (e quindi non erano entrati nel merito) perchè l'affissione del crocifisso nelle scuole non era prevista da una legge, bensì da due regolamenti del 1924 e del 1927 sugli arredi scolastici sui quali il giudice delle leggi non poteva sindacare. A risolvere la delicata questione sono stati i supremi giudici amministrativi della sesta sezione. Nella sentenza di 19 pagine del Consiglio di Stato vengono posti importanti paletti. Innanzitutto - è scritto - «la laicità, benchè presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all'interno della medesima civiltà», è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com'è al divenire di questa organizzazione». Insomma, diversa è il principio laico britannico da quello francese, statunitense e italiano.

    LAICITA' - Premesso ciò, il Consiglio di Stato lascia alle dispute dottrinarie la definizione astratta di «laicità»: «in questa sede giurisdizionale - si legge nella sentenza numero 556 - si tratta in concreto e più semplicemente di verificare se l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche sia lesiva dei contenuti delle norme fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, che danno forma e sostanza al principio di laicità che connota oggi lo Stato italiano, e al quale ha fatto più volge riferimento» la Corte Costituzionale. «È evidente - affermano i giudici di Palazzo Spada - che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto». Se in un luogo di culto «è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso», «in una sede non religiosa, come la scuola, destinata all'educazione dei giovani, il crocifisso - prosegue la sentenza - potrà ancora rivestire per i credenti i suaccennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo), valori civilmente rilevanti». Si tratta di «quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. In tal senso - sottolinea il Consiglio di Stato - il crocifisso potrà svolgere, anche in un orizzonte 'laicò, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni».
    15 febbraio 2006



    TAR DEL VENETO

    Il Crocifisso resta in aula

    Con la recente sentenza n. 1110 del 22 marzo 2005 PDF la terza sezione del TAR del Veneto chiude il giudizio nel cui seno, ma ad opera della prima sezione, era germinata la nota questione di legittimità costituzionale (ord. n. 56 del 2004), con la quale si dubitava della corrispondenza alla nostra Legge fondamentale (in particolare al principio di laicità dello Stato e, comunque agli artt. 2,3,7,8,19 e 20 Cost.), degli artt. 159 e 190 del d. lgs. n. 297 del 1994, come specificati rispettivamente dall’art. 119 del r.d. n. 1297 del 1928 e dall’art. 118 del r.d. n. 965 del 1924, nella parte in cui includono il crocifisso fra gli arredi delle aule scolastiche e dell’art. 676 del medesimo d. lgs., nella parte in cui conferma la vigenza delle disposizioni succitate. Come è noto, la questione è stata dichiarata manifestamente inammissibile dalla Corte costituzionale con l’ordinanza n. 389 del dicembre 2004 PDF data la natura regolamentare delle norme impugnate e l’impossibilità di riconoscere alle stesse la prerogativa di “diritto vivente regolamentare”, integrativo o specificativo delle disposizioni dotate di forza di legge cui rinvengono il loro fondamento (in questo sito, si veda la cronaca La Consulta e il Crocifisso di G. D’Alessandro ed i numerosi interventi nel dibattito Laicità e Stato costituzionale). Sostanzialmente, la pronuncia della Corte costituzionale rimetteva alla giustizia amministrativa (o ordinaria) il dissolvimento dei due delicati ed intricati nodi ermeneutici concernenti, in primis, la permanenza in vigore delle suddette previsioni dei rr.dd. e, in secundis, la loro consonanza alla Costituzione. Da rammentare, brevemente, che l’atto amministrativo la cui impugnazione aveva avviato il giudizio consisteva in una deliberazione del consiglio di istituto di una scuola della provincia patavina, datata 27 maggio 2002, con la quale, si proponeva di lasciare esposti i simboli religiosi all’interno della scuola medesima a fronte di una richiesta di rimozione degli stessi, inoltrata dalla genitrice di due studenti.

    La prima problematica che logicamente e cronologicamente si presenta davanti al collegio è quella che attiene alla giurisdizione, trovandosi esso a dover decidere una questione che, intercettando un diritto costituzionale di libertà, susciterebbe i dubbi di un intervento del giudice ordinario. Per i giudici veneti, peraltro, la giurisdizione competente sarebbe quella amministrativa in virtù dell’affermazione della natura discrezionale dell’atto impugnato, quale esercizio ed «espressione di una potestà organizzativa che appartiene all’Amministrazione scolastica, a fronte della quale i singoli utenti hanno posizioni di interesse legittimo». Nondimeno, non v’è chi non riconosca l’improba difficoltà di rintracciare nella fattispecie un margine di discrezionalità concesso dalle norme dei regi decreti all’amministrazione agente, data la loro nitidezza nel prescrivere l’obbligatorietà dell’esposizione del crocifisso, come, peraltro, è costretto a riconoscere lo stesso collegio al punto 5.7, ove nega a chiare lettere la sussistenza di una qualsivoglia facoltà, ribadendone il dovere, in ordine all’ostensione del simbolo. Il fatto che si verta in regime di attività vincolata anziché discrezionale ha ovviamente delle ripercussioni sulla definizione della situazione giuridica soggettiva in capo ai privati, rimettendo conseguentemente in dubbio la titolarità della giurisdizione, anche alla luce della sentenza n. 204 del 2004 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittime le previsioni di cui all’art. 33 del d. lgs. n. 80 del 1998 (come modificato dall’art. 7 della legge n. 205 del 2000) il quale affidava al giudice amministrativo esclusiva competenza in una materia quale quella dei servizi pubblici nella quale era ricompressa l’istruzione scolastica.

    Per quanto concerne la dibattuta quaestio della perdurante vigenza delle citate norme regolamentari, il TAR, invocando a proprio suffragio il noto parere formulato dal Consiglio di Stato il 27 aprile 1988 (n. 63), rifugge l’ipotesi della loro abrogazione, espressa o implicita, ad opera di successive norme di grado costituzionale, legislativo o regolamentare. Si esclude l’esplicazione di una tacita vis abrogans da parte della Costituzione repubblicana la quale, secondo le indicazioni di parte ricorrente, determinando il venir meno dell’assunzione del Cattolicesimo a religio dello Stato scolpita nell’articolo 1 dello Statuto albertino, avrebbe investito ogni giuridica ratio esistenziale delle plurimenzionate norme regolamentari. Queste, rinvenendo il loro fondamento nelle leggi sulla pubblica istruzione, non andrebbero intese quale applicazione e derivazione diretta della suddetta disposizione statutaria, la quale «può costituire al più la ragione dell’ostensione del crocifisso, ma non la impone certo né la implica come logica consequenzialità». Per ragioni essenzialmente identiche, viene negata la derivazione dell’effetto abrogativo dalle modificazioni apportate al Concordato nel 1985 che hanno espressamente espunto dall’ordinamento lo stesso concetto di religione di Stato. Inoltre, si ribadisce quanto già espresso sul punto dalla I sezione nella motivazione dell’ordinanza di rimessione, ove, in conclusione, si afferma che per quanto il d. lgs. n. 297 del 1994 regoli l’intera materia scolastica, l’abrogazione implicita di cui all’art. 15 delle preleggi non opererebbe nei confronti delle disposizioni regolamentari in questione, in forza dell’art. 676 del testo unico salvifico di tutte le disposizioni normative che, quantunque non riprodotte, non risultano incompatibili con il medesimo testo unico.

    Se, come abbiamo visto, fino a questo punto della sentenza la terza sezione del Tar Veneto sembra espletare la proprie argomentazioni senza scostarsi sensibilmente dal solco segnato dalla “prima costola” del medesimo organo giudicante all’atto di invocare l’intervento dei giudici costituzionali, al momento di valutare la conformità rispetto al principio costituzionale di laicità dell’obbligo di esposizione del crocifisso intraprende un iter dissertativo particolarmente articolato e intriso di valutazioni anche metagiuridiche che lo conducono ad esiti decisamente difformi da quelli che non pareva illecito preconizzare dalla lettura delle considerazioni in punto di “non manifesta infondatezza” contenute nell’ordinanza di rimessione. La ricostruzione dell’elaborazione logica della decisione sul merito è alquanto complessa ma appare essenziale illustrarne i passaggi perché possano esserne comprese le determinazioni esiziali. Individuato quale “valore di riferimento” il principio supremo della laicità, il Collegio ne ripercorre le essenziali vicende giurisprudenziali italiane e comparate che lo caratterizzano, da un lato, come “uno dei profili della forma di Stato delineata dalla Corte costituzionale della Repubblica” in virtù del quale l’atteggiamento dei pubblici poteri non può che essere di “equidistanza ed imparzialità” nei confronti di ogni fede (in tal senso v., ex multis, le sentt. della Corte cost. nn. 203/1989, 259/1990, 440/1995, 329/1997, 508/2000), dall’altro lato e più ampiamente, come “parte ormai del patrimonio giuridico europeo e delle democrazie occidentali”, considerazione corroborata da significative pronunce emesse negli ultimi anni dai tribunali costituzionali di diversi paesi europei. Definito il parametro, il TAR procede con la caratterizzazione del signum crocifisso.
    A tal riguardo, rinvenutane una polisemia diacronica e spaziale, fornisce una lettura semantica dello stesso in virtù della quale, in un contesto scolastico, esso è, in egual misura, «anche un simbolo storico-culturale… dotato di una valenza identitaria riferita al nostro popolo» ed «anche (e non prevalentemente, si badi) un simbolo religioso», cristiano e non meramente cattolico. La non celabile anima religiosa del simbolo, pertanto, non è tale da alterare la sua equilibrata ambivalenza ontologica, che non lo esime, peraltro, delle obiezioni circa l’ammissibilità di una sua presenza necessaria in un pubblico spazio quale l’aula scolastica. Per i giudici amministrativi esiste un filo che salda diacronicamente la “rivoluzione cristiana”, la comparsa in Europa dell’habeas corpus, elementi cardine dell’illuminismo quali la libertà e la dignità di ogni uomo, la dichiarazione dei diritti dell’uomo e, dulcis in fundo, “la stessa laicità dello stato moderno”, valore attualmente condiviso tanto dall’autorità temporale quanto dalla Chiesa e che va inteso per il TAR come «espressione in un settore particolare del precetto di tolleranza». Pur non obliando misfatti della storia di cui la Chiesa è stata protagonista o complice, nel nucleo della religione cristiana, per la quale la carità prevarrebbe sulla stessa fede, non si potrebbe non riconoscere la sussistenza costante del principio di dignità dell’uomo, di tolleranza, di libertà anche religiosa e conseguentemente il fondamento della laicità dello Stato. In sostanza, il fatto che il crocifisso, oltre che signum storico e culturale, sarebbe altresì da intendersi come simbolo «di un sistema di valori di libertà, di uguaglianza, dignità umana e tolleranza religiosa e quindi anche della laicità dello Stato» innervanti la nostra Legge fondamentale, rende “paradossale” la sua estromissione da una struttura pubblica «in nome di una laicità che ha sicuramente una delle sue fonti lontane proprio nella religione cristiana». Il crocefisso e in genere ogni simbolo distintivo del cristianesimo godrebbero per il TAR di una condizione sostanzialmente speciale, un vero e proprio unicum, rispetto alla simbologia delle altre confessioni, in forza dell’assenza in capo ad esso di quel «meccanismo logico d’esclusione dell’infedele insito in ogni credo religioso». La croce, in sostanza, non potrebbe escludere nessuno senza abiurare la sua medesima essenza. Alla luce di tali considerazioni, il TAR conclude per la legittimità della collocazione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica, giacché non solo non vulnererebbe ma sarebbe addirittura «affermativo e confermativo del principio di laicità dello Stato repubblicano».


    (01/06/2005)

    L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)

  10. #20
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    Predefinito Riferimento: Il Crocifisso nelle aule di Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da O-RATIO Visualizza Messaggio
    onf: Di quali radici laiche parli quando ti riferisci al simbolo del crocifisso? onf:
    Citazione Originariamente Scritto da Scipione Visualizza Messaggio
    Sarà il simbolo della tua identità e come tale va rispettato, ma non va di certo per questo imposto a tutti. :gluglu: hefico:
    Lo stato laico, i valori laici, non esisterebbero se non fossero derivati dalla cultura cristiana. Quel simbolo non è della MIA, ma della NOSTRA identità culturale.
    Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!

 

 
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