User Tag List

Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 53
  1. #1
    Forumista
    Data Registrazione
    09 Dec 2011
    Messaggi
    308
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Purgatorio? Intuizione divina, invenzione d'uomo, blasfemia o cos'altro?

    .Questo di Pietro è un passo molto difficile da interpretare.

    Beh, capisco che "questo di Pietro è un passo difficile da interpretare" giacchè la chiesa (tutte) ha insegnato che l'inferno è per l'eternità, e proprio non le va giù questo passo di Pietro sul fatto che Cristo abbia predicato a questi "spiriti" in carcere" la "liberazione dei prigionieri". Anzi, il solo modo in cui possono spiegarlo (alcuni dei loro teologi) è dicendo che è andato laggiù a predicare la loro dannazione. Che interpretazione orribile e crudele di quel passo, che Gesù sia andato laggiù a predicare a quei "disgraziati" solo per farli stare peggio, dando loro assolutamente nessuna speranza. Ma la Bibbia dice che ha predicato loro il Vangelo della liberazione dei prigionieri, e se loro si sono pentiti della loro ribellione (quando erano di qua), ebbene alla fin fine sono stati liberati (di là). Così arriverà il momento che dopo i tormenti, le punizioni e castighi per la loro empietà e per i guai che hanno causato, si pentiranno e chiederanno di essere salvati (almeno quelli che ne hanno abbastanza) da quell'inferno. Difatti, a cosa serve punire le persone se è totalmente impossibile insegnare loro qualcosa e se non cambiano mai, non si rigenerano mai, non imparano mai? Insomma, quell'inferno o meglio ancora quell'infernale purgatorio sarebbe uno spreco di tempo assolutamente inutile, se non venisse usato per nient'altro che dare a queste persone (cattive) una sofferenza eterna, cosa che penso che quasi nessuno si meriti, a parte lo stesso diavolo e alcuni simili a lui, tipo Hitler e di quel tipo. Ma qualsiasi siano i peccati e comunque possa essere colpevole il reo, riceveranno quello che dice la parola di Dio - una punizione giusta e onesta, come è onesto il buon Dio. E sia che ricevano "pochi colpi o molti colpi" (Luc. 12:47,48), arriveranno tutti ad una fine. Insomma, pochi è un numero e molti è un numero e, pochi o molti che siano, avranno fine quando loro ne avranno ricevuti abbastanza da aver realizzato il proposito di farli pentire, far vedere loro la Luce, farli ravvedere e girare e cambiare. E alla fine "i prigionieri" verranno liberati dalle loro prigioni e dalle loro punizioni, e i casi peggiori, dai loro tormenti, qualsiasi essi siano. Beh, questo è il mio modo di vedere questo passo di Pietro - che Dio non è un mostro che terra' eternamente nelle fiamme questi malvagi, come certi buoni e santi religiosi vorrebbero che egli facesse. Per me, invece Dio è giusto, Dio è amorevole, Dio è puro, Dio è Santo ed è perfetto, e tutto si risolverà perfettamente a lungo andare. Ci saranno un giudizio e un castigo perfetti per gli empi e una ricompensa perfetta per i giusti. Così, anche se i colpevoli verranno puniti per la loro malvagità e il rifiuto del Salvatore del mondo, quando il castigo sarà finito e avranno imparato la loro lezione, verranno liberati (dall'inferno) --- E quella è l'idea di tutto. Cioè liberati dalla Grazia di Dio e del perdono di Cisto, proprio come tutti noi che già oggi, siamo stati liberati per l'eternità. Come ci dice la sua Parola che - "Dio non vuole che alcuno perisca (sia separato dal suo Amore, per sempre), ma che (alla fine, sia qua che nell'aldilà), ma che T-U-T-T-I (proprio tutti!) giungano a ravvedersi" (2°Pt. 3:9). Ebbene, siccome lo stesso Gesù è andato a liberare quelli che erano laggiù ai suoi tempi, io prego anche per le anime di quelli che oggi si trovano nella stessa situazione dei loro simili di ieri. Credo che anche queste preghiere il buon Dio le ascolta, anche se tu mi dici che non si trova nelle Scritture alcun verso riguardo a preghiere per i defunti. Ma la stessa Scrittura a me dice: che contro l'Amore, non vi è "divieto", giacchè l'Amore è il compimento della legge e dov'è lo Spirito del Signore (che è Amore) vi è completa libertà.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista junior
    Data Registrazione
    08 Feb 2012
    Messaggi
    29
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Premesso che ognuno è libero di credere e agire come vuole, quanto hai affermato continua a non essere scritturale.

    Poiché molti son chiamati, ma pochi eletti. (Matteo 22:14)

    Questo sta a significare e fa appello proprio al libero arbitrio. Infatti l'Evangelo è e continuerà ad essere predicato in tutto il mondo e in tutte le lingue e dialetti; da qui la scelta che l'uomo deve compiere.
    Molti sono coloro che pur avendo udito di Gesù e della grazia che Egli ha apportato, pochi sono coloro che l'accettano; ad essi è destinato il regno dei cieli. Non dimentichiamo come è anche scritto che, l'inferno è stato preparato per Satana e i suoi angeli. Non di meno coloro che non accettano la "grazia" è sintomo di rifiuto di quello che Dio stesso ha fatto!

    Saluti

  3. #3
    chi è l'uomo?
    Data Registrazione
    31 Jan 2011
    Località
    hirpinia
    Messaggi
    3,866
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Non è facile convincere la profondità del cuore dell'uomo riguardo all'esistenza del purgatorio, intendendosi per questo un luogo in cui passare del tempo, dopo la morte, durante il quale subire pene e castighi espiatori, per poi addivenire ad una situazione beata.

    Di questo sono ben disposto a parlare.
    ........ma il dono di Dio è la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.
    (Romani 6:23)

    chiese e comunità cristiane evangeliche

  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    06 Aug 2010
    Messaggi
    16,915
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Citazione Originariamente Scritto da nomeutente Visualizza Messaggio
    Non è facile convincere la profondità del cuore dell'uomo riguardo all'esistenza del purgatorio, intendendosi per questo un luogo in cui passare del tempo, dopo la morte, durante il quale subire pene e castighi espiatori, per poi addivenire ad una situazione beata.

    Di questo sono ben disposto a parlare.
    Ma il purgatorio.....non è quel luogo in voga dopo la controriforma per lucrare sulle indulgenze?:gratgrat: .

  5. #5
    .
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Messaggi
    7,906
    Mentioned
    36 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Parlo da profano. Il purgatorio è la reminiscenza di un antichissima Verità, di cui si è perduto il significato.

    Il Purgatorio è un'allegoria, la quale ha a che fare con tutti i tipi di sofferenza che fanno parte dell'esistenza umana. In un certo senso, il purgatorio esiste veramente. Ma noi lo creiamo.

    Ci sono sofferenze inutili, che non porteranno mai a niente, con cui le persone tendono ad identificarsi continuamente: lo sono l'ira, l'irritabilità, l'impazienza, la noia, la paura, la depressione, l'ansiosità, la vanità, la gelosia, l'odio, l'invidia, l'avarizia, la tristezza, l'auto-condanna, l'apatia, e molte altre.

    Questo è l'inferno. L'essere continuamente identificati con queste inutili sofferenze.

    Ci sono invece altre sofferenze che potremmo definire "utili", intenzionali o volontarie, che portano l'uomo verso il "Regno di Dio", conducendolo lontano dall'inferno e dall'identificazione con i suoi stati negativi e le cattive abitudini.

    Questa è la dimensione del purgatorio. Nel purgatorio si compiono "super-sforzi", digiuni, si cercano condizioni scomode, contrarie alle abitudini acquisite, si incontrano il dolore e la sofferenza allo stesso modo con cui ci si relaziona ad esperienze di estrema piacevolezza.

    Questo atteggiamento nei confronti della vita non è affatto da etichettarsi come "morale". La morale è pietra morta, Verità insipida.

    Per questo genere di disciplina è necessario bramare ardentemente lo scopo, il "Regno dei Cieli"; non è sufficiente attenersi al ricettacolo morale: altrimenti risulterebbe impossibile sottoporsi ad una simile disciplina interiore volontariamente ed ottenere qualche cosa. Se ne deve avvertire la necessità, l'impellenza; senza mai adagiarsi o sentirsi pervasi dal senso di soddisfazioni per gli sforzi compiuti.

    Per questo il purgatorio è immaginato come posto ad un livello intermedio, tra l'inferno e il paradiso, come una fase di "transito".
    Ultima modifica di donerdarko; 29-02-12 alle 20:19
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  6. #6
    Forumista
    Data Registrazione
    23 Jan 2012
    Messaggi
    138
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Purgatorio? Intuizione divina, invenzione d'uomo, blasfemia o cos'altro?

    Citazione Originariamente Scritto da solocristiano Visualizza Messaggio
    .Questo di Pietro è un passo molto difficile da interpretare.

    Beh, capisco che "questo di Pietro è un passo difficile da interpretare" giacchè la chiesa (tutte) ha insegnato che l'inferno è per l'eternità, e proprio non le va giù questo passo di Pietro sul fatto che Cristo abbia predicato a questi "spiriti" in carcere" la "liberazione dei prigionieri". Anzi, il solo modo in cui possono spiegarlo (alcuni dei loro teologi) è dicendo che è andato laggiù a predicare la loro dannazione. Che interpretazione orribile e crudele di quel passo, che Gesù sia andato laggiù a predicare a quei "disgraziati" solo per farli stare peggio, dando loro assolutamente nessuna speranza. Ma la Bibbia dice che ha predicato loro il Vangelo della liberazione dei prigionieri, e se loro si sono pentiti della loro ribellione (quando erano di qua), ebbene alla fin fine sono stati liberati (di là). Così arriverà il momento che dopo i tormenti, le punizioni e castighi per la loro empietà e per i guai che hanno causato, si pentiranno e chiederanno di essere salvati (almeno quelli che ne hanno abbastanza) da quell'inferno. Difatti, a cosa serve punire le persone se è totalmente impossibile insegnare loro qualcosa e se non cambiano mai, non si rigenerano mai, non imparano mai? Insomma, quell'inferno o meglio ancora quell'infernale purgatorio sarebbe uno spreco di tempo assolutamente inutile, se non venisse usato per nient'altro che dare a queste persone (cattive) una sofferenza eterna, cosa che penso che quasi nessuno si meriti, a parte lo stesso diavolo e alcuni simili a lui, tipo Hitler e di quel tipo. Ma qualsiasi siano i peccati e comunque possa essere colpevole il reo, riceveranno quello che dice la parola di Dio - una punizione giusta e onesta, come è onesto il buon Dio. E sia che ricevano "pochi colpi o molti colpi" (Luc. 12:47,48), arriveranno tutti ad una fine. Insomma, pochi è un numero e molti è un numero e, pochi o molti che siano, avranno fine quando loro ne avranno ricevuti abbastanza da aver realizzato il proposito di farli pentire, far vedere loro la Luce, farli ravvedere e girare e cambiare. E alla fine "i prigionieri" verranno liberati dalle loro prigioni e dalle loro punizioni, e i casi peggiori, dai loro tormenti, qualsiasi essi siano. Beh, questo è il mio modo di vedere questo passo di Pietro - che Dio non è un mostro che terra' eternamente nelle fiamme questi malvagi, come certi buoni e santi religiosi vorrebbero che egli facesse. Per me, invece Dio è giusto, Dio è amorevole, Dio è puro, Dio è Santo ed è perfetto, e tutto si risolverà perfettamente a lungo andare. Ci saranno un giudizio e un castigo perfetti per gli empi e una ricompensa perfetta per i giusti. Così, anche se i colpevoli verranno puniti per la loro malvagità e il rifiuto del Salvatore del mondo, quando il castigo sarà finito e avranno imparato la loro lezione, verranno liberati (dall'inferno) --- E quella è l'idea di tutto. Cioè liberati dalla Grazia di Dio e del perdono di Cisto, proprio come tutti noi che già oggi, siamo stati liberati per l'eternità. Come ci dice la sua Parola che - "Dio non vuole che alcuno perisca (sia separato dal suo Amore, per sempre), ma che (alla fine, sia qua che nell'aldilà), ma che T-U-T-T-I (proprio tutti!) giungano a ravvedersi" (2°Pt. 3:9). Ebbene, siccome lo stesso Gesù è andato a liberare quelli che erano laggiù ai suoi tempi, io prego anche per le anime di quelli che oggi si trovano nella stessa situazione dei loro simili di ieri. Credo che anche queste preghiere il buon Dio le ascolta, anche se tu mi dici che non si trova nelle Scritture alcun verso riguardo a preghiere per i defunti. Ma la stessa Scrittura a me dice: che contro l'Amore, non vi è "divieto", giacchè l'Amore è il compimento della legge e dov'è lo Spirito del Signore (che è Amore) vi è completa libertà.

    Vorrei condividere con gli utenti di questo forum, una mia riflessione sul difficile testo di 1Pietro 3:18-20, sperando di contribuire al chiarimento sulla dottrina del “Purgatorio”, così come l’insegna la “Chiesa Cattolica Romana”.

    L'ESEGESI DI 1 PIETRO 3:18﷓20

    A questo punto crediamo che si debba esaminare il testo di 1 Pietro 3:18﷓20, anche se in questo testo si parla di Cristo e della sua predicazione, per vedere se la suddetta predicazione, ha una certa attinenza con quella di Noè, dato che dai tempi antichissimi fino a noi, non solo il testo in questione è stato oggetto di lunghe discussioni e di svariate interpretazioni, (un commentatore ha finanche scritto che il testo di Pietro è stato "torturato"), ma anche perché c'è una certa tendenza che vede una certa affinità tra l'una e l'altra predicazione. Il tutto ovviamente si è fatto e si fa, per cercare di capire e spiegare il testo, nel miglior modo possibile. Ecco cosa dice:

    «perché anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, il giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte nella carne, ma vivificato dallo Spirito, nel quale egli andò anche a predicare agli spiriti che erano in carcere, che un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava ai giorni di Noè mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate attraverso l'acqua» (1 Pie. 3:18﷓20).

    L'esegesi di 1 Pietro 3:18﷓20, pone cinque quesiti, secondo G. Friedrich, che sarebbero:
    1) Chi sono gli spiriti (gr. pneumata);
    2) che cosa significa carcere (gr. fulaké);
    3) Quando avvenne l'azione di andare (gr. poreutheis);
    4) chi è il predicatore;
    5) quale è il contenuto della predicazione.

    Prima di addentrarci nell'esegesi così puntualizzata, si impone, a nostro avviso, mettere in evidenza il fatto della morte di Cristo. Pietro è molto specifico e preciso nello stesso tempo, quando afferma che Cristo «fu messo a morte nella carne», vale a dire, la parte del suo essere che subì la morte fu la carne, mentre del suo spirito, vien detto chiaramente: «Padre, nelle tue mani rimetto (o "consegno" (CEI) il mio spirito» (Luca 23:46), quindi, non fu soggetto alla morte. La frase: "vivificato dallo Spirito" (N. Diodati), o: "vivificato quanto allo spirito" (G. Luzzi, S. Garofalo), o: "reso vivo nello spirito" (CEI), o: "reso alla vita quanto allo spirito" (Paideia), o: "vivificato poi per lo Spirito" (A. Martini), o: "vivificato per lo Spirito" (G. Diodati, G. Ricciotti), bisogna vedere a che cosa si riferisca: se alla sua carne o al suo spirito.

    Se è assodato che la morte colpì solamente la carne del Cristo, il suo corpo fisico, mentre il suo spirito, (da non confonderlo con lo Spirito di Dio), fu rimesso nelle mani del Padre, sorge spontanea formulare la seguente domanda: In quale stato lo spirito di Cristo fu consegnato nelle mani del Padre? Se si dovesse pensare ed ammettere che Cristo consegnò nelle mani del Padre il suo spirito in uno stato di morte, come essendo in uno stato di impotenza, non sapremmo spiegarci perché mai Cristo fece ciò, e come farla conciliare col testo lucano che afferma che, dopo di aver «detto questo, rese lo spirito», vale a dire morì. Mentre se si pensa e si crede, (come crediamo debba essere compreso e creduto il testo lucano), che lo spirito di Cristo era quella parte vivente del suo essere che si trovava in lui, e del quale non era possibile che gli uomini lo potessero mettere a morte, perché apparteneva appunto a un altro regno della vita, appare chiaro quindi, che non è possibile che, l'azione descritta dal termine greco zóopoiétheis, che significa:

    1. Generare essere vivente
    2. dare la vita, vivificare
    3. conservare la vita
    4. ricevere la vita, essere in vita, vivere,

    Possa essere applicata al suo spirito; di conseguenza, non restando un'altra alternativa, necessariamente debba riferirsi alla carne, al corpo fisico di Cristo, e questo naturalmente equivale a mettere in risalto la verità della sua risurrezione. D'altra parte, la risurrezione di Cristo ha a che fare con il suo corpo e non col suo spirito; perché del suo corpo è detto chiaramente che morì, ma mai del suo spirito. In conseguenza di questa accertata verità biblica, è insostenibile pensare di rendere: "reso vivo nello spirito" o "reso alla vita quanto allo spirito", senza pensare alla vivificazione dello spirito di Cristo, cosa che non è detta in nessun punto della Scrittura e che gli stessi termini della risurrezione, non siano capovolti. Ma se si pensa, in armonia con l'insegnamento della Scrittura, che la risurrezione di Cristo non avvenne in virtù di una forza o prerogativa umana, ma per la virtù di Dio, va preferita la traduzione: "dallo Spirito" o "per lo Spirito". In tal caso, il concetto di "vivificare" o "rendere alla vita", espresso dal termine greco zóopoiétheis, resta vincolato alla sola carne, al solo corpo fisico di Cristo.

    Si potrebbe chiedere: Qual'è l'importanza e il valore di questa puntualizzazione? Questa puntualizzazione l'abbiamo fatta, per far notare, che Cristo non andò a predicare agli «spiriti che erano in carcere», con la sua carne, ma nello stato di essere vivificato, vale a dire in qualità e con le caratteristiche di essere spirituale. Se poi si rispetta l'ordine in cui le tre parole greche, thanatótheis = morte; zóopoiétheis = vivificare e poreutheis = andare, sono state messe nel testo di 1 Pietro 3:18,19, la spiegazione che abbiamo dato appare molto più chiara e convincente nello stesso tempo.

    Fatta questa precisazione, che vuole essere anche una valida introduzione per l'esegesi di 1 Pietro 3:18﷓20, si può benissimo affrontare l'esame del testo e prendere in esame le diverse interpretazioni che si sono fatte, dai tempi antichissimi fino all'esegesi moderna.

    Invece di seguire l'ordine proposto dall'esegesi di cui sopra, preferiamo cominciare dal punto tre.

    1. QUANDO CRISTO ANDÒ A PREDICARE AGLI SPIRITI IN CARCERE

    Prima di chiedere quando fu che Cristo andò a predicare agli «spiriti che erano in carcere», crediamo sia importante, ai fini di una giusta valutazione e di una equilibrata interpretazione, ricordare che Pietro, in questo passo che stiamo esaminando, e non in un'altro testo, parli chiaramente della morte e della risurrezione di Cristo. Se Cristo non andò con la sua carne, quindi prima della sua morte, ma vi andò in uno stato di essere "vivificato", è insostenibile quell'interpretazione che vorrebbe che «Cristo preesistente tenne, con intime esortazioni, ai contemporanei di Noè, racchiusi nell'ignoranza e nel peccato come in un carcere» (interpretazione sostenuta da Agostino e più tardi lo seguì Tommaso d'Aquino e, ultimamente Wohlenberg). E' anche insostenibile l'altra interpretazione secondo la quale nel tempo che va dalla morte alla risurrezione, Cristo, «col suo spirito», si recò dagli spiriti incarcerati. Pietro non dice che Cristo si recò col suo spirito a predicare agli spiriti incarcerati, e tanto meno che egli lasci presupporre una simile ipotesi.

    Se ciò fosse vero, nell'enunciato di 1 Pietro 3:19, si dovrebbe parlare che solo una parte di Cristo, cioè il suo spirito, «si separò», (come afferma David H. Wheaton nel suo commentario) e si recò nel carcere, dato che l'altra parte, la sua carne era nel sepolcro. Mentre se invece, si tiene presente quello che effettivamente dice Pietro, cioè che Cristo, nella sua totalità del suo essere, vale a dire, nello stato di essere "vivificato", si recò agli spiriti in carcere, questo equivale a dire che ciò avvenne dopo la sua risurrezione, e non durante i tre giorni della sua morte, e tanto meno prima della sua incarnazione.

    Si fa notare che la particella en hó, che alla lettera significa "mentre" e nella nostra versione viene resa: «nel quale», vale a dire nello stato di essere vivificato, «può essere riferito al pneumati immediatamente precedente, e allora vuol dire che con la parte pneumatica della sua persona, come essere spirituale e incorporeo, Gesù ﷓ dopo la sua morte ﷓ si recò dagli spiriti incarcerati. Ma en hó potrebbe anche significare «nel frattempo», cioè durante gli eventi che stanno tra thanatótheis e zóopoiétheis». (Questo è quello che dice K.H. Schelkle, nel suo commentario teologico al testo di 1 Pietro 3:19﷓20 [Cfr. K. H. Schelkle, Le lettere di Pietro La lettera di Giuda, per tutta l’esegesi di 1 Pietro 3:18-20, pagg. 177-186].

    2. CHI SONO GLI "SPIRITI IN CARCERE" AI QUALI CRISTO PREDICÒ

    Per quanto riguarda gli "spiriti che erano in carcere" ai quali Cristo predicò, l'esegesi di questa parte è discordante, nel senso che c'è chi dice una cosa e c'è chi ne dice un'altra.
    Cercheremo di riferire come stanno le cose, sia per quanto riguarda l'interpretazione antica che quella contemporanea.

    Fin dai tempi antichi, si vedeva negli «spiriti in carcere», i giusti dell'Antica Alleanza, vale a dire le anime dei giusti dell'A.T. Questa esegesi fu sostenuta particolarmente da Clemente Alessandrino, Origene, Atanasio fino ad Agostino, il quale dal canto suo, la trovò addirittura una spiegazione originale. Anche Calvino sosteneva che i pneumata fossero i giusti dell'Antico Patto, in particolare i contemporanei di Noè. Sulla scorta dell'interpretazione antica dei Padri, anche oggi viene proposta specialmente dall'esegesi cattolica e in parte anche dalla dogmatica cattolica.

    L'interpretazione odierna, a parte che si stacca da quella antica dei Padri, cerca di fare riferimento alla storia delle religioni e propone quindi una diversa esegesi, basandosi come punto di riferimento su Genesi 6:1﷓6. Secondo questa interpretazione, gli «spiriti in carcere», di cui 1 Pietro 3:19﷓20, sarebbero i "figli di Dio", summenzionati nel testo di Genesi 6:1﷓6), che unendosi con i figli degli uomini generarono i giganti. Dato che questa spiegazione fa esplicito riferimento al libro apocrifo di Henoch, se ne deduce, sulla scorta anche di Giuda 6,7 e di 2 Pietro 2:4,9 che anche 1 Pietro 3:19 alluderebbe a questa tradizione.

    Quindi, parlando dei pneuamata, si penserebbe agli angeli. Come si vede, l'esigesi moderna, non solo cerca di ribaltare quella antica, ma cerca anche di stabilire un legame con i miti della storia delle religioni, concludendo che il testo di 1 Pietro 3:19 si esprime in veste mitologica.

    Facendo il punto sulla situazione interpretativa di 1 Pietro 3:18﷓20, diciamo subito che, né la prima né la seconda, tiene effettivamente conto di quello che Pietro dice; questo vuol dire che non siamo a favore né dell'una né dell'altra spiegazione. Ora, cerchiamo di esaminare le summenzionate interpretazioni, per esprimere le nostre convinzioni, compatibili al testo summenzionato.

    Come abbiamo già fatto rilevare, Cristo andò agli «spiriti che erano in carcere», in uno stato di essere "vivificato", e questo esclude in maniera categorica, che si tratti del Cristo preesistente. Questa affermazione non la facciamo perché non crediamo alla preesistenza di Cristo; al contrario la facciamo, perché essenzialmente, lo stato di essere "vivificato", non è compatibile con lo stato eterno in cui Cristo era, prima della sua incarnazione. Dal momento che viene stabilito questo punto fondamentale, che poi non è la nostra interpretazione, ma quello che specificatamente Pietro dice, va da se che, non si può parlare dello spirito di Cristo che va, per mezzo di Noè, perché questo non è detto da Pietro né il testo summenzionato lo lasci presupporre.

    Non si può neanche invocare il testo di 1 Pietro 1:10,11, a sostegno di quanto sopra, per il semplice fatto che questo testo fa esplicito riferimento ai profeti e alle loro profezie; mentre il testo di 1 Pietro 3:19﷓20, invece, non è un testo profetico, nel senso che presenta una profezia del passato o dell'avvenire, ma è il racconto di un'opera che Cristo "vivificato" compì, ivi compreso il suo spirito, quando Egli andò agli «spiriti che erano in carcere».

    Usare il testo di 1 Pietro 3:19 per parlare della discesa di Cristo nel soggiorno dei morti, con particolare riferimento ai "giusti" dell'A.T., specie quando si fa riferimento ai contemporanei di Noè, ci troviamo in pieno contrasto con le parole di Pietro, che specificatamente afferma che erano spiriti «ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava ai giorni di Noè». Né si può pensare ai pii dell'Antico Patto a cui Cristo avrebbe annunziato la liberazione, perché questa è un'idea estranea al testo e inesistente nel suo contesto. Anche lo stesso Catechismo Romano, spiegazione ufficiale del Simbolo, espone la dottrina sul descensus Christi ad inferos senza appellarsi a 1 Pietro 3:19.

    Per quanto riguarda l'esegesi moderna che vede negli spiriti in carcere i «figli di Dio» di Gen. 6:1﷓6), = angeli decaduti, avvalendosi principalmente dello scritto Apocrifo di Henoch in cui si fa esplicito riferimento degli angeli ribelli e dell'Apocrifo del Genesi di Qumran, ha perfettamente ragione K.H. Schelkle, quando afferma «che i fatti di Gen. 6:1﷓6 non si svolsero ai tempi di Noè». A nostro avviso, il rilievo summenzionato, basti da solo per far notare quanto sia fantasiosa l'esegesi moderna e come non tenga conto del valore del testo e del suo contesto.

    3. IL SIGNIFICATO DELL'ANDARE DI GESÙ AGLI SPIRITI IN CARCERE

    Il nocciolo di tutta la faccenda, a nostro avviso, non consiste tanto nel sapere se Cristo andò nell'Ades, prima o dopo la sua risurrezione, quanto nel sapere che cosa significhi la sua andata e che cosa significhi la sua predicazione. Sono infatti quest'ultimi due aspetti della faccenda che possono stabilire se dopo la morte esiste una seconda opportunità di salvezza e se ai morti, non importa se sono conosciuti come ribelli o empi, che vissero in una determinata situazione più o meno corrotta, sia riserbata un'altra opportunità che consenta loro la conversione e il ravvedimento, attraversi i quali ottenere la grazia. Vale quindi la pena, esaminare tutta la problematica di questa faccenda, per le serie implicazioni che ne derivano, sia sul piano religioso e sia soprattutto su quello teologico.

    L'andata di Gesù nel "soggiorno dei morti", è bene attestata nel N.T. I seguenti testi ce ne danno la dimostrazione.

    Romani 10:7:
    «Ovvero: Chi scenderà nell'abbisso? Questo significa far risalire Cristo dai morti».

    Efesini 4:8﷓10:
    «Per la qual cosa la Scrittura dice: Essendo salito in alto, egli ha condotto prigioniera la prigionia e ha dato dei doni agli uomini. Or questo: E' salito che cosa vuol dire se non che prima era pure disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso è lo stesso che è anche salito al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose» (cfr. Sal. 68:18 per la Scrittura citata in questo testo).

    Ebrei 13:20:
    «Ora il Dio della pace, che in virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il Signore nostro Gesù Cristo, il grande Pastore delle pecore».

    Di quest'altri passi che seguono, non si può dire con sicurezza se ne facciano allusione.

    Matteo 12:40:
    «Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra».

    [b]Atti 2:24﷓31:[/b[
    «Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto. Infatti Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti a me, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Per questo si è rallegrato il cuore mio e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne dimorerà nella speranza. Poiché tu non lascerai l'anima mia nell'Ades e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita, tu mi riempirai di gioia alla tua presenza. Fratelli, si può ben liberamente dire intorno al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto; e il suo sepolcro si trova tra di noi fino al giorno d'oggi. Egli dunque, essendo profeta, sapeva che Dio gli aveva con giuramento promesso che dal frutto dei suoi lombi, secondo la carne, avrebbe suscitato il Cristo per farlo sedere sul suo trono: e, prevedendo le cose a venire, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che l'anima sua non sarebbe stata lasciata nell'Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione» (cfr. Sal. 16:10, per la Scrittura citata in questo passo).

    Apoc. 1:17,18:
    «... Non temere! Io sono il primo e l'ultimo, e il vivente; io fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli, amen; e ho le chiavi della morte e dell'Ades».

    Per quanto riguarda il testo di 1 Pietro 3:19, si è cercato di sapere che cosa significa fulaké [Per il concetto di fulaké, cfr. G. Bertram, in GLNT, Vol. XV, col. 187-194], dove Cristo andò. Per Calvino si tratta di un «luogo d'osservazione in cui stanno i pii per scorgere la salvezza, o anche se si traduce fulaké con `carcere', la legge che circonda come un carcere i credenti». Invece, S. Agostino dà a fulaké un senso spirituale: «animae, quae tunc erant in carne atque ignorantiae tenebris velut carcere claudebantur».

    Secondo K. Gschwind, dato che il soggiorno degli spiriti non si trova nel mondo sotterraneo, va ricercato nei cieli che si sovrastano l'un l'altro. Secondo G. Bertram, fulaké, nel passo di 1 Pietro 3:19, «ricorre nel significato di prigione quale luogo di custodia degli spiriti segregati» [Cfr. G. Bertram, GLNT, Vol. XV, col. 194]; mentre secondo K. H. Schelkle si tratti «prigione di punizione per una disobbedienza caparbia» [Cfr. K. H. Schelkle, Le lettere di Pietro la lettera di Giuda, pag. 182]. Infine, per G. Friedrich, «è probabile che fulaké indichi uno speciale carcere nell'Ade» [Cfr. G. Friedrich, [I]GLNT, Vol. V]/I], col. 453].

    E' bene ricordare a questo punto che una cosa è parlare della discesa di Cristo nel soggiorno dei morti, conosciuta da tutti come l'Ades, e usare i summenzionati testi, e fare tutte le relative riflessioni, ivi compresa la parte riguardante i giusti dell'A.T. e un'altra cosa è parlare dell'andata di Cristo "agli spiriti che erano in carcere", dei quali ci stiamo occupando e dei quali 1 Pietro 3:19 parla. Considerando la dovuta specificità che Pietro ne fa, non è fuori logica accogliere quello che G. Friedrich suggerisce circa la «probabilità di una sezione speciale di carcere nell'Ade».

    Siccome il nostro scopo non è di parlare della discesa di Cristo nel soggiorno dei morti, perché il testo di 1 Pietro 3:19 non è il passo ideale per parlarne, e dato che il summenzionato testo sta in stretta relazione con i tempi della predicazione di Noè, e siccome ci siamo proposti di esaminare quel periodo, e dato che 1 Pietro 3:19 si riferisce specificatamente a quel tempo, ne parliamo, non solo per valutare la portata della missione che Noè svolse, ma soprattutto per sapere come deve essere inquadrata e valutata l'andata di Gesù a quegli spiriti carcerati.

    La parte che maggiormente gioca un ruolo determinante in tutta la faccenda del testo di 1 Pietro 3:19 e dà un peso all'attività di Cristo nel regno dei morti, è senza dubbio la sua presenza e la sua predicazione che ivi fece. Trattandosi di Cristo, Colui che procurò la salvezza all'intera umanità, con la sua morte e risurrezione, e che agli stessi suoi apostoli, prima che ascendesse al cielo, comandò loro di andare per tutto il mondo e predicare l'evangelo, è estremamente importante sapere il senso della sua predicazione nel carcere dove si trovavano gli spiriti ribelli ai giorni di Noè.

    Conosciamo già il nome del predicatore di cui 1 Pietro 3:19, ma non conosciamo il messaggio del predicatore, perché Pietro non ce lo fa conoscere, dato che egli stesso, con ogni probabilità, non lo sa. Si potrebbe domandare: che valore ha un predicatore senza il messaggio, o che senso ha una predicazione, senza un messaggio? Qui ovviamente non si tratta di conoscere il modo, la mimica che usa il predicatore; si tratta invece di conoscere quello che deve dire, per giustificare il suo ruolo di proclamatore. Per gli apostoli di Gesù Cristo e per l'intera Sua Chiesa, si sa che il messaggio che doveva essere predicato in tutto il mondo, era il Vangelo, «potenza di Dio per la salvezza di ogn'uno che crede» (Romani 1:17). Si sa anche, che la predicazione, è essenzialmente proclamazione di un evento, di un'opera divina, portata a termine per la salvezza dell'uomo.

    Di Cristo, nel summenzionato testo di Pietro, è detto che predicò agli spiriti in carcere. Tradurre come fa la CEI: «E in ispirito andò ad annunziare la salvezza», significa capovolgere il testo di Pietro per adattarlo in favore di un dogma della Chiesa Cattolica, qual'è la dottrina del Purgatorio, che insegna che dopo la morte c'è ancora speranza di salvezza.

    A parte che il termine «salvezza» non si trova nel testo greco, neanche lo stesso concetto di salvezza può essere ravvisato nella parola ekérucsen. Infatti, è saputo con estrema certezza, che kérussó significa:

    1. essere araldo, esercitare l'ufficio di araldo.
    2. bandire, proclamare, annunziare, notificare.
    3. celebrare, encomiare pubblicamente.
    4. intimare, ordinare.
    5. far vendere all'asta.
    6. invocare (gli dèi).
    7. predicare [Cfr. per altra documentazione e storia del concetto e il suo relativo sviluppo, G. Friedrich, GLNT, Vol. V, col. 424-482].

    Che poi nella predicazione cristiana kérussó significa «proclamare il messaggio della salvezza», non vuol dire affatto che nel testo di 1 Pietro, debba avere lo stesso significato. Se dobbiamo essere coerenti col testo di 1 Pietro 3:19, la proclamazione di questo messaggio (chiamiamolo di salvezza), fu rivolto esclusivamente agli "spiriti che erano in carcere" denominati "ribelli" e circoscritti ai giorni di Noè, precisamente, «mentre si fabbricava l'arca», allo scopo di portare la salvezza a tutti quelli che la volevano (cosi dicevano Giustino, Clemente, Origene, Ippolito, Lattanzio ed altri). Ciò equivaleva, oltre al fatto che il messaggio non era rivolto a tutti gli occupanti dell'Ades, che a tutti gli altri, che vissero in altri tempi e in altre generazioni, non venne dato lo stesso privilegio e la stessa opportunità che venne concessa agli spiriti carcerati.

    Questo stato di cose, mette in seria difficoltà la spiegazione dell'imparzialità di Dio. Dal momento che si sà con estrema certezza che non è possibile pensarla in questo modo, perché Dio non tratta gli uomini nella stessa maniera come fanno gli uomini tra di loro, non è scritturale pensare che Dio concede la grazia a uno e la rifiuta a l'altro. Ci vuole forse tanta fatica per scorgere l'assurdità di una simile interpretazione, che è anche in contrasto con Ebrei 9:27 che afferma:
    «E come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio»?

    Mentre se il ekérucsen di 1 Pietro 3:19 viene inteso nel senso di "proclamare, annunziare" un'opera compiuta, cioè fare sapere a tutti, anche nelle carceri dell'Ade dove si trovano spiriti ribelli del tipo di quelli della generazione di Noè, che Cristo con la sua morte e con la sua risurrezione ha portato a termine tutta l'opera della redenzione. Se la spiegazione che abbiamo dato, non sembra molto soddisfacente, specialmente per quanto riguarda lo scopo della predicazione di Cristo, e il suo relativo risultato, specie quando si è d'accordo di trovarsi davanti a un testo estremamente difficile per quanto riguarda la sua interpretazione, almeno abbiamo evitato di commettere errori, come: l'incoerenza di far dire al testo una cosa che non dica; di non fare entrare in conflitto una pagina ispirata con un'altra pagina ispirata e insegnare una dottrina a danno di un'altra dottrina rivelata.

  7. #7
    chi è l'uomo?
    Data Registrazione
    31 Jan 2011
    Località
    hirpinia
    Messaggi
    3,866
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    Parlo da profano. Il purgatorio è la reminiscenza di un antichissima Verità, di cui si è perduto il significato.

    Il Purgatorio è un'allegoria, la quale ha a che fare con tutti i tipi di sofferenza che fanno parte dell'esistenza umana. In un certo senso, il purgatorio esiste veramente. Ma noi lo creiamo.

    Ci sono sofferenze inutili, che non porteranno mai a niente, con cui le persone tendono ad identificarsi continuamente: lo sono l'ira, l'irritabilità, l'impazienza, la noia, la paura, la depressione, l'ansiosità, la vanità, la gelosia, l'odio, l'invidia, l'avarizia, la tristezza, l'auto-condanna, l'apatia, e molte altre.

    Questo è l'inferno. L'essere continuamente identificati con queste inutili sofferenze.

    Ci sono invece altre sofferenze che potremmo definire "utili", intenzionali o volontarie, che portano l'uomo verso il "Regno di Dio", conducendolo lontano dall'inferno e dall'identificazione con i suoi stati negativi e le cattive abitudini.

    Questa è la dimensione del purgatorio. Nel purgatorio si compiono "super-sforzi", digiuni, si cercano condizioni scomode, contrarie alle abitudini acquisite, si incontrano il dolore e la sofferenza allo stesso modo con cui ci si relaziona ad esperienze di estrema piacevolezza.

    Questo atteggiamento nei confronti della vita non è affatto da etichettarsi come "morale". La morale è pietra morta, Verità insipida.

    Per questo genere di disciplina è necessario bramare ardentemente lo scopo, il "Regno dei Cieli"; non è sufficiente attenersi al ricettacolo morale: altrimenti risulterebbe impossibile sottoporsi ad una simile disciplina interiore volontariamente ed ottenere qualche cosa. Se ne deve avvertire la necessità, l'impellenza; senza mai adagiarsi o sentirsi pervasi dal senso di soddisfazioni per gli sforzi compiuti.

    Per questo il purgatorio è immaginato come posto ad un livello intermedio, tra l'inferno e il paradiso, come una fase di "transito".
    Comprensibili ed in parte condivisibili le tue considerazioni.

    Credo rappresentino un pò l'espressione di quella "teologia scientista" che tanto sembra voglia farsi largo in certi ambienti a fede cattolica, universalistica ed umanistica.

    Per parte mia non sono però un cieco appassionato della scimmia adamica, nè pertanto un seguace convinto di quelle idee "innovative" in base alle quali il purgatorio si sia evoluto da un luogo adibito ad esercizi sacrificali ad uno stato mentale.
    ........ma il dono di Dio è la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.
    (Romani 6:23)

    chiese e comunità cristiane evangeliche

  8. #8
    Forumista
    Data Registrazione
    09 Dec 2011
    Messaggi
    308
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea


    Questa è una domanda che mi sono fatto e che faccio a tutti voi (cristiani) – che succede a coloro che non hanno mai udito il Vangelo, ai poveri pagani ignoranti che neanche sanno chi è Gesù? Come può un Dio d'amore mandare alla dannazione eterna, chi non ha mai avuto l'opportunità di ascoltare l'evangelo e di sapere così cosa devono fare per essere salvati? E poi ci sono milioni di persone appartenenti a diverse religioni e credo nel mondo, che poveretti si comportano come meglio possono, e vivono secondo la poca luce che possiedono, che fine fanno? Ora vi chiedo – come può il Padre nostro e Dio nostro mandarli all'inferno, semplicemente perchè nessuno ha predicato loro l'evangelo di Cristo e mostrato loro l'amore di Dio, affinchè desiderassero di essere salvati? Saranno condannati al castigo eterno, anche se poi in vita furono persone “buone” e semplici, anche se non hanno conosciuto la Parola di Cristo e la sua verità?
    Sì, è vero, questa vita è la vera chance, il giorno della grazia e della salvezza in Gesù Cristo, questo è vero e sicuro. Però chi ci dice che di là non possono essere salvati? Dite che lo dice la Bibbia! Ma la Bibbia parla persino di mille anni del regno di Cristo sulla terra, per far cosa? E chi mi dice che nel millennio le persone non possono essere salvati, giacchè vedranno Gesù con i loro stessi occhi, come Tommaso l'incredulo ha voluto vedere i buchi dei chiodi e il costato trafitto di Gesù per credere? Chi ha insegnato in tutti questi secoli che è impossibile? La Bibbia? No!!! Solo le chiese! Esse hanno insegnato e insegnano, che con la morte tutto è finito, vien il giudizio (loro), che se non sei salvato prima della morte, è finita e vai dritto all'inferno. Questo è più o meno quello che insegnano, così te ne andrai nelle loro chiese più per paura, che per Amore. Come diceva bene Celentano, che parlano più dell'inferno che del Cielo; e che credono di più all'inferno e predicano l'inferno più dello stesso Cielo che Gesù è venuto a portare.
    Qualcuno dirà – ecco, ci siamo, una nuova dottrina! Beh, per alcuni può essere nuova, ma è sostenuta dalle Scritture, perciò non è nuova, ma è la chiesa che non ne ha mai parlato o non voleva farlo sapere o che neanche se ne sono accorti, che la Scrittura parla che il “VANGELO è STATO PREDICATO ANCHE AI MORTI” (1°Pietro 4:6). E questo vuol dire che c'è la possibilità, che alcuni possono essere salvati nel mondo dello spirito. Come dice la Scrittura che, “Egli era la luce vera, che illumina ogni uomo che vien nel mondo” (Gv.1:9). E perchè non li può illuminare anche quando usciranno dal mondo ed entreranno in quello dello spirito; o vogliamo applicare “quella Luce” solo a questa ? Quando milioni e milioni di persone non ricevono la Luce, non odono mai l'evangelo? In un certo senso il mondo odierno consiste sia del mondo fisico che di quello spirituale, no? Così veniamo in questo mondo, poi ce ne andiamo nell'altro che in un certo senso è ancora questo mondo, cioè la parte spirituale di esso. Così tutto è bene ciò che finisce bene; sia che moriamo, sia che viviamo, avremo (TUTTI!) la possibilità di conoscere e ricevere la Luce della Salvezza (1°Pt.4:6).

  9. #9
    .
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Messaggi
    7,906
    Mentioned
    36 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Citazione Originariamente Scritto da nomeutente Visualizza Messaggio
    Comprensibili ed in parte condivisibili le tue considerazioni.

    Credo rappresentino un pò l'espressione di quella "teologia scientista" che tanto sembra voglia farsi largo in certi ambienti a fede cattolica, universalistica ed umanistica.

    Per parte mia non sono però un cieco appassionato della scimmia adamica, nè pertanto un seguace convinto di quelle idee "innovative" in base alle quali il purgatorio si sia evoluto da un luogo adibito ad esercizi sacrificali ad uno stato mentale.
    Guarda nemmeno io sono un appassionato della scimmia adamitica. E quando parli di teologia scientista non so nemmeno di cosa si tratti. Il mio è un punto di vista che potremmo dire "esoterico" o "gnostico": non sono affatto idee "innovative".
    Il purgatorio non lo considero affatto uno "stato mentale", ma un vero e proprio "stato dell'essere". In purgatorio non si accede con il corpo fisico, ma con qualche cosa di molto più "sottile" (voi parlereste di "anima" in senso generico, io di "corpo astrale"). Da esoterista, in maniera molto rozza e forse anche poco precisa, potrei dire che il purgatorio è un luogo "etereo" cui si accede fuoriuscendo dalla corporeità (questo non implica necessariamente la morte della compagine psico-fisica!). Il purgatorio è una soglia dove il corpo astrale si purifica dall'egoismo residuo, al fine di accedere a piani superiori dell'essere (in un certo senso, avvicinandosi a Dio o al "Regno dei Cieli").
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  10. #10
    .
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Messaggi
    7,906
    Mentioned
    36 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: sono stato al funerale di un atea

    Citazione Originariamente Scritto da solocristiano Visualizza Messaggio
    Questa è una domanda che mi sono fatto e che faccio a tutti voi (cristiani) – che succede a coloro che non hanno mai udito il Vangelo, ai poveri pagani ignoranti che neanche sanno chi è Gesù? Come può un Dio d'amore mandare alla dannazione eterna, [...]
    Questo perché ti preoccupi troppo di interpretare letteralmente il senso delle Sacre Scritture. Già solo la frase

    il “VANGELO è STATO PREDICATO ANCHE AI MORTI”
    contiene significati a differenti livelli di comprensione, più di quanto tu possa anche solo lontanamente immaginare.
    Ultima modifica di donerdarko; 01-03-12 alle 19:19
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

 

 
Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Intuizione, deduzione, gugglazione...
    Di trash nel forum Fondoscala
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 20-07-12, 16:54
  2. uomo , donna ,altro
    Di zwirner nel forum Fondoscala
    Risposte: 40
    Ultimo Messaggio: 10-01-12, 21:47
  3. Un'intuizione su eva e pandora
    Di Strapaesano nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 09-01-11, 19:22
  4. E quest'altro è un uomo?
    Di Tango do Hermano nel forum Fondoscala
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 02-12-07, 20:42
  5. Governo turco: blasfemia è ammazzare un uomo di Dio
    Di Leonardo (POL) nel forum Cattolici
    Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 09-02-06, 12:32

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226