
Originariamente Scritto da
Cristo
Là dove non poterono 15 anni di berlusconismo, bastarono pochi mesi di Governo Monti. Dopo decenni caratterizzati da un mercato del lavoro ingessato, con i sindacati fra i principali attori protagonisti di una paralisi del sistema che ha condotto l’Italia sin quasi alla bancarotta, finalmente qualcosa si è smosso, ed il totem dell’articolo 18 è fragorosamente quanto clamorosamente caduto. Certo, come sottolineato da molti non basta prevedere minori vincoli ai licenziamenti per far tornare a crescere il paese, ed in una situazione di grave depressione economica come l’attuale saranno presumibilmente non poche le famiglie che risentiranno di un simile provvedimento, almeno nell’immediato. Ma la battaglia culturale che sottende alla riforma del lavoro è di quelle campali, e se non vogliamo fermarci ad una analisi dal respiro corto e dal raggio ristretto, la novità non può che essere accolta con soddisfazione.
Si dirà che i punti dolenti della riforma sono molti, ed è purtroppo vero: non si tocca ad esempio il cuneo fiscale, confermando a carico di imprese e lavoratori una pressione fiscale dai risvolti tirannici, e si rendono più onerosi i contratti a termine, che in questi anni difficili hanno costituito l’ancora di salvezza per molti giovani, tanto per ricordare due delle pecche più evidenti. Ma la svolta culturale è di quelle epocali, e potrebbe segnare per sempre la storia del nostro paese chiudendo il primo tratto di quella parabola riformatrice che un coraggioso Marchionne ha aperto solo pochi mesi fa. Adesso servono ovviamente molti altri passi, che portino ad una maggiore flessibilità anche in entrata e che liberino finalmente risorse ed energie senza inutili arroccamenti a difesa di quelli che non sono diritti inalienabili, bensì privilegi legati ad una stagione di benessere che pare oramai distante. Ma lo scalino culturale è stato superato, pre-condizione indispensabile per poter finalmente discutere di lavoro in modo sereno, costruttivo e teso alla crescita.
La concertazione – sistema immorale ed illiberale - il ricorso continuo alla cassa integrazione – ammortizzatore antisociale che rappresenta una grave violazione del diritto di proprietà e libertà individuale – e la diffusione incessante di quella mentalità da posto fisso di cui non si sottolineerà mai abbastanza la pericolosità, vanno finalmente in soffitta, e tanti saluti alle ricette trite e ritrite di certa politica politicante, che daranno certo i loro frutti nelle cabine elettorali, ma che alla prova dei fatti falliscono puntualmente anno dopo anno. La presunta disparità fra datori di lavoro e dipendenti – che in realtà navigano ai lati opposti della stessa barca – aveva finito col relegare i primi al ruolo di moderni schiavi, i cui diritti di proprietà venivano quotidianamente vilipesi in nome di un socialismo che negli anni ha semplicemente cambiato pelle, ma che nella sostanza ha continuato a modellare un sistema in cui si faceva oramai impresa non in ragione del profitto, bensì per una “ragion di Stato”.
Ci aspettano mesi difficili, in cui il pesante carico fiscale ci farà ancora soffocare ed in cui le tensioni sociali potrebbero sfociare in una nuova era di piombo, ma dobbiamo raccogliere la sfida con coraggio: c’è in ballo il benessere e la libertà di una intera civiltà.
LibertariOnLine: Evviva la Monti REVOLUTION!