Camusso: "Tenere sempre aperto non aumenta i consumi"
ROMA, 5 marzo 2012 - «LA DOMENICAva riscoperta e vissuta come giorno di Dio e giorno in cui vivere insieme nella gioia di una comunità...». L’appello di Benedetto XVI a mantenere integro il giorno dedicato alla famiglia e a se stessi è stato il punto apicale di una giornata che l’episcopato europeo ha dedicato al problema. Ed era atteso anche dal mondo del lavoro, preoccupato che le norme del decreto «salva Italia» che consentono l’apertura indiscriminata dei negozi la domenica introducano un cambiamento radicale nella vita di molti lavoratori, obbligandoli in sostanza a lavorare sette giorni su sette. Una misura che, è il timore dei dettaglianti, li obbligherà tutti a tenere aperto: sia per arginare la concorrenza dei centri commerciali, già da tempo con le serrande alzate anche tutta la domenica, sia di chi è pronto al sacrificio pur di guadagnare di più.
MA LA DOMENICA al lavoro non aumenta i consumi, ammonisce Susanna Camusso, leader della Cgil che con Cisl e Uil ha organizzato ieri mobilitazioni in decine di città per difendere il diritto dei lavoratori, non solo dipendenti, al riposo. Le aperture totali, ricorda, «incidono sulle condizioni materiali della vita dei lavoratori, con turni sempre più massacranti, con una sempre maggiore richiesta di flessibilità; per non parlare dei costi di gestione». Camusso è convinta che queste aperture liberalizzate dal Governo non miglioreranno la vita di alcuno «perchè o aumentano le retribuzioni o i consumi non crescono». Ha poi ricordato che il commercio non riguarda i servizi pubblici essenziali. Si è poi chiesta quale sarà il sacrificio delle donne lavoratrici per le quali un aumento di flessibilità «non farà che aumentare i problemi»: proprio in un Paese che già ha un’elevata carenza di servizi «si aggrava tutto nei giorni festivi».
LA DOMENICA lavorativa sia volontaria, propone Bonanni, convinto che la liberalizzazione degli orari è una restrizione della libertà per chi non vuole lavorare anche la domenica. Irritato perchè il Governo ha deciso senza consultare i sindacati, il leader Cisl ricorda che non tutte le città sono turistiche e non tutte quelle d’arte hanno bisogno di avere i centri commerciali la domenica. Quindi la scelta sia su base volontaria, dice suggerendo una trattativa. Quella del dialogo è anche la linea della Uil per evitare un uso selvaggio dell’orario di lavoro da parte della grande distribuzione. Così l’Ugl, convinta che vadano rispettate le libertà personali.
Anche la Confcommercio, forse sulla base dei dati delle vendite dei suoi associati aperti da anni la domenica nei grandi centri, si mette di traverso verso la totale deregolamentazione: non aiuterà i consumi, assicura e chiede che siano le regioni a disciplinare il proprio commercio. Una linea che sembra vicina al presidente leghista del veneto, Zaia: «Sono sempre stato contro l’apertura indiscriminata sia perchè sarebbe una concorrenza sleale verso i piccoli commercianti coi nuovi costi, sia perchè non si aumenta la capacità di spesa».
u.bo.
Domenica & lavoro: il 'no' unisce Papa e sindacati - Quotidiano Net - Primo piano




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