Con questa lettera ritengo necessario illustrare il programma che, da candidato al Senato, ho intenzione di attuare qualora riteneste giusto eleggermi a vostro rappresentante. Penso sia doveroso da parte di qualsiasi persona che si proponga ad un incarico pubblico mettere nero su bianco quanto porterà avanti, così che lo si possa valutare su fatti, per quanto fatti possano essere definite le decisioni assunte in questa straordinaria simulazione politica.

Eccovi dunque il mio programma:

1. A tutela dell'Ambiente: ogni politico o aspirante tale dovrebbe ricordare che la Terra sulla quale viviamo andrebbe trattata bene, in quanto non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli. E' questa la filosofia che chiunque sia chiamato a gestire la cosa pubblica dovrebbe assumere, a prescindere dal colore politico. E perciò io mi opporrò in qualsiasi modo a iniziative scellerate come quelle portate avanti dai nuclearisti, e sosterrò con forza un ampio programma di conversione del nostro sistema malato in una forma più sana e sostenibile, basata sulle fonti che ci circondano ogni giorno ma che le grandi multinazionali ci portano ad ignorare: sole, acqua e vento. Così come mi opporrò a scempiaggini dettate dal mero profitto, che mirano a cementificare il territorio depredandolo dalle sue naturali difese e lasciandolo vergognosamente povero alle generazioni future. Il modello di sviluppo attuale va totalmente invertito, e lotterò sempre per questa nobile causa.

2. In difesa dei lavoratori: nessuno può arrogarsi il diritto di togliere la speranza ad una persona, e non c'è peggior modo di affossare un uomo che togliergli il lavoro. E' per questa ragione che chiunque ritenga di possedere un minimo di buon senso deve schierarsi senza se e senza ma dalla parte dell'anello debole della società, ovvero dalla parte dei lavoratori. Non ci si può cullare sugli allori e bisogna mantenersi attivi e propulsivi, nei limiti delle proprie capacità. Ma lo Stato deve mettere in condizione il singolo di poter realizzarsi nell'ambito che meglio gli si confà, solo così potremo avere un Paese produttivo senza sacrificare, allo stesso tempo, il benessere dei cittadini. Un'utopia? No. Ci si arriva attraverso due direttrici: un'istruzione di qualità e un sistema sociale realmente giusto.

3. La scuola è il nostro Futuro: troppo spesso i governi hanno declassato l'Istruzione ad argomento di serie B, mortificando gli studenti, i docenti e le famiglie che hanno a che fare con questo ambiente. Non si può trattare la scuola come prima voce di bilancio da tagliare, ma vi si deve investire poderosamente, in quanto è lei la nostra speranza per il futuro. Bisogna valorizzare la figura dell'insegnante che deve tornare ad essere considerato come basilare per l'intera società, e si può andare in questa direzione aiutando quanti combattono ogni giorno le proprie piccole grandi battaglie, con una gratifica sia economica che sociale. Bisogna poi investire sullo studente, non quale individuo improduttivo, ma futuro motore propulsore del Paese. La scuola deve coltivare le grandi intelligenze latenti e accentuare le numerose maestrie e abilità tecniche diffuse tra i giovani. Deve infine essere colmato il gap tra le varie regioni del Paese, uniformando le valutazioni nel rispetto dell'autonomia dell'insegnamento e attraverso investimenti che spazino dalla basilare edilizia scolastica, sino a programmi mirati per le zone più disagiate delle periferie italiane.

4. Un sistema fiscale bilanciato: la parola equità è stata fin troppo inflazionata in questi anni, sino ad arrivare ad essere ricorrente in ogni discorso del governo Monti. Ma, sino ad ora, nelle politiche economiche questo governo ha dimostrato di avere veramente poco preso in considerazione l'eguaglianza. Il carico fiscale è troppo alto, la sfida attuale è ribilanciarlo senza andare ad intaccare servizi già troppo fragili, che devono essere anzi migliorati e potenziati. Il mio impegno è semplice: diminuire per quanto possibile tutte le forme di tassazione diretta ed orizzontale, metodo di medioevale memoria che non può stare alla base di moderne politiche fiscali. Quindi non si può andare ad incidere ulteriormente su IVA, accise, tasse di registro, bolli e balzelli vari, che vanno ridotti sia in numero che in quantità. L'IVA va assolutamente abolita per i generi di prima necessità e per i libri scolastici, così come vanno ridotte le aliquote dei primi scaglioni IRPEF. Si può fare con una dura lotta all'evasione fiscale, dalla quale puntare a recuperare tutti i numerosi miliardi sottratti alle casse dello Stato da delinquenti farabutti che ingrassano sulle spalle della collettività.
Per attuare questa riforma, bisogna poi trasferire parte del peso fiscale dai redditi al patrimonio: urge quindi una patrimoniale ben strutturata che miri esclusivamente ai grandi patrimoni. L'IMU sulle prime case va poi abolito per tutte le abitazioni che siano a bilancio energetico in pareggio o in surplus.

5. Una Pubblica Amministrazione più efficiente: il grande cancro di questo Paese è da sempre il malcostume del clientelismo. E' una storia antica della quale ricaviamo tracce sin dal mondo romano. Serve un cambiamento radicale che inserisca strumenti trasparenti e di merito in tutta la Pubblica Amministrazione: l'era digitale ci viene in aiuto, ogni atto della PA deve essere messo in rete, dai bilanci, alle gare, dai bandi ai concorsi, tutto deve essere a portata di clic. Certo ciò non basta: è urgente combattere contro gli sperperi troppo ampi che attanagliano la macchina statale e lo si può fare instaurdando un centro unico di spesa che controlli ogni uscita della PA. Tutto ciò che viene acquistato deve corrispondere al rapporto qualità/prezzo più conveniente e ciò significa che una siringa non può costare 1 a Trento e 5 in un'altra città. Questa Authority deve essere investita dei massimi poteri in materia, così da poter intervenire tempestivamente per evitare che i soldi dei cittadini finiscano sprecati. Chi ha fatto spendere di più allo Stato deve ripagare la collettività di tasca propria per il danno inflitto.

6. Colmare i divari: troppo spesso si è sentito parlare di divario tra varie parti del Paese. Questo non può essere tollerato e in questo senso bisogna investire tempo e denaro. La questione meridionale deve essere affrontata una volta per tutte, bisogna collegare il Sud al resto d'Europa e bisogna valorizzare quanto di buono c'è: non è vero che tutto ciò che è a oltre Roma è monnezza. Lo Stato ha il dovere di valorizzare le innumerevoli eccellenze che costellano le nostre città mediterranee, e allo stesso tempo deve investire per colmare il gap economico con il Nord, senza importare il modello settentrionale a tutti i costi. Bisogna partire dall'istruzione e dalla formazione, con programmi mirati per le aree disagiate e con programmi di sensibilizzazione contro le Mafie e di formazione di personale d'eccellenza. E bisogna sfruttare la posizione geografica strategica del Mezzogiorno, facendolo divenire il principale hub del Mediterraneo, attraverso una rete di porti all'avanguardia collegati da un capillare sistema di ferrovie, nella piena armonia con la straordinaria Natura che caratterizza il Sud Italia.
Il nostro Meridione ha la potenzialità di diventare la più grande centrale elettrica del Vecchio Continente: sfruttiamo al volo questa occasione attraverso un piano energetico nazionale che permetta la creazione su vasta scala di un sistema integrato di fotovoltaico, solare e solare termodinamico, senza sprecare un solo ettaro coltivabile. Si parta dai tetti delle amministrazioni pubbliche e si arrivi fino alle più moderne serre solari fino a rendere ogni casa energeticamente indipendente, se non addirittura attiva.

7. Digitalizzare? E' un nostro dovere: se dobbiamo entrare a pieno titolo nel XXI secolo, non possiamo dimenticare che la rivoluzione informatica è la vera novità del nostro tempo che, coadiuvata da una auspicabile rivoluzione energetica, potrebbe tornare a far progredire il nostro Pianeta. Lo Stato può e deve aiutare i cittadini a rimanere ancorati all'Europa, e lo deve fare anzitutto con un piano di conversione infrastrutturale: la fibra ottica deve sostituire a macchia d'olio la vecchia tecnologia in rame che ci rende, anche in termini di produttività e competitività, parecchio al di sotto di molte altre nazioni occidentali. Un piano da 2,5 miliardi in cinque anni può proiettarci verso il futuro, naturalmente se coadiuvato da intelligenti investimenti anche da parte dei comuni e delle grandi compagnie nostrane. Vanno adeguate le ferrovie e gli uffici pubblici, creando una fitta maglia di postazioni wii-fii che garantiscano l'accesso libero a tutti i cittadini e bisogna incamminarsi verso la piena libertà di navigazione, assicurando a tutti i cittadini la connessione alla rete. Naturalmente prima, però, è necessario che si faccia fronte ai bisogni ben più materiali!

8. Verso una nuova compiuta Democrazia: se questi anni ci stanno insegnando qualcosa, è proprio come i vecchi sistemi rappresentativi siano entrati in crisi. I partiti politici non riescono da soli a far fronte alla mole impressionante di nuovi imput e richieste provenienti dal tessuto sociale. E' per questo che si deve pensare ad una nuova forma di Democrazia, una soluzione che renda finalmente appieno onore al significato profondo del termine. E' necessario introdurre nella Costituzione, cosa già fatta dal sottoscritto su PIR, strumenti di democrazia diretta quali il referendum propositivo e il disegno di legge di iniziativa popolare a corsia preferenziale. Ma ancora più importante è la partecipazione attiva che dovrà costituire la base dei comuni del futuro: è finito il tempo delle sezioni, i cittadini devono incontrarsi e decidere in pubbliche assemblee a sostegno o in contrasto con i propri rappresentanti. Forse in un prossimo futuro queste assemblee potrebbero svolgersi direttamente in rete! Si spera comunque che il contatto fisico predomini sempre e che lo scambio di idee si svolga su due fronti, non solamente in via virtuale!

9. Inclusivi e aperti: questi anni ci stanno ponendo dinanzi ad enormi quesiti in campo etico e ci fanno trovare davanti a esodi mai visti in questi numeri. Una persona che si dica di sinistra deve saper raccogliere queste sfide e rispondere con saggezza. L'apertura alla ricerca scientifica deve essere totale, purché questa sia orientata verso la risoluzione di problemi reali, e non si trasformi in una disciplina autoreferenziale, che potrebbe altrimenti divenire sterile e pericolosa se fine a sé stessa. Nel campo dei diritti civili chi vi scrive ritiene doveroso riconoscere i diritti di tutte le persone, comprese quelle che non hanno preferenze sessuali comuni ai più. Ecco perché sono a favore del riconoscimento delle coppie di fatto.
Ultimamente è poi tornato in voga il tema dell'aborto: io sono un uomo che non può neppure lontanamente immaginare cosa significhi una scelta simile per una donna. Ecco perché sono convinto che vada lasciata totale libertà alla madre di abortire, tuttavia lo Stato deve far di tutto per evitare che la persona venga posta dinanzi ad una scelta così onerosa: bisogna far sì che la madre senta la collettività vicina a sé e che possa contare su un solido sostegno qualora ne senta il bisogno. Non bisogna badare a sprechi di sorta in questo senso, perché la vita e i sentimenti delle persone vengono prima di tutto.
Infine, ma non per questo meno importante, giungiamo a parlare dell'immigrazione: quando sento parlare della politica di porte aperte mi viene da ridere. Sarebbe giusto lasciar morire all'addiaccio quella povera gente che si imbarca verso una speranza? Sarebbe giusto respingere coloro che non hanno fatto né più né meno di quanto fecero molti nostri nonni anni orsono?
Naturalmente serve il pugno duro contro chi delinque, su questo non vi è dubbio. Ma non vi è altrettanto da discutere sul fatto che la Giustizia vada applicata e contro gli immigrati e contro gli italiani, senza distinzioni di sorta.
Pertanto, sono fermamente convinto che sino a quando ci sarà gente alle nostre frontiere che chiede asilo, noi abbiamo il dovere di accoglierli, purché essi si rendano operosi per il benessere collettivo e lavorino con dignità pari a quella degli italiani.
La vera sfida è stroncare alla radice l'immigrazione, creando le condizioni perché le masse di disperati possano vivere in pace e in dignitosa armonia con i propri cari, nei propri paesi.


Per elaborare con precisione e rigore le idee del sottoscritto non basterebbero pagine e pagine. Tuttavia su quanto fin qui scritto io mi assumo l'impegno di portare avanti, qualora dovessi essere eletto, per filo e per segno ogni cosa sia nel caso mi trovassi nella formazione di governo che nelle file di una opposizione.

Se condividete queste idee, vi invito ad esprimere un voto convinto al Senato per l'Unione della Sinistra - Lavoro e Libertà, alla Presidenza per il candidato Manfr e al Consiglio Comunale per il Sindaco Silence!