Questo fatto era già stato rimarcato più volte durante il G20 di Londra e le manifestazioni anti-nato a Strasburgo: NON VENGONO PIù BRUCIATE BANDIERE U.S.A.!
E anche in Italia i mondialisti-internazionalisti si adeguano:
Vicenza, i No-Dal Molin con Obama
La protesta di sabato contro la base Usa abbandonerà l’anti-americanismo
LUCIA ANNUNZIATA
Il movimento anti G8, che si prepara sabato alla sua prima giornata contro il summit che si terrà in Italia, ha cercato ed ottenuto nei mesi scorsi contatti ad alto livello con il Congresso Americano sulla questione della base Usa da costruire a Vicenza. E il contatto è andato così bene da aver ispirato una tattica totalmente nuova per la protesta contro il G8 in preparazione: non opporsi a Barack Obama, ma coinvolgerlo.
…
Qualunque sia la risposta che verrà data, l’apertura di Capitol Hill sembra aver già avuto un effetto rilevante: gli antiG8 hanno cambiato tattica e posizioni in vista dell’incontro italiano. Invece di dare vita a un protesta anti americana, cercheranno di coinvolgere il Presidente. Come scrivono sul loro sito in preparazione della prima giornata di protesta convocata sabato prossimo, che cade significativamente il 4 luglio, Indipendence Day per gli Usa: «Non siamo più antiamericani».
Con una inversione a 360 gradi delle loro posizioni, gli anti G8 anticipano questo primo giorno di marcia, scrivendo una lettera direttamente a Obama. «La sua vittoria ha diffuso una ventata di speranza in tutto il mondo e noi stessi pensiamo che un cambiamento sia possibile» dice la missiva. «Non si assuma la responsabilità di una scelta così sbagliata. Fermi questo progetto». Segue un invito : «Dear President Obama, we welcome your presence in Vicenza». «Non si tratta di antiamericanismo, come spesso è rappresentato il nostro movimento». La lettera è pubblicata sul sito www.nodalmolin.it
C’è una speranza infantile, ma simpaticamente innocente, in questo invito: che il Presidente Obama possa persino rispondere, non tanto recandosi a Vicenza (impossibile) ma almeno con un segnale, una frase, in uno dei suoi discorsi. Perché non sperare? dicono i comitati: se davvero una parola arrivasse da Obama, quale vittoria indiscussa, quale affermazione! Ma anche, aggiungiamo, che botta alle relazioni diplomatiche ufficiali, dopo che i nostri ultimi due governi, sia quello Prodi (che ha pagato un alto prezzo per la Dal Molin), che l’attuale sono stati fermissimi nel sostenere il progetto americano.
http://www.lastampa.it/redazione/cms...5098girata.asp
Si può essere più puerili? Questa è IPOCRISIA allo stato puro!
Come viene detto giustamente in un articolo sul blog dell'Autonomia nazionalista ( http://resistenza-nazionale.blogspot...1_archive.html ):
Inoltre, Clò parla della nuova icona del mondialismo globale, ossia Obama.
Alla domanda del giornalista ‘Qualcosa è cambiato con Barack Obama?’, l'ex ministro non nasconde qualche scetticismo: “Finora il presidente ha lanciato soprattutto grandi annunci sulla green economy e sull'aumento dei finanziamenti per le energie rinnovabili. Utili, certo, però marginali e di lungo periodo. Ben poco invece ha fatto per aumentare la trasparenza dei mercati e ridurre le manipolazioni». In qualche modo Obama e il suo staff stanno lasciando intatto il «sistema Wall Street», con i suoi pregi e i suoi molti difetti, confermando nei critici della Casa Bianca come il Nobel Paul Krugman la convinzione che il giovane presidente sia in realtà il volto nuovo del vecchio establishment finanziario americano, che all'idea di cambiare strada punta i piedi.”
Siamo di fronte all’ennesima truffa Made in USA ai danni dei sempliciotti di mezzo mondo (che purtroppo sono sempre pronti ad inghiottire le menzogne provenienti da oltre oceano), alla pari dell’altra pseudo-icona dei progressisti globali anni ‘90, Bill Clinton, l’artefice numero uno della globalizzazione economica e il principale responsabile della crisi economica attuale (fu lui infatti, anche se ciò viene tenuto nascosto, a firmare nel novembre 1999 il «Financial services modernization act» che diede un colpo mortale alle regole finanziarie del New Deal, estendendo enormemente la deregolamentazione nel campo finanziario), ma presentato come un 'grande progressista'!
BUSH O OBAMA, NULLA CAMBIA!
NO SURRENDER!





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iango: