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    Predefinito La Padania "confessa" la corruzione?...

    Abbiamo ormai consolidata la pessima propensione a condannare al primo accenno di indagine, specialmente se i coinvolti sono personaggi politici "nemici". Così, i giornali di oggi, con più o meno evidenza, secondo proprio stile, titolano alla Lega attribuendole la patente di "ladrona".
    Sono da accogliere con molta cautela, quindi, giudizi severi, beffardi, espressi con il compiacimento di chi pare particolarmente godere di scandali, di personaggi da esporre al pubblico ludibrio. Colpevoli di reati di corruzione non sono certamente da tutelare, ma spiace vederli oggetto di tanta malvolenza, che nulla ha a che fare con la giusta esigenza di predicare e praticare moralità.
    Unico giornale che fuoriesce dalle prevedibili testate, sempre quelle in tali casi, è proprio l'Organo ufficiale della lega: La Padania.
    La Padania sconcerta, o almeno sorprende, perchè sulla "faccenda", tace. Semplicemente, tace. Può essere una scelta di riservatezza, di sobrietà di partito e di giornale. Certo è una scelta insolita, un modo di essere inconsueto, per certi versi strano.
    Insomma, ci sono accuse gravissime, infamanti, decisamente lesive della dignità di uomini importanti della Lega, uomini che avrebbero versato alla casse del Partito buona parte dei tristi proventi, e il giornale tace...
    Smentite, parole sdegnate, reazioni rabbiose, atteggiamenti vittimistici, tutto sarebbe stato ricondotto a "normali" reazioni, per nulla significative, per nulla riduttive delle pesanti accuse e conseguenti velocissime condanne. E' vero, ma l'assoluta indifferenza può anche suggerire una certa resa, il non sapere cosa seriamente contrapporre, lo scuotimento della classica coda di paglia...
    Alla fine, una silenziosa confessione?...

  2. #2
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    Chi tace acconsente? :see:

  3. #3
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    Beh, può essere semplicemente una legittima attesa di prove certe mentre altri giornali si buttano a capofitto sulla notiziona.

    E' una specie di febbre che prende immediatamente il cronista più o meno onesto che sia quella di andare oltre la notizia: e, in questo caso, la notizia è che siamo alle prime fasi di un'indagine.

    Ominibus è già lancia in resta questa mattima e tutta la stampella si è già mobilitata... Verrebbe da chiedersi se altrattanta prontezza dimostrò quando scoppiò il caso Penati. Ma è un altro discorso.
    Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
    preferisci chi striscia.
    E se ti serve un amico, trovati un cane.

  4. #4
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    Citazione Originariamente Scritto da Zorro Visualizza Messaggio
    Abbiamo ormai consolidata la pessima propensione a condannare al primo accenno di indagine, specialmente se i coinvolti sono personaggi politici "nemici". Così, i giornali di oggi, con più o meno evidenza, secondo proprio stile, titolano alla Lega attribuendole la patente di "ladrona".
    Sono da accogliere con molta cautela, quindi, giudizi severi, beffardi, espressi con il compiacimento di chi pare particolarmente godere di scandali, di personaggi da esporre al pubblico ludibrio. Colpevoli di reati di corruzione non sono certamente da tutelare, ma spiace vederli oggetto di tanta malvolenza, che nulla ha a che fare con la giusta esigenza di predicare e praticare moralità.
    Unico giornale che fuoriesce dalle prevedibili testate, sempre quelle in tali casi, è proprio l'Organo ufficiale della lega: La Padania.
    La Padania sconcerta, o almeno sorprende, perchè sulla "faccenda", tace. Semplicemente, tace. Può essere una scelta di riservatezza, di sobrietà di partito e di giornale. Certo è una scelta insolita, un modo di essere inconsueto, per certi versi strano.
    Insomma, ci sono accuse gravissime, infamanti, decisamente lesive della dignità di uomini importanti della Lega, uomini che avrebbero versato alla casse del Partito buona parte dei tristi proventi, e il giornale tace...
    Smentite, parole sdegnate, reazioni rabbiose, atteggiamenti vittimistici, tutto sarebbe stato ricondotto a "normali" reazioni, per nulla significative, per nulla riduttive delle pesanti accuse e conseguenti velocissime condanne. E' vero, ma l'assoluta indifferenza può anche suggerire una certa resa, il non sapere cosa seriamente contrapporre, lo scuotimento della classica coda di paglia...
    Alla fine, una silenziosa confessione?...

    Osservazione sagace. Effettivamente (non leggo la Padania pertanto non me ne sarei mai accorto senza il suo appunto) la Padania si è sempre contraddistinta per reazioni "colorite" sia nell'attaccare che nel difendere i casi similari. Non bisogna fare uno sforzo di fantasia per ricordarsi certi titoloni a colonne piene su fatti di corruzione del PD o della sinistra. O come si ergessero a difensori dei LORO militanti nei fatti di cronaca, spesso anche becera, che emergevano.
    Qui tutto tace...come dice lei...e tace in maniera strana.
    Può anche essere, come dice Kobra, che prima di fare dichiarazioni di cui pentirsi (stai attaccando un pezzo da 90 della Lega...) vogliono avere qualche elemento in più per giudicare la linea editoriale....ci sta tutto....ma questo fa anche pensare che dalla sede del partito NON sono arrivate notizie di smentita o accusa sulla questione.

    Effettivamente la cosa sta diventando un vero macigno per la Lega.....

  5. #5
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    La Padania di oggi non ne accenna nemmeno nella pagina della posta della Sciùra Marisa.

    Ne scrive il Fatto, però: che ne scrisse anche 2 anni fa:

    “Tranquillo, vai avanti che il partito ti copre”.
    E’ il 2009, quando Daniele Ghezzi, portavoce di Davide Boni, risponde così all’allora assessore di Cassano d’Adda, Marco Paoletti, che si lamenta delle continue richieste di denaro da parte dell’architetto Michele Ugliola. Due anni dopo, paradossalmente, sarà proprio Ugliola a inguaiare il presidente del consiglio regionale lombardo. Finito in carcere nell’inverno del 2010 per un giro di mazzette che smantella l’intera giunta di Cassano d’Adda, Ugliola inizia a collaborare con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Riempie pagine di verbali. Tutti segretati. Racconta, in sostanza, il secondo tempo della corruzione. Quando, ad esempio, le tangenti si concordavano al tavolo del ristorante Riccione, noto ritrovo di politici, imprenditori e faccendieri.

    Ma l’architetto non sarà il solo ad alzare il velo sul malaffare targato Lega. Dopo di lui tocca a quell’assessore che si lamentava con Ghezzi. Parla anche Marco Paoletti che dopo la gavetta in comune è arrivato fino in Provincia. Grazie a lui, la procura inizia a capire il piano: fatture false a otto zeri emesse dalla società di Ugliola. Tradotto fondi neri: un tesoretto dal quale si attingeva per corrompere. Ed è così che i magistrati arrivano a una prima conclusione. Si legge nel decreto di sequestro: “Boni e Ghezzi utilizzavano gli uffici della Regione cone luogo d’incontro pe concludere accordi e consegne di denaro”.

    Ugliola, poi, porta il carico da novanta: i pagamenti. Circa 300mila euro, dice, consegnati nelle mani di Ghezzi. Di questi, dice Ugliola, centomila sono arrivati dall’immobiliarista Luigi Zunino (tra i sette indagati dell’inchiesta). In realtà, prosegue Ugliola, la tangente doveva essere molto più ricca: circa 800mila euro. In cambio l’imprenditore avrebbe ottenuto un’accelerazione per le opere di Santa Giulia e Sesto San Giovanni. L’operazione, però, si incrocia con le elezioni del 2010, quando Boni non viene più riconfermato come assessore all’urbanistica. E così Zunino sborsa solo centomila euro.

    Il resto QUI

  6. #6
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    NEL PARTITO DICHIARAZIONI DI SOLIDARIETÀ, MA C'È ANCHE CHI PARLA DI «SISTEMA CHE VERRÀ FUORI»
    Il giorno nero del Carroccio tra veleni e accuse Bossi: «Vogliono sfasciarci»
    Il sindaco di Treviso Gobbo: dovrebbe dimettersi

    MILANO - La tentazione di «buttarla in politica», nel Carroccio, è quasi irresistibile. Anche se le dichiarazioni riguardo all'indagine che ha coinvolto il presidente del consiglio lombardo, il leghista Davide Boni, hanno gradazioni e colori diversi. Ma c'è anche chi, a mezza bocca, parla di un «sistema» che «un bel giorno dovrà venir fuori». Come dire: ancora non abbiamo visto tutto.
    A dare la linea, in ogni caso, è stata una frase di Umberto Bossi che nella Lega si è diffusa di bocca in bocca come una scossa elettrica a partire dal pomeriggio. Una sorta di elettrochoc che non poco ha contribuito nel rianimare il corpo di un movimento che sembrava tramortito dalla sorpresa: «Vogliono distruggerci - avrebbe detto il capo padano -. Usano tutti i mezzi, ma non ci riusciranno. Anzi, la Lega prenderà ancora più voti. Chissenefrega dei giudici... ».
    A fornire una versione più articolata (ma anche più limitata) del pensiero bossiano è il capogruppo alla Camera, Giampaolo Dozzo: «Non ci sorprende affatto il comportamento della magistratura. Visto che una settimana dopo la presentazione dell'emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati è arrivato un avviso di garanzia al firmatario di quel testo (Gianluca Pini, ndr), non ci sorprende che i magistrati abbiano un occhio di riguardo nei nostri confronti». Insomma, il coinvolgimento padano sarebbe una sorta di ritorsione dei magistrati. Mentre per Bossi, l'azione contro il Carroccio sarebbe su un piano più alto: «Colpire chi è fuori dal coro». L'interpretazione, insomma, dell'eurodeputato Matteo Salvini: «Non sono un complottista, ma posso dire che è sicuramente una coincidenza strana che si stia montando tutto un sistema intorno alla Lega, che è rimasta l'unica forza politica d'opposizione, anche mediaticamente parlando».
    Insomma, sarebbe l'accerchiamento di una Lega che darebbe fastidio nel suo ruolo di intransigente opposizione. Un'autoassoluzione che, tuttavia, non convince tutti, neppure all'interno del partito. C'è chi butta lì un «ce l'aspettavamo». C'è chi fa allusivamente notare le espressioni fatte filtrare da palazzo di giustizia su un presunto «sistema Lega» finalizzato a «rastrellare» profitti. In realtà, le «esigenze di partito» di cui parlano le fonti giudiziarie, non sarebbero attribuibile a via Bellerio, il quartier generale della Lega, che infatti ha smentito tramite il tesoriere Francesco Belsito, sia pure in una formulazione un po' zoppicante: «Assicuro che siamo estranei a fatti dove si fa riferimento a ipotetici versamenti presso la cassa del partito e che si tratta quindi di insinuazioni infondate e lesive nei confronti del nostro Movimento». No, il «sistema» riguarderebbe soltanto alcuni dirigenti in grado di chiedere o addirittura imporre certi comportamenti. Con la garanzia dell'anonimato, c'è chi la racconta così: «L'essere indicati per certe posizioni, soprattutto di sottogoverno, prevede la gratitudine nei confronti di chi ha contribuito all'indicazione».
    Ma la vicenda, una volta di più, mette in luce l'esistenza di due leghe. C'è il Carroccio dei militanti, della base, che non si capacita di quanto è accaduto a «Davide», una figura a Milano assai conosciuta e anche assai stimata. E che appare tramortita dal fatto che per la prima volta a un esponente di tale livello sia affiancata la parola «tangenti»: sulla pagina Facebook dell'esponente leghista e sulle altre pagine vicine al movimento in poche ore sono fioccate centinaia e centinaia di adesioni.
    Poi, ci sono i piani medi e alti del movimento. In cui la tentazione di utilizzare la vicenda nell'eterna battaglia tra «barbari sognanti» e bossiani. Difficile, per esempio, non notare che un bossiano di ferro come il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo sia piuttosto tiepido nella sua difesa del compagno di partito: «Sarà lui a decidere cosa fare. Ma se io fossi in lui mi dimetterei da presidente oggi stesso, anche per essere più libero nella difesa». Né si possono ignorare la soddisfazione e le ironie di alcuni esponenti legati al «cerchio magico» bossiano sulla «Lega degli onesti». In realtà, nella geografia del partito, Davide Boni nasce come uomo di Roberto Calderoli, anche se in periodi più recenti era stato dato come in avvicinamento all'ex ministro dell'Interno. Ad ogni modo, Boni ha concluso la giornata con un tweet: «Vi ringrazio tutti, appena posso vi rispondo ad uno ad uno in posta, buona serata, io non mi arrendo have a nice evening...». E la Padania ? Il quotidiano del partito oggi in edicola dedica alla vicenda soltanto un breve articolo nelle pagine interne basato sull'autodifesa di Boni che asserisce la sua «totale estraneità» ai fatti contestati.
    Marco Cremonesi


    Il giorno nero del Carroccio tra veleni e accuse Bossi: «Vogliono sfasciarci» - Corriere.it


    L'INCHIESTA
    Il caso Lega, affari sugli immobili
    «Le buste consegnate negli uffici regionali»
    Il ruolo dell'architetto mediatore. L'ipotesi di dazioni da un milione di euro

    MILANO - Tra verbali segretati e interrogatori zeppi di omissis , l'unica cosa che al momento si capisce è che sarà un processo di parole a dire se abbiano ragione il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il pm Paolo Filippini a ritenere - come scrivono nel decreto di perquisizione - già «pieno il coinvolgimento degli indagati Davide Boni e Dario Ghezzi nella gestione degli affari illeciti e nella spartizione delle tangenti che Michele Ugliola e Gilberto Leuci hanno concordato con gli imprenditori, tra cui Francesco Monastero e Luigi Zunino, su alcune aree di Milano e di comuni limitrofi affinché gli amministratori locali, destinatari di parte degli illeciti profitti, favorissero con atti contrari ai doveri d'ufficio gli interessi immobiliari e commerciali degli imprenditori».

    Del resto, che cosa al momento regga l'idea di «accordi corruttivi la cui esecuzione si ritiene tuttora in essere, stante l'attualità della realizzazione dei progetti immobiliari nonché la prosecuzione dei contatti tra alcuni degli indagati», e che cosa fondi la convinzione che Boni e il suo capo della segreteria Dario Ghezzi addirittura abbiano «utilizzato gli uffici pubblici della Regione Lombardia come luogo di incontro per concludere gli accordi corruttivi e per la consegna dei soldi richiesti agli imprenditori» (allo stato stimati in circa 300.000 euro in contanti), lo si intuisce già dal tipo di indizi che la Procura ieri ha indicato come motivo delle perquisizioni affidate alla Guardia di Finanza milanese: tre interrogatori nel 2011 dell'architetto Ugliola (arrestato l'anno scorso per tangenti urbanistiche a Cassano d'Adda), incrociati con quelli del cognato Leuci, degli ex sindaco e ex assessore di Cassano, Edoardo Sala e Marco Paoletti, e indirettamente riscontrati per i pm da tre intercettazioni di Paoletti e due dell'imprenditore veneto Monastero.
    Proprio qui sta una particolarità che si riesce a scorgere già dalle perquisizioni di ieri. Infatti, accanto alle deposizioni di Ugliola-Leuci-Paoletti-Sala, rilevanza è attribuita ad alcune intercettazioni curiose, forse quasi quanto il contenuto ancora non noto, per la loro data: una dell'allora leghista consigliere provinciale Marco Paoletti l'1 ottobre 2010, all'indomani del suo interrogatorio del 30 settembre, e due il 21 ottobre, stesso giorno dell'altro suo interrogatorio.
    Tutta l'inchiesta sconta peraltro una zavorra di fondo, e cioè il fatto di essersi dovuta svolgere forzatamente sotto gli occhi dei potenziali indagati. Già l'estate scorsa, infatti, il tam tam della politica regionale accreditava che Ugliola - arrestato nella primavera 2011 per una tangente urbanistica di 500.000 euro nel Comune di Cassano d'Adda insieme all'ex sindaco Edoardo Sala - stesse orientandosi a focalizzare, con le proprie dichiarazioni coperte allora come oggi da segretazione, il ruolo di Boni e Ghezzi. Poi i rumors in Regione si erano via via fatti più forti, al punto che poche settimane fa Boni aveva presentato in Procura (come la legge consente a chiunque) una formale richiesta per sapere se fosse iscritto nel registro degli indagati. I termini per la risposta scadevano in Procura in queste ore, e così si spiega la definitiva emersione dell'indagine ieri.
    Altro elemento di complicazione è la controversa figura del protagonista di questa vicenda, e cioè del mediatore di tangenti Michele Ugliola. L'architetto era stato già indagato nel 1996 quando aveva patteggiato 1 anno di pena per una tangente a un allora assessore all'Urbanistica di Bresso divenuto poi consigliere comunale a Milano: il politico, Giovanni Terzi, fu però in parte prescritto e in parte assolto in Appello (per la stessa tangente ammessa da Ugliola) da una sentenza che giudicò «vago, generico e per nulla circostanziato» il contributo di Ugliola, e giunse a ironizzare, «con riferimento al suo modo di esprimersi», sull'«ugliolese, neologismo sintomatico di particolare ambiguità espressiva». Arrestato l'anno scorso per tangenti a Cassano d'Adda, Ugliola è stato indagato a Milano nei mesi scorsi anche per l'ipotesi di false fatturazioni con lo scomparso industriale delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi e con l'immobiliarista Luigi Zunino in relazione all'ex area Falck a Sesto San Giovanni (non a caso alcuni atti milanesi sono stati inviati alla Procura di Monza).
    Dai pochi atti, tuttavia, si comprende anche che la Procura, seppure ritenga molto attendibile Ugliola anche nella parte in cui si descrive come un terminale della Lega per i rapporti con un certo giro di imprenditori nel settore dei centri commerciali e dell'urbanistica, non si basa solo sulle sue dichiarazioni, ma valorizza (oltre al riscontro di alcuni incontri e pranzi tra i vari protagonisti) anche le parole di un leghista. O, più precisamente, di un ex leghista, espulso di recente a causa del suo coinvolgimento nell'inchiesta di Cassano d'Adda: l'ex assessore comunale al Bilancio e poi consigliere della Provincia di Milano (oggi appunto fuoriuscito nel gruppo misto) Marco Paoletti. Il quale avrebbe dato conferme alle parole di Ugliola sia su singoli episodi specifici, come i 20.000 euro che ha ammesso di aver ricevuto dall'architetto nella spartizione a più tasche di una tangente edilizia a Cassano; sia sul contesto generale del ruolo di Ugliola, il quale - a nome dei suoi referenti politici leghisti o millantandoli, secondo le due possibili interpretazioni - avrebbe finito con lo stringere a parole accordi con i vari imprenditori per oltre un milione di futuribili tangenti.

    lferrarella@corriere.it
    gguastella@corriere.it
    L. Fer.
    G. Gua.

    Il caso Lega, affari sugli immobili «Le buste consegnate negli uffici regionali» - Corriere.it
    Ultima modifica di Eridano; 07-03-12 alle 10:52
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #7
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    è vergognoso il silenzio della Padania,forse il nord italia è più mafioso del sud,togliamo il forse, ciao

  8. #8
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    Citazione Originariamente Scritto da caio Visualizza Messaggio
    è vergognoso il silenzio della Padania,forse il nord italia è più mafioso del sud,togliamo il forse, ciao
    Si dice omertà ...




    :giagia:

  9. #9
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    Citazione Originariamente Scritto da caio Visualizza Messaggio
    è vergognoso il silenzio della Padania,forse il nord italia è più mafioso del sud,togliamo il forse, ciao
    L'italia è mafiosa, la padania è beota. Diverse anche nei difetti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #10
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    Predefinito Re: La Padania "confessa" la corruzione?...

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Si dice omertà ...




    :giagia:
    Si dice traditore. Se avesse anche rubato a man bassa per l'indipendenza non ci sarebbe stato alcunché da eccepire.
    Del resto rubare a uno stato mafioso per liberarsene non è un reato.

    Aspettiamo di vedere se la verità viene a galla.

    Per ora siamo solo a livello di sospetti della magistratura italiana.

    Senza cambiare alcunché a proposito della mia opinione a proposito della fu Lega Nord e del suo proprietario.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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