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ventunsettembre
Il partito federalista con un unico conto. Nel 2010 entrate per 36,5 milioni - Il Sole 24 ORE
Il partito federalista con un unico conto. Nel 2010 entrate per 36,5 milioni
La contabilità della Lega è nel mirino della magistratura di Milano. Per la prima volta anche nel Carroccio si comincia a parlare di finanziamenti illeciti, di tangenti, di imprenditori pronti a pagare per avere un permesso ed essere favoriti. Uno scenario che ci riporta agli anni di Tangentopoli, quando la Lega nacque proprio per interpretare la "questione morale". Ma dopo 20 anni le inchieste colpiscono anche il Carroccio. E c'è chi è pronto a scommettere, in Lombardia, che l'inchiesta che vede Davide Boni come protagonista scatenerà una vera e propria bufera dentro il partito.
Ecco come la Lega organizza la sua contabilità. Prima di tutto una contraddizione: al partito più federalista che c'è non interessano i proventi dei singoli territori. Le distinzioni regionali non esistono: la contabilità è un calderone unico, anche se poi tutti sanno che la Lombardia e il Veneto rappresentano il 70% delle entrate. Ai singoli territori viene tuttavia lasciata la libertà di gestirsi autonomamente l'organizzazione interna. Per le campagne elettorali, in caso di bisogno, le sedi possono chiedere aiuto ad un coordinamento nazionale.
Vediamo i conti nel dettaglio. La Lega Nord consolida un bilancio federale. Nel consuntivo 2010 ci sono circa 8 milioni di utili, con 36,5 milioni di entrate complessive. Da dove arrivano? Sostanzialmente da 4 regioni: la Lombardia e il Veneto in primis, poi a seguire il Friuli e il Trentino.
Le aree che si stanno affermando negli ultimi anni sono l'Emilia e la Romagna (territori rigorosamente staccati e autonomi per la Lega), e poi le più piccole Liguria, Marche e Umbria, con infine le new entry Sardegna e Abruzzo. Dove possibile ci sono sedi vere e proprie, mentre nei territori meno "remunerativi" la Lega utilizza per le riunioni di partito luoghi alternativi, locali dati in prestito da simpatizzanti o luoghi di incontro. In tutto le sedi sono mille.
Dei 36,5 milioni di entrate, 22,5 milioni arrivano dai contributi elettorali, calcolati sui voti ottenuti alle elezioni regionali e europee. E, come per tutti i partiti italiani, si tratta della forma di finanziamento più significativa. Ufficialmente dai tesseramenti arrivano 1,25 milioni, a cui si aggiungono 9,3 milioni di altre donazioni da parte dei simpatizzanti (oltre alla quota di iscrizione annuale). Poi ci sono le società, sia Pmi che grandi gruppi, dicono dal quartier generale della Lega, che nel 2010 hanno donato 800mila euro. Inoltre, con le manifestazioni il Carroccio ha raccolto l'anno scorso 2,6 milioni. Il resto arriva dai parlamentari, politici regionali e cittadini e rappresentanti nelle società pubbliche. Qui il dato è assolutamente in controtendenza rispetto alle altre realtà politiche, dove tradizioni di questo tipo si stanno indebolendo. Gli eletti nelle fila della Lega danno al partito una quota tra il 17 e il 20% del loro emolumento. Il doppio, ad esempio, di quanto chiesto da Pd e Pdl.
E non ci sono sconti: la regola vale per tutti, dai più ricchi a più poveri. Ci sono persino piccole realtà dove gli amministratori locali lasciano tutto il compenso al Carroccio. La fidelizzazione qui è ai massimi livelli. I finanziamenti del partito servono anche per tenere in piedi i media targati Carroccio, il quotidiano la Padania e Radio Padania, sostenuti finanziariamente perché ritenuti strategici per la comunicazione leghista. Spesso rappresentano addirittura una palestra per gli stessi politici, che, dopo anni passati nelle redazioni, sono poi pronti per le cariche di partito. Un metodo già utilizzato nell'Unità di un tempo, e che nel Carroccio sembra ancora funzionare.
Piccola annotazione come dire? Campanilistica.
Per la Lega il Piemonte deve essere considerato albanese.