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  1. #1
    Giolittiano
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    Predefinito Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Lavoce.info - ARTICOLI - RICETTE PER LA CRESCITA: PI INGEGNERI E MENO FILOSOFI


    La mancanza di sbocchi lavorativi per i laureati italiani è un problema serio. Tuttavia, a renderlo ancora più grave contribuiscono le scelte dei giovani, che spesso si orientano verso le facoltà umanistiche tralasciando quelle scientifiche o manageriali. Dovremmo invece seguire l'esempio di Singapore, un paese che non ha risorse naturali, ma che negli ultimi anni è cresciuto più dell'Italia. Perché ha investito nel capitale umano dei suoi giovani e oggi produce, in proporzione, il doppio dei nostri ingegneri e manager, un ottavo dei nostri avvocati e un quarto dei nostri umanisti.
    Il Corriere della Sera ha di recente pubblicato un articolo dal titolo “I laureati italiani? Sempre più disoccupati”. (1) Ovviamente, la mancanza di sbocchi lavorativi in Italia è un serio problema. Però credo che sia reso ancora più grave dalla scelta improvvida della facoltà universitaria.

    IL CAPITALE UMANO DI SINGAPORE

    Nel 2004, quando insegnavo alla University of Pennsylvania, mi capitò sotto mano il libretto universitario più spettacolare che abbia mai visto: doppio major (laurea, diciamo) in economia e matematica, tutti A (il voto più alto possibile), e percorso universitario finito in tre anni invece di quattro. A chi apparteneva questo libretto? A Jasmin Lau, studentessa di Singapore, una delle due arrivate quell'anno a University of Pennsylvania con una borsa di studio dello Stato di Singapore.
    L'aneddoto rivela un fenomeno più generale. Singapore sta facendo qualcosa di buono con i suoi studenti. Infatti, se guardiamo i punteggi Pisa del 2009 gli studenti di Singapore risultano secondi al mondo per capacità matematiche, mentre l’Italia è al trentaquattresimo posto in classifica. (2) Singapore è anche una delle nazioni cresciute più velocemente negli ultimi trenta anni, e infatti ha ampiamente scavalcato l'Italia per Pil pro-capite. (3) Le due cose sono collegate: Singapore cresce non perché abbia risorse naturali--non ne ha--ma perché ha capitale umano.

    COSA STUDIANO A SINGAPORE?

    E allora, se Singapore ha capito tutto dell'istruzione, perché non andare a guardare cosa studiano i suoi studenti? Mi riferisco in particolare alla distribuzione degli studenti fra le diverse discipline di studio perché una cosa che mi ha sempre colpito dell'Italia è quante persone studiano discipline come Filosofia, che hanno scarsi sbocchi lavorativi.
    Ho perciò costruito la seguente tabella incrociando i dati Istat sulla tipologia delle lauree rilasciate nel 2004 da corsi di 4-6 anni, con i corrispondenti dati per Singapore. (4) Naturalmente per riconciliare le differenti classificazioni ho dovuto fare alcune scelte un po' arbitrarie, ma nulla che infici il messaggio di fondo. La tabella riporta le percentuali di laureati per disciplina. Si nota come i laureati italiani si concentrino su discipline umanistiche, mentre quelli di Singapore si concentrano su discipline scientifiche e manageriali.





    Se prendiamo Singapore come un modello di una nazione che vive di capitale umano, che mi sembra debba essere la vocazione dell’Italia, vediamo che non solo c'è una differenza di livello di istruzione (vedi i punteggi Pisa), c’è anche una differenza di composizione della coorte dei laureati. Non è dunque troppo sorprendente che un sistema come quello di Singapore, che produce il doppio (in proporzione) dei nostri ingegneri e manager, un ottavo dei nostri avvocati e un quarto dei nostri umanisti, sia più capace di innovare e di crescere.

    MA L'UMANESIMO PAGA?

    Perché gli studenti italiani sono così sbilanciati a favore delle discipline umanistiche, non solo rispetto a Singapore, ma anche rispetto a qualsiasi concezione realistica della composizione della domanda di lavoro? È possibile che, in una maniera o nell'altra, tutti gli umanisti che produciamo se la passino meglio degli scienziati?
    Per saperne di più mi rivolgo di nuovo all'Istat. La tabella seguente riporta un altro dato sul campione dei laureati italiani di cui alla tabella precedente: la percentuale dei laureati in ogni disciplina che, a tre anni dalla laurea, avevano un lavoro di tipo continuativo, dipendente, e a tempo indeterminato, il mitico "posto fisso" insomma.
    La tabella evidenzia considerevoli discrepanze che vanno più o meno nella direzione che ci si aspetterebbe. Eccetto per i geo-biologi, i laureati in tutte le discipline scientifiche hanno una probabilità di impiego fisso superiore al 50 per cento, così come i laureati in discipline economico/manageriali. Nessun'altra disciplina raggiunge la soglia del 50 per cento.


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  2. #2
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Viste le percentuali direi anche meno avvocati....
    "La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)

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  3. #3
    Giolittiano
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Viste le percentuali direi anche meno avvocati....
    finchè non mettono il numero chiuso a ogni facoltà siamo ridotti così
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  4. #4
    La polizzzzia del webbbbe
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    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    finchè non mettono il numero chiuso a ogni facoltà siamo ridotti così
    Numero chiuso...secondo me è il mercato del lavoro che dovrebbe far selezione...e finché il nostro stato legifera anche sulla lunghezza del pelo sulla schiena, di avvocati ce ne vorranno sempre a fiotti....
    "La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)

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  5. #5
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    non che cambi molto.

    oggi come oggi anche un ingegnere under 30 lavora come stagista o con stipendi da fame. esattamente come qualsiasi altro laureato.

    salvo conosca qualcuno....

  6. #6
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Numero chiuso...secondo me è il mercato del lavoro che dovrebbe far selezione...e finché il nostro stato legifera anche sulla lunghezza del pelo sulla schiena, di avvocati ce ne vorranno sempre a fiotti....
    Altrochè se la fa selezione il mercato del lavoro, ma non basta, il 18enne non sa nulla di quello che avviene nel mercato del lavoro e non gliene frega nulla. Anche coloro che pensano agli sbocchi lavorativi sperano di essere nella piccola minoranza che diventa professore di filosofia, o giornalista o creativo/designer/musicista/poeta.
    I genitori sono beoti quanto i figli e senza contare coloro che davanti alla palese inutilità di certe lauree sostengono che non sono loro che hanno fatto la scelta sbagliata ma il sistema perchè l'istruzione è un diritto di per sè e ci deve pensare lo Stato e NO al profitto nell'istruzione ecc ecc
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  7. #7
    Giolittiano
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    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Numero chiuso...secondo me è il mercato del lavoro che dovrebbe far selezione...e finché il nostro stato legifera anche sulla lunghezza del pelo sulla schiena, di avvocati ce ne vorranno sempre a fiotti....
    si ma la disoccupazione è proprio causa della selezione del mercato del lavoro. ci sono migliaia di laureati in niente che si lamentano di essere disoccupati a 30anni, quando invece potevano evitare di spendere denaro all'università e lavorare dopo il liceo
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  8. #8
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Numero chiuso...secondo me è il mercato del lavoro che dovrebbe far selezione...e finché il nostro stato legifera anche sulla lunghezza del pelo sulla schiena, di avvocati ce ne vorranno sempre a fiotti....
    Magari se si laurea in Basilicata a 27 anni forse. Altrimenti proprio no.
    Against all odds

  9. #9
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    si ma la disoccupazione è proprio causa della selezione del mercato del lavoro. ci sono migliaia di laureati in niente che si lamentano di essere disoccupati a 30anni, quando invece potevano evitare di spendere denaro all'università e lavorare dopo il liceo
    Ognuno è responsabile delle proprie scelte. Prima si pensava che bastasse un pezzo di carta qualsiasi per poter ambire a chissà quali traguardi....e forse 25 anni fa bastava veramente. Adesso il pezzo di carta è rimasto tale...pezzo di carta...soprattutto se dietro non è coperto da reale preparazione e capacità personale. Laureati in filosofia, arte, etc...per carità BELLISSIME materie che mi affascinano pure...ma che poi si sà già NON danno sbocchi di lavoro. Ma allora...perchè farle, soprattutto se non si è di famiglia agiata o ricca?
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  10. #10
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    Predefinito Re: Più ingegneri e meno filosofi, prima ricetta per la crescita

    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Numero chiuso...secondo me è il mercato del lavoro che dovrebbe far selezione...e finché il nostro stato legifera anche sulla lunghezza del pelo sulla schiena, di avvocati ce ne vorranno sempre a fiotti....
    Guarda che è esattamente questo il problema, il mercato del lavoro seleziona eccome, mentre dall'altra parte c'è la pretesa che lo stato assorba tutti i laureati in matere umanistiche che per forza di cose non trovano sbocchi nel privato.

 

 
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