User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 12
  1. #1
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito E' morta la storica Marta Sordi

    Una vita per la storia antica

    È morta domenica 5 aprile a Milano Marta Sordi, professore emerito di Storia greca e romana all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Aveva 83 anni. Era nata a Livorno il 18 novembre 1925. Le esequie saranno celebrate martedì 7 aprile alle ore 11 presso la basilica di Sant'Ambrogio. Nota non solo agli studiosi, ma anche al grande pubblico per la sua intensa attività pubblicistica su giornali e riviste, Sordi si distingueva per la non comune capacità di unire a una vastissima cultura efficaci capacità di divulgazione. Nel trattare le sue tematiche predilette la studiosa sapeva trattare, con rigore e disinvoltura, le vicende storiche più complesse: dalla politica al costume, dagli aspetti della vita religiosa greco-romana all'incontro di Roma con il cristianesimo. Ricordiamo, per esempio, alcuni interventi relativi al racconto evangelico della passione e della morte di Cristo, come quello sui fondamenti giuridici e processuali per cui Ponzio Pilato fu costretto a condannare a morte Gesù. O la questione del "sepolcro vuoto" che impressionò profondamente i contemporanei pagani ed ebrei tanto che un decreto, risalente forse al tempo di Nerone, comminava addirittura la pena di morte ai colpevoli di violazione delle sepolture; e il fatto che tale decreto - a quanto pare un unicum nel diritto romano - sia giunto attraverso un'iscrizione proveniente da Nazaret, fa ritenere che ancora nella generazione successiva alla risurrezione si volesse insistere sull'idea che i primi discepoli avessero trafugato il corpo di Gesù e si intendesse colpire così, con pene assolutamente sporporzionate, chi si provasse a imitarli. Membro dell'Accademia di Scienze e Lettere dell'Istituto Lombardo e dell'Istituto di Studi Etruschi, Marta Sordi ha pubblicato molti volumi tra i quali ricordiamo: La lega tessala (Roma,1958); Il cristianesimo e Roma (Bologna, 1965); I cristiani e l'Impero romano (Milano,1984); Il mito troiano e l'eredità etrusca di Roma, (Milano 1989); La dynasteia in Occidente: studi su Dionigi I (Padova,1992); Prospettive di storia etrusca (Como, 1995); Il mondo greco dall'età arcaica ad Alessandro (Milano, 2004). Nel 2002 sono usciti a Milano due volumi dei suoi scritti minori: Scritti di storia greca e Scritti di storia romana.

    Fonte: L'Osservatore Romano, 6-7 aprile 2009, p. 5


    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Un celebre saggio di Marta Sordi: le persecuzioni fomentate dai giudei!

    Nerone anticristiano? Fu colpa degli ebrei
    Lo avrebbe istigato una Poppea «giudeizzante»


    Le persecuzioni dei cristiani iniziarono con Nerone, ma non fu del tutto colpa sua. La tesi è sostenuta da Marta Sordi, professoressa emerita di Storia greca e romana alla Cattolica di Milano, che nel volume «Impero Romano e Cristianesimo. Scritti scelti» (Institutum Patristicum Augustinianum, pp.552) ha raccolto alcuni articoli dedicati ai rapporti fra Roma e Cristianesimo. Fra le tesi esposte, che sono molte, anche quella di una Poppea «giudeizzante», che appena sposato il crudele imperatore dopo il ripudio di Ottavia, secondo Tacito molto si adoperò per scatenare la caccia ai seguaci della nuova fede cristiana.

    Professoressa Sordi, non teme di essere tacciata di antisemitismo?

    «Assolutamente no, dal ’57 a oggi ho scritto tre volumi sui rapporti fra Cristianesimo e Impero Romano, anche tradotti in inglese, e nessuno mi ha mai accusato di antisemitismo. Anche perchè quello che dico lo dico sulla base delle fonti, il mio è un lavoro storico».

    Che rivede comunque l’immagine del popolo ebraico all’epoca della nascita di Cristo.

    «Quello che a me dà molto fastidio, è il fraintendimento dei Vangeli. Nei film faziosi, che si vedono purtroppo spesso, viene affermato che l’iniziativa del processo contro Gesù fu dei romani, ma non è così. Fu il sinedrio giudaico a volere in maggioranza la sua condanna. Che i romani hanno eseguito, ma non volevano. Certo, solo loro potevano eseguirla, ma lasciavano ai sacerdoti una grande autonomia nell’impostare i processi. Questo chiarimento lo ritengo molto importante, perché la teoria più diffusa, anche in film ritenuti "buoni", porta a un fraintendimento di tutto il Cristianesimo. Certo non voglio dire che i giudei fossero tutti colpevoli, anzi moltissimi si convertirono».

    La figura di Poppea?

    «Indubbiamente era in collegamento con i sacerdoti giudaici, questo lo dice Giuseppe Flavio, e può aver influito su Nerone. Interessante anche la riscoperta dell’Editto di Nazareth, scritto da un imperatore romano che riteniamo sia Nerone, che commina la pena di morte, con effetto retroattivo, a coloro che con l’inganno hanno fatto sparire un corpo dalla tomba spostandone le pietre. È un chiaro riferimento al sepolcro vuoto di Gesù, e il Vangelo secondo Matteo dice che il sinedrio chiese di mettere delle guardie di fronte alla tomba e poi ingiunse loro di raccontare che si erano addormentate e che i discepoli di Gesù avevano sottratto il corpo. Si tratta di un Editto molto interessante, un imperatore romano che persegue i cristiani e si rifà a questa denunzia è una cosa che nessuno ha mai preso in considerazione finora».

    Comunque è sempre stata voce popolare, nel corso dei secoli, attribuire ai giudei la crocifissione di Gesù.

    «In effetti prima del Concilio Vaticano II si parlava di "deicidio", parola che oggi nessuno pronuncia più. E certo non si può accusare il popolo giudaico nel suo insieme di aver voluto uccidere Dio».

    Da tutto ciò, esce riabilitata la figura di Nerone, peraltro recentemente assolto da alcuni studi anche in merito al presunto omicidio della madre.

    «Una riabilitazione di Nerone mi sembra veramente forzata, non credo sia sostenibile. Dopo il 62 d.C., ruppe con la tradizione giulio-claudia del principato civile e scelse una politica orientalizzante, creando una frattura anche con gli storici che fino ad allora avevano collaborato al governo. Certo non fu solo colpa degli ebrei, era qualcosa di immanente nella storia dell’Impero Romano, c’era un circolo di pensiero già al tempo di Augusto che portava verso l’Oriente».

    Rossella Minotti

    Fonte: Il Giorno, 8.4.2007

    P.S.: nonostante si contesti l'idea del deicidio, nondimeno si sottolinea l'odio giudaico verso i cristiani, tanto da ispirare le prime persecuzioni contro i fedeli di Cristo.

  3. #3
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    115,528
    Mentioned
    434 Post(s)
    Tagged
    20 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: E' morta la storica Marta Sordi

    RIP

  4. #4
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    115,528
    Mentioned
    434 Post(s)
    Tagged
    20 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: E' morta la storica Marta Sordi

    Marta Sordi sul Gesù di Ratzinger


    «Studiando i vangeli si è allargato il campo alle tracce epigrafiche, papirologiche, numismatiche. È sempre più evidente la storicità di Cristo, che, come scrive il Papa, non può essere ridotto a leggenda». Parla la grande storica dell’Antichità



    Si potrebbe dire che da decenni si confronta con Gesù, ma solo per caso. Nel senso che l'interesse scientifico di Marta Sordi, una delle massime studiose di storia romana, si concentra proprio su quell'età imperiale all'inizio della quale si svolse la vicenda storica di Cristo, ma non su di Lui. Leggere il Gesù di Nazaret di Benedetto XVI per lei significa confrontarsi con un metodo, oltre che con un'epoca, una persona e una fede. In quest'intervista analizza la via seguita da Ratzinger per descriverli.
    Il libro del Papa, nel sancire l'unità tra due profili spesso alternativi nell'esegesi, cioè il Cristo della storia e quello della fede, mette sotto esame il metodo storico-critico. Quali sono i suoi limiti?
    «Ratzinger non nega il metodo storico-critico ma ne individua effettivamente limiti e rischi, che nascono, come scrive il Papa, dalle distinzioni sempre più sottili di tradizioni stratificate e dalla trasformazioni di ipotesi in verità indiscutibili. Il metodo storico-critico applicato ai Vangeli è nato tra il XIX e il XX secolo nell'ambito di una storiografia impostata sull'ipercritica. Quest'approccio però è stato superato, almeno in parte, dalla storiografia recente. Studiando il mondo greco e romano coevo ai Vangeli, non ci si è accontentati più delle fonti letterarie, ricorrendo anche a quelle numismatiche, papirologiche, epigrafiche, ecc. Quanto quest'evoluzione sia stata proficua lo dimostrano vari esempi: Valerio Publicola, personaggio chiave nel passaggio tra la monarchia e la repubblica romana, è rimasto avvolto nella leggenda finché non fu trovata un'epigrafe che permise di riscriverne la storia. Ebbene, molti esegeti, anche attuali, non hanno seguito quest'evoluzione e sembrano aver perduto ogni contatto con le fonti. Essi continuano a costruire le loro interpretazioni sulle ipotesi dei loro predecessori, stratificazioni che per loro diventano dei dogmi».
    Quindi lo strappo tra il Cristo della storia e quello della fede che Ratzinger "ricuce" non è il figlio del metodo storico-critico ma rappresenta la sua degenerazione.
    «Esattamente. E questo vale anche per la scoperta e l'applicazione dei generi letterari alla Bibbia. Così, se è stato fondamentale, per comprendere l'Antico Testamento, riconoscere il carattere sapienziale e non storico di libri come quelli di Giobbe e di Giona, un'acquisizione che dobbiamo precisamente al metodo storico-critico, è devastante quando si pretende di applicare ai Vangeli un genere letterario differente da quello storico o storico-biografico».
    Come capiamo che i Vangeli appartengono al genere storico?
    «Dal prologo di Luca. Il suo Vangelo è uno dei sinottici, non un testo scollegato dagli altri, e utilizza un linguaggio e un'architettura tipici della storiografia scientifica di tipo tucidideo, con quel richiamo all'akribia, il senso critico, e all'autopsia, che esalta la testimonianza oculare dei fatti raccontati. Del resto, i Vangeli sono scritti in un'epoca critica, segnata dalla trasmissione scritta delle conoscenze, e quanto si tenesse a una testimonianza diretta degli eventi lo dimostra la scelta degli stessi Apostoli, che dopo l'Ascensione, scegliendo il dodicesimo di loro, individuano Mattia perché era stato testimone della vita di Gesù dal battesimo di Giovanni fino alla Resurrezione».
    Qual è la personalità di Cristo che emerge dalla sintesi ratzingeriana?
    «Il centro della personalità di Gesù - Benedetto XVI lo dice a più riprese - è il suo rapporto con Dio Padre. Devo aggiungere che la persona che emerge da quest'esegesi che "unifica" i due profili è molto più coerente e storicamente attendibile di quella che ci propongono certuni esegeti, che vedono nel Cristo il rivoluzionario fallito o il mite moralista che tutto permette, come sottolinea anche l'autore. Su questa personalità di Gesù non avrei dubbi perché il Papa ci ritorna continuamente nel libro: dalla confessione di Pietro, al racconto della Trasfigurazione, sino al famoso "Io sono" con cui afferma l'identità col Padre».
    Se non prometteva né rivoluzioni, né riforme, quale fu, per i contemporanei, la novità del messaggio cristiano?
    «Ratzinger risponde: Gesù ha portato Dio. Rileggiamo il suo libro: non il pane, non la pace, né il benessere, o meglio tutto questo ma nel giusto ordine, che vede Dio al primo posto... Una novità che emerge dalle pagine sulle tentazioni, sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, sull'istituzione dell'Eucaristia. Nel mondo pagano e soprattutto in quello romano, la grande novità del cristianesimo si spiega con l'attesa, particolarmente sentita nel periodo augusteo, di una comunione tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Catullo rimpiangeva l'età degli eroi perché allora gli dei camminavano in mezzo agli uomini e condividevano con loro nozze e mense. Virgilio rivela nella quarta egloga la stessa esigenza. Non dimentichiamo che nozze e mense sono simboli anche nella Rivelazione biblica. Individuano la comunione con Dio».

    Questo significato può valere anche per i moderni?
    «Anche noi abbiamo un immenso bisogno di comunione con Dio e l'angoscia di oggi non è molto diversa dal sentimento che pervadeva i romani negli anni delle guerre civili, quando, scrive Catullo, il fas e il nefas, il diritto divino e il suo rovesciamento, si mescolano e vige il totale disordine, gli dei si allontanano e la luce sul mondo si spegne...»



    fonte: http://www.identitaeuropea.org/archi...na_gesu02.html

  5. #5
    Cacciaguida
    Data Registrazione
    29 May 2008
    Messaggi
    35,409
    Mentioned
    595 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: E' morta la storica Marta Sordi

    Una vera Cattolica Apostolica Romana.
    Nemica degli astrattismi teosofici modernisti.

  6. #6
    Cacciaguida
    Data Registrazione
    29 May 2008
    Messaggi
    35,409
    Mentioned
    595 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: E' morta la storica Marta Sordi

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Marta Sordi sul Gesù di Ratzinger



    «Il centro della personalità di Gesù - Benedetto XVI lo dice a più riprese - è il suo rapporto con Dio Padre. Devo aggiungere che la persona che emerge da quest'esegesi che "unifica" i due profili è molto più coerente e storicamente attendibile di quella che ci propongono certuni esegeti, che vedono nel Cristo il rivoluzionario fallito o il mite moralista che tutto permette, come sottolinea anche l'autore.
    .

  7. #7
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Studiosa di S. Paolo ....

    Saulo di Tarso

    Marta Sordi spiega la nuova cronologia della vita di Paolo e conferma l’autenticità del suo carteggio con Seneca

    di Roberto Persico




    Il 28 giugno il Papa inaugurerà solennemente un altro giubileo: la Chiesa festeggia due millenni dalla nascita di Saulo di Tarso detto Paolo, l’“Apostolo delle genti”, l’uomo che più di ogni altro ha diffuso il cristianesimo tra i popoli che abitavano le sponde del Mediterraneo; secondo i critici avversi, l’uomo che avrebbe “inventato” il cristianesimo, che senza di lui sarebbe rimasto un’oscura setta marginale del mondo ebraico. Un’occasione straordinaria per la Chiesa per riflettere sul proprio compito, sulla missione “ad gentes”, sul rapporto fra il suo annuncio e le culture dei popoli che incontra, questioni tutte che si pongono in maniera drammatica e affascinante in questo terzo millennio che si è appena aperto.
    Un tema che affascina e riguarda da vicino Marta Sordi, professoressa emerita di Storia antica dell’Università Cattolica di Milano, che all’opera di Paolo ha dedicato una vita di studi, «dal punto di vista della storia romana – tiene a precisare – dello studio delle fonti, proiettando le notizie dei testi cristiani su quel che ci è noto dalla documentazione romana». Una conoscenza approfondita che presenterà e dibatterà nell’incontro del ciclo sul giubileo paolino promosso dal Centro culturale di Milano (vedi box nella pagina seguente) e che illustra con limpida chiarezza a Tempi.
    Professoressa Sordi, ancora oggi qualcuno sostiene che il cristianesimo sarebbe un’invenzione di san Paolo, lui avrebbe trasformato il culto di un’innocua setta ebraica in una religione universale.
    È del tutto falso. Tanto per cominciare, il primo ad aprire ai non ebrei non è Paolo, è Pietro. Gli Atti degli apostoli, capitolo 10, raccontano chiaramente la storia del centurione Cornelio, romano, battezzato senza essere circonciso; è Pietro che prende la decisione, che entra nella casa di un pagano sfidando le critiche degli altri apostoli, che nel primo concilio che si svolge a Gerusalemme si pronuncia contro l’obbligo della circoncisione: l’annuncio cristiano è per tutti, non solo per gli ebrei.
    Sì, ma Paolo non aveva conosciuto direttamente Gesù, gli apostoli raccontavano dei fatti, lui invece ha elaborato una teologia.
    Sempre in completa sintonia con la comunità degli apostoli. Come scrive nella lettera ai Galati, e come è riportato anche negli Atti, è andato due volte a Gerusalemme, la prima poco dopo la conversione, la seconda quattordici anni dopo, quando in tutte le chiese dell’Asia minore godeva già di grandissima autorità: e sempre per sottomettersi al giudizio di Pietro e di quelli che con lui – Paolo non fa nomi, ma verosimilmente dovevano essere Giacomo e Giovanni – erano le guide riconosciute da tutti. «Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani – scrive – per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano». Per non aver corso invano, capisce? Paolo sa benissimo che se predicasse qualcosa di diverso dalla fede degli apostoli la sua opera sarebbe vana.



    Quali sono dunque le caratteristiche fondamentali di quest’opera?

    Direi la presa di coscienza del “mistero nascosto nei secoli” della chiamata dei pagani, che nasce in lui durante la missione in Asia minore, e la capacità di rivolgersi a tutti, non escluse le autorità, i potenti, secondo il linguaggio e le forme più adatte a ciascuno. Due caratteristiche che si colgono fin dall’inizio. La missione di Paolo comincia infatti con il viaggio a Cipro. Qui lui predica, come sempre farà, in primo luogo alla comunità ebraica. Ma poi viene chiamato dal governatore romano dell’isola, Sergio Paolo, il quale, dicono gli Atti, «credette»; ed è proprio da qui in avanti che Paolo cambia il suo nome ebraico, Saul, prendendo non a caso il nome di quello che potremmo definire il suo primo convertito illustre. Il quale diventerà suo protettore, tanto che quando poi sbarca in Asia minore Paolo non si dirige nelle zone grecizzate della costa, ma in quelle più rozze dell’interno, dove la potente famiglia dei Sergi Paoli aveva terre e influenza. È qui, io credo, che Paolo acquisisce la consapevolezza che l’annuncio di Cristo è destinato, attraverso di lui, a tutte le genti; perché sempre rivolge il suo annuncio prima alla sinagoga, ma gli ebrei rispondono tiepidamente, quando addirittura non reagiscono duramente e cercano di trascinarlo davanti ai tribunali romani, mentre raccoglie seguito fra i gentili. Così a Corinto gli ebrei lo accuseranno davanti al proconsole di Acaia, Gallione, fratello di Seneca; il quale peraltro nemmeno prenderà in considerazione le accuse, perché gli paiono irrilevanti. A Efeso invece viene accusato dagli argentieri che prosperavano vendendo statuette di Diana Efesia e vedevano la propria attività rovinata dalla nuova religione; ma gli asiarchi intervengono a risolvere la situazione: in entrambi i casi vediamo come le massime autorità romane lo giudichino con benevolenza, segno evidente del fatto che sapeva come rapportarsi con loro.
    Poi viene il celebre sogno del macedone che lo implora di “passare il mare” e di portare anche in Europa l’annuncio di Cristo.
    Sì, anche se il desiderio di andare a Roma è presente da molto: è già formulato, secondo gli Atti, quando Paolo si trova a Efeso, ed è espresso anche nella Lettera ai Romani, che secondo la cronologia che io ho ricostruito risale al 53-54, non al 57 come generalmente si ritiene. Infatti tra le personalità romane che nomina ci sono Narciso, un liberto di Claudio morto nel 54, e Aristobulo, che nel medesimo anno venne mandato a governare la Piccola Armenia.

    Lei attribuisce grande importanza a questa revisione della cronologia tradizionalmente accertata. Perché?

    Perché con la cronologia tradizionale un sacco di questioni rimangono incomprensibili. Mentre con quella che propongo io – che si accorda con tutti i dati a nostra disposizione – ogni problema si chiarisce. Tutto dipende da un passo degli Atti (24,27), in cui si dice che «trascorsi due anni, Felice [il governatore romano della Giudea] ebbe come successore Porcio Festo; ma Felice lasciò Paolo in prigione»: generalmente, i due anni vengono riferiti alla prigionia di Paolo, mentre si tratta semplicemente della durata in carica di Felice, che fu governatore, secondo le fonti romane, nel 53-54. Dunque Paolo fu processato sotto il successore Porcio Festo nella prima metà del 55, in forza del suo status di cittadino romano si appellò a Cesare e fu quindi trasferito a Roma, dove giunse agli inizi del 56, e non dopo il 60, come generalmente si ritiene. Nel 56 era prefetto del pretorio Afranio Burro, amico di Seneca, uomo saggio e tollerante, e questo spiega le condizioni della prigionia di Paolo, una sorta di arresti domiciliari molto blandi, in cui era sorvegliato da un pretoriano ma poteva ricevere liberamente chi voleva. Poi venne assolto, verosimilmente da Burro, nella primavera del 58, e qui ha inizio il celebre epistolario con Seneca.
    Generalmente ritenuto un falso costruito nei secoli seguenti.
    Anch’io all’inizio ero convinta che fosse falso. Ma studiandolo con attenzione, e inserendolo nella nuova cronologia, ho cambiato parere. Due lettere sono sicuramente aggiunte a posteriori, diverse dalle altre per stile e lessico, e hanno per così dire trascinato con sé il giudizio sull’intera opera. Ma se eliminiamo queste due il resto io credo sia autentico. Si tratta di una corrispondenza amichevole, sovente poco più che biglietti, con allusioni a vicende quotidiane, a conoscenti comuni: se un falsario avesse voluto inventarsi un carteggio fra due personaggi del genere avrebbe scelto temi più impegnativi, non le pare? Poi c’è la questione dello stile: è un cattivo latino, si osserva, pieno di grecismi, segno che la lingua madre di chi le ha scritte era il greco. Ma, attenzione: i grecismi compaiono soltanto nelle lettere di Paolo, non in quelle di Seneca, che anzi in una gli rimprovera bonariamente il suo latino scadente e gli dà qualche consiglio su come migliorarlo. Ci sono poi un riferimento alla “lunga lontananza” di Paolo e una cono-scenza diciamo dall’interno della situazione politica, e una circospezione nel trattarla, che non potevano essere opera di un eventuale falsario.

    Vuole chiarire questi ultimi punti?

    Secondo la mia ricostruzione, Paolo rimase agli arresti domiciliari tra il 56 e il 58, venne quindi assolto, e qui si collocano le prime lettere con Seneca. Quindi, dal 59 al 62, c’è un vuoto, durante il quale Paolo si recò in Spagna. Tornò giusto in tempo per subire gli effetti nella svolta di Nerone: proprio in quell’anno morì Burro e Seneca perse il suo ascendente sull’imperatore, sostituito da quello della nuova moglie di lui, Poppea. E in una lettera di Seneca di questo periodo si fa cenno all’ostilità della «domina» nei confronti di Paolo, perché ha «abbandonato la religione dei padri». È un dettaglio fondamentale, perché Poppea effettivamente era giudaizzante, e quindi non guardava di buon occhio i cristiani, ma questo lo sappiamo da Flavio Giuseppe e da Tacito, i cristiani del secondo e del terzo secolo non lo sapevano. Inoltre tutto quel che riguarda gli ambienti di corte viene accennato con grande circospezione, come se i corrispondenti temessero che le loro lettere potessero cadere in mani sbagliate. Un falsario non avrebbe mai potuto avere questi riguardi.
    Paolo tornò anche giusto in tempo per essere di nuovo in disaccordo con Pietro prima che entrambi venissero condannati a morte.
    Guardi, tra Pietro e Paolo non ci sono mai, sottolineo mai, contrasti dottrinali. Potremmo dire che hanno due “stili pastorali” diversi: Pietro è più discreto nei confronti degli ebrei, tende a evitare contrasti; Paolo invece predica sempre in primo luogo ai connazionali, e solo in un secondo momento si rivolge ai gentili. Ma sono differenze di metodo e di temperamento, mai di dottrina. Da questo punto di vista anzi l’unità fra i due è uno dei fondamenti stessi della Chiesa di Roma. Una delle testimonianze più commoventi è un’iscrizione ritrovata a Ostia e databile agli inizi del II secolo o addirittura alla fine del I, riferita a un “Marco Anneo Petro Paolo”: Petro Paolo, capisce, è un cristiano che ha preso come cognome il nome di entrambi gli apostoli, indissolubilmente uniti. Pietro e Paolo: su questo binomio si fonda la Chiesa.

    Fonte: Tempi, 19.5.2008

  8. #8
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito A riprova dell'intuito della studiosa ....

    San Paolo e Seneca si incontrarono?

    Cristoforo Savolini, Morte di Seneca, XVII sec., chiesa di San Domenico, Cesena

    Gian Enrico Manzoni


    Le quattordici lettere che sono tramandate col nome del filosofo Seneca (in numero di otto) e di san Paolo (sei) costituiscono un epistolario da tempo considerato apocrifo, che sarebbe opera di uno o più autori a noi sconosciuti del IV secolo. Questi avrebbero falsificato i nomi del mittente e del destinatario di ciascuno dei quattordici scritti per inventare una corrispondenza, mai avvenuta, tra i due. Questa tesi tradizionale ha sempre trovato consenso nella maggior parte (anche se non nella totalità) degli studiosi, e ha fatto sì che nei manuali di storia letteraria latina lo spazio riservato all’argomento sia del tutto marginale. Due sono in particolare gli argomenti forti per negarne l’autenticità. Il primo è rappresentato dal fatto che l’apologeta cristiano Lattanzio, scrivendo nel 324 circa, mostra di ignorarne l’esistenza dell’epistolario, visto che afferma che Seneca avrebbe potuto essere cristiano, purché qualcuno gli avesse parlato di Cristo.

    Il secondo ostacolo è dato dalla XII lettera, o XI secondo altre numerazioni, che è datata nel marzo del 64 e che è attribuita a Seneca: in essa infatti si descrive l’incendio di Roma, che invece avvenne nel luglio dello stesso anno; un errore vistoso, che è impensabile in uno scrittore contemporaneo all’avvenimento. Nonostante queste difficoltà evidenti, l’epistolario venne creduto autentico nel corso della tarda antichità e del Medioevo: si andava così dalla testimonianza di san Girolamo (che nel 392 scriveva che le lettere tra i due grandi circolavano e venivano lette da moltissime persone) a quella di intellettuali come Albertino Mussato e il Boccaccio, che non avevano dubbi sia sull’autenticità sia sulla fede cristiana di Seneca. Dall’Umanesimo iniziarono invece le critiche demolitrici, sintetizzate da Giusto Lipsio, il filologo fiammingo che affermava che queste lettere sarebbero state scritte per prendere in giro noi lettori, facendoci credere in un epistolario impossibile.

    In controtendenza con questa negazione dei rapporti tra Seneca e san Paolo e dell’autenticità delle lettere, si presenta adesso (ma non è la prima volta che se ne occupa) la riflessione della storica Marta Sordi, ben nota come esperta della civiltà greco-romana e dei rapporti tra il mondo pagano e quello cristiano nei primi secoli dell’impero. La studiosa è tornata recentemente sull’argomento in uno scritto intitolato Seneca e i Cristiani, contenuto in un volume miscellaneo intitolato Amicitiae templa serena, uscito presso Vita e Pensiero. La Sordi torna a sottolineare l’importanza della definizione di Seneca come maestro dell’imperatore e come l’uomo più potente di quel momento, che di lui dà Girolamo nello stesso passo in cui nomina l’epistolario:, la duplice affermazione è infatti vera solo fino all’anno 62, quando il filosofo si staccò da Nerone e perse la posizione di potere a corte di cui godeva. Questo induce a pensare a una datazione delle lettere che non scenda sotto quel momento, che fu di progressivo distacco tra l’intellettuale e il potere.

    La conseguenza è che bisogna escludere dal novero dell’epistolario almeno una delle quattordici lettere tramandate, che non si attaglia a una definizione del genere per Seneca. Marta Sordi si pronuncia innanzitutto a favore della probabilità di una conoscenza personale tra Paolo e Seneca. L’arrivo dell’apostolo a Roma andrebbe collocato nel biennio 56*58, quando Seneca era potentissimo a Roma e influente consigliere di Nerone; Paolo avrebbe avuto in quel periodo buone amicizie tra i pretoriani, guidati da quel prefetto, Afranio Burro, che sappiamo amico di Seneca: in tale contesto l’ipotesi di un incontro tra le due grandi personalità non è certo inverosimile, anche se non abbiamo alcuna prova certa in merito. Abbiamo invece la prova di un rapporto tra la famiglia di Seneca, la gens Annaea, e Paolo stesso, attraverso un’iscrizione funeraria della fine del I o dell’inizio del II secolo, trovata a Ostia, luogo del martirio di Paolo.

    Anche la Sordi esclude, per varie ragioni, la paternità di due lettere dal novero di quelle autentiche: la prima è la XII (o XI) per via della descrizione prima del tempo dell’incendio di Roma; l’altra è la XIV, l’ultima, che con linguaggio diverso dalle precedenti suggerisce addirittura l’idea di una conversione di Seneca al Cristianesimo. Le altre dodici lettere sono quindi riconducibili al periodo che va dal 58 al 62, in cui realmente Seneca era l’uomo più potente del momento e Paolo era sicuramente presente nella capitale dell’impero. Caduti dunque i principali ostacoli al riconoscimento della genuinità delle dodici lettere, la Sordi giunge alla conclusione che l’insieme dell’epistolario, di scarso significato dal punto di vista religioso, è invece importante documento da quello storico. È indizio dell’esistenza di quei rapporti tra Seneca e san Paolo che anche altri elementi, citati e dibattuti nel saggio, sembrano confermare.

    Fonte: Avvenire, 15.1.2009

  9. #9
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito L'ultimo suo contributo ....

    Un inedito della studiosa morta domenica a Milano

    E in Asia Paolo scoprì di saper parlare ai pagani

    Per gentile concessione del Centro Culturale di Milano pubblichiamo uno stralcio della conferenza tenuta dalla storica il 27 maggio 2008 sul tema "San Paolo: Apostolo delle genti".

    di Marta Sordi



    Una cosa che colpisce in san Paolo è la capacità di stabilire i rapporti con pagani eminenti, per esempio Sergio Paolo, il proconsole di Cipro, o gli asiarchi a Efeso, che quando scoppia il tumulto degli argentieri, si offrono di placare la folla. Anche durante il viaggio per Roma Paolo stringe amicizia con un centurione che doveva portare vari prigionieri nella capitale dell'impero. Così quando la nave è in pericolo, per salvare Paolo, il centurione decide di non affondarla.
    C'è dunque in Paolo una capacità notevole di impostare il dialogo con i pagani, anche della classe dirigente sia greca che romana. Questa è una premessa molto importante per comprendere per esempio l'epistolario ritenuto per lo più apocrifo fra san Paolo e Seneca, che rivelerebbe un'amicizia duratura fra il santo e uno dei consiglieri di Nerone.
    Paolo prende coscienza a pieno di queste sue capacità diplomatiche durante la missione in Asia. A Cipro, la prima tappa, Paolo e Barnaba sembrano non avere intenzione di contattare pagani, preferiscono parlare in una sinagoga ebraica. Il proconsole di Cipro, Sergio Paolo, saputo del suo arrivo lo chiama a sé. Paolo compie un miracolo davanti a lui, e gli Atti riportano "il proconsole credette". Da questo momento si stabilisce un rapporto importantissimo fra Paolo e la famiglia di Sergio Paolo, il cui figlio fonda un collegium codeste in domo per la sepoltura degli schiavi liberti. Proprio da questo rapporto sembra discendere anche la decisione di Paolo di recarsi nell'Asia interna, colonizzata da poco dai romani, che faceva parte della provincia della Grazia (l'attuale Turchia), dove i Sergi Pauli avevano delle proprietà.
    Interessante è la composizione etnica di questa regione, già civilizzata dai Macedoni e dai Seleucidi e poi dai romani al tempo augusteo. Persisteva inoltre il fondamento indigeno, licaonico: gli Istri parlavano ancora la loro lingua. Inoltre la popolazione contava moltissimi ebrei. Paolo sceglie di parlare subito alla sinagoga di sabato. Il primo discorso mette in evidenza tutti i profeti, insiste sulla storia ebraica fino ad arrivare a Cristo come adempimento delle profezie. La settimana dopo arrivano ad ascoltarlo numerosissime persone dalla città di Antiochia di Pisidia. A questo punto Paolo decide di parlare anche ai pagani. Lo stesso metodo viene seguito nelle città di Iconio prima e di Derbe poi.
    Di lì a poco Paolo passa in Europa. Il cammino parte dalla colonia romana dei Filippi, dove il giudaismo era penetrato pochissimo tanto che Paolo non trova una sinagoga in cui parlare e si rivolge ad alcune donne pie che si riunivano per la preghiera intorno a un fiume. Poi c'è la sosta a Tessalonica, quindi a Berea fino ad arrivare al famoso discorso all'Areopago ad Atene tenuto prima di recarsi a Corinto.
    La seconda visita in Asia porta Paolo a rivedere le chiese della Galatia, che subivano le pressioni dei giudeizzanti decisi a imporre la circoncisione. Ma la visita più importante è a Efeso, la capitale della provincia d'Asia, dove soggiornerà due anni. Anche questa aveva una componente indigena molto antica, che si manifestava nel culto dell'Artemide Fevia, all'origine dell'insurrezione degli argentieri contro Paolo. Questi infatti vivevano nel santuario e costruivano le statuette della dea vendendole e facendo cospicui profitti. La conversione al cristianesimo degli abitanti vicini al santuario per opera di Paolo minacciava, in qualche modo, il loro commercio. Per questo gli argentieri accusarono Paolo di bestemmiare contro la dea degli efesini. Le autorità locali, da parte loro, si affrettarono a negare le accuse e placarono le acque.
    Poco dopo Paolo decise di lasciare Efeso con l'intenzione di recarsi a Gerusalemme, dopo essere passato dalla Grecia. Di questo periodo il discorso a Mileto ai presbiteri della Chiesa di Efeso: un addio appassionato, nel quale Paolo ricorda soprattutto la pressione del giudaismo. È proprio durante questo viaggio in Asia, nel rapporto con ebrei e pagani, Paolo fa del parlare alle genti la propria missione.
    Tuttavia il santo non può essere considerato il fondatore della Chiesa cristiana. La vera svolta è rappresentata infatti dalla concessione del battesimo anche a chi non era circonciso. Questo gesto è compiuto da Pietro e sana una frattura con i pagani. Il giudaismo, infatti, era conosciutissimo anche a ragione della diaspora, ma i pagani non accettavano la circoncisione per tradizione e il riposo assoluto del sabato perché erano infastiditi dal fatto che non si potesse fare nulla per un intero giorno. Un altro ostacolo era il divieto di mangiare il maiale. C'è un passo di Seneca che critica proprio questo genere di cose.
    La decisione di superare questi impedimenti apre una nuova era.

    Fonte: L'Osservatore Romano, 6-7 aprile 2009, p. 5

  10. #10
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,197
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    4

    Predefinito Riferimento: E' morta la storica Marta Sordi

    Non avevo mai letto nulla di suo.
    Condoglianza alla famiglia ed agli amici, nella speranza che il suo lavoro di storica venga portata avanti da studiosi altrettanto seri.
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. La Marta non l'ha presa bene.
    Di Juv nel forum Fondoscala
    Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 16-02-12, 09:10
  2. Rispondiamo a Marta.
    Di merello nel forum Fondoscala
    Risposte: 41
    Ultimo Messaggio: 26-09-08, 14:40
  3. 29 luglio - S. Marta di Betania
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 29-07-08, 15:35
  4. Apre A Marta(vt) Sezione Di Fn
    Di Forzanovista nel forum Destra Radicale
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 24-05-07, 19:30
  5. Includere stranieri? Paradigma di Roma. Di Marta Sordi.
    Di Thomas Aquinas nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 26-08-05, 12:40

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226