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  1. #1
    Bushidō
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    Wer Menscheit sagt, will betrügen, “Chi dice umanita’ cerca di ingannarti” (Carl Schmitt)
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    Predefinito Piano contro l’Italia - discussione unica



    Un governo tecnico contro la sovranità nazionale

    Il problema non è Berlusconi ma la nostra politica energetica che dà fastidio a Washington e Londra. La finanza spinge Draghi


    di Andrea Angelini



    Di fronte ad una crisi istituzionale sempre più evidente, che tocca la legittimità dei partiti, hanno ritrovato spazio e voce tutti i sostenitori del “governo tecnico” che, analogamente a quanto si era verificato nel periodo 1992-1994, dovrebbe sostituirsi alla politica per imporre misure economiche all’insegna del Libero Mercato (come nell’energia) e varare quelle riforme (lavoro in primis) considerate da costoro necessarie per risanare i conti pubblici e favorire la crescita economica italiana.

    Ma quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, con le polemiche sul decisionismo berlusconiano, sul ducismo finiano e su tutte le varie sgallettate che si aggirano nei corridoi del Palazzo e sotto le scrivanie del potente di turno, non è altro che la punta di un iceberg. Se infatti sono sotto gli occhi di tutti le miserie morali e le vicende giudiziarie dei protagonisti, si deve tenere conto che quello è soltanto lo scenario ufficiale nel quale gli attori recitano una parte in attesa che il sipario venga improvvisamente calato.

    Ma a scrivere il copione non è più e non sarà più la politica ma quelle forze economiche e finanziarie internazionali che, come nel 1992, stanno operando per un cambio nella guida del governo o, in alternativa, nella maggioranza che lo sostiene. Se Silvio Berlusconi dovesse definitivamente cadere, ciò non accadrà perché Fini gli ha fatto lo sgambetto, perché il berlusconismo ha esaurito la sua carica propulsiva o perché molti berluscones sono in procinto di diventare voltagabbana ed abbandonare la nave che affonda. O perché al Cavaliere nel frattempo saranno arrivati a scelta, una condanna per tangenti, un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa o peggio ancora un altro per concorso in strage (quella di Borsellino). No, la sua caduta verrà determinata dall’ostilità che Berlusconi si è guadagnato negli ambienti “atlantici” per la sua politica estera nel settore energetico attraverso l’Eni e l’Enel.

    Una politica energetica grazie alla quale si è ricostituito un legame dell’Europa continentale con la Russia che è fisiologicamente molto più forte e naturale di quello con gli Stati Uniti. Non a caso, si deve parlare di “continentale” perché la Gran Bretagna, che invece ha sempre privilegiato i legami atlantici, è unitamente agli Usa la prima avversaria di questo rapporto. Un legame che anche la Germania sta rafforzando, tenendo conto degli storici e quasi trecentenari rapporti tra Berlino e Mosca. Oltre a ciò, Washington e Londra non hanno affatto apprezzato il nuovo corso tra Roma e Tripoli che, al di là della sceneggiata cavallerizza a Piazza di Siena, ha comportato l’avvio di fruttuosi rapporti in ambito energetico, sia per il petrolio che per il gas, facilitati soprattutto dalla vicinanza geografica tra Italia e Libia.

    Detto e precisato questo, è quasi conseguente prendere atto che tra tutti coloro che, a diverso titolo, si propongono per il dopo Berlusconi, ci siano politici (Casini, Rutelli e Fini) o tecnici (Mario Draghi) più che propensi a vendere la quota pubblica di Eni ed Enel che consente al Tesoro, attraverso la “golden share” di indirizzarne la gestione. Rutelli in particolare, in una mozione presentata il 6 ottobre scorso al Senato (punto 2, paragrafo “E”) ha chiesto tra l’altro “liberalizzazioni nei mercati energetici”. A testimonianza che tale questione rappresenta la discriminante per ottenere legittimità negli ambienti finanziari che stanno operando per un ribaltone interno e per fare nascere un governo “tecnico” che dovrà privatizzare quanto ancora c’è da privatizzare in Italia.

    Un governo che dovrà completare quanto è iniziato in Italia con la crociera del Britannia del 2 giugno 1992 (dove i signori della City londinese imposero le privatizzazioni), che proseguì con la pressione esercitata dalla speculazione contro la lira dell’autunno seguente (la nostra moneta venne svalutata del 30%) e si concluse con la privatizzazione delle principali banche e società pubbliche (come la Telecom) e la trasformazione degli enti pubblici (Iri, Eni ed Enel) in società per azioni, da collocare sul mercato. Privatizzazioni operate dai governi Amato, Ciampi, Prodi, Dini e D’Alema, e tecnicamente organizzate da Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro. Lo stesso Draghi, ex Britannia boy ed ex Goldman Sachs, appare oggi il più serio candidato a guidare un governo “tecnico” che dovrà abbattere lo Stato sociale e cancellare quel poco che ci resta della nostra sovranità nazionale.
    Un governo tecnico contro la sovranità nazionale | Economia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia



    “Piano contro l’Italia”

    Frattini: "E' evidente che esiste una strategia per colpire l'immagine dell'Italia". Il Cav: "suicida colpire Finmeccanica"


    Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, durante il Consiglio dei ministri ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l'immagine dell'Italia sulla scena internazionale.

    L'attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l'annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l'Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l'immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio. Lo comunica la nota finale di Palazzo Chigi.

    Colpire un gioiello dell'imprenditoria italiana come è Finmeccanica è "un suicidio" attraverso il quale si "lede la nostra immagine e si favorisce chi compete contro di noi", ha proseguito Frattini, a margine del foro di dialogo Italia-Spagna. Poi si è detto "assolutamente" d'accordo con quanto affermato oggi dal premier Silvio Berlusconi che ha parlato appunto di "suicidio" a proposito delle ultime vicende legate a Finmeccanica. "Quando vediamo da mesi e mesi - ha detto Frattini - un rumor che colpisce un gioiello dell'impresa italiana in un settore in cui continua a vincere è un suicidio ledere la nostra immagine e favorire chi compete contro di noi".

    "Nessun Paese ha voglia di autodanneggiarsi favorendo altri" - ha detto Frattini - mi auguro neppure l'Italia". Per il ministro degli Esteri l'enfatizzazione di alcuni casi come, oltre Finmeccanica, i fatti di Napoli, dimostra come "non vi è un unico burattinaio ma una combinazione". Di qui l'appello, per Frattini, a "difendere l'immagine dell'Italia affinchè qualcuno non approfitti con strumentalizzazioni per dire o fare cose che danneggiano la nostra immagine".

    Su Wikileaks: il contenuto dei documenti non sono anticipabili - Il ministro degli Esteri si sofferma anche sul recente annuncio di Wikileaks sull'imminente diffusione di nuovi documenti. "Ho parlato oggi con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che mi ha anticipato che ci saranno documenti di scenario che riguarderanno anche l'Italia ma i contenuti non sono anticipabili", ha indicato Frattini. "Si tratta di migliaia e migliaia di documenti classificati che gli Stati Uniti non commenteranno, come loro abitudine. Mi è stato detto che il responsabile di questa fuga di notizie è stato arrestato", ha concluso il capo della diplomazia italiana.

    26 novembre 2010

    Frattini: "E' evidente che esiste una strategia per colpire l'immagine dell'Italia" | tiscali.notizie


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  3. #3
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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Attacco mediatico 1 - Pompei



    Pompei, la verità taciuta. E' crollata solo una patacca

    di Jacopo Granzotto

    Il presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali assolve il ministro Bondi: "È stata una benedizione artistica, quella struttura di cemento aveva 70 anni"

    Pompei, la verità taciuta. E' crollata solo una patacca - Interni - ilGiornale.it del 12-11-2010


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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia



    Politica estera, l’Italia torna in gioco

    di Geminello Alvi


    È pur vero da anni che sull’aereo che lo porta all’estero ogni governante italiano si sente riconfortato. Giacché governare gli italiani, quando non è impossibile, si rivela alla fine troppe volte inutile; e i casi della politica estera sono sovente meno mutevoli e meschini di quella interna. Eppure, in pochi mesi, Berlusconi ha portato alla politica estera non solo il suo entusiasmo, ma notevoli successi. Nella crisi georgiana l’Italia è riuscita a rallentare gli eventi, garantire Putin, raffreddare la tensione. E ciò, per ammissione delle parti, e con la più seria svolta nella nostra politica estera con Nato e americani, da sei decenni. Non poco. Come non è stata da meno la maniera in cui l’Italia s’è adeguata al recente quadro europeo. Nella trattativa sull’ambiente è importante il successo per noi di un buon accordo, ma anche l’aver capito che il gioco è tutto tornato tra poche capitali. La Commissione è ormai regredita a mero segretariato tecnico, e Berlusconi ha inserito l’Italia nel gioco con Francia e Germania, e così ha vinto.

    Questi i fatti. Ed essi possono giudicarsi certo anche un esito di quella certa brianzola, pratica bonomia che tanto disturba lo snobismo delle sinistre. Palesemente il nostro non è afflitto da quei sentimenti di inferiorità, i cui pessimi esiti sono state le bombe su Belgrado o una UE ridotta alla Regione Emilia. Ma è non meno importate capire che la nostra politica estera ha reagito a un quadro geopolitico mutato dalla crisi degli Stati Uniti. Condoleezza Rice si congeda con una intervista al Wall Street Journal deprimente: moralizza e non ammette che in Georgia gli Stati Uniti ci abbiano rimesso ben più della Russia. Si pensi solo all’Iran, al Medio Oriente, agli altri scenari sui quali i russi giocheranno ora da soli, dopo lo sgarbo tentato al loro gas. E forse il giudizio circa la crisi economica può essere migliore? Non direi. La spregiudicatezza di Washington ormai è scoperta: liberismo prima o keynesismo adesso, tutto pare vada bene, pur di assecondare i banchieri, e non rieducare gli Stati Uniti al risparmio. Obama sta per ora solo dimostrando che Washington non ha un disegno persuasivo di lungo periodo. Ovvio quindi che la Germania si preoccupi che da oltre l’oceano non si riprendano ad esportare debiti, e guai, come nulla fosse successo. Considerato pure che le nostre borse in Europa, per i loro rientri, crollano più di Wall Street, e malgrado da qui si siano esportate merci e non carta.

    Insomma salvarsi la faccia con la novità Obama, può andar bene a taluni. Non è invece negli interessi di lungo periodo né della Germania, nemmeno della Francia, tanto meno dei russi. Il gioco ritorna perciò alle potenze europee, mentre il disegno piramidale dell’Unione Europea sbiadisce, con un Barroso riconfermato solo perché indebolito. Ecco il nuovo quadro nel quale l’Italia negli ultimi mesi s’è mossa senza mai sbagliare. E per paradosso persino quel disegno di una politica economica avara, che all’interno non giova a Berlusconi, coi tedeschi in politica estera potrebbe invece giovargli. In breve la sinistra si mostra ancora una volta distratta. Non vede, si strugge per un Kennedy-Obama che non esiste e che se davvero funzionasse, rischia poi di contraddire gli interessi dell’Europa. Del resto la geopolitica dà all’Italia una sua parte da giocare, proprio nella parte di mondo a sud della Germania, e a occidente della Russia. Si torna all’asse inevitabile della nostra politica estera.

    Politica estera, l’Italia torna in gioco - Interni - ilGiornale.it del 14-12-2008


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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Attacco mediatico 2 - Napoli



    Montagne mediatiche

    Peggio della munnezza c’è il modo trash di raccontarla

    Casal di Principe sommersa da topi e spazzatura, dice Rep. Ma dove?

    (...) Nella maldestra naïveté di Repubblica colpisce soprattutto quella corbelleria che ieri ha fatto titolare il quotidiano: “Tra topi e montagne di monnezza”. Ma dove? In un paesone, Casal di Principe, i cui cigli delle strade non vedono i famigerati “cumuli” di rifiuti (figurarsi “montagne”) dai tempi della vera emergenza del 2008. Non saranno i marciapiedi più lindi d’Italia, ma i “miasmi” citati da Alberto Statera proprio non si avvertono. Casal di Principe, terra di Camorra e di abusivismo edilizio, di brutture e violenza, non sarà Beverly Hills, ma con i rifiuti che a Napoli fanno capolino qui e là come un’acne puntiforme sul volto di piazza Plebiscito e di via Toledo non ha niente a che fare. Nelle campagne si dice giacciano rifiuti incendiati, o occultati nel corso degli ultimi vent’anni. Ma adesso, in campagna, come nelle strade, la spazzatura non si accumula più. Da due anni. Come non c’è nelle province di Benevento, di Salerno e di Avellino. Addirittura Caserta, dove si trova Casal di Principe, è considerata un esempio: a differenza della fragile Napoli, a Caserta c’è sia un impianto Stir sia una discarica autosufficiente. La spazzatura viene regolarmente raccolta, trattata e sversata negli impianti di stoccaggio a norma. La discarica è gestita dalla provincia, funziona, e con l’aiuto dei militari inviati da Roberto Maroni la Camorra non ha nessuno sversatoio illegale su cui poter lucrare. Dunque di che si parla sui giornaloni?

    Peggio della munnezza c’è il modo trash di raccontarla - [ Il Foglio.it › La giornata ]


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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Attacco 3 - Wikileaks?



    Soros, i servizi segreti e Wikileaks

    Molti i sospetti che Wikileaks sia un’operazione di cyber-guerra degli USA

    W. Madsen Pakistan Daily 28 Luglio 2010


    (...) fonti di intelligence asiatiche affermano quanto segue: “Wikileaks esegue una campagna di disinformazione, gridando alla persecuzione dei servizi segreti statunitensi, quando essa stessa è dell’intelligence statunitense. La sua [di Wikileaks] attività in Islanda è totalmente sospetta“. Wikileaks afferma di essere vittima di una nuova operazione COINTELPRO [Counter Intelligence Program], diretta dal Pentagono e da varie agenzie di intelligence statunitensi. Le fonti di WMR ritengono che Wikileaks sia parte integrante di una campagna di cyber-COINTELPRO, come proposto dallo “zar delle informazioni” del Presidente Obama, il Dott. Cass Sunstein.
    Nel gennaio 2007, John Young, che gestisce cryptome.org, un sito che pubblica una serie di informazioni sensibili e riservate, lasciava Wikileaks sostenendo che è un’operazione di copertura della CIA. Young ha inoltre pubblicato circa 150 messaggi di posta elettronica inviati da attivisti di Wikileaks a cryptome. Essi comprendono un commento denigratorio di questo redattore (Wayne Madsen. NdT) dal co-fondatore di Wikileaks, l’australiano Dr. Julian Assange. Assange indica ”hacker” tra le sue professioni. Il co-fondatore tedesco di Wikileaks utilizza uno pseudonimo, “Daniel Schmitt“. (...) Vi sono forti sospetti che Wikileaks sia un’altra operazione “false flag” finanziata da Soros, posta a sinistra dello spettro politico. WMR ha appreso che, dopo che l’ex senatore Norm Coleman (R-MN) aveva deciso di opporsi alla scelta di Soros di nominare il vice del segretario generale dell’Onu Kofi Annan, Mark Malloch Brown, a presidente della Banca Mondiale, per succedere a Paul Wolfowitz caduto in disgrazia, Soros ha accelerato l’operazione Wikileaks. “Daniel Schmitt” ha hackerizzato la lista dei sostenitori di Coleman, rubando le informazioni sulle carte di credito, gli indirizzi e pubblicando i “dati” su Wikileaks. Il democratico Al Franken, che è stato fortemente appoggiato da Soros, ha sconfitto Coleman in elezioni giuridicamente controverse e molto oscure.
    Si ritiene inoltre, da fonti bene informate, che Soros sia dietro l’operazione per portare Wikileaks in Islanda. (...)
    Con Wikileaks ben inserito in Islanda, le “coraggiose” e tanto attese ‘falle’ delle informazioni attueranno un’operazione di ricatto internazionale contro i nemici di Soros, lanciando incursioni via computer contro le imprese e le banche ‘non Quantum’ rivali di Soros. Wikileaks sarà usato come un killer informatico nei confronti dei nemici del presidente Obama e di Rahm Emanuel, nella campagna per la rielezione del 2012.
    Dall’Islanda, Soros sarà ben posizionato nell’ottenere il controllo delle massiccie risorse minerarie poste sotto il manto dei ghiacciai in via di scioglimento della Groenlandia. Sotto il ghiaccio vi sono i depositi più importanti di terre rare al di fuori della Cina; con quei minerali a sua disposizione, Soros sarà in grado di controllare le industrie dell’elettronica del mondo. L’attività vulcanica della settimana passata in Islanda, tuttavia, potrebbe disturbare o distruggere i piani di Soros per stabilire e controllare una via d’accesso nordamericano-europea in Islanda.

    Aurora


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    Ultima modifica di carlomartello; 25-04-11 alle 00:01

  7. #7
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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Consiglio di tenere particolarmente d'occhio la faccenda di Finmeccanica.
    Ultima modifica di carlomartello; 28-11-10 alle 18:38

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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Governo: "Strategia per colpire l'Italia" La nuova frontiera della Guerra fredda

    di Marcello Foa

    Inchiesta Finmeccanica, vicenda Wikileaks, strumentalizzazione dei casi Napoli e Pompei: crisi pilotate e campagne stampa ad hoc. Ecco come i grandi gruppi provano a condizionare gli esecutivi. La denuncia del governo: "E' in corso un attacco per indebolirci". E Frattini denuncia: "Troppe notizie inesatte"




    Roma - E dire che avevano previsto tutto due colonnelli cinesi, nella seconda metà degli anni Novanta, in un saggio ignorato dai grandi media, ma profetico. S’intitolava Guerra senza limiti e delineava uno scenario sorprendente, secondo cui nell’era della globalizzazione i veri conflitti non sarebbero stati più meramente militari, ma asimmetrici. Ovvero che il terrorismo, la strumentalizzazione dei media, la gestione della comunicazione e lo sfruttamento delle crisi finanziarie sarebbero stati decisivi per stabilire i rapporti di forza e piegare Stati o grandi aziende ai propri voleri. Saggio magistrale, portato in Italia dal generale Fabio Mini, e oggi illuminante per capire, anzi, per intuire che cosa stia avvenendo davvero in questo Paese e perché il ministro degli Esteri Franco Frattini denunci «vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia».
    L’Italia è sotto attacco, eppure nessuno le ha dichiarato guerra. E mai lo farà. Nessuna sorpresa. Così va il mondo. Anzi, il nuovo mondo; quello che la maggior parte dei commentatori non sa o non vuole leggere. Oggi sappiamo che la Rivoluzione arancione a Kiev non fu affatto spontanea e, ad esempio, che gli attacchi speculativi contro la lira del ’92 o contro le economie asiatiche nel ’97 furono pilotati ad arte.
    Di solito i Paesi in mezzo alla tempesta non capiscono cosa stia accadendo. Sono confusi, storditi, scambiano sovente gli esecutori con i mandanti. E finiscono al tappeto.
    Oggi l’offensiva contro l’Italia è mediatica. Come viene condotta? I giornalisti sono complici di un Grande Fratello? No, eppure sono funzionali a disegni di cui loro stessi, sovente, non sono nemmeno consapevoli. Esistono tecniche di comunicazione che permettono di condizionare non un giornale o una tv, ma l’insieme della stampa. Se stabilisci un frame ovvero una «verità» impressa nella coscienza pubblica, il gioco è fatto. Quel frame diventa le lente attraverso cui i mezzi di informazione parlano all’opinione pubblica.
    Il frame di oggi è: «Berlusconi impresentabile, l’Italia ha bisogno di un nuovo governo». Tecnico, naturalmente; in apparenza patriottico, in realtà funzionale a interessi che non sono più nazionali, come ai tempi della Guerra Fredda, ma transnazionali. Dirompenti, eppur impalpabili.
    La polemica sui rifiuti di Napoli, quella sui crolli di Pompei, persino un’inchiesta giornalistica condotta bene, come quella di Report su Finmeccanica, assumono un’importanza che va oltre l’intrinseca valenza giornalistica, trasformandosi in casse di risonanza.
    Cos’ha fatto di male l’Italia? Nulla, in apparenza. Siamo alleati fedeli degli Usa, nella Nato e in Afghanistan. Gli «scandali» di Berlusconi non incidono, certo, sulle relazioni internazionali. Le vere ragioni dell’attacco restano nell’ombra.
    A livello strategico abbiamo stretto rapporti privilegiati con Libia, Turchia, Russia, Algeria, che, però, contrastano con gli interessi di alcuni grandi gruppi del settore e con i disegni strategiche di Paesi, pur nostri amici, come Stati Uniti e Gran Bretagna. Senza perifrasi: la libertà di manovra italiana non è gradita.
    Così come, a livello politico, non è apprezzato questo centrodestra, che non è politicamente corretto. A causa della volgarità di Bossi e dell’immoralità di Berlusconi? Non proprio; piuttosto perché tendono a difendere le identità locali, a opporsi all’immigrazione incontrollata, allo sradicamento dei valori e delle istituzioni nazionali. Da tempo viviamo un processo di internazionalizzazione, che, pur non sfidando frontalmente la democrazia e la sovranità, di fatto le svuota via via di contenuti. E chi resiste, seppur confusamente, diventa un nemico. Da combattere, da emarginare, da rimuovere.
    Tanto più se in gioco ci sono anche interessi economici. Sebbene il nostro tessuto industriale sia composto soprattutto da piccole e medie imprese, permangono grandi partecipate di Stato come Eni, Enel, le Poste e la stessa Finmeccanica. Bocconi prelibati che fanno gola all’estero, ma che questo governo vuole mantenere italiani; contrariamente al passato. Prodi e Ciampi e Amato e D’Alema erano molto sensibili agli interessi dell’establishment politico-finanziario e dunque a privatizzazioni, in realtà non proprio trasparenti e non sempre nell’interesse nazionale. Eliminando Berlusconi e Bossi, la festa può ricominciare.
    Gli indizi sono evidenti. C’è da stupirsi che l’Italia sotto attacco?

    Governo: "Strategia per colpire l'Italia" La nuova frontiera della Guerra fredda - Interni - ilGiornale.it del 27-11-2010


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    Ultima modifica di carlomartello; 24-04-11 alle 23:56

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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Attacco mediatico 4 - Magistratura Democratica contro Finmeccanica



    Chi vuole uccidere Finmeccanica?

    di Nicola Porro

    (...) Le indiscrezioni, evidentemente fatte filtrare dalla Procura, per il momento parlano di due filoni di inchiesta. Il primo riguarda una piccola società (date le dimensioni di Finmeccanica) in parte controllata dal gruppo e in parte finita, attraverso giri poco chiari, al finanziere romano Gennaro Mokbel (già in carcere per la vicenda Sparkle e Fastweb). E il secondo filone invece avrebbe a che fare con una serie di lavori che sarebbero stati appaltati (riguardo alla sicurezza del volo) con procedure probabilmente irregolari.
    Ricapitolando. Da sette mesi una delle principali aziende del paese sembrerebbe sotto inchiesta. Al momento i suoi vertici non sono stati neanche iscritti nel registro degli indagati né hanno ricevuto un avviso di garanzia. Ma ad ondate il gruppo viene investito da una massa di indiscrezioni, di ricostruzioni e di scenari di reato da far impallidire. Ovviamente i mercati finanziari se ne sono accorti e hanno iniziato ad alleggerire le proprie posizioni: hanno venduto i titoli in Borsa. Nessuno ha intenzione di mettere i discussione il lavoro dei magistrati: indaghino a più non posso. Interroghino chi di dovere. Ma, sembrerebbe il minimo, chiedere loro tempestività e soprattutto la massima riservatezza. Le aziende, anche quelle grandi, sono organismi fragili, che vivono di reputazione. Immaginatevi voi come possano essere utilizzate negli Stati Uniti queste informazioni: un’azienda per di più italiana e non domestica che mentre concorre per vincere i delicati appalti del Pentagono, viene investita da un tale bufera a casa propria. Un ottimo argomento per i concorrenti.
    La questione Finmeccanica per ora più che giudiziaria è solo mediatica. Uomini di Stato, i Pm, che indagano su un azienda di Stato, la Finmeccanica.
    Gli stessi Pm che stanno investigando su Finmeccanica hanno deciso di tenere in carcere Silvio Scaglia, nonostante questi si fosse presentato spontaneamente dall’estero per farsi interrogare. Scaglia (e con lui, tra gli altri, il suo ex direttore finanziario Mario Rossetti) sono stati sepolti vivi in una carcerazione preventiva che ha tutto il sapore di una condanna anticipata: più di 270 giorni senza libertà, prima dietro le sbarre e poi agli arresti domiciliari.
    È banale, scontato, ricordare che reati e delitti, quando il codice lo preveda, si pagano con il carcere e che non ci sono immunità che tengano: né quelle del successo e della ricchezza personale come nel caso Scaglia, né quelle dell’importanza strategica di un’industria per il paese, come nell’affaire Finmeccanica. Ma è altrettanto banale rammentare ai nostri magistrati che in un paese civile non si distruggono le vite degli uomini e quelle delle imprese per indagini che fino a prova contraria non sono di per sé sentenze di condanna.

    Chi vuole uccidere Finmeccanica? - Interni - ilGiornale.it del 24-11-2010


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    Predefinito Rif: Piano contro l’Italia

    Attacco all'Italia

    di Alessandro Sallusti




    (...) Tutte queste bugie trasformate in verità ovviamente non giovano all’Italia. E fanno l’interesse di chi nel mondo vuole sottrarci turisti, imprenditori, investitori, indebolire l’affidabilità dei nostri titoli di Stato. Non credo sia assurdo sostenere che l’antiberlusconismo italiano si stia saldando con poteri fuori confine. Non sarà un disegno organico ma certamente è in corso un tentativo di suicidio nazionale premeditato.

    Attacco all'Italia - Interni - ilGiornale.it del 27-11-2010


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 24-04-11 alle 23:56

 

 
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