Era un giovedì come tanti, quel 16 marzo 1978, mio padre era al lavoro come ogni giorno, in giro per Roma con il suo furgone, a fare consegne. Mia madre era a casa, a riposo, perche da li a qualche mese mi avrebbe messo al mondo. Mentre, in quella mattina di marzo, la vita di tanti italiani stava iniziando nella solita routine quotidiana, in una via della capitale stava per accadere un avvenimento che, per certi aspetti, avrebbe cambiato la storia del nostro paese. Il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, usciva dalla sua abitazione per recarsi in Parlamento, dove avrebbe dovuto aver luogo la votazione di fiducia al Governo Andreotti.
Lasciamo per un attimo il Presidente Moro e torniamo indietro, dal punto di vista storico, per capire quanto fosse importante quel momento politico. La DC era stata travolta dallo scandalo Lockeed, un affare di vendita di alcuni aerei in cui si sospettava la corruzione di numerosi esponenti politici democristiani tra i quali un ministro, Luigi Gui, un ex presidente del Consiglio, Mariano Rumor ed addirittura l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Al contempo l’economia italiana, dopo il boom degli anni 60, era travolta dalla crisi petrolifera e tutto il paese arrancava, da anni poi si susseguivano attentati terroristici, di matrice rossa e nera, che contribuivano a deteriorare il già fragile equilibrio sociale .
In un clima di questo tipo Aldo Moro, ex Presidente del Consiglio e fautore del primo CentroSinistra, realizzatosi quando una quindicina di anni prima il PSI aveva abbandonato l’opposizione e si era collocato nella compagine di Governo, pensò bene di avviare una collaborazione tra tutte le forze politiche maggioritarie del paese, una convergenza tra il mondo cattolico, comunista e socialista per cercare di risolvere i gravissimi problemi di quella giovane democrazia nata dalle ceneri del fascismo.
Il politico democristiano, con sapiente pazienza ed indubbia abilità, riuscì a tessere la tesa che avrebbe dovuto portare, quel 16 marzo, alla nascita di un Governo Andreotti, un monocolore democristiano appoggiato da buona parte del parlamento, comunisti compresi. Era l’inizio di quel “compromesso storico” di cui il segretario del PCI Enrico Berlinguer, si era fatto portatore e che, nel tempo, avrebbe dovuto portare i comunisti ad un ruolo pieno nell’esecutivo per poi, in una fase successiva, consegnare all’Italia quel sistema di alternanza politica mai sperimentato in trenta anni di repubblica. Una alternanza che avrebbe “spezzato” un sistema bloccato come quello italiano diviso tra una DC “costretta” ad un governo perpetuo, con annessa degenerazione clientelare, ed un PCI costretto ad una opposizione perenne, malgrado i notevoli passi avanti rispetto al primo dopoguerra. Il PCI infatti non era piu una succursale del PCUS, ma anzi, Berlinguer nel congresso di Mosca nel 1976 aveva chiaramente “rotto” i legami rivendicando la piena autonomia del suo partito nella politica italiana e condannando ogni intervento o pressione sovietica.
Insomma, i tempi per un radicale cambiamento nel panorama politico italiano, sembravano maturi. Il tempo, in quel giorno di fine inverno del 1978, era però scaduto per i cinque uomini che accompagnavano l’onorevole Moro durante il tragitto dal suo appartamento alle sedi parlamentari. In Via Fani, quella mattina di marzo, cinque vite vennero spezzate e con loro morì tutto il progetto politico di cambiamento italiano. Moro venne rapito dalle Brigate Rosse, tenuto prigioniero per settimane, i partiti politici si divisero su come dare “una risposta” a questo attentato allo stato. Il leader democristiano verrà poi ucciso dai suoi rapitori, il progetto del compromesso storico fallirà, arriveranno gli allegri anni 80, quelli delle spese pazze, della crescita del deficit, la corruzione imperante, la fine del PCI, Tangentopoli, Berlusconi, Prodi ed il resto è storia dei nostri giorni….
…una storia che avrebbe potuto essere molto diversa se quel 16 marzo…..